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L’avrete visto girovagare furtivo tra i commenti, anche se difficilmente lascia tracce del suo passaggio, che tanto “hanno già detto tutto (ed il contrario di tutto) gli altri”. Per lo più preferisce discuterne a quattrocchi, probabilmente perché l’ipnosi su di me funziona meglio dal vivo. Mister E. è il responsabile del Settore Q di webnauta (anch’io come Bond ho la licenza di uccidere…i personaggi) e della strategia navale a lungo termine.
Le sue frasi tipiche sono:
“A che punto sei del libro?” Ahm, ehm, sono un po’ ferma, è che mi viene da scrivere più racconti, e non lo so, ho pure il blog da seguire…
“Basta con gli alibi, andiamo oltre. Devi uscire dai soliti schemi.” Eh, ci sarebbe anche quell’altro progetto…
“E’ davvero importante? Definisci quello che vuoi. Davvero.” Quello che voglio io lo so, ma sono continuamente in corsa contro l’orologio!
“I grandi lavorano strutturati. Non a vista.” Ottimo direi per me che mi definisco navigatore a vista. Ma del resto, qual è il tuo piano in campo?
“A volte la vera forza della risposta è …non rispondere.” ……!

Questo articolo è nato una bella mattina in cui mi ha salutato dicendomi: “Vuoi davvero finire quel libro? Ho un link interessante per te!”
E credetemi, i suoi link sono davvero al pari delle armi che Q fornisce a Bond: apparentemente insignificanti, terribilmente letali. Delle bombe mentali mica da poco, che ti rodono dentro per settimane. Ma che ti fanno uscire da quella che viene detta comfort-zone. E scattare in avanti alla potenza del motore v8 della Aston Martin DB10.

Di che si tratta stavolta? Dimenticarsi degli obiettivi e concentrarsi invece sui sistemi.
Semplice, no?

E’ successo che un giorno webnauta è stato attaccato da un troll. Nel quieto silenzio domenicale ha affiancato la nostra barca ed ha iniziato a imbrattare lo scafo lucido blu con lo spray bianco, lasciando scritti curiosi anatemi. Divertiti, ci siamo chiesti da dove arrivasse lo sconosciuto: “E’ amico tuo?” “No proprio!” “Un cliente insoddisfatto?” “Mai visto!” “Spasimante deluso?” “Ma figurati!”
Poi sono arrivati i pinguini dalla cambusa, preoccupati dall’elevato odore di Camembert (notoriamente i troll puzzano), ed han fatto pulizia. La murata di dritta è di nuovo del suo colore cangiante, il troll è sparito dalla nostra vista e sulla mia scrivania rimane un rapporto preciso con i contenuti che il nostro amico aveva voluto condividere in maniera così pittoresca.

In particolare aveva commentato: “Leggendo qualche tuo post, denoto che neanche tu sai assolutamente scrivere in italiano corretto. Sbagli quasi tutte le accentazioni. Come fai a sbagliarle tutte, Barbara?”
Come faccio? Semplice! Sbaglio di proposito!
Il mio non è un errore, ma una presa di posizione.
Soprattutto per quanto riguarda la E maiuscola accentata, la scelta è cosciente e ragionata.

Ricordate quando vi ho illustrato il metodo dei Sei cappelli per pensare di Edward de Bono? Uno dei cappelli che più dovrebbe riguardarci è quello verde, la cui funzione è di produrre nuove idee e nuovi modi di vedere le cose, utilizzando anche le provocazioni. Uno dei sistemi più semplici di provocazione indicato da de Bono per uscire dagli schemi percettivi abituali consiste nella pesca di una parola a caso. Si apre il vocabolario, si sceglie una parola qualsiasi e poi la si usa per generare soluzioni diverse, partendo anche da situazioni illogiche che costituiscono comunque un punto di vista alternativo.

Questo criterio risulta illuminante nella ricerca di prodotti innovativi, perché la parola pescata porterà con sè delle nuove caratteristiche che il nostro cervello cercherà di associare all’oggetto che già conosciamo. Nel suo libro de Bono riporta un esempio: la parola “formaggio” associata agli apparecchi televisivi suggerisce un tipo di televisore che, come un formaggio pieno di buchi, riporta più finestre dove vedere in contemporanea più canali. Una cosa banale ai nostri giorni, ma il libro in questione è del 1981. 😉

Possiamo utilizzare questo procedimento per generare nuove idee nella scrittura creativa?
Assolutamente si! Dato però che una parola da sola potrebbe non essere sufficiente a scatenare la creatività in un mondo che di parole ne usa tante, esistono i prompt e soprattutto le matrici di prompt, che sono molto utilizzate nel mondo delle Fan Fiction.

Riprendiamo la nostra analisi del software di scrittura creativa yWriter6, sviluppato appositamente per narratori da Simon Haynes, informativo di professione, che come scrittore ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. Girovagando sul suo sito, trovate anche ottimi consigli pratici dati dalla sua esperienza diretta, per esempio su come battere il blocco dello scrittore: How to beat writer’s block (è in inglese, ma potete usare il traduttore automatico di Chrome che fornisce una traduzione accettabile).

Nell’articolo precedente abbiamo visto, tra le varie schede della scena, quelle specificatamente dedicate ai Personaggi, al Luogo e agli Elementi e come gestire ognuno di questi componenti dalla loro sezione di amministrazione all’interno del software. Questa volta vediamo un punto cruciale dell’editor della scena: l’installazione del dizionario e, di conseguenza, l’utilizzo del correttore ortografico in linea. Essendo yWriter nativo in lingua inglese, il dizionario fornito è quello in lingua inglese/americana, ma è possibile customizzarlo con le parole della lingua italiana.
Mi ci è voluto tempo per i test di compatibilità, sono dovuta ricorrere pure a qualche risorsa di hacking, ma alla fine SI… PUO’… FARE! 😉

Per facilitarci nell’apprendimento, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie. Potete effettuare il download del file .zip aggiornato alla fine di questo articolo. Rendo inoltre disponibile lo stesso Dizionario Italiano che sto usando personalmente e oggetto di questa mini guida di installazione.

Il Manuale di scrittura creativa di Roberto Cotroneo, Castelvecchi Editore, è stato il mio primo manuale di scrittura in assoluto, acquistato nel 2012. La prova tangibile, a me stessa più che agli altri, che avevo deciso di “fare sul serio”.

Avevo una storia tra le mani, ma non sapevo come svilupparla, quale forma farle prendere, se stavo imboccando la direzione giusta. E quando non sai, che cosa fai? Apri un libro e studi, come t’insegnano a scuola. Il problema in questo caso è trovare il libro giusto. All’epoca girovagai tra le librerie online e le varie recensioni degli altri lettori e questo era dato come un ottimo manuale per un primo approccio alla scrittura creativa.

La prima parte di questo testo era distribuito dall’autore stesso in formato pdf gratuito, con il titolo Manuale di scrittura creativa per principianti ed utilizzato durante i suoi corsi di scrittura in classe. Ogni singola lezione chiude con un esercizio specifico, ma non è ovviamente prevista alcuna correzione.
A questa prima versione, con la pubblicazione è stato aggiunta una seconda parte con alcune interviste di figure professionale del mondo editoriale e qualche altra indicazione utile.

Me lo sono riletto di volata questa settimana, non soffermandomi su ogni singola frase quasi fosse oro colato come nella prima lettura, ma valutando i concetti a distanza e per molti di questi non sono più d’accordo con l’autore. Non so dire però se questo sia segnale che in questi anni ho imparato qualcosa in più …o non ho imparato affatto!
Condivido quindi con voi i miei appunti e vediamo cosa ne pensate.

Man mano che ci addentriamo nello studio di yWriter6, software di scrittura creativa gratuito dello sviluppatore informatico Simon Haynes, ci rendiamo conto che dietro un’interfaccia asciutta si nasconde un programma decisamente corposo, quasi troppo complesso per uno scribacchino alle prime…penne.
Per trovare lo strumento giusto per ognuno occorre guardarsi un po’ in giro cosa offre il mercato. Con mia sorpresa tempo fa in mezzo alle ricerche saltò fuori anche questo Bibisco, gratuito e completamente made in Italy!

Il suo creatore, Andrea Feccomandi, un ingegnere informatico di Bologna, ci tiene a precisare che Bibisco è “fatto con amore, per scrittori”: amiamo i libri e vogliamo aiutare gli scrittori a scrivere bellissimi romanzi. E’ già stato tradotto in 8 lingue ed ha registrato più di 15 mila downloads. E’ spesso citato come un ottimo compagno per il NaNoWriMo (e siamo proprio a Novembre! chi di voi ha accettato la sfida?). Insomma, agli scrittori questo Bibisco piace.

Devo dire che il pacchetto è rimasto in attesa un bel po’ sulla mia scrivania, perché il file da scaricare alquanto voluminoso mi ha tratto in inganno nel farmi presagire lunghe battaglie per installarlo e studiarlo.
Niente di tutto ciò. Il suo vanto è proprio la semplicità! Provare per credere!

Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.
Luigi Pirandello

Quando una persona si sente giudicata da noi per le sue scelte, incompresa nelle sue difficoltà, l’espressione più comune è “Mettiti nei miei panni!” O nelle mie scarpe, come dice Pirandello. Quel che ci sta chiedendo è di immedesimarsi nelle sue condizioni per poi capire i problemi che la attanagliano dal suo punto di vista. In sostanza, ci sta invitando a cambiare prospettiva. Il pericolo di condannare un comportamento esiste anche nella scrittura, quando l’autore racconta il personaggio secondo le proprie personali idee.

Ne avevamo già parlato tempo fa, con il guest post Scrittura e cambio di prospettiva di Marco Freccero, ricordate? E proprio allora mi tornò in mente di avere in libreria un libricino particolare, che non avevo ancora letto, solo sbirciato, per aiutarci a pensare in maniera diversa di fronte a una decisione. E questo dovrebbe avvicinarci di più al nostro personaggio, mettersi nei suoi stessi panni.

Cosa c’entrano i cappelli allora? Beh, cambiarsi il cappello è più semplice (e profumato) di cambiarsi le scarpe! (o le mutande! 😛 )
No, davvero l’idea dei cappelli è un’altra: le foto del secolo scorso e i primi film in bianco e nero ci riportano immagini dove tutti indossavano il cappello. Di diversa dimensione e fattura, sia maschili che femminili, difficilmente si usciva di casa senza un cappello. Non serviva ovviamente a protezione del capo, quanto piuttosto a definire un ruolo o un classe all’interno della società. Al giorno d’oggi, l’usanza non è più diffusa, anche se permangono alcuni tipi di cappelli: quello dello chef, quello del comandante di vascello, quello del pilota d’aereo, quello del ferroviere, quello del pompiere, quello del poliziotto e del carabiniere.

Partendo da questo concetto, Edward de Bono ha elaborato il metodo dei Sei cappelli per pensare, ognuno con un suo colore ed una sua funzione, con lo scopo specifico di forzare chi lo indossa ad orientare il proprio pensiero in quella determinata direzione.
Lo so, la prima scettica sono io, ed è questo il motivo che il libro era rimasto da parte. Ma ho indossato il cappello giallo e me lo sono letto in due settimane e il mio scetticismo si è trasformato in entusiasmo.
Del resto, senza saperlo, lo usiamo spesso come criterio di valutazione, quello dei pro e dei contro di una determinata questione, solo che (ed è questo il nostro limite) indossiamo sempre gli stessi capelli. Quelli che ci hanno insegnato ad utilizzare e che ci danno risposte senza sforzi.
Ma difficilmente siamo invogliati a cambiare prospettiva!

Quando si inizia a studiare il mondo editoriale, curiosando tra i blog degli aspiranti scrittori, i siti professionali di editor e agenzie, i bandi pubblicati dei concorsi letterari e le regole d’invio dei manoscritti alle case editrici, ci si scontra da subito con questa parola: cartella editoriale, in genere associata ad un numero di battute.
Non è la cartella del sistema operativo dove salvate i vostri file. E nemmeno quella brutta borsa rigida in cartone e similpelle con cui ci costringevano ad andare alle elementari (ai miei tempi almeno).

La cartella editoriale è l’unità di misura standardizzata (o quasi) utilizzata in campo editoriale per misurare la lunghezza dei fogli dattiloscritti. Ho lasciato tra parentesi il “quasi” perché con il passaggio dalla macchina da scrivere ai computer, dai tasti meccanici ai font grafici, ha fatto perdere una parte dello standard.
Ecco perché in rete ho trovato svariate spiegazioni di come impostare una cartella editoriale. Ed alla fine ho deciso di preparare dei modelli il più possibile fedeli alla definizione dattilografica. Modelli che potete scaricare gratuitamente. 😉

Proseguiamo lo studio del software di scrittura creativa yWriter6, studiato appositamente per narratori dallo sviluppatore informatico Simon Haynes che ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. Spulciando nel suo sito, trovate anche ottimi consigli pratici su come scrivere un romanzo, dati dalla sua esperienza diretta: How to write a novel (è in inglese, ma potete usare egregiamente il traduttore automatico di Chrome).

Nell’articolo precedente abbiamo visto l’editor delle scene, il punto chiave del programma stesso, dove scrivere ogni singola scena che comporrà la nostra storia. Tra le varie schede della scena, avete visto quelle dedicate ai Personaggi, al Luogo e agli Elementi, dove ognuno di questi componenti viene associato alla scena da un elenco già compilato. Vediamo ora in dettaglio come gestire l’elenco di questi oggetti all’interno del software.

Per facilitarci nell’apprendimento, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie. Potete effettuare il download del file .zip aggiornato alla fine di questo articolo.

A volte mi perdo davvero in un bicchiere d’acqua e non vedo soluzioni che sono lì, a portata di naso!
L’aveva detto il Vecchio viaggiatore di panchine che occorre imparare a cambiare prospettiva per trovare il pezzettino mancante!
Devo dire, a mia discolpa, che mi mancava un frammento d’informazione.

E’ successo che stavo parlando con Mister E. dell’andamento a velocità tartaruga del mio (oramai ex) Summer NaNoWriMo, il cui primo step consiste nel riportare il testo cartaceo già prodotto in formato digitale, all’interno del software yWriter6 (tra un po’ ricominciano le lezioni!). Avevo anche pensato di “smontare” il quadernetto (sigh sigh) e passare tutte le pagine all’interno di uno scanner rotativo (a differenza degli scanner piani, il rotativo “mangia” più fogli velocemente, scannerizzando fronte e retro in contemporanea). Ovviamente sulla mia calligrafia non funziona il riconoscimento OCR (un software in grado di convertire immagini scansite in parole), ma almeno avrei avuto una copia digitale e avrei potuto lavorare quasi in ogni dove.

Mister E. candidamente me la butta lì: Non hai pensato di usare un software di riconoscimento vocale?

Ah!

No, in effetti no. Ma (e questa è l’indicazione errata archiviata nel mio database) non ci sono software di questo tipo gratuiti. Dragon Naturally Speaking parte da una licenza base di 99 euro (e devo dire che lo ricordavo molto più costoso).

Mister E., con un sorriso a tutta arcata dentaria modello Stitch: Google Docs fa il riconoscimento vocale tramite Chrome! Gratis!

Eh?!

Lilo & Stitch, Walt Disney Pictures (c) 2002
Lilo & Stitch, Walt Disney Pictures (c) 2002