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Questo guest post nasce dalla mia recensione alla lettura di questo romanzo, che era stato inizialmente presentato come thriller esoterico. Sono un lettore onnivoro e non mi lascio spaventare dalle definizioni, ma dopo averlo letto mi sono ritrovata a chiedere all’autrice: ma sei sicura che sia la definizione giusta?
Caso voleva che in quel periodo un lettore si fosse cancellato dalla sua newsletter dopo aver scoperto con orrore che lei aveva scritto un romanzo “esoterico”, associandolo a qualche pratica occulta, satanista o comunque anti cattolica, senza averne però letto nemmeno una riga.
Dopo averlo terminato, io invece ho fatto fatica a considerarlo esoterico (nella stessa concezione di quel lettore). Mi spiego: se Come un Dio immortale è esoterico, allora anche il telefilm X-Files lo è? O forse c’è differenza tra esoterico e paranormal? Ma anche Biancaneve e i sette nani, con la strega cattiva che confeziona mele velenose magiche, è dunque esoterico? Eppure la raccontiamo a tutti i bambini!
Sul tema di questo libro nello specifico, gli incorporei, mi è poi tornato in mente un film carino, Se solo fosse vero con Reese Witherspoon e Mark Ruffalo. Come si può vedere questo film, così divertente, e poi non leggere il romanzo di Maria Teresa Steri con la stessa frivolezza? Tra l’altro nel film c’è proprio una libreria esoterica, e uno stranissimo finale.
Quella della scelta del genere letterario del resto è una difficoltà che appartiene anche ai bestseller. Ne avevo già scritto in merito all’eterna discussione se la saga Outlander di Diana Gabaldon sia un romanzo storico, romance o fantasy in questo articolo: Quando si definisce “romanzo storico”? 

Questo post appartiene al bellissimo blog tour organizzato da Maria Teresa per promuovere il suo libro. Qui trovate le tappe precedenti: Come un dio immortale blog tour

I miei lettori di lungo corso e quelli che mi seguono sui social sanno che sto leggendo i libri della saga Outlander della scrittrice americana Diana Gabaldon (che ho anche incontrato di persona, un’emozione unica: Incontrare Diana Gabaldon al Livre Paris) e in contemporanea sto guardando la serie tv del canale americano Starz, in Italia in onda doppiato su Sky FoxLife.
Gli amici però, che non mi leggono sul presente blog, stanchi di sentirmi parlare di scozzesi e kilt (soprattutto quando faccio confronti maschili, gnek!) mi chiedono spesso che tipo di storia sia, cosa ci possa mai essere di così entusiasmante da far perdere la testa a tante lettrici.
Cercando quindi di fargli capire le meraviglie di questa serie, ricca anche di affascinanti attrici, mi sono allenata a spiegare loro in poche parole i complicati intrecci delle varie puntate andate in onda. Ecco dunque un breve riassunto delle avventure precedenti fino ad oggi.

In realtà scrivendo questa stupidaggine, questa sinossi volutamente comica, mi sono resa conto di quanto ingarbugliate siano le trame di ogni stagione della serie, nonostante la produzione sia costretta a tagliare molte scene. Mi sono fatta aiutare dalle mie amiche peakers, perché di alcuni punti non ero nemmeno sicura. In effetti i libri sono tomi dalle 900 alle 1200 pagine, ricchi di personaggi e storia, ma scritti così bene che scivolano via come la migliore bottiglia di whisky, lasciandoti inebriato allo stesso modo. Devi smaltire la sbornia prima di riprendere la lettura col successivo.
Quindi solo per voi, perché vi voglio bene, questo è piccolo assaggio. Analcolico. 😉

E’ già passata una settimana, eppure le vibrazioni positive di questo incontro sono ancora tutte lì, intatte come in questa foto.
Durante l’apertura serale del Museo Nazionale di Ravenna, lo scorso sabato si è svolta la presentazione del libro #ManteniamociForte, con la partecipazione dell’ideatore Sergio Gaglianese, la curatrice Giulia Reina e alcuni dei 58 autori che hanno contribuito alla stesura del libro.
Di questo progetto ambizioso ne avevo già parlato approfonditamente in questo articolo: ManteniamociForte, un libro per ricostruire la biblioteca di Amatrice

Non sono potuta andare ad Amatrice lo scorso 1 settembre, in occasione della sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, la prima dopo il triste evento che ha spezzato vite e spazzato edifici. Non è semplice raggiungere quei luoghi, sia in auto che in treno (tre cambi più l’autobus), e il rientro al lavoro dopo le ferie di agosto complicava la logistica, non potendo concedermi altre giornate di assenza.
Ma Ravenna è proprio qui dietro l’angolo, in un paio d’ore di autostrada ci si arriva agevolmente, e sarebbe stato un vero peccato lasciarmi scappare l’occasione di conoscere alcuni di loro.
Se poi ci mettiamo in conto una cena in terra romagnola… chi può resistere?!

La giornata temperata prometteva una serata spettacolare. Per strada non abbiamo trovato nemmeno traffico, qualche inghippo forse nel centro della città, dove i varchi ZTL sono segnalati quando oramai non si può più fare inversione (arriverà un’altra busta verde…)
A pochi passi dal museo poi abbiamo trovato l’Osteria del Tempo perso, con menù senza glutine per chi di noi soffre di celiachia. Nonostante il nome del ristorante, che avremmo perso volentieri altro tempo a tavola, siamo arrivati puntualissimi alla presentazione.
E lì le emozioni hanno preso il sopravvento!

Il mestiere di scrivere di Raymond Carver è stato il mio secondo manuale di scrittura creativa, o così credevo, perché non è assolutamente un manuale.
Mi è apparso come acquisto consigliato sotto al Manuale di scrittura creativa di Roberto Cotroneo, di cui ho già scritto sempre per la categoria Che cosa ho imparato da…, e così l’ho preso come secondo testo per “fare sul serio”. Come altri, sono stata abbindolata da una quarta di copertina che promette qualcosa che non è:

Esercizi di scrittura creativa, lezioni, istruzioni per la composizione di una short-story, note sull’arte della concisione. Uno dei maestri della narrativa americana racconta “il mestiere di scrivere” in un libro che è il breviario di un artigiano della parola e un atto d’amore verso la letteratura.

Viene da pensare che, come per Roberto Cotroneo appunto, anche Raymond Carver abbia messo insieme i suoi appunti dai corsi di Creative Writing tenuti nell’America degli anni ’70 in un testo che è il concentrato della sua arte di insegnante, oltre che di scrittore.
Quando ho avuto finalmente il volume tra le mani ho realizzato che si tratta di una raccolta: sono per lo più saggi sui suoi racconti e poesie, ne spiega l’origine, il significato, il suo modo di lavorare su quel testo in particolare. Ma come faccio a capire ciò che dice se non ho sottomano proprio quei racconti e quelle poesie? Perché in questo volume non ci sono e io leggevo Carver per la prima volta. Avrebbe avuto più senso pubblicare anche quelle, piuttosto che rimandare ad altri quattro libri differenti.

Galeotto però fu l’incipit del primissimo saggio di Carver, proprio “Il mestiere di scrivere”, letto dall’estratto online, perché uno scrittore che non riesce andare oltre alla lunghezza del racconto sembrava parlare alla sottoscritta:

Verso la metà degli anni Sessanta, mi sono reso conto che avevo qualche difficoltà a concentrare l’attenzione su opere narrative di una certa lunghezza. Per un po’ di tempo ho avuto difficoltà a leggerle, oltre che a cercare di scriverne. La mia capacità di attenzione si era come esaurita; non avevo più la pazienza necessaria a tentare di scrivere dei romanzi. È una storia complicata e troppo noiosa per raccontarla ora. Però so che ha molto a che fare con la ragione per cui scrivo poesie e racconti brevi. Presto dentro, presto fuori. Niente indugi. Avanti. Può darsi che sia successo perché a quell’epoca, mentre mi avviavo verso la trentina, avevo perso qualsiasi ambizione di grandezza. Se questo è vero, be’, tutto sommato credo sia stato meglio che mi sia andata così.

Per questo la ritengo comunque una lettura importante, anche se zoppicante per chi è a digiuno di questo autore. Ora questo libro lo trovate in un’altra versione, rispetto alla mia in foto, con una nuova introduzione di Marcello Fois.
Come al solito, condivido con voi i miei appunti, le sottolineature nel testo (solo i manuali di scrittura mi azzardo a “sporcare” in maniera così sacrilega!) e i ragionamenti. Prima ho voluto leggermi l’antologia più famosa di Carver, per capire se, a fronte dei suoi consigli, mi piacevano poi i racconti che scriveva. Ho letto quindi Cattedrale, nella versione rivista dal famoso editor Gordon Lish. Ma non è stato proprio amore…

Avevo appena terminato di leggere Come si diventa un venditore meraviglioso di Frank Bettger e all’ultima pagina, perché io arrivo proprio fino in fondo, trovo la scritta “Finito di stampare nel mese di ottobre 2007 per conto della Longanesi & C. dalla Grafica Veneta SpA di Trebaseleghe (PD)”.
Ancora loro, penso. Almeno la metà dei miei libri proviene da questa azienda e dalla mia provincia. Solo che io sono della zona a sud e non conosco l’area di Trebaseleghe. Chiedo ad amici, ma senza risultato. Eppure non deve passare inosservata con tutti i libri che sono marchiati del loro logo!

Decido di consultare Google (perché non l’ho fatto prima?!) e leggo cose strabilianti.
Se la casa editrice è dove dall’embrione dell’idea il romanzo segue un lungo percorso di gestazione, tra editor, correttori di bozze, marketing, grafici e designer, c’è un momento in cui il libro, in quanto oggetto vero e proprio, viene dato alla luce: la stampa.
Ed è proprio di questo che si occupano in Grafica Veneta, la nursery della narrativa.
Tanto per intenderci, dell’ultima cinquina del Premio Strega 2018, solo uno non è stato stampato in Grafica Veneta. Il presidente è scomparso di Bill Clinton e James Patterson, il thriller di questa estate, è stato stampato proprio qui.

Quando ho trovato la possibilità di richiedere una visita guidata all’interno dell’azienda, non ci ho pensato su e ho mandato subito la mia candidatura. I libri mi affascinano, non è un segreto, quale occasione migliore per scoprire da dove arriva la mia libreria?
Torna quindi un nuovo bollettino nautico nel nostro oceano di parole, per navigare informati nel mondo dei libri. Questa volta per raccontarvi passo passo come nascono i libri e cosa abbiamo visto io e il mio piccolo gruppo di avventurieri.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato.

Quel che non sapevo è che questa storia ha a che fare con la magia!
Fabio Franceschi ha ereditato a soli 19 anni dal padre scomparso prematuramente la piccola azienda, sull’orlo del baratro fallimentare. Rimboccandosi le maniche e lavorando duramente sette giorni su sette, è riuscito a risollevarla e portarla in attivo. Nel 2001 Grafica Veneta aveva solo 8 dipendenti, realizzava una sessantina di titoli all’anno ma si affacciava la sfida del mercato globale.
Uno dei loro clienti più importanti era allora Salani, che acquistò i diritti di un certo maghetto inglese. Si, si, quello di Hogwarts. Era scontato che venisse stampata qui l’edizione italiana, ma non era affatto scontato ottenere la pubblicazione per tutte le edizioni europee. Il successo arrivò in punta di bacchetta, perché Grafica Veneta fu scelta in persona da J.K. Rowling proprio per gli alti profili qualitativi, in termini di velocità, segretezza e cura della stampa, nonché per l’impatto ambientale ridotto, con carta salva-foreste ed un impianto di produzione interamente carbon-free. L’ultimo capitolo della saga, l’ottavo libro, fu stampato in un padiglione esclusivo, blindato e controllato a vista da agenti di vigilanza. Il finale doveva arrivare intatto in libreria!
Vent’anni dopo, Grafica Veneta ancora ristampa e distribuisce Harry Potter in tutto il mondo e in tutte le lingue.

Ora capite la mia emozione all’ingresso in questo tempio sacro?
Non c’è solo il profumo della carta e la meraviglia di tecnologie all’avanguardia (sono pur sempre un informatico, ho le mie debolezze). Ma giurerei di aver visto volare il gufo Edvige. E forse tra le bobine di carta si aggiravano degli elfi domestici. Del resto là c’è il leone simbolo della casa Grifondoro, qui c’è il leone di San Marco. Non può essere un caso, vero mia cara Rowling?

Ma da un padiglione all’altro i dipendenti si manderanno mail… o strillettere?! 😀

Grafica Veneta - Uffici

Sia che acquistiate nella libreria sotto casa, sia che comperiate i vostri libri online, sicuramente prima dell’acquisto tutti voi cercherete dei commenti degli altri lettori per orientarvi nella scelta.
Le recensioni non sono importanti solo per quello che dicono sulla qualità del libro, ma anche perché con la loro numerosità contribuiscono alla visibilità del titolo in classifica e nelle ricerche online. Per questo negli anni si è creato un mercato di acquisto di recensioni fasulle (leggi: False recensioni su Amazon: come funzionano e quanto pagano) E non si tratta solo di recensioni positive: spesso vengono contrattate anche valutazioni negative per boicottare il prodotto della concorrenza e far guadagnare posizioni in classifica al proprio titolo.

Torniamo quindi con un nuovo bollettino nautico del mondo dei libri, per Navigare Informati nel nostro oceano di parole, per capire come noi lettori possiamo difenderci da queste parole artificiose e riconoscere quelle genuine di cui davvero fidarci.
Ne è risultato un elenco di punti da considerare per verificare la bontà delle recensioni sui libri.

Molti di questi consigli li ho sperimentati personalmente nel sito d’opinioni Ciao.it, dove ho scritto per un decennio, finché non ha chiuso definitivamente lo scorso dicembre. In quella piattaforma, le opinioni venivano pagate in base alla valutazioni che gli altri utenti davano dell’opinione stessa: più era giudicata utile e pertinente, più cresceva il suo compenso. Le opinioni erano talvolta richieste dagli stessi produttori, con un compenso supplementare, mentre le esperienze negative di alcuni consumatori hanno consentito di portare in tribunale alcuni truffatori. Nonostante fosse chiaro si trattasse di opinioni pagate, il sistema all’inizio si manteneva in un giusto equilibrio. Poi l’esplosione della rete e dei social, l’abbassamento delle tariffe e la diminuzione dei controlli da parte dei gestori, ha premiato sempre più le recensioni fasulle. Aziende e consumatori veri se non sono andati, e il sito ha dovuto chiudere.

Personalmente per i libri mi fido maggiormente delle recensioni di Amazon, dove sono in funzione controlli serrati per combattere il mercato delle recensioni false, deleterie sia per i consumatori che per il sito stesso che rischia di perdere credibilità e acquirenti.
Anche le recensioni degli altri shop online di libri contengono per la maggior parte buone recensioni, anche se lì sono esclusi i titoli in self-publishing, ovvero quelli per cui le recensioni sono lo strumento indispensabile di diffusione.

Quello che proprio non considero è Goodreads, perché soprattutto in questi anni lo trovo molto vicino agli ultimi tempi di Ciao.it, quando regnava il caos, le recensioni veritiere venivano affossate da account non verificati e i toni erano degenerati in volgarità. Sto notando lo stesso comportamento su Goodreads: le recensioni dei lettori forti sono affossate dalle battaglie tra clan dei diversi scrittori esordienti, a suon di recensioni negative. Tutto questo a discapito del lettore vero.
Ci sarebbe anche aNobii, ma in seguito a problemi strutturali del sito, molti utenti l’hanno abbandonato.

Cerchiamo dunque di capire come difenderci da tutto questo e acquistare in serenità il libro che fa davvero per noi.
E se vi siete persi le precedenti puntate del bollettino, potete trovarle tutte qui: Navigare informati – rubrica per lettori
E se non volete perdere i prossimi appuntamenti, iscrivetevi alla newsletter.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato.

Avevo programmato questo viaggio a Torino ancora un anno fa, quando persi l’occasione allora di visitare il Salone del Libro. Tra una trasferta e l’altra di lavoro, avevo provato a infilarci il tragitto in treno in giornata, ma gli orari di Trenitalia non sono per nulla favorevoli, nemmeno con il Freccia Rossa: sarei potuta rimanere in fiera solo un paio d’ore, una fatica pressoché inutile.

Questa volta mi sono preparata per tempo, marcando a calendario in rosso questo weekend, organizzandomi il lavoro e le ferie, prenotando l’albergo con largo anticipo, studiando gli espositori e gli eventi sul sito ufficiale del Salone, richiedendo l’accredito professionale come blogger (più per curiosità che per necessità), cercando i consigli dei lettori affezionati che non si perdono un’edizione. A differenza però del Livre Paris, a cui ho partecipato a marzo per conoscere la scrittrice Diana Gabaldon (vacanza che più last minute non poteva essere!), mi sono imbarcata in quest’avventura con un cosiddetto lettore “debole” (anche se associato ad un motociclista questa parola diventa ignonimia pura!) perché cercavo un punto di vista diverso dal mio, che non sono poi chissà che lettore forte, ma avendo un blog orientato alla scrittura creativa, in mezzo ai libri ci navigo volentieri.

Questo era tra l’altro il Salone delle cinque domande, cinque come le giornate di apertura della fiera: Chi voglio essere? Perché mi serve un nemico? A chi appartiene il mondo? Dove mi portano spiritualità e scienza? Che cosa voglio dall’arte, libertà o rivoluzione?
Domande per provare a ragionare insieme su quello che ci aspetta nel futuro, da cui il tema di questa 31esima edizione: “Un giorno, tutto questo”.

Eppure io non riesco ancora a trovare la risposta a questa semplice domanda del mio accompagnatore: A chi serve questo Salone?

Sono orgogliosa di presentarvi questo progetto oggi, perché questo libro mi è capitato tra le mani, per caso, tramite amici di amici. Una di quelle straordinarie combinazioni che ti fanno davvero credere che siano i libri a trovare te, e mai viceversa. E che ci sia un buon motivo per cui si presentano al tuo cospetto. Non sempre sei tu lettore che hai bisogno di loro, qualche rara volta sono proprio i libri a chiedere il tuo aiuto.

Ero solo a 70 chilometri in linea d’aria da Amatrice quel fatidico 24 agosto di due anni fa, e oltre alla paura ci ho lasciato il cuore in quella zona bellissima e così terribilmente martoriata, ricca di persone meravigliose e gentili. Per questo ho partecipato alle antologie solidali di Buck e il terremoto, donando anche un mio racconto per il secondo volume Storie di gatti, e contribuendo così alla raccolta fondi per gli interventi della Croce Rossa Italiana lì nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia.

Poi qualche settimana fa mi presentano questo libro, Manteniamoci Forte, un titolo di per sé già molto evocativo, che riunisce la bellezza di 58 autori di assoluto prestigio, nomi importanti del tessuto lavorativo italiano, con un progetto più che ambizioso. Quando mi hanno detto infatti che questo piccolo oggetto di carta si propone di costruire la nuova Biblioteca di Amatrice (della vecchia sono rimaste solo pietre e calcinacci), potevo io rimanere in disparte a guardare? Lasciarlo da solo in questo arduo compito?
Senza contare che nella bellissima prefazione di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni (Confederazione Associazioni Professionali) e ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) ho trovato le parole giuste: “Perché andare alla deriva portati dalla corrente quando possiamo governare la nave? Dobbiamo provare a riprendere il mare aperto e trovare una nuova sponda.” Questa è una chiamata proprio per i navigatori come noi!

Perché dopo aver soccorso il fisico, dobbiamo ora ricostruire l’anima. E quale modo migliore se non ripartire dai libri e proprio dalla Biblioteca di Amatrice?
Un libro per i libri. Perché quando l’ora è buia, ci vuole un libro per accendere la luce giusta, un faro che ci guidi nella direzione del domani.

Continuiamo a Navigare Informati nel nostro oceano di parole, con il nostro bollettino nautico del mondo dei libri, una rubrica dedicata esclusivamente ai lettori, digitali e non. Perché un lettore informato è un lettore conquistato.
Per gli amanti del cartaceo, abbiamo visto nei precedenti bollettini Come leggere libri gratis (o quasi), come andare A caccia di libri con il Bookcrossing e come acquistare online sul mercatino ComproVendoLibri: risparmia con i libri usati 

Ma se riusciamo a risparmiare sul prezzo di copertina di un libro grazie alla rete, resta il problema del costo di spedizione: una raccomandata in media a 6 euro o un pacco celere a quasi 10 euro rischiano di vanificare ogni economia.
Ecco perché è importante informare i lettori dell’esistenza di una tariffa di Poste Italiane studiata appositamente per l’invio di libri nel territorio nazionale al solo costo di un caffè: il Piego di libri.

Intanto, si dice Piego di libri o Pieghi di libri? Beh, non lo sa nemmeno Poste Italiane, che chiama la pagina web del prodotto “piego-di-libri.html”, ma poi nomina la tariffa “Pieghi di libri” all’interno della medesima pagina! La stessa scritta da apporre alla singola busta d’invio è “Pieghi di libri”, al plurale. Eppure sul vocabolario il “piego” è proprio un plico di documenti piegati e chiusi insieme in una busta, prima che un vero e proprio libro rilegato.
Penso comunque di attenermi al buonsenso dei naviganti, che su Google ricercano quattro volte di più la parola “Piego di libri”, al singolare dunque.

A Poste Italiane del resto questa tariffa sta decisamente indigesta, perché le è stata imposta dal Ministero delle Comunicazioni, con decreto legge, ancora nel lontano 1996, per agevolare la diffusione di libri, giornali quotidiani e riviste periodiche. E per anni si è voluto far credere che fossero tariffe ad esclusivo utilizzo delle case editrici. Non è così.

Sto cercando di tornare con i piedi per terra, ma dopo un weekend così è davvero difficile! Non solo tre giorni a Parigi, una delle capitali più belle che già da sola merita il viaggio, ma tre giorni con il salone del libro Livre Paris e con la tua scrittrice preferita che sbarca dall’oltreoceano! La possibilità di incontrarla di persona e scambiarci due parole!! Beh no, non sono stata così parca alla fine, tutt’altro.

E’ iniziato tutto lo scorso 30 gennaio: Diana Gabaldon, l’autrice della saga Outlander (ve ne ho già parlato in questi articoli: Quando si definisce “romanzo storico”? ; E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander ; Il pregiudizio del lettore) annuncia sul suo profilo Facebook che sarà a Parigi dal 16 al 19 marzo, all’interno del salone del libro, un evento di carattere internazionale, che riunisce editori, scrittori francesi ed esteri da oltre 50 Paesi, accogliendo 150.000 lettori ogni anno. Lei parteciperà invitata dal suo editore francese J’Ai Lu, con un panel di discussione e un paio di sessioni firma copie con il pubblico.

Prima reazione: Ommmmioddddddio, zia Diana a Parigi!!! Dal 16 al 19 marzo, giusto il weekend dopo Tempo di libri a Milano!!! Io vado fuori di testa… DEVO andare a Parigi se lei non viene a Milano!! (questo è esattamente quello che ho scritto ai miei collaboratori di webnauta 😀 )

Seconda reazione: No dai, deve venire a Milano! La nostra fiera dell’editoria (il Salone del libro è ancora quello di Torino) si tiene giusto la settimana prima, vuoi vedere che quelli di Corbaccio-TEA, la casa editrice di Diana Gabaldon per l’Italia, si lasciano scappare un’occasione ghiotta come questa? Con 40.000 fans italiane che l’aspettano da anni ormai?!

Dopo l’annuncio ufficiale sulla sua bacheca, è iniziato un balletto di ricerche, indagini, richieste per capire se c’era la possibilità che effettuasse una tappa anche in suolo italico, purtroppo senza riscontro positivo. Già due anni fa, la stessa Diana rispose ad un mio commento su un suo post dove la invitavo a vedere il nostro bel paese, spiegandomi che non dipendeva da lei ma di chiedere al local publisher. Chiaramente, una scrittrice del suo calibro non si muove gratis, di sicuro non a sue spese, e sta all’editore capire quanto investirci e come sfruttare al massimo la sua presenza. Senza contare che Diana Gabaldon quest’anno ha diminuito drasticamente le sue partecipazioni, per potersi concentrare nella scrittura del nono libro della saga, nome in codice BEES. Dunque, adesso o mai più!

Così, da una parte cercavo di capire se era possibile averla qui tra noi, prima o dopo la permanenza francese, dall’altra guardavo se potevo organizzarmi col lavoro per preparare il weekend all’estero, considerato il tempo di viaggio. All’uscita del calendario definitivo di Tempo di libri, non c’era più spazio per sperare nella sua venuta. Rimaneva solo l’opportunità di Parigi.
Vado o non vado? Non so un’acca di francese, e non ho mai testato la mia pronuncia inglese…
Vado o non vado? Però è zia Diana, santi numi!! E quando mi ricapita?
Vado o non vado? Col lavoro sono stretta, posso aggiungere solo un giorno di ferie, ma ce la potrei fare…
Vado o non vado? Alla fine arriva Daniela: Organizziamo! Je comprends un peu le français, mais mon fils m’apprend!

Tieni Alex, queste sono le chiavi della barca webnauta. Trattala bene e stai attento ai pinguini, lo sai che sono indisciplinati! Io vò a Parigi!!