Ci sono delle volte in cui ho la precisa sensazione che qualcuno mi ascolti, da lassù, e semini degli indizi come Pollicino. Mi è capitato almeno un anno fa di leggere in altri blog di questo libro di Stephen King, On Writing – Autobiografia di un mestiere, una sorta di manuale di scrittura creativa, ma più autobiografia, più raccontato, invece del solito elenco di regole grammaticali o stilistiche. Mi incuriosiva. E mi ero ripromessa di acquistarlo, che sicuramente un autore di tal calibro aveva qualcosa da insegnarmi, anche se avevo una certa antipatia per lui (di Stephenie Meyer disse “la sua scrittura non vale niente”) e detesto il genere horror.
In seguito ad un trasloco, un’anziana signora mi regalò uno scatolone di libri da buttare (cioè, lei li avrebbe buttati se non glieli avessi chiesti): dentro c’era di tutto, per lo più gialli Mondadori e edizioni del Club del libro, qualcuna intoccata. In mezzo a questo pot-pourri saltò fuori proprio lui! Prima edizione originale rilegata di Sperling & Kupfer del 2001, introvabile.
Rimasi sbalordita. Era come se qualcuno fosse lì a dirmi: lo devi leggere! Di più, studiare!
Vediamo quindi cosa ho imparato da questo libro.
Nell’ultimo suo guest post, il Vecchio viaggiatore di panchine aveva introdotto il concetto di “prospettiva“ e di come a volte ci impuntiamo a vedere le cose sempre dallo stesso punto. Il guest blogger di oggi ritorna sul concetto di “cambio di prospettiva”, stavolta strettamente legato alla scrittura, cambio indispensabile per la riuscita della storia che si sta scrivendo. Lui è uno scrittore di erbacce, uomini e donne che ci provano, perdono il lavoro, la moglie o il marito. Individui che non hanno qualità di alcun genere, ma che si trovano all’improvviso “sotto la ruota”. Non hanno in mente di fare rivoluzioni, o chissà cosa: solo di arrivare al giorno dopo. Sono erbacce, appunto. Ma assolutamente reali, perché anche noi potremmo ritrovarci erbacce all’improvviso. Della Trilogia delle Erbacce di Marco Freccero, io sto attualmente leggendo, gustandomelo ad ogni racconto, il primo volume “Non hai mai capito niente“.
Quando cominci, non riesci più a fermarti. E’ così che ridendo e scherzando ho collezionato quattro nuove versioni del Thriller paratattico, l’ultima delle quali vincitrice di un premio (ma non del tutto merito mio, capirete leggendo).
Di questo straordinario esercizio ve ne avevo già parlato in un post precedente, Piccole soddisfazioni in rosa, quando ho vinto la sfida con un’edizione romantica del testo, e successivamente quando mi sono cimentata nel Thriller paratattico dei tabù inviando in gara ben due narrazioni, andando contro i miei personali tabù, quello della morte per annegamento del personaggio e quello di pubblicare un racconto erotico.
Pensate che fosse finita lì? Proprio no. Le prove che il buon Michele Scarparo di Scrivere per caso ci propone, in coppia con il fondatore Helgaldo di dadovestoscrivendo, sono così variegate, intriganti e pure assurdamente folli…che è difficile smettere!
Sembra incredibile quante storie sempre differenti ogni sfidante riesca a tirare fuori da quelle poche righe!
Riprendiamo lo studio del software di scrittura creativa yWriter6, studiato appositamente per narratori dallo sviluppatore informatico Simon Haynes che ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. Nel suo sito, trovate anche ottimi consigli per partecipare a questa estenuante, ma istruttiva, sfida: NaNoWriMo progress form
Questa volta analizziamo il cuore del programma, ovvero l’editor di testo con cui scrivere effettivamente il nostro romanzo. Dalla volta scorsa, per facilitarci nell’apprendimento, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie. Potete effettuare il download del file .zip aggiornato alla fine di questo articolo.
Non stiamo parlando del Nano politico e nemmeno del saluto Nano-Nano di Mork da Ork. Il NaNoWriMo è il NAtional NOvel WRIting MOnth, ovvero il Mese Nazionale di Scrittura del Romanzo. Ve ne ho accennato nell’introduzione al software yWriter6, perchè anche il suo creatore, lo scrittore Simon Haynes vi ha partecipato con successo per ben 6 volte. In realtà, avevo pure sbagliato l’acronimo: l’avevo erroneamente tradotto con NAtional NOvember WRIting MOnth, perchè in effetti il NaNo si svolge nel mese di Novembre. Il cronometro scatta al 1 Novembre alle 0.00 e termina alle 23.59 del 31. Addirittura contare i minuti? La sfida è scrivere un romanzo di 50.000 parole in 30 giorni, ed ogni minuto è davvero prezioso!
Ma il NaNoWriMo non è nemmeno solo questo. E’ molto di più!
Abbiamo già avuto modo di vedere un’introduzione a yWriter6, un programma di videoscrittura avanzato studiato appositamente per narratori, creato dallo sviluppatore informatico Simon Haynes che ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock.
Questa volta riprendiamo lo studio di questo software con la gestione dei capitoli e delle scene, andando più nel dettaglio della nostra area di lavoro. Per facilitarci nel primo utilizzo (lo sto imparando insieme a voi eh!), ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie. Potete effettuare il download del file in formato .zip del progetto alla fine di questo articolo.
La schermata principale
Appena avviato il programma, la schermata principale si divide in quattro blocchi: la barra dei menu in alto, l’area di gestione dei capitoli sulla sinistra, l’area con l’elenco delle scene del capitolo selezionato sulla destra e la barra di stato in basso.
La finestra principale può essere estesa a tutto schermo, sia trascinando l’angolo inferiore destro, sia con i pulsanti in alto a destra, come qualsiasi altro software. Sia l’area dei capitoli che quella delle scene mantengono una barra di scorrimento orizzontale, perchè le colonne dei dati visualizzate sono parecchie (le vedremo in dettaglio poi).
Se vi posizionate nel mezzo, tra area capitolo ed area scene, il cursore cambia icona e potete allargare l’una o l’altra parte cliccando e trascinando il confine tra i due.
Sia nell’area Capitoli che in quella Scene, potete spostare un capitolo o una scena tramite il drag-and-drop: selezionate una o più righe e tenendo cliccato il tasto sinistro del mouse spostateli di posizione. Per sistemare poi la numerazione basta accedere al menu Capitolo/Scene > Rinumera i capitoli/le scene.
Area Capitoli
Nell’area Capitoli è possibile vedere le seguenti colonne, da sinistra a destra:
il Titolo di ogni capitolo;
la colonna A indica il numero di parole di Arrivo in ogni capitolo;
la colonna S mostra il numero di Scene in ogni capitolo;
la colonna P indica il numero di parole Progressiva (esecuzione totale) fino a quel capitolo.
Tutti i conteggi delle parole nell’elenco escludono i contenuti delle scene contrassegnati come inutilizzati. In fondo all’area viene mostrata la descrizione del capitolo selezionato. Questa può essere modificata facendo doppio click sulla riga di un singolo capitolo: si apre un’altra finestra con due tab, nel primo i Dettagli con il Titolo e la Descrizione.
Il check “Questo capitolo inizia una nuova sezione” serve per dividere l’opera in 3 atti: nell’elenco dei capitoli infatti, la colonna P viene evidenziata in verde come Inizio, arancione come Mediano e rosso come Conclusione. Si possono marcare le diverse sezioni anche dal menu Capitolo > Segna come inizio della sezione mediana oppure Segna come inizio della conclusione della sezione.
Nel secondo tab, è visualizzato in sola lettura il sommario delle scene contenute nel capitolo stesso. Corrisponde alla sezione Dettagli della singola scena, come vedremo più avanti. Serve per avere a colpo d’occhio il riassunto del capitolo. Premere Confermo per salvare le modifiche ai due tab.
I capitoli si possono gestire anche dal menu Capitolo nella barra del programma in alto, dove troviamo le voci:
Crea nuovo capitolo: viene messo in fondo alla lista e vi vengono chiesti i dettagli;
Crea capitoli multipli: si apre una finestra che vi chiede quanti capitoli creare, sempre alla fine dell’elenco;
Modifica capitolo selezionato: apre la finestra dei dettagli, la stessa che si apre con doppio click sul nome;
Segna come inizio della sezione mediana: nella divisione in 3 atti, segna l’inizio del secondo atto;
Segna come inizio della conclusione della sezione: nella divisione in 3 atti, segna l’inizio del terzo atto;
Rinumera i capitoli: dopo aver spostato i capitoli trascinandoli con il mouse, effettua la rinumerazione corretta;
Alterna usato/non usato: potreste decidere di accantonare un intero capitolo che contiene scene non più buone per la vostra trama; questa funzione marca il capitolo come inutilizzato, l’icona cambia da CH a U (Unused in inglese) ed il conteggio parole viene azzerato; per ripristinare il capitolo, basta cliccare nuovamente;
Alterna capitolo con un altro: se preferite invece creare un capitolo chiamato Altro con le scene inutilizzate al termine dell’elenco scene, questa funzione è più comoda quando si desidera stampare i report (ed è lì la differenza); l’icona cambia da CH a I ed il conteggio parole viene azzerato; per ripristinare il capitolo, basta cliccare nuovamente;
Combina i capitoli selezionati: effettua un accorpamento di tutte le scene dei capitoli selezionati in un unico capitolo;
Elimina i capitoli selezionati.
Le ultime due voci, Rapporti e Proofing, riguardano opzioni avanzate che vedremo verso la fine, perchè necessitano di concetti che analizzeremo più avanti.
Queste funzioni sono disponibili come menu contestuale cliccando sul tasto destro del mouse nell’area capitoli.
Area Scene
Nell’area elenco delle Scene è possibile vedere le seguenti colonne, da sinistra a destra:
Punto di vista indica da quale personaggio è resa la prospettiva dell scena: questo può essere attivato nella scheda Dettagli della finestra dell’editor di scena (vedremo più avanti una panoramica sui personaggi);
Parole è il conteggio delle parole per quella scena;
Scena visualizza il titolo che le è stato dato, sempre dai Dettagli;
Stato indica cosa è stato impostato, sempre dai Dettagli, a scelta tra: Scaletta, Velina, Prima stesura, Seconda stesura e Fatto;
A/R indica se si è impostato il tipo di scena per ‘Azione’ o ‘Reazione’ nella scheda Obiettivi della scena (vedremo più avanti che è possibile distinguere le scene per Obiettivi, Conflitti e Conseguenze);
Nome mostra il nome del file fisico per la scena, sempre file in formato .RTF (Rich Text Format, apribili singolarmente anche da altri programmi di videoscrittura);
Lettere visualizza il numero di caratteri presenti nella scena;
Personaggi visualizza i personaggi impostati come presenti nella scena, dalla scheda Personaggi della finestra dell’editor di scena;
Luogo mostra le ambientazioni che avete impostato per la scena, dalla sua scheda Luoghi;
Elementi visualizza le voci impostate come presenti nella scheda Elementi della scena;
Data/ora indica Giorno/ora/minuti di inizio per la scena (per tenere sotto d’occhio la cronologia della storia);
File Date indica l’ultimo salvataggio eseguito.
Dietro all’elenco delle scene, sono disponibili le altre schede di Annotazioni al progetto, Personaggi, Luogo e Elementi riassuntivi per tutte le scene che fanno parte del Capitolo selezionato nell’area a sinistra (quindi avete un colpo d’occhio sul capitolo).
Sotto all’elenco delle scene, compare l’area con le informazioni riassuntive della scena selezionata, per scorrerle agevolmente senza aprire ogni volta l’editor completo. Riporta le schede di Contenuto, Descrizione, Personaggi, Luogo, Elementi, Annotazioni alle scene e Obiettivi, tutte in sola lettura. Per andare in modifica, fare doppio clic sulla scena in elenco e si apre il suo editor. Come vedete non è un semplice editor di testo, contiene parecchie funzionalità ed è il cuore di yWriter stesso. Lo vedremo in particolare nella prossima puntata.
Similarmente ai capitoli, le scene si possono gestire anche dal menu Scene nella barra del programma in alto, dove troviamo in più le voci:
Setta la stato di completamento: a scelta tra Scaletta, Velina, Prima stesura, Seconda stesura e Fatto, disponibile anche nei dettagli della scena;
Setta il font delle scene: imposta il carattere dell’editor, che di default è Segoe UI a 12 punti;
Elimina la formattazione da tutte le scene: elimina lo stile del font, dimensione, grassetto, italico, sottolineato, lasciando solo il font scelto al punto precedente;
Cancella le scene duplicate: cancella le scene con contenuti identici, lasciando quella con descrizione più lunga (e qundi si spera più completa);
Cancella le scene rimaste orfane: cancella tutte le scene che non sono incluse in nessun capitolo;
Copy first line to scene title (manca la traduzione in italiano): copia la prima linea di ogni scena come titolo (visibile in elenco) della scena stessa.
Queste funzioni sono disponibili come menu contestuale cliccando sul tasto destro del mouse nell’area elenco scene (anche se le traduzioni non sono complete).
Il progetto di Alice per voi
Come dicevo, per illustrare la gestione di capitoli e scene, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie, senza alcuna limitazione nè iscrizione richiesta, completamente gratis. Se però avete trovato questo articolo utile, condividetelo sul vostro social preferito con gli appositi pulsanti sotto. Sharing is caring!
Il file sarà aggiornato man mano che vedremo altre funzionalità del programma e compilerò altre sezioni del progetto/libro di Alice. Dopo aver effettuato la decompressione dello zip, vi basterà aprire dal vostro yWriter6 il file Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie.yw5
Potete utilizzare yWriter6 in versione portable da una chiavetta usb ed aprire così il progetto di Alice lasciando pulito il vostro computer. A questa pagina trovate le istruzioni necessarie: Run From Thumb Drive
Sostanzialmente per Windows Vista, 7, 8 e 10 non occorre aggiungere nulla; per Windows XP è necessaria l’installazione del DotNet 2.0 Framework (se avete Internet Explorer aggiornato non occorre e ve lo dirà l’installazione stessa).
Vi aspettate un racconto altamente erotico a temperatura bollente o una virata improvvisa del blog quale shopping online di lingerie da burlesque? E’ bastato un titolo allusivo ed un’illusione ottica per accendere la vostra curiosità e farvi approdare qui a leggere, magari per la prima volta? Allo stesso modo, come può un libro scuotere la vostra attenzione in mezzo a tanti altri in una libreria continuamente rifornita?
La “quarta” di cui parliamo infatti è la “quarta di copertina”, la quarta parte del formato tradizionale della copertina, che finisce come ultima faccia del libro. La quarta viene utilizzata oggi a scopo promozionale, riportando un breve testo descrittivo dell’opera e del suo autore, una citazione importante dalle sue pagine, un indizio della trama o le recensioni positive già ricevute dai critici.
Dopo il titolo e la grafica anteriore della copertina,la quarta è quel paragrafo che cerca di catturare l’attenzione del potenziale lettore e convincerlo all’acquisto del romanzo.
Dal momento che oggi siamo ospiti del “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso e tra di voi potrebbe esserci qualche nuovo utente, desidero darvi il benvenuto a bordo. Webnauta è un veliero che naviga in un oceano di parole, tra i libri che vorrei leggere e quelli che vorrei scrivere. Se proprio dovesse mancare il vento, nascosti sotto coperta abbiamo motori di tutto rispetto, in piscina potete nuotare con i pinguini e nella biblioteca c’è un giovane Pàtton che ogni tanto scappa dentro un romanzo. Passeggiando lungo il ponte, potreste incontrare un gatto con un nome, ma attenti a non diventare la cena perfetta del lupo famelico. Se vi iscrivete alla newsletter nel box a destra, potrete leggere il diario di viaggio e magari vincere un giro in moto.
Il blog tour
Scarpe comode e zaino in spalla, Michele sta girando per i vari blog che hanno deciso di ospitare le sue rubriche, accompagnando anche i suoi lettori abituali nel viaggio. Queste le tappe già toccate dal tour:
Oggi tocca alla rubrica “Acchiappami” in versione “Guarda che quarta”. L’intento è quello di convincere il lettore ad acchiappare il nostro romanzo dallo scaffale e correre alla cassa per portarselo a casa. In particolare, dobbiamo scrivere il testo che andrà stampato nella nostra quarta di copertina, sfoderando tutte le armi di comunicazione e marketing, per incuriosire il pubblico senza svelare troppo della trama. Far sentire in poche parole l’essenza della storia, il profumo delle emozioni che sono contenute nella narrazione, assicurando il lettore che saranno sue, se ce ne darà l’opportunità.
Già. Ma noi non abbiamo un libro in pubblicazione. Quindi, di che quarta stiamo parlando?
Alle puntate precedenti sono state utilizzate delle copertine di libri improbabili, gli Adelphi ignoranti, ripensate in chiave comica su una pagina Facebook. Dal momento che oramai non trovavamo più titoli fantasiosi al punto giusto, abbiamo deciso di metterci in proprio. Ed ho ridisegnato personalmente la grafica della nuova Biblioteca Scarparo!
A Michele non rimarrà che inventare un titolo e scegliere una foto. Temo quindi che le prossime sfide saranno micidiali…
La nuova copertina della Biblioteca Scarparo
Questa la prima copertina in gara per la puntata di oggi: Tre uomini in banca (per non parlar del conto) di Jerome K. Jerome. Chi saranno questi tre uomini? Che cosa li porterà in banca? Sarà il conto corrente o un altro conto?
Ora si gioca!
Agli aspiranti scrittori il compito di fornire una quarta d’impatto per questa prima pubblicazione della Biblioteca Scarparo (Michele, temo che dovrai alzare il livello del filtro antispam…vorranno tutti pubblicare con te, adesso! 😛 )
Inseritele le vostre versioni nei commenti sotto al post.
E ai lettori? Eh, voi avete l’incarico più importante! Dovrete essere proprio voi a dirci quale di questi libri comprereste! Quali delle quarte scritte vi convincono di più e per quale motivo. Esprimete il vostro voto sempre con un commento al post.
Pronti? Partenza…via!!
Nel 2016 c’è un anniversario importante, più in Inghilterra che da noi. Il 23 aprile saranno 400 anni dalla morte di William Shakespeare, ma i festeggiamenti in patria dureranno per tutto l’arco dell’anno. Il British Council ha già organizzato un calendario fitto di eventi e spettacoli, nonché il lancio dell’hashtag #Shakespearelives e dell’omonimo sito shakespearelives.org Perché le opere del Bardo (epiteto romantico assegnato al poeta) sono più vive che mai, trasversali in tutti i sentieri dell’arte. Con Willy ho un conto in sospeso (è mai possibile che la storia d’amore per eccellenza sia diventata la sua Romeo e Giulietta, dove i due amanti s’ammazzano? e vissero felici e contenti, litigando con i suoceri no?!), ma il guest blogger di oggi ci spiegherà che dopo 400 anni i veri protagonisti shakespearianisono i cattivi. E mica cattivi da poco.
King Lear by Taiwan’s Contemporary Legend Theatre. Photo by Eoin Carey. Courtesy Of British Council for Shakespeare Lives in 2016
Impertinente, amorale, egoista ed ipocrita: questi sono solo alcuni degli aggettivi con cui potremmo descrivere il “villain” o personaggio cattivo, l’antagonista nelle tragedie shakespeariane. Vi siete mai chiesti perché, nonostante per tutta la tragedia non facciamo che sperare che il cattivo venga smascherato in quanto cattivo, subdolo, spietato, alla fine quando avviene ci sentiamo dispiaciuti, quasi in colpa oserei dire, per il nostro villain? C’è un qualcosa di oscuro che ci attrae. È un personaggio affascinante, tanto bello e seducente quanto letale, che viene, nelle sue forme più estreme, rappresentato come l’anticristo!
Di villain Shakespeariani ne abbiamo molti, e sicuramente il più malvagio, non solo nel carattere, ma anche nell’aspetto fisico è il Riccardo III. Ecco forse lui ci attira un po’ meno, ma se pensiamo ad altri personaggi cattivi come Edmund in King Lear, Iago in Otello, Shylock nel Mercante di Venezia o Macbeth con consorte annessa, non possiamo non innamorarcene!
Allora soffermiamoci sul cattivone più intrigante di sempre, quello che apparentemente sembra agire senza secondi fini, ma solo per il proprio ego, quello che, a mio parere, è stato sempre un po’ sottovalutato, o meglio, non ci si è posti la domanda più ovvia: perché si comporta così?
Di chi sto parlando? Di Iago, un cattivo con la C maiuscola!
Per chi non avesse avuto il piacere di veder rappresentata o aver letto questa tragedia, mi propongo di riassumere brevemente i punti salienti di quest’opera d’arte.
La tragedia di Otello, il Moro di Venezia
Siamo a Venezia. La giovane Desdemona si è sposata in gran segreto con Otello, un valoroso generale di colore della Repubblica di Venezia. Già nel primo atto entra in scena Iago che avvenuto il matrimonio corre dal padre della giovane sposina per raccontargli dell’accaduto, mandandolo su tutte le furie. Iago, confidandosi con Roderigo, afferma da subito di odiare Otello per due motivi: secondo lui il bel generale avrebbe una tresca con sua moglie Emilia e poi è risentito del fatto che Otello ha scelto Cassio come luogotenente invece di lui. Nel frattempo Iago, per mettersi al riparo da accuse, corre a riferire ad Otello che Brabanzio, il padre di Desdemona, è invece venuto a sapere da un certo Roderigo del matrimonio segreto ed è incollerito. Dopo un processo, il padre di Desdemona accetta il Moro come genero, ma ecco che nella conclusione del primo atto, in un lungo monologo, il nostro villain ci rivela i suoi piani per distruggere Otello: farà in modo che il generale creda che la neo-sposina e Cassio, il suo braccio destro, siano amanti e lui stesso gli farà credere di essergli un fedele “servitore”.
Nel secondo atto, ci troviamo catapultati nell’isola di Cipro, dove il nostro generale Otello si è diretto per sventare un attacco della flotta turca, che però affonda durante una tempesta. La buona notizia fa sciogliere la tensione e i soldati Veneziani si concedono una serata di festeggiamenti. Quale occasione migliore per iniziare a mettere in atto il proprio piano? Iago, grande osservatore, sa che Cassio non regge l’alcool, così lo fa ubriacare e con l’aiuto di Roderigo inscena una zuffa alla quale pone fine Otello. Quest’ultimo, deluso dal comportamento del suo luogotenente, decide di punirlo e lo degrada. Cassio disperato viene raggiunto da Iago che, come il serpente tentatore, gli suggerisce di chiedere a Desdemona di intercedere per lui affinché egli venga riabilitato. Nel momento stesso in cui la bella e graziosa fanciulla chiede al Moro di Venezia di perdonare il giovane Cassio, Otello si ricorda delle insinuazioni di Iago a proposito di un eventuale tradimento da parte di Desdemona con Cassio.
Nel terzo atto assistiamo all’incontro fra Desdemona e Cassio al quale, presenziano di nascosto pure Iago e Otello il quale, manipolato dal primo, vede realizzarsi la profezia del tradimento e la gelosia inizia a divorarlo brutalmente. In questa scena avviene un altro fatto che si rivelerà fatale: Desdemona perde un fazzoletto ricamato che le era stato donato dal suo sposo come pegno d’amore. L’oggetto in questione viene trovato da Emilia, moglie di Iago e dama di Desdemona. Il nostro arguto antagonista ne entra in possesso e come una manna dal cielo, elabora la sua prossima mossa: nascondere il fazzoletto nella stanza di Cassio. A questo punto lo scaltro Iago ha la vittoria in pugno. Con l’inganno e l’ingegno fa trovare il fazzoletto ad Otello il quale divorato dalla gelosia, e senza più un briciolo di razionalità, accusa la povera Desdemona di adulterio e, con un ultimo gesto estremo, la soffoca.
Emilia, attirata dal rumore si precipita nella stanza sconcertata per la scena che le si presenta davanti agli occhi. Il generale confessa di aver ucciso Desdemona perché quest’ultima lo tradiva e a riprova di ciò mostra anche il fazzoletto! Emilia capisce che Otello è stato ingannato da suo marito Iago, e proprio mentre sta per dipanare la verità, viene uccisa dal marito stesso.
Nell’ultima scena del quinto atto, tutto viene svelato, grazie ad una lettera scritta da Roderigo, il complice di Iago. Otello, risvegliandosi dal suo annebbiamento, ritrova la lucidità, ma a questo punto il dolore per la perdita della sua amata è troppo grande che solo il suicidio può porre fine a tale strazio.
Un cattivo per ogni eroe
Chiaramente nella tragedia di Otello, il nostro Shakespeare ha raggiunto una consapevolezza maggiore sull’esistenza umana, e inizia a mostrare quanto l’uomo sia affetto costantemente da una lotta interna fra il bene e il male, esplorando e penetrando i sentimenti più oscuri degli uomini quali la vendetta e la meschinità. Dell’eroe principale ricorderò solo qualche punto saliente che ci aiuta a capire meglio quanto il nostro Iago sia un personaggio creato ad hoc, e come Shakespeare lo abbia con molta maestria contrapposto al protagonista della tragedia.
Sia dalle descrizioni fisiche che ricaviamo dagli altri personaggi, sia dal linguaggio e dai gesti che il Moro di Venezia adotta, capiamo che il nostro protagonista è un uomo grande, fisicamente, ma anche caratterialmente, con una grande fortezza d’animo e coraggioso; ci pare quasi impossibile che si faccia accecare da uno dei sentimenti umani più infimi e degradanti come la gelosia, capace di trasformarlo in una bestia.
Se pensiamo poi a come viene caratterizzata Desdemona, una ragazzina di nobili origini che si innamora del bel Moro, il suo amore così puro e casto, ci resta ignoto il motivo per cui Otello non veda la sua innocenza. Le suppliche della giovane fanciulla a nulla servono, l’ira bestiale di Otello si scatena sulla poveretta che muore quasi da martire. Ma com’è possibile tutto ciò? Ci verrebbe da andare li fermare la tragedia e dire al grande Moro: “Ou non vedi che è innocente? Non vedi quanto ti ama? Farebbe di tutto per te?”
La domanda sorge spontanea, come mai un uomo razionale come Otello perde così d’improvviso il nume della ragione e agisce in modo brutale? Il merito miei cari è proprio di Iago. Con la sua maestria gli è bastata un’insinuazione, e, come un seme lento, si è radicata nei pensieri del valoroso generale annebbiandogli in poco tempo il giudizio e facendogli perdere la ragione.
Ma d’altro canto dovevamo avere dei presagi fin da quando Iago si presenta dicendoci : “Io non sono quel che sembro”. E non a caso, è proprio lui che ci parla di Otello per la prima volta descrivendocelo come un “ladro”, un “vecchio montone nero” e uno “stallone berbero”. Ciò nonostante, quando finalmente incontriamo Otello, la sensazione che ci dà è tutto l’opposto: ci sembra un uomo giusto, valoroso e istintivo, ma la sua vicinanza con Iago lo porterà a cambiare e ce lo dimostra la scena della morte di Desdemona dove il Moro calcola tutto con estrema freddezza, tratto in verità peculiare di Iago.
Tuttavia Iago non avrebbe avuto molto successo, se non fosse stato un grande osservatore e conoscitore delle debolezze umane! Iago è un abile manipolatore delle fragilità dei suoi avversari e a ciò va aggiunta la sua capacità di saper raggirare con successo gli ostacoli improvvisi che gli si pongono dinanzi. Non teme le situazioni pericolose o più cruente, anzi in lui suscitano indifferenza o al più piacere. L’abilità di anticipare e prevedere le mosse degli altri fanno di lui un perfetto autore che muove i personaggi a suo piacimento. Insomma, Iago sembra avere proprio il cuore diabolico con un intelletto divino. Nessun cattivo nella storia della letteratura sembra esser così perfido, il male fine a sé stesso; nemmeno il Mefistofele di Goethe lo batte. Infatti, Mefistofele è un mostro, un demonio, un essere infernale nel corpo di un uomo, mentre Iago è di tutt’altra stoffa, lui è un uomo trasformato in diavolo! Il male peggiore!
Il male fine a se stesso o una motivazione nascosta?
Dopo aver delineato i personaggi principali, possiamo arrivare al nocciolo della questione: perché Iago agisce in modo così crudele? Le sue azioni sono veramente fini a se stesse? Fare del male per il gusto di farne? Le motivazioni che ci fornisce nel corso degli atti sono abbastanza valide come alibi?
Con i dati raccolti fino ad ora sembrerebbe proprio così. Eppure, se consideriamo la grande maestria e il genio di Shakespeare, non possiamo soffermarci solo alle apparenze, vi ricordate? Ce lo aveva detto lo stesso Iago “Io non sono ciò che sembro!”. Se poi aggiungiamo il fatto che quest’opera teatrale è una tragedia passionale, ci rendiamo conto che qualcosa ci sta sfuggendo. Infatti, pensando alla storia in sé, quella fra il valoroso Otello e la pura e graziosa Desdemona notiamo come l’unico vero sprazzo di gelosia accecante avviene nel momento dell’omicidio di quest’ultima, che nelle scene si consuma anche piuttosto rapidamente. Se di tragedia di passione si tratta, Shakespeare non avrebbe dovuto dedicare più tempo ad esplorare il sentimento della gelosia fra Otello e Desdemona? Farci vedere in modo più approfondito i gesti drammatici e violenti a cui questo sentimento porta?
Ecco allora un’altra ipotesi farsi strada nella nostra mente: dato che il rapporto più sviluppato nella tragedia è proprio quello fra il Moro di Venezia e il nostro infimo villain, se fosse proprio quest’ultimo, Iago, ad essere geloso di Otello?
Approfondiamo questa nuova tesi.
Sebbene Iago ci fornisca un pretesto, (a dire il vero ce ne fornisce molti) e cioè, secondo lui, Otello ci avrebbe provato con sua moglie Emilia, questo presupposto ci sembra del tutto debole e infondato. La caratterizzazione fornitaci da Shakespeare, che lo dipinge come uomo di grande onore, non coincide con ciò che afferma Iago. Quindi, quest’ipotesi è certamente da escludere. Come al solito il nostro “cattivone” ci prende in giro, ci vuol portare dalla sua parte facendoci credere che le sue azioni sono di vendetta per un torto subito. Ma tutte queste scuse che ci fornisce (arriva addirittura a giustificarsi adducendo di essere innamorato di Desdemona), sembrano indicare che forse nemmeno Iago stesso si renda conto del perché delle sue azioni.
Il nostro villain quindi, sarebbe geloso di Otello? Ciò non è affatto strano se pensiamo al contesto in cui la tragedia si svolge. Otello è il suo generale, il cameratismo creatosi a volte era talmente forte che i confini fra i commilitoni erano così intensi da considerare il proprio compagno d’armi più importante della moglie. Iago non a caso riversa il suo odio e i suoi piani di distruzione sulle due persone più vicine ad Otello: su Cassio, il suo braccio destro nella vita pubblica, e su Desdemona, la parte più importante nella sua vita privata.
Ecco allora il motivo servitoci su un piatto d’argento: se Iago non può avere il valoroso Moro, nessuno potrà mai averlo e, nonostante i suoi tentativi di convincerci del suo odio profondo verso il suo comandante, dobbiamo tenere in mente che lui non è quello che sembra e ciò che dice non è la verità.
A ciò vanno aggiunti dei momenti in cui Iago professa la sua devozione per Otello, per esempio nell’atto terzo scena III:
Iago: “My lord, you know I love you. trad. “Mio signore, voi sapete quanto vi voglio bene…”
In studi recenti (ndr. bibliografia in calce), sono state riscontrate nella tragedia, degli scambi di battute fra Iago ed Otello che sembrerebbero ricordare il rito del matrimonio con lo scambio dei “voti” sacri:
Othello: “Now, by yond marble heaven, in the due reverence of a sacred vow I here engage my words.” trad. “E ora, con la stessa devozione con cui si pronuncia un sacro voto, giurando sul cielo lucente, impegno la mia parola.”
Iago: “Witness, you ever-burning lights above! You elements that clip us round about! Witness, that here Iago doth give up the excellency of his wit, hands, heart, to wrong’d Othello’s service! Let him command, and obey shall be in me remorse, what bloody business ever.” trad. “Astri che splendete eterni nel cielo, siate testimoni; elementi che ci circondate, siate testimoni che Iago dedica la forza del suo ingegno, delle sue mani, del suo cuore, al servizio di Otello, ingiustamente tradito! Obbedirò con scrupolo ad ogni suo comando, anche se fossi costretto a spargere del sangue.”
E ciliegina sulla torta a suggellare queste “promesse” Iago conclude con : “I am your own for ever” (trad. Sono vostro per sempre). Insomma, sembrerebbe proprio che Shakespeare non abbia messo lì a “caso” queste parole, di sicuro quello che ci suggeriscono è che tra i due, protagonista e antagonista, si è creato un legame molto forte, indissolubile, al quale perfino gli astri del cielo fanno da testimoni.
E come finisce un villain?
Beh, in questo caso possiamo dire che la fine di Otello è anche la fine di Iago. La caduta di Iago inizia proprio quando Otello gli chiede la prova dell’infedeltà di Desdemona: da questo momento in poi Iago perde la freddezza, la lucidità, non parla più, agisce per conto proprio, sporcandosi le mani e restando a sua volta invischiato nella sua stessa trappola. Iago uomo calcolatore che usa la sua parte razionale per essere sempre un passo avanti rispetto agli altri, non è uomo d’azione, e quando è costretto ad agire, fallisce miseramente. Ciò nonostante, la sua maestria nel capire la mente umana e i suoi punti deboli fanno di lui un grande psicologo e un bravo sceneggiatore, da far impallidire il più bravo ed esperto degli scrittori di tragedie!
Un cattivo per ogni pubblico
Per concludere, anche se di cose da dire e da scrivere ce ne sarebbero moltissime, la grandezza di Iago sta nel suo creatore, il nostro Shakespeare, il quale prima di essere un poeta e un drammaturgo, era un essere umano, conosceva sé stesso, le sue debolezze, i desideri più reconditi dell’uomo. Era anche un bravo osservatore, proprio come Iago, e come lui, era sempre un passo avanti agli altri in quanto sapeva ben interpretare le esigenze del pubblico dell’epoca; l’unico svago era il teatro e doveva essere cruento, mettere in scena i vizi più gravi, i desideri proibiti a cui ogni uomo o donna avrebbe voluto dar sfogo, solo così poteva attirare l’attenzione della platea. Insomma, non a caso, dopo 400 anni, Shakespeare ci insegna ancora molto e molti scittori e poeti prendono spunto dalle sue opere e dai suoi personaggi!
Non è forse vero che le storie che vi appassionano di più sono anche quelle dove il cattivo è estremamente cattivo?
E se avete letto Shakespeare, qual è il vostro cattivo preferito?
Bibliografia
BRADLEY, A.C. , Shakespearian Tragedy, MacMillan,London
COLERIDGE,SAMUEL TAYLOR, Lectures on Shakespeare,Every Man’s Library, vol 162 London 1937
WINSTON,G.T. ,Mephistopheles and Iago.A lecture delivered March 30, 1887, Chapel Hill
SHEPARD, A. , Meanings of Manhood in Early Modern England, Oxford 2003
DIGANGI, M. The Homoerotics of Early Modern Drama. Cambridge Up 1997
Guest blogger: Roberta Bacchin
Roberta si è sempre dedicata allo studio delle lingue e delle letterature straniere, in particolare inglese, spagnola e francese. Grazie alle due tesi di laurea, in Lingue e Culture Moderne e in Lingue e Culture Europee ed Americane, ha potuto approfondire i percorsi letterari di due poeti e drammaturghi quali Federico Garcia Lorca e William Shakespeare. Di particolare rilievo è la tesi dal titolo: “Shakesperian Tragedy: the Role of the Villain on Analysis on Richard III, Othello, King Lear and Hamlet” (Tragedie Shakesperiane: il ruolo del cattivo nelle analisi di Riccardo III, Otello, Re Lear e Amleto). Qui si esplora la figura del “villain”, cioè del personaggio cattivo, all’interno di quattro tragedie famose di Shakespeare, offrendo anche alcuni pensieri innovativi che gettano una nuova luce su dei personaggi già assodati.
Per mantenersi agli studi è diventata nel 2011 istruttrice di Jazzercise, un programma di dance fitness che prevede attività aerobica e di tonificazione coreografate. È tutt’ora attiva con i suoi corsi sia per adulti che per bambini e ragazzi.
Dal 2013 è docente di Inglese e Spagnolo ed attualmente insegna inglese in un istituto professionale di Padova.
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Questa volta il meme-blog lo lancio io! Il tema da approfondire è: quanto il lavoro che facciamo per vivere influenza poi il nostro approccio alla scrittura?
Già da un po’ infatti negli altri blog che seguo, quanto ci confrontiamo nei problemi e nei dubbi della scrittura creativa si denota una differenza nella gestione della nostra attività: chi parte già con un’idea precisa del finale a cui puntare, chi si addentra da subito nella psicologia dei personaggi e nello studio dei loro conflitti, chi struttura precisamente la trama già suddivisa in capitoli, chi parte da una situazione esistente e si lascia guidare parola per parola lungo la storia.
C’è poi l’aspetto meramente organizzativo dello scrivere: dalla scelta carta-penna ai software di writing, dalla revisione del testo con miliardi di post-it appesi alla parete (mi hanno citato uno scrittore di fantascienza che si era organizzato così, ma non ricordo il nome), alla lettura al contrario per intercettare refusi ed errori ortografici.
L’idea di aprirne un meme è nata nell’ultimo post di Anima di carta, all’interno dei commenti, dove parlando proprio del finale di un romanzo, i “tecnici” hanno concordato che in “tutti i lavori in cui si progetta l’organizzazione del lavoro, sapere quale debba essere il risultato aiuta molto nell’ottenerlo”.
Siamo sicuri che la scrittura debba essere organizzata? O è solo una nostra comodità e magari la Musa vorrebbe essere lasciata libera dal guinzaglio?
Che lavoro faccio?
Come forse avrete intuito, o letto nella mia biografia qui sopra o nel mio profilo Linkedin raggiungibile dai bottoni social (ma avete notato che quando ci andate sopra col mouse, le palle girano? 😛 ), sono un consulente informatico.
Non occorre specificare il mio curriculum, ma basterà dire che effettivamente nel mio lavoro si comincia dall’esigenza del cliente, vengono delineate le specifiche funzionali (il risultato finale da raggiungere) e le specifiche tecniche di dettaglio (quali strutture e componenti andremo ad utilizzare), per terminare con la parte operativa (installazioni, configurazioni, righe di codice, sussurri ai database, martellate ai server…).
Nel campo dell’informatica l’essere precisi ed ordinati fa una bella differenza, per non dire che è prerequisito essenziale. Basta una virgola nel punto sbagliato del programma e si pianta tutto. Potrei raccontarvi di come al terzo giorno di un nuovo lavoro, anni or sono, con un linguaggio in apprendimento, mi sono dimenticata la condizione d’uscita da un ciclo pressoché infinito, di fatto mandando in tilt due server di collaudo e obbligando il riavvio delle macchine. Potrei, ma meglio che non diciamo nulla.
Finché si tratta di test va ancora tutto bene. Ma per gli ambienti di produzione non è ammissibile l’errore, soprattutto se si tratta di servizi di pubblica utilità. Sono quindi abituata a pianificare e strutturare il mio lavoro.
Tutto rose e fiori?
In realtà proprio no. Sono convinta che l’eccesso di organizzazione uccida la creatività, quindi in un certo senso noi tecnici partiamo pure svantaggiati nella scrittura di narrativa.
Ma quest’anno durante un corso di comunicazione aziendale ho conosciuto una teoria interessante sulle personalità.
Gli stili sociali
La teoria degli Stili Sociali si basa sul lavoro di David Merrill (per approfondire: David W. Merrill, Roger H Reid, Personal Styles & Effective Performance, CRC Press 1981), che ha usato l’analisi fattoriale per identificare due scale, individuate come assertività e reattività/emotività. Il risultato è un modello che ha quattro quadranti che delineano i quattro stili sociali:
Analytical, analitico: specialisti della tecnica
Driver, conduttore: specialisti del controllo
Expressive, espressivo: specialisti del sociale
Amiable, amabile: specialisti del supporto
I pinguini di Madagascar, (C) 2014 DreamWorks Animation
(Vi svelo un segreto: erano almeno quattro mesi che morivo dalla voglia di preparare questo schema! Ma ve l’ho detto che io e Nostromo andiamo matti per i pinguini??)
Ecco le caratteristiche principali dei quattro stili sociali:
Per determinare il proprio stile sociale ci sono dei vari test a risposta unica, che poi indicano il grado di assertività ed emotività all’interno del grafico, individuando il vostro quadrato di appartenenza.
Uno gratuito lo potete trovare qui: The Keirsey Temperament Sorter®-II
Volete sapere di che stile sono io?
Sono un Driver, un guidatore, un navigatore!
Nel cartone animato, Skipper non fa mai in tempo a dire “Rico ci serve…” che lui ha già buttato la bomba.
Però io non vomito martelli, eh! 😀
Ovviamente questo è un modello semplificato e come tutti i grafici va preso con le pinze. La nostra posizione non è così rigida all’interno di quell’area, esistono varie sfumature (il risultato del test sono due numeri che individuano la posizione all’interno delle due scale):
Soprattutto noi ci muoviamo all’interno del grafico: sarò anche un Driver nel lavoro quotidiano, ma sono abbastanza Expressive con i miei amici (“Dai, facciamolo! Ma no, non è una cazzata, ci divertiamo! Fidati!”), divento decisamente Analytical quando si tratta di controllare le condizioni bancarie (“Guardi, secondo questa clausola, ho diritto a questo…”) e sfocio nell’Amiable quando si tratta dei lavori domestici (“Stirare? Perchè? Ma soprattutto perchè io?”).
Come sono quando scrivo?
Vi sembrerà strano, ma divento Amiable-Driver.
Il mio problema è che scrivo revisionando. Lavoro doppio ha detto qualcuno. Concordo.
I post del blog oramai li scrivo con notepad/blocco appunti, perché sono tecnici o colloquiali, non è scrittura creativa.
Ma se devo scrivere racconti ho bisogno della carta. Probabilmente l’ispirazione mi passa dritta dal cervello alla mano, dal callo alla penna (Ve l’ho detto che ho il “callo dello scrittore”? Giuro! Con l’uso della tastiera però si è ridimensionato rispetto alle scuole superiori).
Su carta scrivo, cancello, depenno, scrivo a lato, piazzo asterischi, barro il foglio, riscrivo… insomma, il risultato è un macello, non mi ci ritrovo più e per raccapezzarmi passo al Word. Già lì parto con un’altra revisione. Ogni volta che riparto con lo scrivere (perché nel frattempo elaboro mentalmente le scene) rileggo da capo, e di solito trovo i refusi.
Poi, molto poi, chiudo. Stampo, rileggo, revisiono di nuovo. Quando “suona bene” passa dal beta reader, il quale dice la sua. Refusi o sviste di battitura, ma di solito poche cose.
Col lavoro e tutto il resto, difficile chiudere un racconto breve in un mese…
Cioè, in questo caso, l’organizzazione va a farsi friggere.
Però non ho ancora ammazzato la Musa, e questo è più importante, direi.
E ora tocca a voi!
Se siete lettori potete divertirvi ad individuare il vostro stile sociale, o quello del vostro autore preferito.
Se fate parte della categoria “blogger scribacchini aspiranti pubblicazione”, non vi resta che partecipare al meme.
Lasciatemi nei commenti sotto il link al vostro post, che poi raccoglierà ordinatamente.
E magari alla fine del giro riusciremo anche a trarne tutti un ottimo spunto di miglioramento!
La scorsa settimana mi sono ritrovata all’interno di una discussione sulla valutazione come “romanzo storico” della saga di Outlander di Diana Gabaldon (la mia attuale scatola di cioccolatini…e chi è in dieta sa cosa intendo), piuttosto che “romance” o addirittura “fantasy” e di quali fossero i criteri per inquadrarlo in un genere anziché in un altro. Certezze non ne ho, e vorrei chiedere qualche aiuto a voi lettori.
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