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voli pindarici

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Dopo ben 70 puntate e quasi 700 versioni diverse (valore stimato) il Thriller Paratattico se ne va in pensione.
A darne l’annuncio Marina Guarneri nel suo blog Il Taccuino dello Scrittore che ci ha invitato ad un Gran Gala di commiato, scrivendo una nuova versione free-style, in totale libertà di tema, di contenuto, di lunghezza, di ispirazione, o andando a ripescare uno degli esercizi già svolti con una nuova sfavillante interpretazione.

E io non ho avuto dubbi sulla mia scelta…

Ci risiamo. Mi è scappato un altro volo pindarico. E questa volta direttamente sul podio.
Tutto è cominciato con il “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso, che ha dato in gestione tutte le sue rubriche agli altri blogger a turno, per un giro turistico primaverile. Una di queste è il fantomatico “Thriller Paratattico”, un gioco letterario ereditato da un altro stimato blogger, Helgaldo di dadovestoscrivendo. Ogni volta viene richiesto di adattare un testo di base, attenendosi alle indicazioni fornite e sfoderando tutta la propria fantasia.
In quest’ultima sfida, ospitata presso Il Taccuino dello Scrittore, Marina Guarneri ci ha invitati a tingere di rosa, più rosa che si può, la storia paratattica e trasformarla in una trama romantica.

 

Thriller paratattico

 

 

Thriller paratattico originale

Questo il testo di partenza di tutte le 44 puntate finora contemplate:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne.
La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
Alfred Hitchcock con Helgaldo

Qui trovate l’elenco di tutte le esercitazioni e relativi vincitori: Thriller paratattico
Ci sono inversioni di genere (femminile diventa maschile e viceversa), effetti speciali con lens flare (scrivere con le inquadrature da cinema) ed una tutta puffata di blu (accipuffolina che divertente!). Il risvolto romantico mancava proprio all’appello.

 

Thriller paratattico in rosa

Basta, però, con paure, irrequietezza, violenza, incubi. Tingiamo di rosa questo “noir” paratattico. Regaliamo alla nostra fanciulla sperduta una giornata indimenticabile, luminosa, imbevuta di ottimismo e circondata da sorrisi. Qualunque cosa, purché anche lei possa godersi questo inizio di primavera.

Così Marina ci ha invitato a trasformare il testo originale “nella storia più rosa che vi venga in mente”. Sul suo blog trovate tutte le versioni che hanno partecipato al gioco: Thriller paratattico in rosa
Devo dire che sono stati tutti bravi: testi brillanti, alcuni complessi, e trame davvero fantasiose. Il breve paragrafo di partenza si è sviluppato in narrazioni di ottimo taglio.

Come al solito, non pensavo di partecipare.
Il rosa è uno dei miei colori e i “voli pindarici”, che già scrivo per un selezionato pubblico privée, sono decisamente di questa tinta (il nome “volo pindarico” l’hanno dato loro), ma sul momento non trovavo un appiglio per conformarmi alle linee guida dell’originale.
E poi l’idea si è fatta strada da sola.
Da subito ho scartato la proposta di matrimonio come fulcro del racconto, mi sembrava troppo scontata (e forse non ho più l’età…).
Parigi è già di per se la città dell’amore, quindi il rischio diabete è altissimo, ma volevo tenermi un po’ di mistero del vecchio thriller paratattico.
E cosa c’è di meglio di un appuntamento al buio per mantenere la suspense? (L’attesa del piacere è essa stessa il piacere)
Siamo poi nell’era dei social e può succedere davvero di tutto!
Così è nata, di colpo, in un’oretta nemmeno, questa versione.
L’ho scritta ridendo (credo di avere il ghigno dello Stregatto quando scrivo questi testi) e col battito davvero accelerato.

 

Volo pindarico parigino

Parigi è sempre una buona idea. (Sabrina)

No, non mi sono persa. Google Maps ha deciso di farmi impazzire con il suo scarto di pochi metri, per cui ho sbagliato già tre volte le vie, ma sono a Montmartre e oramai ci siamo. Il cuore fa un altro tonfo dall’agitazione.
Dietro di me, la collina del Sacré Coeur si staglia maestosa ai raggi obliqui del sole al tramonto. E mi pare di sentire l’ammonimento dei suoi cavalieri guardiani: “Stai per fare una cavolata!”
Forse, ma ho preso tutte le precauzioni del caso. Se mi si scarica il cellulare, ho la batteria ausiliaria in borsa. Ci sono due persone informate di dove mi sto recando, quindi sanno dove cercarmi. E in tasca, incollato alla mia mano sudata, sto stringendo saldo lo spray al peperoncino. Il gatto dei vicini, volontario, ha appurato che funziona alla grande.
Semaforo rosso.
Attendo con gli altri pedoni.
Sorrido. Lui-LUI è qui, siamo sotto lo stesso cielo. Ho visto le immagini della conferenza stampa di questa mattina, tutto il cast al completo. Non ho trovato i biglietti. E se anche li trovavo, mi toccava andarci da sola, alle altre colleghe non interessa. E non so se ne avrei avuto il coraggio.
Sospiro. E ora chi sto andando a incontrare?
Non lo so, non so chi sia lui-secondo-profilo. In realtà potrebbe anche essere una lei, un’altra fan. O un‘idiota che mi ha preso in giro per mesi. Sei mesi, per l’esattezza. Devo essere impazzita. Non ci ho nemmeno pensato stamattina, quando ho pubblicato la foto della Tour Eiffel all’alba dal nostro albergo. Ma lui-secondo-profilo, o lei…mi ha subito mandato un messaggio privato.
“You’re in Paris? Me too! We must meet!” (traduzione: Sei a Parigi? Anch’io! Ci dobbiamo incontrare!)
Semaforo verde, e il cuore fa un altro ruzzolone.
In un modo o nell’altro, oggi risolverò questo mistero! Quello di un profilo che è un enigma.
E’ spuntato fuori all’improvviso, quasi una notifica sbagliata del social. Nelle sue informazioni ha scritto “I am not what I am” (traduzione: Io non sono ciò che sembro) citando l’Othello di Shakespeare, guarda caso una delle opere portate in teatro da lui-LUI, il profilo ufficiale. E nella citazione lasciando in maiuscolo delle lettere sparse, ma che prese singolarmente compongono proprio il nome di lui-LUI.
E poi sono diventata una stalker, mio malgrado.
Ho scoperto che lui-secondo-profilo si trova sempre nella stessa città di lui-LUI, per lo meno scrive e risponde allo stesso fuso orario. Potrebbe anche essere il suo autista.
O la sua agente, la sua truccatrice. La domestica.
No, lui-secondo-profilo pensa al maschile. Ha gusti sportivi da uomo. Anche quelli musicali non sono un granchè. Ed è così simile nelle risposte a quello che leggo nelle interviste di lui-LUI. Non riesco nemmeno a dire il suo nome, ho paura di svegliarmi all’improvviso e scoprire che era solo una sbornia.
Ecco, ci siamo. Questa è la via che mi ha dato.
Il bar è all’angolo in fondo. Pochi metri. Respiro a pieni polmoni più volte, cercando di rallentare i battiti, e m’incammino.
Il peggio è che non so come riconoscerlo. Lui invece si, ha visto tutte le mie foto, io uso un profilo chiaro, non ho niente di che nascondere. E se arriva, mi vede e decide che dal vivo non sono così interessante, ancora prima di palesarsi?
Mi lascerà lì da sola ad aspettare inutilmente?
Qualcosa mi dice che non lo farebbe mai. E’ sempre stato di parola, in questa strana amicizia online.
E se davvero è lui-LUI, perchè diamine ha deciso di incontrare ME?
Entro nel locale e nelle luci soffuse noto che è frequentato per lo più da uomini attempati. Nell’aria il profumo acre del tabacco da sigaro ed una nota aromatizzata di alcool. Whisky. Ecco perchè l’ha scelto.
Sempre più sconnessa, mi siedo al bancone del bar, in posizione strategica con l’entrata alle spalle, ma visibile dallo specchio a tutta parete davanti a me. Lo vedrò prima che lui veda me?
Il barista si presenta per l’ordine. Prenderò proprio un bicchiere di whisky, chissà se se ne accorgerà.
Appena servita, scorgo una donnona corpulenta entrare affannata dalla porta, seguita da un’amica più striminzita.
Tutte e due indossano le magliette ufficiali dell’evento di stamattina e si guardano intorno in cerca di qualcosa.
Cazzo.
E’ una lei.
Una fan di quelle assatanate anche.
Nascondo il bicchiere tra le mani e abbasso il capo tra le spalle, cercando di diventare invisibile.
Eppure se ne vanno subito, non sembravano interessate ad un riconoscimento.
Forse cercavano solo una cafétéria.
Affranta, guardo se ci sono nuove notifiche social. Quando una voce profonda al mio fianco disintegra i miei pensieri.
“Wasn’t need whisky…I recognized the jacket…” (traduzione: Non c’era bisogno del whisky…Ho riconosciuto la giacca…)
Sbircio lo specchio ma riconosco la sua voce non doppiata.
LUI è lui, lui-LUI è lui, lui è lui-LUI. E’ LUI!
Eppure non sono sconvolta. Mi sento finalmente tranquilla. Ho parlato per mesi con quest’uomo. Mi volto.
“You’ve never seen this jacket!” (traduzione: Tu non hai mai visto questa giacca!)
“I was sure you had one. It’s more…you.” (traduzione: Ero sicuro che ne avessi una. E’ così…tu.) E scuote la testa ridendo.
Si, è famoso. Si, è dannatamente sexy. Ma visto da vicino, senza il filtro di Photoshop, si ridimensiona parecchio. Lui è secondo-profilo, è una persona con cui mi piace chiacchierare, abbiamo la stessa ironia di fondo.
“Really, whisky is for you!” (traduzione: Davvero, il whisky è per te!)
Prende il bicchiere e lo sorseggia. La sua faccia schifata è da Oscar.
“Ach, my God…what’s this?!” (traduzione: Ach, mio Dio…cos’è questo?!)
Un attimo dopo i nostri occhi si incrociano e si fissano per un’eternità.
“You were right…infinity…” (traduzione: Avevi ragione…infinito…)
E so di che cosa sta parlando. Blu contro blu.
«Mezza corona, prego!» interviene stizzito il barista.
Senza mai scostare lo sguardo dal mio, lui estrae una moneta dal taschino e la sbatte con un sonoro pugno sul bancone. Tutti i bicchieri sobbalzano rumorosamente, insieme agli astanti.
Mai contraddire uno scozzese.

 

And the winner is…

Qui trovate tutti i voti ed i commenti espressi dai lettori, per le varie versioni pubblicate: Thriller in rosa: la votazione Il Volo pindarico parigino ha conquistato il podio con 10 voti su 24 totali. Il colore rosa ha portato vitalità e nuovi autori a questo gioco!

Thriller paratattico: il vincitore

 

Ringraziamenti

Prima di tutto ringrazio le mie Sassenachs lettrici che hanno letto l’ennesimo volo pindarico in anteprima e sono corse a votarlo (ed ho sempre il dubbio che votino lui-LUI, invece che me… che lui-LUI è molto più…più…più!).
Questo è il settimo volo terminato, altri 3/4 in cantiere. Se arrivo a 99 mi toccherà davvero pubblicarli e confessare.

Poi ringrazio Nostromo Alex che mi ha pubblicizzato sui social. E devo dire che proprio da Facebook ho avuto delle sorprese: chi mi ha prima votato sulla fiducia e poi se n’è ritornato a dirmi “Ma sai che l’ho letto e scrivi proprio bene?”

Ringrazio Mister E. che, come suo solito, mi ha messo in crisi con una sola frase: “Preferisco quando scrivi così!” Ma “così” come? Più corto? In prima persona? Più suspance? Più rosa? Ma se ai maschi non piace il romance?!

Ringrazio tutti quelli che mi han votato, anche quelli non mi leggono sul blog, non aprono nemmeno la newsletter, ma quando han sentito di potermi votare e partecipare a qualcosa si sono fatti vivi. Come fare a incuriosirvi il resto del tempo?!

Infine ringrazio Michele, Helgaldo, Marina, tutti i blogger che han partecipato e che incrocio in questi ed in altri siti. Sharing is caring e voi siete un’evoluzione continua.

Grazie, grazie e ancora grazie a tutti.

Questo post io non pensavo di scriverlo. Ma poi ieri Mister E. mi dice: “Il blog è personale? Si. Riguarda la scrittura? Si. Ti sei già risposta.” E ieri mattina la ciurma, in particolare l’addetto alla bussola seo, mi spiega: “Assolutamente devi farlo. Un riconoscimento, per quanto piccolo, va celebrato!” Quindi eccomi qua a spiegarvi come sabato scorso ho ricevuto una menzione speciale.
Più o meno è andata così…

 

Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa

Contest I'm not a groupie

Passa questa immagine nella mia bacheca Facebook e leggo testualmente:

“C’erano una volta una libraia e una non-groupie, che andarono a una festa in onore di uno scrittore e del suo nuovo libro…Vuoi vincere un libro Marsilio Editori? Leggi il nostro racconto a quattro mani e aiutaci a trovare il finale adatto! Hai tempo fino a venerdì 19 febbraio.”

Sto infatti seguendo questo bellissimo blog, “I’m not a groupie” (le groupie negli anni sessanta erano fan particolarmente scatenate che accompagnavano i grandi rocker in tournée; ma queste blogger appunto non sono groupie!), un blog per 40enni (coff coff!) libere, intelligenti, colte e spiritose. Grazie a loro ho seguito tutto Sanremo senza accendere la televisione e non mi ero mai divertita tanto!

La non-groupie del contest è Elena Giorgi, la libraia timida è Cristina Di Canio, autrice del blog La scatola lilla e spacciatrice di sogni nella libreria proprio color lilla Il mio libro a Milano. Non le conosco personalmente, ma sono arrivata in questi lidi tramite altri siti e condividi nei vari social.

Il racconto della festa inizia nella scatola lilla di Cristina: Metti una libraia timida e una non-groupie a una festa
Poi prosegue nel blog non-groupie di Elena: Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa 
Quando arrivo a leggere io, ci sono già una decina di finali nei commenti, tutti molto divertenti, viene mantenuta l’ironia dell’incipit, uno addirittura con un risvolto poliziesco.

E chiudo lì.
Non pensavo di partecipare.
Che c’entro io?

 

E poi si scrive da solo

Dovrei tarare il finale in prima persona di Elena.
Bisognerebbe conoscere a fondo le protagoniste.
Azzardare qualcosa di ironico, ma verosimile. Senza saperne nulla. Una sfida!
Ma perché tutti gli altri si sono fiondati sullo scrittore? Chi è esattamente costui?

“…stiamo andando a una cena in onore di un noto scrittore di gialli, che ha già pubblicato una famosa e vendutissima trilogia dedicata al male e che da qualche giorno è tornato sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo.”
“Il vincitore avrà in premio una copia del libro di cui vi abbiamo dato diversi indizi (ve ne diamo un ultimo: la casa editrice è Marsilio).”

Apro il sito della Marsilio Editori ed in homepage campeggia la pubblicità del nuovo libro di Roberto Costantini “La moglie perfetta” di prossima uscita. Clicco per andare nella scheda del romanzo. “Dopo il successo internazionale della Trilogia del Male…” Ok, è il nostro uomo.

Ma è davvero ansioso o timido come lo descrivono? Nella sua biografia leggo “ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss.” Non ce lo vedo proprio. E poi gli altri concorrenti del contest hanno tutti puntato su di lui. Uhm, non va.

Ci vuole un Pàtton.
(Se vuoi sapere chi è, clicca qui sopra su I dolori del giovane Pàtton)

Raccolgo le informazioni delle protagoniste disseminate come briciole di pane nei due testi. A Cristina piacciono gli angoli e le noccioline. Elena è una valchiria indomita nel suo tacco 13 che teme solo quel bellissimo tappeto orientale.
Insomma, in men che non si dica, il mio finale si scrive da solo.
La forma è quella che io definisco “volo pindarico” (l’espressione arriva dal poeta greco Pindaro, si intendono proiezioni in un mondo irreale, creativo, a sé stante). Di solito i voli pindarici li scrivo per alcune amiche di lettura ed hanno un altro soggetto, di cui ovviamente vanno pazze. Solo loro… 😀

Come ogni volo pindarico che si rispetti c’è una fortunata donzella. Chi scegliere?
Ho una predilezione e una simpatia per le persone nascoste nell’angolo, che non sai mai da quanto tempo sono lì. Sono quelle che osservano, colgono le sfumature dove gli altri vedono solo contrasti, serbano sorprese.
Perché modestamente anch’io di angoli me ne intendo. Offrono la visione migliore, ti consentono di tenere tutto sotto controllo. Per non parlare delle conversazioni con la carta da parati, sempre molto accondiscendente a qualsiasi mio sproloquio.

E quindi eccolo qua:

 

Il mio finale

Inizia il racconto nel blog di Elena e poi prosegui.

Finalmente la padrona di casa interviene elegantemente a salvare l’ospite dalla calca, offrendogli un flute di prosecco e la presentazione di un altro giornalista per una fugace intervista.
Impeccabile in vestito grigio e camicia nera, gli occhi calmi ma anche un po’ stanchi, forse ansiosi di tornare a casa, dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta quando gli chiedono del suo nuovo libro, quasi mangiandosi le parole, divorandole.
Dietro di lui, quasi un’ombra alle sue spalle, intravvedo un uomo, più giovane, capelli bruno rossicci, indisciplinati nonostante il gel, avvenente senza indugi, ma soprattutto uno sguardo blu terso che sembra cercare…una via di fuga.
Mi giro verso Cristina e la vedo con la bocca aperta e la nocciolina in mano, sospesa a mezz’aria. Anche lei l’ha notato.
Chi sarà mai? il figlio dello Scrittore? forse il suo editor? o il suo pupillo, un aspirante autore in apprendistato?
Mentre la curiosità ci spinge inconsciamente ad avanzare di centimetro in centimetro verso il fulcro della serata, le orecchie tese a distinguere frasi in lontananza, ecco lo Scrittore presentare lo sconosciuto come “il suo assistente”.
Io e Cristina ci fissiamo complici.
Mi giro e parto all’attacco, dirigendomi verso il centro della conversazione, ora o mai più.
Rimango un attimo interdetta dal fatto che l’Assistente, pure in un accurato completo blu ma senza cravatta, indossi un paio di sneaker sportive. Il color fumo della tomaia potrebbe anche passare inosservato, ma le stringhe e la suola arancione fluo decisamente no. Qualcun altro si è dimenticato le scarpe a casa stasera.
Quasi rispondendo alla mia domanda, alza lo sguardo verso di me, come se mi riconoscesse.
Lo vedo scusarsi con lo Scrittore ed avanzare verso la mia posizione.
Cerco di ricordare dove posso averlo già incontrato ma no, memoria irreperibile.
Sto quasi per incrociarlo quando mi accorgo che la sua vista punta oltre, dietro la mia figura. Mi giro seguendo quell’ipotetica traiettoria.
Sta andando verso Cristina e le sta sorridendo ad arcata dentaria spianata!
Dal canto suo Cristina è color mogano come il secretaire al fianco e sta indietreggiando ancor di più in ritirata nel suo angolino.
“Buonasera, ma lei non è la libraia della scatola lilla?” le chiede un po’ impacciato.
“Sssssi”
“Mi ricordo di lei. Abbiamo partecipato ad un altro evento…quello all’angolo ero io però…c’è sempre troppa confusione…”
Questa poi!
Dietro di noi all’istante succede l’inverosimile. Un paio di fashionissime ballerine Jimmy Choo a punta aguzza decidono di infilzare al bordo quel bellissimo tappeto orientale, determinando una caduta rovinosa e poco signorile della loro padrona. Paonazza, si rialza con l’aiuto degli astanti imbarazzati quanto lei.
Se anche le ballerine diventano pericolose, non c’è proprio alcuna certezza! Tanto meglio rischiare con i tacchi!
La serata termina con Cristina e l’Assistente a chiacchierare amabilmente nel loro paradisiaco angolo, scambiarsi i numeri di telefono, accordarsi per qualche altro evento. E forse anche una presentazione dello stesso Scrittore nella sua libreria.
Pare che questa volta il lavoro sporco sia toccato a lei. Sorrido.
All’uscita la vedo comunque pensierosa.
“Che c’è?”
“Ma sai che, a sentirlo parlare…l’Assistente intendo…non lo so…sembra quasi che il libro l’abbia scritto lui?”
Ci guardiamo sconcertate per un secondo.
“Naaaaaaaaaa…”

 

And the winner is…

Contest winner

Non ho vinto, ma mi è stata attribuita una menzione speciale. Piccole soddisfazioni. Ma è già molto per un volo pindarico!

 

Comunque le malefiche ballerine a punta aguzza esistono davvero, collezione Resort 2015! Tremate tappeti! Ballerine nere Jimmy Choo