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Risorse per scribacchini

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Questo possiamo definirlo un post “su richiesta”, perché io ai miei lettori ci tengo e se posso essere d’aiuto non mi tiro indietro.
Stavamo infatti verificando come anche un semplice programma di videoscrittura da ufficio, con qualche accortezza, possa essere utilizzato per scrivere un libro, lasciando da parte la complessità dei software per la scrittura creativa, come yWriter o Scrivener.
Ci eravamo quindi addentrati nell’analisi dei più conosciuti, con uno sguardo anche alle utility in cloud:

Non sono gli unici programmi con cui scrivere un testo lungo, soprattutto oggi con internet abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta sia di programmi gratuiti da installare sul proprio computer sia app consultabili dal proprio smartphone o tablet in viaggio.
Qualcuno tra i commenti si è messo in lista per Dropbox Paper, che avevo citato io perché proprio in quei giorni mi era giunta notifica di aggiornamento (utilizzo Dropbox, ma finora non avevo mai provato Paper nemmeno io).

Rimane però il fatto che ognuno deve trovare lo strumento adatto per sé stesso, quello che gli consente di scrivere con velocità e destrezza un testo che sia il più accurato possibile (onde limitari i danni in fase di revisione, che rischia di divenire infinita). Probabilmente la scelta dipende anche da che tipo di scrittori siete: Plotter, pantser …o plotser? 

Tornando al nostro Dropbox Paper, se devo essere sincera, un pochino mi ha deluso.
E’ vero che si tratta di un servizio recente rispetto al suo concorrente Google Docs (rilasciato ad ottobre 2015) e che è stato sviluppato ponendo maggior attenzione al lavoro in gruppo e alla collaborazione, più che come editor di testo individuale.
Però per conto mio, mancano i fondamentali: se devo scrivere un testo, da condividere o presentare ad un pubblico, il minimo indispensabile è il correttore ortografico, non credete?

Il mestiere di scrivere di Raymond Carver è stato il mio secondo manuale di scrittura creativa, o così credevo, perché non è assolutamente un manuale.
Mi è apparso come acquisto consigliato sotto al Manuale di scrittura creativa di Roberto Cotroneo, di cui ho già scritto sempre per la categoria Che cosa ho imparato da…, e così l’ho preso come secondo testo per “fare sul serio”. Come altri, sono stata abbindolata da una quarta di copertina che promette qualcosa che non è:

Esercizi di scrittura creativa, lezioni, istruzioni per la composizione di una short-story, note sull’arte della concisione. Uno dei maestri della narrativa americana racconta “il mestiere di scrivere” in un libro che è il breviario di un artigiano della parola e un atto d’amore verso la letteratura.

Viene da pensare che, come per Roberto Cotroneo appunto, anche Raymond Carver abbia messo insieme i suoi appunti dai corsi di Creative Writing tenuti nell’America degli anni ’70 in un testo che è il concentrato della sua arte di insegnante, oltre che di scrittore.
Quando ho avuto finalmente il volume tra le mani ho realizzato che si tratta di una raccolta: sono per lo più saggi sui suoi racconti e poesie, ne spiega l’origine, il significato, il suo modo di lavorare su quel testo in particolare. Ma come faccio a capire ciò che dice se non ho sottomano proprio quei racconti e quelle poesie? Perché in questo volume non ci sono e io leggevo Carver per la prima volta. Avrebbe avuto più senso pubblicare anche quelle, piuttosto che rimandare ad altri quattro libri differenti.

Galeotto però fu l’incipit del primissimo saggio di Carver, proprio “Il mestiere di scrivere”, letto dall’estratto online, perché uno scrittore che non riesce andare oltre alla lunghezza del racconto sembrava parlare alla sottoscritta:

Verso la metà degli anni Sessanta, mi sono reso conto che avevo qualche difficoltà a concentrare l’attenzione su opere narrative di una certa lunghezza. Per un po’ di tempo ho avuto difficoltà a leggerle, oltre che a cercare di scriverne. La mia capacità di attenzione si era come esaurita; non avevo più la pazienza necessaria a tentare di scrivere dei romanzi. È una storia complicata e troppo noiosa per raccontarla ora. Però so che ha molto a che fare con la ragione per cui scrivo poesie e racconti brevi. Presto dentro, presto fuori. Niente indugi. Avanti. Può darsi che sia successo perché a quell’epoca, mentre mi avviavo verso la trentina, avevo perso qualsiasi ambizione di grandezza. Se questo è vero, be’, tutto sommato credo sia stato meglio che mi sia andata così.

Per questo la ritengo comunque una lettura importante, anche se zoppicante per chi è a digiuno di questo autore. Ora questo libro lo trovate in un’altra versione, rispetto alla mia in foto, con una nuova introduzione di Marcello Fois.
Come al solito, condivido con voi i miei appunti, le sottolineature nel testo (solo i manuali di scrittura mi azzardo a “sporcare” in maniera così sacrilega!) e i ragionamenti. Prima ho voluto leggermi l’antologia più famosa di Carver, per capire se, a fronte dei suoi consigli, mi piacevano poi i racconti che scriveva. Ho letto quindi Cattedrale, nella versione rivista dal famoso editor Gordon Lish. Ma non è stato proprio amore…

Quando si ha a che fare con un’enorme mole di dati, qualsiasi strumento ci consenta di semplificarli e dipanare la matassa è il benvenuto. Sia che si tratti di gestire le ricerche per la propria tesi di laurea o gli aspetti dell’ultimo progetto lavorativo da chiarire con il cliente, occorre qualcosa di evoluto rispetto alla struttura lineare di un semplice documento.
Per questo motivo si utilizzano anche a livello informatico le mappe mentali (anche se il termine corretto sarebbe solution map).

Anche senza accorgermene, ma spesso mi ritrovo a scrivere nei fogli i miei appunti proprio nel formato di mappe mentali: anche la mia to do list giornaliera segue lo schema di una mappa mentale, partendo dagli appuntamenti salienti, fino a terminare nel particolare e negli aspetti di poco conto, che potrei anche rimandare.

Per la facilità di memorizzazione, in quanto concentrato sull’aspetto visivo, le mappe mentali vengono anche sempre più impiegate in ambito scolastico. Aiutano molto gli alunni a chiarire i concetti per gradi e assimilarli più velocemente.
E conosco molti scrittori e blogger che preferiscono organizzare il loro materiale, definire i loro personaggi e la struttura della propria storia proprio con le mappe mentali, per avere sempre una visione d’insieme della direzione.

Vi presento quindi Coggle, uno strumento facile, intuitivo, coloratissimo e soprattutto gratuito! Le vostre mappe mentali online a portata di click!

Che ci crediate o meno, questo post è lì che ronza dentro la mia testa da maggio. Uno di quei tarli che scava dubbi e l’unica maniera per fargli smettere questo estenuante lavoro è scriverlo nero su bianco, fissarlo una volta per tutte sulla carta (in una pagina web in questo caso) per guardarlo dritto negli occhi e dirgli: “Adesso basta, parliamoci chiaro!”

Parte tutto da un articolo letto dalla newsletter della rivista americana Writer’s Digest: 5 Ways an Author Blog Could Kill Your Writing (and What to Do Instead) di P.S. Hoffman, un autore di fantascienza che ha un blog di consigli per scrittura (dunque contraddice pure se stesso), che gioca spesso con i titoli che iniziano con un numero come 5 modi, 7 segreti, 21 trucchi, 3 chiavi (che attirano più lettori, perché siamo maggiormente attirati da regole, elenchi, decaloghi e affini) e soprattutto sembra approfittare della sua omonimia con il defunto attore Philip Seymour Hoffman. O magari ne viene penalizzato, visto che da Google non riesco a trovare i suoi libri.

In questo suo post, Hoffman analizza 5 modi in cui il blog può uccidere la scrittura ed un unico motivo per cui si dovrebbe davvero tenere un blog e impegnarcisi assiduamente. In questi mesi l’ho letto e riletto, a volte mi pareva di essere completamente d’accordo con il suo punto di vista, altre ancora ribaltavo i suoi ragionamenti.
Anche perché pochi mesi prima avevo proprio scritto che un blog non è uno spreco di risorse, ma un capitale investito a lunghissimo termine, nel mio articolo Il valore del blog per lo scrittore. Mi stavo forse rimangiando tutte quelle parole?

Che tenere un blog di tipo autore richieda un certo impegno, soprattutto se si vogliono produrre contenuti di qualità e avviare un dialogo aperto con i lettori, piuttosto che dare spazio ai soliti argomenti triti e ritriti di scrittura creativa, questo è fuor di dubbio. Uno sforzo fisico che si sente sulle spalle, sulle cervicali e qualche mattina anche sulle occhiaie. 😀
Senza contare che se si vuole essere letti, un minimo di lavoro tra motori di ricerca e social media dev’essere fatto. Ed è sempre tempo che viene sottratto allo scrivere storie.
Ma possiamo davvero affermare che il blog uccida la scrittura stessa?

Capita che nella lista delle mie lettura ci finisca qualche manuale, non solo di scrittura creativa, ma anche qualche libro di saggistica che qualcuno mi consiglia o il cui tema mi incuriosisce. Niente informatica, però! 😀
Questo titolo però mi era davvero sfuggito, e mi chiedo come sia possibile, finché non è stato nominato casualmente durante una conversazione.
Pare che questo sia il Manuale del Venditore per eccellenza, che ogni Venditore di Successo ce l’abbia sul comodino e si tramandi di generazione in generazione (la prima edizione è del 1954! Ma continua ad essere un bestseller senza tempo!)

Il suo titolo è molto semplice e diretto: Come si diventa un venditore meraviglioso (traduzione di How I Raised Myself from Failure to Success in Selling) di Frank Bettger, un venditore di successo nel campo assicurativo.
Dovrebbe anche essere preso come esempio di perfetto storytelling, per come il suo stile riesce a coinvolgere il lettore fin da subito.
Sono molti venditori che lo definiscono addirittura “La Bibbia”.
Mi sono lasciata prendere dal suo entusiasmo, chiedendomi continuamente se può esserci lì dentro anche il Segreto per vendere anche più libri.
Vale la pena di dargli un’occhiata, no?

Molti autori trovano troppo complessi i software sviluppati appositamente per la scrittura creativa, come yWriter o Scrivener, che oltre all’editor forniscono una gestione evoluta di tutte le altre informazioni inerenti alla progettazione della trama. Preferiscono invece utilizzare i classici programmi di videoscrittura da ufficio, perché ne hanno già confidenza dal mondo del lavoro, lamentando però difficoltà nel muoversi all’interno di testi lunghi ed elaborati. C’è da rischiare il polso a furia di scorrere la rotellina del mouse o dover cercare di volta in volta delle parole chiave per spostarsi nel documento.

Per evitare di impazzire, abbiamo visto Come scrivere un libro con Microsoft Word e, per chi voglia risparmiare sulle licenze, Come scrivere un libro con LibreOffice, senza perdersi nulla dell’organizzazione dei programmi creati ad hoc.
C’è però un altro strumento, utile perché non richiede installazione ma è sempre disponibile online, comodo se siete in un computer in prestito: Google Docs, ovvero l’elaboratore di testi della suite Google con archiviazione in cloud sul suo Drive.

Ne avevamo già parlato analizzando un’altra importante funzione, il Voice typing, ovvero il riconoscimento vocale gratuito di Google Docs con i browser Chrome.
Ma come gli altri programmi di videoscrittura, in Google Docs trovate anche il correttore ortografico, le sostituzioni automatiche e la struttura navigabile del documento. Senza contare che è accessibile anche dal vostro smartphone, tramite la sua app ufficiale.

Insomma, non ci sono più scuse per non scrivere, everytime and everywhere! 😉

Lo scorso 25 maggio è entrato in vigore a tutti gli effetti il GDPR, acronimo di General Data Protection Regulation (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), il Regolamento Europeo 2016/679 in materia di trattamento dei dati personali e di privacy.
In realtà era stato approvato ancora il 27 aprile 2016 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea il 4 maggio: dunque la sua efficacia risale al 25 maggio 2016, ma erano previsti due anni perché ogni stato membro dell’Unione si preparasse all’introduzione di questi nuovi adempimenti. Invece pare che tutta la rete se ne sia resa conto solo dallo scorso gennaio e soprattutto le piattaforme di blogging siano arrivate alla fatidica data impreparate.

Da quando ho chiuso il post sul Salone del Libro di Torino, mi sono buttata ogni microsecondo utile a vedere questo nuovo regolamento sulla privacy, conscia che WordPress stesso era in ritardo con i suoi rilasci e che non avrei avuto molto tempo per verificare gli aggiornamenti e trovare la soluzione migliore per essere in regola.

Mi sono ritrovata tutte le sere ad aggiornare plugin, rivedere pagine, moduli e cookies, verificare le privacy policy dei servizi di terze parti, scrivere, editare, testare, e no, non funziona, cambia impostazioni, ricomincia da capo, consulta il support di questo o quell’altro tool, in lingua inglese. Con un occhio al sito del nostro Garante della Privacy e tutti gli articoli che cercavano di dipanare la gran nebbia attorno a questo regolamento.
E in tutto questo, l’unico dato gestito da un blog come il mio è l’indirizzo email, che potrebbe pure essere fasullo!
Dalla mia ho le mie conoscenze informatiche, che sicuramente mi facilitano, non posso negarlo. Ma gli altri blogger?
Mi è spiaciuto vedere che all’incauta indifferenza totale di alcuni si è contrapposta la paranoia assoluta di altri, arrivati addirittura a chiudere in blocco tutte le attività scrittorie (qualcuno ha proprio spento il sito!) in attesa di tempi migliori.
E allora mi sono chiesta: ma questo GDPR serve davvero a proteggerci tutti come utenti dagli occhi indiscreti o è solo una maniera legale di imbavagliare la rete?

Abbiamo già visto come scrivere un libro utilizzando solo Microsoft Word, senza perdersi l’organizzazione tipica dei programmi di scrittura creativa, come yWriter o Scrivener: grazie al riquadro di spostamento e agli stili preimpostati per titoli e sottotitoli possiamo muoverci velocemente attraverso il documento e fornirgli una struttura ordinata. Con l’occasione abbiamo anche verificato come impostare il correttore ortografico e le sostituzioni automatiche, per essere ancora più agili in stesura e revisione. Potete leggere l’articolo qui: Come scrivere un libro con Word 

Mentre preparavo quel post, contemporaneamente stavo controllando le stesse funzionalità su LibreOffice Writer, il pacchetto opensource completamente gratuito e alternativo a Microsoft Office. E infatti nei commenti me lo avete chiesto in tanti, perché finalmente lo sviluppo di questa suite ha raggiunto un livello eccellente, soprattutto per le utenze non professionali che non necessitano di moduli complessi e possono così risparmiare sui costi di licenza.
Ecco dunque anche il breve how-to per scrivere un libro solo con LibreOffice Writer.

Qualcuno di voi potrebbe anche ritrovarsi nella sfortunata condizione di essere su un computer altrui, in prestito diciamo, senza né Word né Writer a disposizione e con un utente che non ha i diritti per nuove installazioni. Vi rassegnate alla carta?
E se vi dicessi che tutto questo è presente anche in Google Docs? Basta solo una connessione ad internet!
Ma questo potrebbe essere un altro post. Magari iscrivetevi alla newsletter per non perderlo! 😉

La recente deflagrazione del caso Facebook-Cambridge Analytica deve far riflettere non solo sulla facilità con cui gli utenti cedono i loro dati personali e le loro abitudini di consultazione, senza dargli un opportuno valore, ma anche all’eccessiva importanza che i social hanno assunto per finalità di business e marketing. Con aziende che arrivano ad appoggiare in blocco il loro reparto di assistenza post-vendita proprio su Facebook.

Come era prevedibile, le altre piattaforme stanno approfittando dell’occasione per affondare il concorrente, lanciando l’hashtag #deleteFacebook per invitare alla cancellazione e pronti ad accogliere gli iscritti che potrebbero migrare in massa. Elon Musk, patron di Tesla e di SpaceX, ha fatto cancellare tutte le pagine ufficiali delle sue aziende. Lo ha seguito anche Playboy, sospendendo le attività sul social dove contava 25 milioni di followers. Nel frattempo il colosso blu ha bruciato un quarto del suo capitale in borsa, con vari tonfi del titolo che seguivano a stretto giro le rivelazioni delle testate giornalistiche. Ed è forse qui il vero motivo di tutto questo scandalo: ridimensionare il potere finanziario di Mark Zuckerberg. Perché della gestione dei dati degli utenti, tutti sapevano.

Per chi non avesse seguito la vicenda, riassumo brevemente quanto accaduto: uno sviluppatore ha realizzato un’app, uno dei tanti giochini scemi di cui noi utenti usufruiamo confermando l’accesso ai dati della nostra bacheca (l’ultima che va tanto di moda è “Scopri come sarai da vecchio”…ma ti importa davvero?!). Questa app però non entrava solo nel nostro profilo, ma anche in quello dei nostri amici collegati, con la differenza che a loro il consenso non era stato chiesto. Questo è stato l’errore di Facebook, non altro.
In tal modo, la conferma ad una sola bacheca si è trasformata in un varco ad estensione progressiva su tutte le altre, 20 click dell’utente diventavano in un attimo 10 mila profili diversi da analizzare (per una media di 500 amici a utente, e mi tengo bassa). Questa falla è stata risanata da Facebook tempo dopo, ma lo sviluppatore ha potuto intanto raccogliere una bella mole di profili e, violando i termini di servizio di Facebook stessa, li ha ceduti. A Cambridge Analytica, società sospettata di aver facilitato Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi con pubblicità social altamente personalizzate. Non conoscono solo i nostri gusti, ma anche le nostre paure.
Per scendere nel particolare, vi consiglio questo articolo esaustivo del Post: Il caso Cambridge Analytica, spiegato bene

Cosa c’entra tutto questo con la scrittura?
Se siete uno di quegli scrittori che hanno deciso di non aprire un blog per i vostri testi, ma li avete appoggiati solo ed esclusivamente su una pagina Facebook, adesso vi dovreste rendere conto di quanto pericolosa è questa scelta. Non solo siete costretti a sottostare alle regole (e ai costi) di visibilità decise dal social, ma dall’oggi al domani potreste perdere tutti i vostri lettori, se decidono di cancellare la loro iscrizione alla piattaforma. Tutto il vostro lavoro di anni in fumo in poco tempo.
Ed è qui che entra in gioco l’importanza di avere un proprio blog.

In questo periodo mi è capitato di curare un documento redatto con Microsoft Word, particolarmente ricco di immagini. L’obiettivo finale era trasformarlo in un file pdf, con i segnalibri cliccabili per spostarsi velocemente lungo le sezioni del file. Per ottenere questo, Word mette a disposizione la struttura per gli stili dei titoli, che vengono automaticamente convertiti nei segnalibri al salvataggio in formato pdf. Anche questa struttura permette di muoversi velocemente lungo il documento Word.

Dato che sto anche continuando a sistemare gli appunti del mio IPDP da cartaceo in digitale, e non sempre ho a disposizione yWriter, mentre Word è installato su tutti i miei computer, ho utilizzato questo modello, ricreando nel file Word la stessa struttura Capitoli-Scene del progetto yWriter.
Ho pensato quindi a tutti gli amici scrittori che lamentano il polso affaticato, in fase di revisione soprattutto, o a chi impazzisce nel cercare delle parole chiave nel documento per rintracciare una determinata scena. Ecco quindi un veloce how-to per scrivere un libro anche solo con Word, senza perdersi l’organizzazione dei programmi creati ad hoc.

Non avete una licenza Microsoft Word? Nessun problema! E’ in arrivo anche un post per scrivere con LibreOffice Writer, il pacchetto opensource completamente gratuito e alternativo a Microsoft Office. Magari iscrivetevi alla newsletter per non perderlo!