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marketing per scrittori

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Capita che nella lista delle mie lettura ci finisca qualche manuale, non solo di scrittura creativa, ma anche qualche libro di saggistica che qualcuno mi consiglia o il cui tema mi incuriosisce. Niente informatica, però! 😀
Questo titolo però mi era davvero sfuggito, e mi chiedo come sia possibile, finché non è stato nominato casualmente durante una conversazione.
Pare che questo sia il Manuale del Venditore per eccellenza, che ogni Venditore di Successo ce l’abbia sul comodino e si tramandi di generazione in generazione (la prima edizione è del 1954! Ma continua ad essere un bestseller senza tempo!)

Il suo titolo è molto semplice e diretto: Come si diventa un venditore meraviglioso (traduzione di How I Raised Myself from Failure to Success in Selling) di Frank Bettger, un venditore di successo nel campo assicurativo.
Dovrebbe anche essere preso come esempio di perfetto storytelling, per come il suo stile riesce a coinvolgere il lettore fin da subito.
Sono molti venditori che lo definiscono addirittura “La Bibbia”.
Mi sono lasciata prendere dal suo entusiasmo, chiedendomi continuamente se può esserci lì dentro anche il Segreto per vendere anche più libri.
Vale la pena di dargli un’occhiata, no?

Lo scorso 25 maggio è entrato in vigore a tutti gli effetti il GDPR, acronimo di General Data Protection Regulation (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), il Regolamento Europeo 2016/679 in materia di trattamento dei dati personali e di privacy.
In realtà era stato approvato ancora il 27 aprile 2016 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea il 4 maggio: dunque la sua efficacia risale al 25 maggio 2016, ma erano previsti due anni perché ogni stato membro dell’Unione si preparasse all’introduzione di questi nuovi adempimenti. Invece pare che tutta la rete se ne sia resa conto solo dallo scorso gennaio e soprattutto le piattaforme di blogging siano arrivate alla fatidica data impreparate.

Da quando ho chiuso il post sul Salone del Libro di Torino, mi sono buttata ogni microsecondo utile a vedere questo nuovo regolamento sulla privacy, conscia che WordPress stesso era in ritardo con i suoi rilasci e che non avrei avuto molto tempo per verificare gli aggiornamenti e trovare la soluzione migliore per essere in regola.

Mi sono ritrovata tutte le sere ad aggiornare plugin, rivedere pagine, moduli e cookies, verificare le privacy policy dei servizi di terze parti, scrivere, editare, testare, e no, non funziona, cambia impostazioni, ricomincia da capo, consulta il support di questo o quell’altro tool, in lingua inglese. Con un occhio al sito del nostro Garante della Privacy e tutti gli articoli che cercavano di dipanare la gran nebbia attorno a questo regolamento.
E in tutto questo, l’unico dato gestito da un blog come il mio è l’indirizzo email, che potrebbe pure essere fasullo!
Dalla mia ho le mie conoscenze informatiche, che sicuramente mi facilitano, non posso negarlo. Ma gli altri blogger?
Mi è spiaciuto vedere che all’incauta indifferenza totale di alcuni si è contrapposta la paranoia assoluta di altri, arrivati addirittura a chiudere in blocco tutte le attività scrittorie (qualcuno ha proprio spento il sito!) in attesa di tempi migliori.
E allora mi sono chiesta: ma questo GDPR serve davvero a proteggerci tutti come utenti dagli occhi indiscreti o è solo una maniera legale di imbavagliare la rete?

La recente deflagrazione del caso Facebook-Cambridge Analytica deve far riflettere non solo sulla facilità con cui gli utenti cedono i loro dati personali e le loro abitudini di consultazione, senza dargli un opportuno valore, ma anche all’eccessiva importanza che i social hanno assunto per finalità di business e marketing. Con aziende che arrivano ad appoggiare in blocco il loro reparto di assistenza post-vendita proprio su Facebook.

Come era prevedibile, le altre piattaforme stanno approfittando dell’occasione per affondare il concorrente, lanciando l’hashtag #deleteFacebook per invitare alla cancellazione e pronti ad accogliere gli iscritti che potrebbero migrare in massa. Elon Musk, patron di Tesla e di SpaceX, ha fatto cancellare tutte le pagine ufficiali delle sue aziende. Lo ha seguito anche Playboy, sospendendo le attività sul social dove contava 25 milioni di followers. Nel frattempo il colosso blu ha bruciato un quarto del suo capitale in borsa, con vari tonfi del titolo che seguivano a stretto giro le rivelazioni delle testate giornalistiche. Ed è forse qui il vero motivo di tutto questo scandalo: ridimensionare il potere finanziario di Mark Zuckerberg. Perché della gestione dei dati degli utenti, tutti sapevano.

Per chi non avesse seguito la vicenda, riassumo brevemente quanto accaduto: uno sviluppatore ha realizzato un’app, uno dei tanti giochini scemi di cui noi utenti usufruiamo confermando l’accesso ai dati della nostra bacheca (l’ultima che va tanto di moda è “Scopri come sarai da vecchio”…ma ti importa davvero?!). Questa app però non entrava solo nel nostro profilo, ma anche in quello dei nostri amici collegati, con la differenza che a loro il consenso non era stato chiesto. Questo è stato l’errore di Facebook, non altro.
In tal modo, la conferma ad una sola bacheca si è trasformata in un varco ad estensione progressiva su tutte le altre, 20 click dell’utente diventavano in un attimo 10 mila profili diversi da analizzare (per una media di 500 amici a utente, e mi tengo bassa). Questa falla è stata risanata da Facebook tempo dopo, ma lo sviluppatore ha potuto intanto raccogliere una bella mole di profili e, violando i termini di servizio di Facebook stessa, li ha ceduti. A Cambridge Analytica, società sospettata di aver facilitato Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi con pubblicità social altamente personalizzate. Non conoscono solo i nostri gusti, ma anche le nostre paure.
Per scendere nel particolare, vi consiglio questo articolo esaustivo del Post: Il caso Cambridge Analytica, spiegato bene

Cosa c’entra tutto questo con la scrittura?
Se siete uno di quegli scrittori che hanno deciso di non aprire un blog per i vostri testi, ma li avete appoggiati solo ed esclusivamente su una pagina Facebook, adesso vi dovreste rendere conto di quanto pericolosa è questa scelta. Non solo siete costretti a sottostare alle regole (e ai costi) di visibilità decise dal social, ma dall’oggi al domani potreste perdere tutti i vostri lettori, se decidono di cancellare la loro iscrizione alla piattaforma. Tutto il vostro lavoro di anni in fumo in poco tempo.
Ed è qui che entra in gioco l’importanza di avere un proprio blog.

 

L’abito non fa il monaco.
Ma non ho mai visto un monaco andare in giro in tailleur.

 

Qualcuno penserà che io non abbia cognizione di causa per scrivere un articolo del genere, dato che non sono uno scrittore! 😉
E che i buoni risultati di questo blog lo scorso anno (abbiamo quasi riempito lo stadio di San Siro) non mi autorizzano a dare lezioni di marketing a nessuno.
Tutto vero, verissimo! Sono la prima a dirlo!
Però io e il web ci frequentiamo assiduamente dal 1996 e direi che vent’anni di newsgroup, forum, chat, site administrator, sono sufficienti per darvi qualche piccola pillola di web marketing, semplici consigli di sopravvivenza in questa giungla digitale.
Senza contare che di lavoro sono un tecnico informatico, quindi conosco anche le strutture che stanno dietro al vostro schermo.

Non vi propongo formule magiche per raggiungere sempre più lettori (perché non esistono formule, piuttosto strategie e quelle che funzionavano cinque minuti fa potrebbero già essere obsolete o non essere proficue per il vostro profilo), piuttosto qualche accorgimento a basso costo per sfruttare al massimo le potenzialità dei vostri contenuti, per farvi trovare facilmente dagli utenti e non perderne nemmeno uno per qualche madornale errore.
Qualcuno le troverà banali ovvietà, ma come navigatore mi capita ancora di osservare molti aspiranti scrittori cadere nelle pozzanghere che loro stessi hanno riempito d’acqua. Sono cadute che ho fatto anch’io, prima di chiudere il rubinetto.

Al giorno d’oggi non basta “solo” scrivere: un autore deve interfacciarsi con il suo pubblico sia fisicamente che online, soprattutto se la sua scelta è di pubblicare in autonomia con il self-publishing e quindi a lui compete interamente la strategia di marketing per il suo romanzo. Ma come comportarsi nella grande rete, nei social e nel proprio blog per far capire ai lettori chi si trovano di fronte? Ecco a cosa risponde il Personal Branding e il nostro guest blogger di oggi, il nostro ufficiale di bussola Simona.

 

Ti va di fare insieme un viaggio nell’ABC del Personal Branding? Qualche tempo fa ho scritto sul mio Blog un contributo ben strutturato riguardo il Marketing Editoriale (..lo trovi QUI se ti va di dedicarci qualche minuto!) ma lavorando a stretto contatto con diversi scrittori più o meno realizzati nel loro campo, mi sono accorta che è necessario soffermarsi qualche riga in più sull’ABC del Personal Branding, uno step purtroppo sottovalutato dai più.

I mercati sono conversazioni, oggi possiamo e dobbiamo comunicare direttamente con il nostro pubblico. Che abbiate alle spalle una casa editrice, o meno, il lavoro di pubblicizzazione dei vostri scritti, e di voi come autori, spetta a voi stessi tanto quanto a chi sceglie di sostenere la vostra pubblicazione. Ma come è giusto presentarsi sul mercato?