La recente deflagrazione del caso Facebook-Cambridge Analytica deve far riflettere non solo sulla facilità con cui gli utenti cedono i loro dati personali e le loro abitudini di consultazione, senza dargli un opportuno valore, ma anche all’eccessiva importanza che i social hanno assunto per finalità di business e marketing. Con aziende che arrivano ad appoggiare in blocco il loro reparto di assistenza post-vendita proprio su Facebook.
Come era prevedibile, le altre piattaforme stanno approfittando dell’occasione per affondare il concorrente, lanciando l’hashtag #deleteFacebook per invitare alla cancellazione e pronti ad accogliere gli iscritti che potrebbero migrare in massa. Elon Musk, patron di Tesla e di SpaceX, ha fatto cancellare tutte le pagine ufficiali delle sue aziende. Lo ha seguito anche Playboy, sospendendo le attività sul social dove contava 25 milioni di followers. Nel frattempo il colosso blu ha bruciato un quarto del suo capitale in borsa, con vari tonfi del titolo che seguivano a stretto giro le rivelazioni delle testate giornalistiche. Ed è forse qui il vero motivo di tutto questo scandalo: ridimensionare il potere finanziario di Mark Zuckerberg. Perché della gestione dei dati degli utenti, tutti sapevano.
Per chi non avesse seguito la vicenda, riassumo brevemente quanto accaduto: uno sviluppatore ha realizzato un’app, uno dei tanti giochini scemi di cui noi utenti usufruiamo confermando l’accesso ai dati della nostra bacheca (l’ultima che va tanto di moda è “Scopri come sarai da vecchio”…ma ti importa davvero?!). Questa app però non entrava solo nel nostro profilo, ma anche in quello dei nostri amici collegati, con la differenza che a loro il consenso non era stato chiesto. Questo è stato l’errore di Facebook, non altro.
In tal modo, la conferma ad una sola bacheca si è trasformata in un varco ad estensione progressiva su tutte le altre, 20 click dell’utente diventavano in un attimo 10 mila profili diversi da analizzare (per una media di 500 amici a utente, e mi tengo bassa). Questa falla è stata risanata da Facebook tempo dopo, ma lo sviluppatore ha potuto intanto raccogliere una bella mole di profili e, violando i termini di servizio di Facebook stessa, li ha ceduti. A Cambridge Analytica, società sospettata di aver facilitato Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi con pubblicità social altamente personalizzate. Non conoscono solo i nostri gusti, ma anche le nostre paure.
Per scendere nel particolare, vi consiglio questo articolo esaustivo del Post: Il caso Cambridge Analytica, spiegato bene
Cosa c’entra tutto questo con la scrittura?
Se siete uno di quegli scrittori che hanno deciso di non aprire un blog per i vostri testi, ma li avete appoggiati solo ed esclusivamente su una pagina Facebook, adesso vi dovreste rendere conto di quanto pericolosa è questa scelta. Non solo siete costretti a sottostare alle regole (e ai costi) di visibilità decise dal social, ma dall’oggi al domani potreste perdere tutti i vostri lettori, se decidono di cancellare la loro iscrizione alla piattaforma. Tutto il vostro lavoro di anni in fumo in poco tempo.
Ed è qui che entra in gioco l’importanza di avere un proprio blog.