“È veramente molto tardi”, dissi, alzandomi a mia volta. “Forse dovremmo andare a letto.”
“D’accordo”, fece lui, strofinandosi la nuca. “A letto? O a dormire?” Alzò un sopracciglio interrogativo, con aria malandrina.
La straniera, Diana Gabaldon
I lettori che mi seguono da un po’ sanno che tra le mie letture preferite in corso c’è la saga di Outlander, in contemporanea con la serie tv della Starz americana giunta alla sua terza stagione (stanno filmando in questo momento in Sud Africa).
Per quelli che giungono ora in queste pagine, dirò che Outlander è una serie di 8 romanzi nell’edizione americana (15 nella traduzione italiana, perché i libri successivi al primo sono stati suddivisi in due pubblicazioni), è stata pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue, per un totale di 25 milioni di copie vendute. Ai romanzi principali si aggiungono tre racconti brevi (in Italia solo la novella Virgins è stata pubblicata come Il mio nome è Jamie), la graphic novel The Exile (il fumetto con il punto di vista di Jamie) e due compendi ufficiali, The Outlandish Companion vol. I e vol. II, con tutte le note di scrittura dell’autrice, impostazioni, scenari, ambientazioni, ricerche storiche, schede dei personaggi e tutto il materiale raccolto (purtroppo, e con immenso dolore mio, solo in inglese…!!)
Dalla saga di Outlander è anche stata tratta una serie spin-off su un personaggio secondario, Lord John Grey, un giovane soldato inglese salvato da Jamie Fraser poco prima della battaglia di Prestopans, e poi governatore della prigione di Ardsmuir dove Fraser verrà rinchiuso. I libri si riferiscono a quest’ultimo periodo, narrativamente trascurati nella serie originale per la mancanza della protagonista Claire.
Insomma, Diana Gabaldon è un’autrice di tutto rispetto, soprattutto perché i suoi libri sono difficili da inquadrare strettamente in un’unica categoria, spaziando dal romance, allo storico e al fantasy. Eppure Diana è una scrittrice “per caso”: laureata in zoologia, master in biologia marina e un PhD in ecologia, insegnava all’Arizona State University quando nel 1988 ha iniziato a scrivere un romanzo semplicemente “per imparare come si fa”, colpita da un episodio della serie Doctor Who dove comparve dal passato uno scozzese diciassettenne del 1745 di nome Jamie MacCrimmon, che le ispirò il suo personaggio di Jamie Fraser. Si chiese poi come una donna dei nostri tempi avrebbe reagito a tutti quei kilt scozzesi e così entrò in scena Claire, che racconta in prima persona il suo viaggio, questa volta indietro proprio nel 1745. (ndr: provate ancora a dire che le serie tv sono un’inutile perdita di tempo!)
A Diana è soprattutto riconosciuta la capacità di scrivere scene di sesso memorabili, senza essere morbosamente sessuale o pornografica in ogni dettaglio. E sebbene al lettore sia ben reso cosa stanno facendo e come lo stanno facendo i protagonisti, lasciando poco all’immaginazione, le sue pagine diventano poesia erotica, mai banale, mai scontata.
Così quand’è uscito il manuale E adesso prendimi: Come scrivo le scene di sesso di Outlander non c’ho pensato due minuti ad acquistarlo! E ho fatto un affare!