In occasione del Salone del Libro di Torino che apre oggi i battenti, ho pensato ad un post da me-lettore per voi-lettori con il libro come tema centrale. Che purtroppo in Italia si legge sempre di meno. I dati dell’Aie, l’associazione italiana editori, dello scorso ottobre mostrano che il 58,8% della popolazione nazionale durante l’anno non apre nemmeno un libro, ultimi nella classifica europea. Le statistiche dell’Istat evidenziano come la quota di lettori risulti superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni, in età scolare quindi, e tende a diminuire nelle età successive. Quindi nasciamo lettori sui banchi di scuola, ma poi ce ne allontaniamo. Per quale motivo?
Uno scrittore dovrebbe essere in grado di scrivere qualunque cosa, senza porsi alcuna limitazione. Che poi gli riesca meglio lo sviluppo di alcune storie rispetto ad altre (un romanzo giallo piuttosto che un libro fantasy) dev’essere una questione di preferenza ed opportunità. Ma non di paura o convenienza. La creatività non deve avere freni.
E’ da questo principio che Silvia Algerino di Lettore Creativo, ospitando il “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso, ci ha invitati a scrivere una versione del “Thriller Paratattico” andando oltre i nostri limiti e divieti inconsci. Del Thriller Paratattico ho già parlato in un precedente post, Piccole soddisfazioni in rosa, quando ho vinto la sfida della scrittura in versione romantica. Questa volta però non è stato affatto così semplice.
Non ho fatto in tempo a mettere in calendario questo post, che Silvia di Lettore Creativo, Marina di Il taccuino dello scrittore e Sandra di I libri di Sandra mi hanno preceduto di poco. Questo meme-blog chiede di scrivere un elenco di 25 fatti libreschi, sul proprio modo di leggere, le particolari scelte, le usanze e le piccole scaramanzie legate alla lettura. Che poi inevitabilmente si riflettono anche nella scrittura.
Vi aspettate un racconto altamente erotico a temperatura bollente o una virata improvvisa del blog quale shopping online di lingerie da burlesque? E’ bastato un titolo allusivo ed un’illusione ottica per accendere la vostra curiosità e farvi approdare qui a leggere, magari per la prima volta? Allo stesso modo, come può un libro scuotere la vostra attenzione in mezzo a tanti altri in una libreria continuamente rifornita?
La “quarta” di cui parliamo infatti è la “quarta di copertina”, la quarta parte del formato tradizionale della copertina, che finisce come ultima faccia del libro. La quarta viene utilizzata oggi a scopo promozionale, riportando un breve testo descrittivo dell’opera e del suo autore, una citazione importante dalle sue pagine, un indizio della trama o le recensioni positive già ricevute dai critici.
Dopo il titolo e la grafica anteriore della copertina, la quarta è quel paragrafo che cerca di catturare l’attenzione del potenziale lettore e convincerlo all’acquisto del romanzo.
Dal momento che oggi siamo ospiti del “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso e tra di voi potrebbe esserci qualche nuovo utente, desidero darvi il benvenuto a bordo. Webnauta è un veliero che naviga in un oceano di parole, tra i libri che vorrei leggere e quelli che vorrei scrivere. Se proprio dovesse mancare il vento, nascosti sotto coperta abbiamo motori di tutto rispetto, in piscina potete nuotare con i pinguini e nella biblioteca c’è un giovane Pàtton che ogni tanto scappa dentro un romanzo. Passeggiando lungo il ponte, potreste incontrare un gatto con un nome, ma attenti a non diventare la cena perfetta del lupo famelico. Se vi iscrivete alla newsletter nel box a destra, potrete leggere il diario di viaggio e magari vincere un giro in moto.
Il blog tour
Scarpe comode e zaino in spalla, Michele sta girando per i vari blog che hanno deciso di ospitare le sue rubriche, accompagnando anche i suoi lettori abituali nel viaggio. Queste le tappe già toccate dal tour:
- Marina (Il Taccuino dello Scrittore) – thriller paratattico
- Simona (SCRITTI A PENNA) – una storia in sei parole
- Helgaldo (da dove sto scrivendo) – acchiappami
- Chiara (Appunti a Margine) – una storia in sei parole
- Sandra (ilibridisandra) – acchiappami
- Lisa (de agostibus) – una storia in sei parole
- Giulia Mancini (Liberamente Giulia) – una storia in sei parole
- Seme Nero (Semi d’inchiostro) – thriller paratattico
- Barbara Businaro (Webnauta) – acchiappami in versione guarda che quarta
Le prossime escursioni a calendario:
- M. (Il mondo di M.) – una storia in sei parole – 26 aprile
- Chiara (Appunti a Margine) – una storia in sei parole – 4 maggio
Guarda che quarta
Oggi tocca alla rubrica “Acchiappami” in versione “Guarda che quarta”. L’intento è quello di convincere il lettore ad acchiappare il nostro romanzo dallo scaffale e correre alla cassa per portarselo a casa. In particolare, dobbiamo scrivere il testo che andrà stampato nella nostra quarta di copertina, sfoderando tutte le armi di comunicazione e marketing, per incuriosire il pubblico senza svelare troppo della trama. Far sentire in poche parole l’essenza della storia, il profumo delle emozioni che sono contenute nella narrazione, assicurando il lettore che saranno sue, se ce ne darà l’opportunità.
Già. Ma noi non abbiamo un libro in pubblicazione. Quindi, di che quarta stiamo parlando?
Alle puntate precedenti sono state utilizzate delle copertine di libri improbabili, gli Adelphi ignoranti, ripensate in chiave comica su una pagina Facebook. Dal momento che oramai non trovavamo più titoli fantasiosi al punto giusto, abbiamo deciso di metterci in proprio. Ed ho ridisegnato personalmente la grafica della nuova Biblioteca Scarparo!
A Michele non rimarrà che inventare un titolo e scegliere una foto. Temo quindi che le prossime sfide saranno micidiali…
La nuova copertina della Biblioteca Scarparo
Questa la prima copertina in gara per la puntata di oggi: Tre uomini in banca (per non parlar del conto) di Jerome K. Jerome. Chi saranno questi tre uomini? Che cosa li porterà in banca? Sarà il conto corrente o un altro conto?
Ora si gioca!
Agli aspiranti scrittori il compito di fornire una quarta d’impatto per questa prima pubblicazione della Biblioteca Scarparo (Michele, temo che dovrai alzare il livello del filtro antispam…vorranno tutti pubblicare con te, adesso! 😛 )
Inseritele le vostre versioni nei commenti sotto al post.
E ai lettori? Eh, voi avete l’incarico più importante! Dovrete essere proprio voi a dirci quale di questi libri comprereste! Quali delle quarte scritte vi convincono di più e per quale motivo. Esprimete il vostro voto sempre con un commento al post.
Pronti? Partenza…via!!
Credit photo: Mighty optical Illusions. Copyright by Vurdlak. http://www.moillusions.com
Ci risiamo. Mi è scappato un altro volo pindarico. E questa volta direttamente sul podio.
Tutto è cominciato con il “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso, che ha dato in gestione tutte le sue rubriche agli altri blogger a turno, per un giro turistico primaverile. Una di queste è il fantomatico “Thriller Paratattico”, un gioco letterario ereditato da un altro stimato blogger, Helgaldo di dadovestoscrivendo. Ogni volta viene richiesto di adattare un testo di base, attenendosi alle indicazioni fornite e sfoderando tutta la propria fantasia.
In quest’ultima sfida, ospitata presso Il Taccuino dello Scrittore, Marina Guarneri ci ha invitati a tingere di rosa, più rosa che si può, la storia paratattica e trasformarla in una trama romantica.
Thriller paratattico originale
Questo il testo di partenza di tutte le 44 puntate finora contemplate:
Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne.
La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
Alfred Hitchcock con Helgaldo
Qui trovate l’elenco di tutte le esercitazioni e relativi vincitori: Thriller paratattico
Ci sono inversioni di genere (femminile diventa maschile e viceversa), effetti speciali con lens flare (scrivere con le inquadrature da cinema) ed una tutta puffata di blu (accipuffolina che divertente!). Il risvolto romantico mancava proprio all’appello.
Thriller paratattico in rosa
Basta, però, con paure, irrequietezza, violenza, incubi. Tingiamo di rosa questo “noir” paratattico. Regaliamo alla nostra fanciulla sperduta una giornata indimenticabile, luminosa, imbevuta di ottimismo e circondata da sorrisi. Qualunque cosa, purché anche lei possa godersi questo inizio di primavera.
Così Marina ci ha invitato a trasformare il testo originale “nella storia più rosa che vi venga in mente”. Sul suo blog trovate tutte le versioni che hanno partecipato al gioco: Thriller paratattico in rosa
Devo dire che sono stati tutti bravi: testi brillanti, alcuni complessi, e trame davvero fantasiose. Il breve paragrafo di partenza si è sviluppato in narrazioni di ottimo taglio.
Come al solito, non pensavo di partecipare.
Il rosa è uno dei miei colori e i “voli pindarici”, che già scrivo per un selezionato pubblico privée, sono decisamente di questa tinta (il nome “volo pindarico” l’hanno dato loro), ma sul momento non trovavo un appiglio per conformarmi alle linee guida dell’originale.
E poi l’idea si è fatta strada da sola.
Da subito ho scartato la proposta di matrimonio come fulcro del racconto, mi sembrava troppo scontata (e forse non ho più l’età…).
Parigi è già di per se la città dell’amore, quindi il rischio diabete è altissimo, ma volevo tenermi un po’ di mistero del vecchio thriller paratattico.
E cosa c’è di meglio di un appuntamento al buio per mantenere la suspense? (L’attesa del piacere è essa stessa il piacere)
Siamo poi nell’era dei social e può succedere davvero di tutto!
Così è nata, di colpo, in un’oretta nemmeno, questa versione.
L’ho scritta ridendo (credo di avere il ghigno dello Stregatto quando scrivo questi testi) e col battito davvero accelerato.
Volo pindarico parigino
Parigi è sempre una buona idea. (Sabrina)
No, non mi sono persa. Google Maps ha deciso di farmi impazzire con il suo scarto di pochi metri, per cui ho sbagliato già tre volte le vie, ma sono a Montmartre e oramai ci siamo. Il cuore fa un altro tonfo dall’agitazione.
Dietro di me, la collina del Sacré Coeur si staglia maestosa ai raggi obliqui del sole al tramonto. E mi pare di sentire l’ammonimento dei suoi cavalieri guardiani: “Stai per fare una cavolata!”
Forse, ma ho preso tutte le precauzioni del caso. Se mi si scarica il cellulare, ho la batteria ausiliaria in borsa. Ci sono due persone informate di dove mi sto recando, quindi sanno dove cercarmi. E in tasca, incollato alla mia mano sudata, sto stringendo saldo lo spray al peperoncino. Il gatto dei vicini, volontario, ha appurato che funziona alla grande.
Semaforo rosso.
Attendo con gli altri pedoni.
Sorrido. Lui-LUI è qui, siamo sotto lo stesso cielo. Ho visto le immagini della conferenza stampa di questa mattina, tutto il cast al completo. Non ho trovato i biglietti. E se anche li trovavo, mi toccava andarci da sola, alle altre colleghe non interessa. E non so se ne avrei avuto il coraggio.
Sospiro. E ora chi sto andando a incontrare?
Non lo so, non so chi sia lui-secondo-profilo. In realtà potrebbe anche essere una lei, un’altra fan. O un‘idiota che mi ha preso in giro per mesi. Sei mesi, per l’esattezza. Devo essere impazzita. Non ci ho nemmeno pensato stamattina, quando ho pubblicato la foto della Tour Eiffel all’alba dal nostro albergo. Ma lui-secondo-profilo, o lei…mi ha subito mandato un messaggio privato.
“You’re in Paris? Me too! We must meet!” (traduzione: Sei a Parigi? Anch’io! Ci dobbiamo incontrare!)
Semaforo verde, e il cuore fa un altro ruzzolone.
In un modo o nell’altro, oggi risolverò questo mistero! Quello di un profilo che è un enigma.
E’ spuntato fuori all’improvviso, quasi una notifica sbagliata del social. Nelle sue informazioni ha scritto “I am not what I am” (traduzione: Io non sono ciò che sembro) citando l’Othello di Shakespeare, guarda caso una delle opere portate in teatro da lui-LUI, il profilo ufficiale. E nella citazione lasciando in maiuscolo delle lettere sparse, ma che prese singolarmente compongono proprio il nome di lui-LUI.
E poi sono diventata una stalker, mio malgrado.
Ho scoperto che lui-secondo-profilo si trova sempre nella stessa città di lui-LUI, per lo meno scrive e risponde allo stesso fuso orario. Potrebbe anche essere il suo autista.
O la sua agente, la sua truccatrice. La domestica.
No, lui-secondo-profilo pensa al maschile. Ha gusti sportivi da uomo. Anche quelli musicali non sono un granchè. Ed è così simile nelle risposte a quello che leggo nelle interviste di lui-LUI. Non riesco nemmeno a dire il suo nome, ho paura di svegliarmi all’improvviso e scoprire che era solo una sbornia.
Ecco, ci siamo. Questa è la via che mi ha dato.
Il bar è all’angolo in fondo. Pochi metri. Respiro a pieni polmoni più volte, cercando di rallentare i battiti, e m’incammino.
Il peggio è che non so come riconoscerlo. Lui invece si, ha visto tutte le mie foto, io uso un profilo chiaro, non ho niente di che nascondere. E se arriva, mi vede e decide che dal vivo non sono così interessante, ancora prima di palesarsi?
Mi lascerà lì da sola ad aspettare inutilmente?
Qualcosa mi dice che non lo farebbe mai. E’ sempre stato di parola, in questa strana amicizia online.
E se davvero è lui-LUI, perchè diamine ha deciso di incontrare ME?
Entro nel locale e nelle luci soffuse noto che è frequentato per lo più da uomini attempati. Nell’aria il profumo acre del tabacco da sigaro ed una nota aromatizzata di alcool. Whisky. Ecco perchè l’ha scelto.
Sempre più sconnessa, mi siedo al bancone del bar, in posizione strategica con l’entrata alle spalle, ma visibile dallo specchio a tutta parete davanti a me. Lo vedrò prima che lui veda me?
Il barista si presenta per l’ordine. Prenderò proprio un bicchiere di whisky, chissà se se ne accorgerà.
Appena servita, scorgo una donnona corpulenta entrare affannata dalla porta, seguita da un’amica più striminzita.
Tutte e due indossano le magliette ufficiali dell’evento di stamattina e si guardano intorno in cerca di qualcosa.
Cazzo.
E’ una lei.
Una fan di quelle assatanate anche.
Nascondo il bicchiere tra le mani e abbasso il capo tra le spalle, cercando di diventare invisibile.
Eppure se ne vanno subito, non sembravano interessate ad un riconoscimento.
Forse cercavano solo una cafétéria.
Affranta, guardo se ci sono nuove notifiche social. Quando una voce profonda al mio fianco disintegra i miei pensieri.
“Wasn’t need whisky…I recognized the jacket…” (traduzione: Non c’era bisogno del whisky…Ho riconosciuto la giacca…)
Sbircio lo specchio ma riconosco la sua voce non doppiata.
LUI è lui, lui-LUI è lui, lui è lui-LUI. E’ LUI!
Eppure non sono sconvolta. Mi sento finalmente tranquilla. Ho parlato per mesi con quest’uomo. Mi volto.
“You’ve never seen this jacket!” (traduzione: Tu non hai mai visto questa giacca!)
“I was sure you had one. It’s more…you.” (traduzione: Ero sicuro che ne avessi una. E’ così…tu.) E scuote la testa ridendo.
Si, è famoso. Si, è dannatamente sexy. Ma visto da vicino, senza il filtro di Photoshop, si ridimensiona parecchio. Lui è secondo-profilo, è una persona con cui mi piace chiacchierare, abbiamo la stessa ironia di fondo.
“Really, whisky is for you!” (traduzione: Davvero, il whisky è per te!)
Prende il bicchiere e lo sorseggia. La sua faccia schifata è da Oscar.
“Ach, my God…what’s this?!” (traduzione: Ach, mio Dio…cos’è questo?!)
Un attimo dopo i nostri occhi si incrociano e si fissano per un’eternità.
“You were right…infinity…” (traduzione: Avevi ragione…infinito…)
E so di che cosa sta parlando. Blu contro blu.
«Mezza corona, prego!» interviene stizzito il barista.
Senza mai scostare lo sguardo dal mio, lui estrae una moneta dal taschino e la sbatte con un sonoro pugno sul bancone. Tutti i bicchieri sobbalzano rumorosamente, insieme agli astanti.
Mai contraddire uno scozzese.
And the winner is…
Qui trovate tutti i voti ed i commenti espressi dai lettori, per le varie versioni pubblicate: Thriller in rosa: la votazione Il Volo pindarico parigino ha conquistato il podio con 10 voti su 24 totali. Il colore rosa ha portato vitalità e nuovi autori a questo gioco!
Ringraziamenti
Prima di tutto ringrazio le mie Sassenachs lettrici che hanno letto l’ennesimo volo pindarico in anteprima e sono corse a votarlo (ed ho sempre il dubbio che votino lui-LUI, invece che me… che lui-LUI è molto più…più…più!).
Questo è il settimo volo terminato, altri 3/4 in cantiere. Se arrivo a 99 mi toccherà davvero pubblicarli e confessare.
Poi ringrazio Nostromo Alex che mi ha pubblicizzato sui social. E devo dire che proprio da Facebook ho avuto delle sorprese: chi mi ha prima votato sulla fiducia e poi se n’è ritornato a dirmi “Ma sai che l’ho letto e scrivi proprio bene?”
Ringrazio Mister E. che, come suo solito, mi ha messo in crisi con una sola frase: “Preferisco quando scrivi così!” Ma “così” come? Più corto? In prima persona? Più suspance? Più rosa? Ma se ai maschi non piace il romance?!
Ringrazio tutti quelli che mi han votato, anche quelli non mi leggono sul blog, non aprono nemmeno la newsletter, ma quando han sentito di potermi votare e partecipare a qualcosa si sono fatti vivi. Come fare a incuriosirvi il resto del tempo?!
Infine ringrazio Michele, Helgaldo, Marina, tutti i blogger che han partecipato e che incrocio in questi ed in altri siti. Sharing is caring e voi siete un’evoluzione continua.
Grazie, grazie e ancora grazie a tutti.
Questa volta il meme-blog lo lancio io! Il tema da approfondire è: quanto il lavoro che facciamo per vivere influenza poi il nostro approccio alla scrittura?
Già da un po’ infatti negli altri blog che seguo, quanto ci confrontiamo nei problemi e nei dubbi della scrittura creativa si denota una differenza nella gestione della nostra attività: chi parte già con un’idea precisa del finale a cui puntare, chi si addentra da subito nella psicologia dei personaggi e nello studio dei loro conflitti, chi struttura precisamente la trama già suddivisa in capitoli, chi parte da una situazione esistente e si lascia guidare parola per parola lungo la storia.
C’è poi l’aspetto meramente organizzativo dello scrivere: dalla scelta carta-penna ai software di writing, dalla revisione del testo con miliardi di post-it appesi alla parete (mi hanno citato uno scrittore di fantascienza che si era organizzato così, ma non ricordo il nome), alla lettura al contrario per intercettare refusi ed errori ortografici.
L’idea di aprirne un meme è nata nell’ultimo post di Anima di carta, all’interno dei commenti, dove parlando proprio del finale di un romanzo, i “tecnici” hanno concordato che in “tutti i lavori in cui si progetta l’organizzazione del lavoro, sapere quale debba essere il risultato aiuta molto nell’ottenerlo”.
Siamo sicuri che la scrittura debba essere organizzata? O è solo una nostra comodità e magari la Musa vorrebbe essere lasciata libera dal guinzaglio?
Che lavoro faccio?
Come forse avrete intuito, o letto nella mia biografia qui sopra o nel mio profilo Linkedin raggiungibile dai bottoni social (ma avete notato che quando ci andate sopra col mouse, le palle girano? 😛 ), sono un consulente informatico.
Non occorre specificare il mio curriculum, ma basterà dire che effettivamente nel mio lavoro si comincia dall’esigenza del cliente, vengono delineate le specifiche funzionali (il risultato finale da raggiungere) e le specifiche tecniche di dettaglio (quali strutture e componenti andremo ad utilizzare), per terminare con la parte operativa (installazioni, configurazioni, righe di codice, sussurri ai database, martellate ai server…).
Nel campo dell’informatica l’essere precisi ed ordinati fa una bella differenza, per non dire che è prerequisito essenziale. Basta una virgola nel punto sbagliato del programma e si pianta tutto. Potrei raccontarvi di come al terzo giorno di un nuovo lavoro, anni or sono, con un linguaggio in apprendimento, mi sono dimenticata la condizione d’uscita da un ciclo pressoché infinito, di fatto mandando in tilt due server di collaudo e obbligando il riavvio delle macchine. Potrei, ma meglio che non diciamo nulla.
Finché si tratta di test va ancora tutto bene. Ma per gli ambienti di produzione non è ammissibile l’errore, soprattutto se si tratta di servizi di pubblica utilità. Sono quindi abituata a pianificare e strutturare il mio lavoro.
Tutto rose e fiori?
In realtà proprio no. Sono convinta che l’eccesso di organizzazione uccida la creatività, quindi in un certo senso noi tecnici partiamo pure svantaggiati nella scrittura di narrativa.
Ma quest’anno durante un corso di comunicazione aziendale ho conosciuto una teoria interessante sulle personalità.
Gli stili sociali
La teoria degli Stili Sociali si basa sul lavoro di David Merrill (per approfondire: David W. Merrill, Roger H Reid, Personal Styles & Effective Performance, CRC Press 1981), che ha usato l’analisi fattoriale per identificare due scale, individuate come assertività e reattività/emotività. Il risultato è un modello che ha quattro quadranti che delineano i quattro stili sociali:
- Analytical, analitico: specialisti della tecnica
- Driver, conduttore: specialisti del controllo
- Expressive, espressivo: specialisti del sociale
- Amiable, amabile: specialisti del supporto

I pinguini di Madagascar, (C) 2014 DreamWorks Animation
(Vi svelo un segreto: erano almeno quattro mesi che morivo dalla voglia di preparare questo schema! Ma ve l’ho detto che io e Nostromo andiamo matti per i pinguini??)
Ecco le caratteristiche principali dei quattro stili sociali:
- Analytical: critico, indeciso, chiuso, schizzinoso, moralista, laborioso, persistente, serio, esigente, ordinato
- Driver: intraprendente, severo, difficile, dominante, duro, forte volontà, indipendente, pratico, decisivo, efficiente
- Expressive: manipolativo, eccitabile, indisciplinato, reattivo, egoista, ambizioso, stimolante, entusiasta, drammatico, amichevole
- Amiable: conforme, incerto, flessibile, dipendente, imbarazzante, supporto, rispettoso, disposto, affidabile, piacevole
Per determinare il proprio stile sociale ci sono dei vari test a risposta unica, che poi indicano il grado di assertività ed emotività all’interno del grafico, individuando il vostro quadrato di appartenenza.
Uno gratuito lo potete trovare qui: The Keirsey Temperament Sorter®-II
Volete sapere di che stile sono io?
Sono un Driver, un guidatore, un navigatore!
Nel cartone animato, Skipper non fa mai in tempo a dire “Rico ci serve…” che lui ha già buttato la bomba.
Però io non vomito martelli, eh! 😀
Ovviamente questo è un modello semplificato e come tutti i grafici va preso con le pinze. La nostra posizione non è così rigida all’interno di quell’area, esistono varie sfumature (il risultato del test sono due numeri che individuano la posizione all’interno delle due scale):
Soprattutto noi ci muoviamo all’interno del grafico: sarò anche un Driver nel lavoro quotidiano, ma sono abbastanza Expressive con i miei amici (“Dai, facciamolo! Ma no, non è una cazzata, ci divertiamo! Fidati!”), divento decisamente Analytical quando si tratta di controllare le condizioni bancarie (“Guardi, secondo questa clausola, ho diritto a questo…”) e sfocio nell’Amiable quando si tratta dei lavori domestici (“Stirare? Perchè? Ma soprattutto perchè io?”).
Come sono quando scrivo?
Vi sembrerà strano, ma divento Amiable-Driver.
Il mio problema è che scrivo revisionando. Lavoro doppio ha detto qualcuno. Concordo.
I post del blog oramai li scrivo con notepad/blocco appunti, perché sono tecnici o colloquiali, non è scrittura creativa.
Ma se devo scrivere racconti ho bisogno della carta. Probabilmente l’ispirazione mi passa dritta dal cervello alla mano, dal callo alla penna (Ve l’ho detto che ho il “callo dello scrittore”? Giuro! Con l’uso della tastiera però si è ridimensionato rispetto alle scuole superiori).
Su carta scrivo, cancello, depenno, scrivo a lato, piazzo asterischi, barro il foglio, riscrivo… insomma, il risultato è un macello, non mi ci ritrovo più e per raccapezzarmi passo al Word. Già lì parto con un’altra revisione. Ogni volta che riparto con lo scrivere (perché nel frattempo elaboro mentalmente le scene) rileggo da capo, e di solito trovo i refusi.
Poi, molto poi, chiudo. Stampo, rileggo, revisiono di nuovo. Quando “suona bene” passa dal beta reader, il quale dice la sua. Refusi o sviste di battitura, ma di solito poche cose.
Col lavoro e tutto il resto, difficile chiudere un racconto breve in un mese…
Cioè, in questo caso, l’organizzazione va a farsi friggere.
Però non ho ancora ammazzato la Musa, e questo è più importante, direi.
E ora tocca a voi!
Se siete lettori potete divertirvi ad individuare il vostro stile sociale, o quello del vostro autore preferito.
Se fate parte della categoria “blogger scribacchini aspiranti pubblicazione”, non vi resta che partecipare al meme.
Lasciatemi nei commenti sotto il link al vostro post, che poi raccoglierà ordinatamente.
E magari alla fine del giro riusciremo anche a trarne tutti un ottimo spunto di miglioramento!
I post che partecipano al meme
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Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme) di Anima di carta, Maria Teresa Steri
- Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme) di Lettore creativo, Silvia Algerino
- Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei di Liberamente Giulia, Giulia Mancini
La scorsa settimana mi sono ritrovata all’interno di una discussione sulla valutazione come “romanzo storico” della saga di Outlander di Diana Gabaldon (la mia attuale scatola di cioccolatini…e chi è in dieta sa cosa intendo), piuttosto che “romance” o addirittura “fantasy” e di quali fossero i criteri per inquadrarlo in un genere anziché in un altro. Certezze non ne ho, e vorrei chiedere qualche aiuto a voi lettori.
Questo post io non pensavo di scriverlo. Ma poi ieri Mister E. mi dice: “Il blog è personale? Si. Riguarda la scrittura? Si. Ti sei già risposta.” E ieri mattina la ciurma, in particolare l’addetto alla bussola seo, mi spiega: “Assolutamente devi farlo. Un riconoscimento, per quanto piccolo, va celebrato!” Quindi eccomi qua a spiegarvi come sabato scorso ho ricevuto una menzione speciale.
Più o meno è andata così…
Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa
Passa questa immagine nella mia bacheca Facebook e leggo testualmente:
“C’erano una volta una libraia e una non-groupie, che andarono a una festa in onore di uno scrittore e del suo nuovo libro…Vuoi vincere un libro Marsilio Editori? Leggi il nostro racconto a quattro mani e aiutaci a trovare il finale adatto! Hai tempo fino a venerdì 19 febbraio.”
Sto infatti seguendo questo bellissimo blog, “I’m not a groupie” (le groupie negli anni sessanta erano fan particolarmente scatenate che accompagnavano i grandi rocker in tournée; ma queste blogger appunto non sono groupie!), un blog per 40enni (coff coff!) libere, intelligenti, colte e spiritose. Grazie a loro ho seguito tutto Sanremo senza accendere la televisione e non mi ero mai divertita tanto!
La non-groupie del contest è Elena Giorgi, la libraia timida è Cristina Di Canio, autrice del blog La scatola lilla e spacciatrice di sogni nella libreria proprio color lilla Il mio libro a Milano. Non le conosco personalmente, ma sono arrivata in questi lidi tramite altri siti e condividi nei vari social.
Il racconto della festa inizia nella scatola lilla di Cristina: Metti una libraia timida e una non-groupie a una festa
Poi prosegue nel blog non-groupie di Elena: Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa
Quando arrivo a leggere io, ci sono già una decina di finali nei commenti, tutti molto divertenti, viene mantenuta l’ironia dell’incipit, uno addirittura con un risvolto poliziesco.
E chiudo lì.
Non pensavo di partecipare.
Che c’entro io?
E poi si scrive da solo
Dovrei tarare il finale in prima persona di Elena.
Bisognerebbe conoscere a fondo le protagoniste.
Azzardare qualcosa di ironico, ma verosimile. Senza saperne nulla. Una sfida!
Ma perché tutti gli altri si sono fiondati sullo scrittore? Chi è esattamente costui?
“…stiamo andando a una cena in onore di un noto scrittore di gialli, che ha già pubblicato una famosa e vendutissima trilogia dedicata al male e che da qualche giorno è tornato sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo.”
“Il vincitore avrà in premio una copia del libro di cui vi abbiamo dato diversi indizi (ve ne diamo un ultimo: la casa editrice è Marsilio).”
Apro il sito della Marsilio Editori ed in homepage campeggia la pubblicità del nuovo libro di Roberto Costantini “La moglie perfetta” di prossima uscita. Clicco per andare nella scheda del romanzo. “Dopo il successo internazionale della Trilogia del Male…” Ok, è il nostro uomo.
Ma è davvero ansioso o timido come lo descrivono? Nella sua biografia leggo “ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss.” Non ce lo vedo proprio. E poi gli altri concorrenti del contest hanno tutti puntato su di lui. Uhm, non va.
Ci vuole un Pàtton.
(Se vuoi sapere chi è, clicca qui sopra su I dolori del giovane Pàtton)
Raccolgo le informazioni delle protagoniste disseminate come briciole di pane nei due testi. A Cristina piacciono gli angoli e le noccioline. Elena è una valchiria indomita nel suo tacco 13 che teme solo quel bellissimo tappeto orientale.
Insomma, in men che non si dica, il mio finale si scrive da solo.
La forma è quella che io definisco “volo pindarico” (l’espressione arriva dal poeta greco Pindaro, si intendono proiezioni in un mondo irreale, creativo, a sé stante). Di solito i voli pindarici li scrivo per alcune amiche di lettura ed hanno un altro soggetto, di cui ovviamente vanno pazze. Solo loro… 😀
Come ogni volo pindarico che si rispetti c’è una fortunata donzella. Chi scegliere?
Ho una predilezione e una simpatia per le persone nascoste nell’angolo, che non sai mai da quanto tempo sono lì. Sono quelle che osservano, colgono le sfumature dove gli altri vedono solo contrasti, serbano sorprese.
Perché modestamente anch’io di angoli me ne intendo. Offrono la visione migliore, ti consentono di tenere tutto sotto controllo. Per non parlare delle conversazioni con la carta da parati, sempre molto accondiscendente a qualsiasi mio sproloquio.
E quindi eccolo qua:
Il mio finale
Inizia il racconto nel blog di Elena e poi prosegui.
Finalmente la padrona di casa interviene elegantemente a salvare l’ospite dalla calca, offrendogli un flute di prosecco e la presentazione di un altro giornalista per una fugace intervista.
Impeccabile in vestito grigio e camicia nera, gli occhi calmi ma anche un po’ stanchi, forse ansiosi di tornare a casa, dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta quando gli chiedono del suo nuovo libro, quasi mangiandosi le parole, divorandole.
Dietro di lui, quasi un’ombra alle sue spalle, intravvedo un uomo, più giovane, capelli bruno rossicci, indisciplinati nonostante il gel, avvenente senza indugi, ma soprattutto uno sguardo blu terso che sembra cercare…una via di fuga.
Mi giro verso Cristina e la vedo con la bocca aperta e la nocciolina in mano, sospesa a mezz’aria. Anche lei l’ha notato.
Chi sarà mai? il figlio dello Scrittore? forse il suo editor? o il suo pupillo, un aspirante autore in apprendistato?
Mentre la curiosità ci spinge inconsciamente ad avanzare di centimetro in centimetro verso il fulcro della serata, le orecchie tese a distinguere frasi in lontananza, ecco lo Scrittore presentare lo sconosciuto come “il suo assistente”.
Io e Cristina ci fissiamo complici.
Mi giro e parto all’attacco, dirigendomi verso il centro della conversazione, ora o mai più.
Rimango un attimo interdetta dal fatto che l’Assistente, pure in un accurato completo blu ma senza cravatta, indossi un paio di sneaker sportive. Il color fumo della tomaia potrebbe anche passare inosservato, ma le stringhe e la suola arancione fluo decisamente no. Qualcun altro si è dimenticato le scarpe a casa stasera.
Quasi rispondendo alla mia domanda, alza lo sguardo verso di me, come se mi riconoscesse.
Lo vedo scusarsi con lo Scrittore ed avanzare verso la mia posizione.
Cerco di ricordare dove posso averlo già incontrato ma no, memoria irreperibile.
Sto quasi per incrociarlo quando mi accorgo che la sua vista punta oltre, dietro la mia figura. Mi giro seguendo quell’ipotetica traiettoria.
Sta andando verso Cristina e le sta sorridendo ad arcata dentaria spianata!
Dal canto suo Cristina è color mogano come il secretaire al fianco e sta indietreggiando ancor di più in ritirata nel suo angolino.
“Buonasera, ma lei non è la libraia della scatola lilla?” le chiede un po’ impacciato.
“Sssssi”
“Mi ricordo di lei. Abbiamo partecipato ad un altro evento…quello all’angolo ero io però…c’è sempre troppa confusione…”
Questa poi!
Dietro di noi all’istante succede l’inverosimile. Un paio di fashionissime ballerine Jimmy Choo a punta aguzza decidono di infilzare al bordo quel bellissimo tappeto orientale, determinando una caduta rovinosa e poco signorile della loro padrona. Paonazza, si rialza con l’aiuto degli astanti imbarazzati quanto lei.
Se anche le ballerine diventano pericolose, non c’è proprio alcuna certezza! Tanto meglio rischiare con i tacchi!
La serata termina con Cristina e l’Assistente a chiacchierare amabilmente nel loro paradisiaco angolo, scambiarsi i numeri di telefono, accordarsi per qualche altro evento. E forse anche una presentazione dello stesso Scrittore nella sua libreria.
Pare che questa volta il lavoro sporco sia toccato a lei. Sorrido.
All’uscita la vedo comunque pensierosa.
“Che c’è?”
“Ma sai che, a sentirlo parlare…l’Assistente intendo…non lo so…sembra quasi che il libro l’abbia scritto lui?”
Ci guardiamo sconcertate per un secondo.
“Naaaaaaaaaa…”
And the winner is…
Non ho vinto, ma mi è stata attribuita una menzione speciale. Piccole soddisfazioni. Ma è già molto per un volo pindarico!
Comunque le malefiche ballerine a punta aguzza esistono davvero, collezione Resort 2015! Tremate tappeti! 
Avevo in mente questo post ancora prima di avere in mente lo sviluppo del blog…
Nel 1999 il giornale Le Monde pubblica una lista di 100 libri del secolo votati con un sondaggio da 17000 francesi che risposero alla domanda “Quali libri sono rimasti nella vostra memoria?” L’elenco di titoli comprende grandi romanzi, poesia, teatro e pure fumetti (Asterix il gallico, molto patriottico per loro).
Uscendo dai confini della Francia, nel 2002 l’associazione De norske Bokklubbene (Club norvegese del libro) stilò la lista dei 100 libri migliori di tutti i tempi, così come venne proposta da 100 scrittori di 54 paesi diversi. Rispetto all’elenco di Le Monde, questo inventario non è limitato al solo ventesimo secolo. I libri sono considerati tutti sullo stesso piano, tranne il Don Chisciotte, che è stato definito come “la più grande opera letteraria mai scritta”.
Redigere una classifica dei libri che hanno segnato i nostri ricordi non è poi così nuova: nel 1952 anche Henry Miller pubblicò il saggio I libri nella mia vita, dove tracciò la storia della sua vita raccontando di libri come di esperienza vitale, pur ammettendo di aver letto indubbiamente “almeno cento volte di più di quanto avrei dovuto leggere per il mio bene”.
Non ho molto in comune con la sua esperienza di lettura, ma di sicuro condivido questo suo pensiero:
“…per quanto riguarda i libri, così come gli amici, gli amanti, le avventure e le scoperte, tutto è mescolato inestricabilmente. Il desiderio di leggere un libro è spesso provocato dai fatti più inaspettati. Tanto per cominciare, tutte le cose che capitano a una persona sono strettamente legate tra loro. E i libri che decide di leggere non fanno eccezione. […] Con tutte le migliaia di titoli che capitano sottomano fin dai primi anni di vita, come mai un individuo si dirige verso certi autori e un altro verso altri? I libri che un uomo legge sono determinati dal tipo di uomo che egli è.”
Ed è proprio agganciandosi ad Henry Miller che Ivano Landi, nel suo articolo Henry Miller e me ha invitato gli altri blogger a partecipare ad un meme sull’autobiobibliografia ancora lo scorso settembre.
A parte questo meme, molti altri blog che trattano di lettura (o scrittura) hanno via via negli anni pubblicato la propria lista di 100 libri che hanno influenzato la propria vita. Anche sui social per un certo periodo (ed a volte ritorna) circolava una lunga lista di titoli ed ognuno la ricondivideva apponendovi il proprio “celo manca”.
Quindi, chi sono io per esimermi dal pubblicare la mia lista? Ora che il blog c’è, non ho più scuse!
I miei criteri
Non è stato facile redigere questo elenco. E non pensavo nemmeno che sarei arrivata al fatidico 100.
Però dovendo selezionare i testi che hanno cambiato la mia esistenza, non ho inserito solo quelli ben scritti, annoverati tra i classici, magari anche inseriti nei libri del secolo. Ci sono anche bestseller “banali”, romanzi prettamente commerciali, “di massa”. Perchè in qualche modo mi hanno insegnato qualcosa, nel bene e nel male.
Scrivendo i titoli, mi sono accorta che faccio maggior fatica a ricordare quelli della mia infanzia, forse perchè, proprio come dice Miller, le letture di quel periodo ci sono “calate” dall’alto dagli adulti, ancora non siamo in grado di scegliere la nostra via (o di lasciare che siano i libri a sceglierci, come invece succede più spesso nel mio caso).
La lista non è in ordine alfabetico e nemmeno in ordine d’importanza. Per quel che ricordo, è in un ordine quasi cronologico, con una distinzione per categorie (mi veniva un po’ stupido mettere titoli dello stesso autore sparsi nell’elenco) o per “effetti” che il libro ha avuto nella sottoscritta. Quello con cui ho un rapporto a dir poco feroce è “L’Innominato”, quella storia non mi è andata molto giù.
I tre libri che sono ufficialmente nel podio, che sono un pezzo distinto della mia anima, volente o nolente, non ve li dico. Purtroppo su questo devo lasciare un’aura di mistero, perchè è talmente intima quella scelta in una maniera che nemmeno io riesco a spiegare. Loro hanno davvero scelto me. Croce e delizia.
Molti classici li ho tolti, perchè pur essendo letture che comunque fanno parte del mio bagaglio, imprescindibili direi, non ho con loro un legame così stretto, e non perchè non appartengano alla mia epoca. Forse l’emozione che hanno suscitato non è qualcosa che porto con me.
Fino all’ultimo non sapevo se inserire la serie di Cinquanta sfumature. Il dibattito su questi libri è ancora talmente acceso, nuovamente dopo la messa in onda del film in televisione ieri sera. Però anche quella saga mi ha insegnato qualcosa di importantissimo. Primo: non è vero che non si legge più, non si leggono più libri “noiosi”, i libri divertenti si leggono ancora, eccome. I numeri di vendita e le cifre d’incasso parlano da soli. Secondo: vuoi scrivere un testo divertente e largamente condiviso, per il “popolo”, o vuoi scrivere un trattato di pura magnificenza letteraria idolatrato solo dalla critica? (non ho ancora la risposta) Terzo: l’Audi R8 è una gran macchina, ma questo già me l’aveva ampiamente dimostrato Tony Stark/Robert Downey Jr. 😀
Gli ultimi due titoli erano obbligatori.
La mia cultura musicale è nata con Dangerous.
I miei 100 libri
1. L. Frank Baum, Il mago di Oz
2. Cecilia V. Jamison, La piccola Lady Jane
3. Mary M. Dodge, Pattini d’argento
4. Alcott Louisa May, Piccole donne
5. Alcott Louisa May, Piccole donne crescono
6. Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie
7. Daniel Defoe, Robinson Crusoe
8. Astrid Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani
9. Annamaria Ferretti, Obiettivo Ostrakon
10. Antoine De Saint-Exupery, Il Piccolo Principe
11. Agatha Christie, Dieci piccoli indiani (…e poi non rimase nessuno)
12. Agatha Christie, L’assassinio di Roger Ackroyd
13. Agatha Christie, Il segugio della morte
14. Agatha Christie, Avversario segreto (serie Tommy e Tuppence)
15. Richard Hooker, M.A.S.H.
16. Tracy Kidder, Progetto Aquila
17. Umberto Eco, Il nome della rosa
18. Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve
19. Principe Michele di Grecia, Sultana
20. Hermann Hesse, Siddharta
21. Buddha, I quattro pilastri della saggezza
22. Stendhal, Il Rosso e il Nero
23. Stendhal, La Certosa di Parma
24. D.H.Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
25. D.H.Lawrence, Il serpente piumato
26. D.H.Lawrence, La vergine e lo zingaro
27. Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal
28. Italo Svevo, La Coscienza di Zeno
29. Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio
30. Jane Austen, Emma
31. Jane Austen, Caterina / L’abbazia di Northanger
32. Baronessa Orczy, La primula rossa
33. Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta
34. Charlotte Brontë, Jane Eyre (Cime tempestose non mi ha lasciato nulla…)
35. Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo
36. Edith Wharton, L’età dell’innocenza
37. Colette, Claudine
38. Isabel Allende, Eva Luna
39. Isabel Allende, La casa degli spiriti
40. Isabel Allende, Paula
41. Isabel Allende, D’amore e ombra
42. Isabel Allende, Le avventure di Aquila e Giaguaro (La città delle bestie; Il regno del drago d’oro; La foresta dei pigmei)
43. Isabel Allende, Zorro L’inizio della leggenda
44. J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit
45. J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli
46. C.S. Lewis, Le Cronache di Narnia
47. Dan Brown, Il Codice da Vinci
48. Dan Brown, Crypto
49. Dan Brown, Il simbolo perduto
50. Dan Brown, Inferno
51. Paulo Coelho, Undici minuti
52. Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce
53. Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo (detto anche “L’Innominato”)
54. Helen Fielding, Il Diario di Bridget Jones
55. Vicki Myron, Io e Dewey
56. Lorenzo Amurri, Apnea
57. Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio
58. Oriana Fallaci, Un Uomo
59. Oriana Fallaci, Insciallah
60. Oriana Fallaci, Il mio cuore è più stanco della mia voce
61. Oriana Fallaci, Viaggio in America
62. Sophie Kinsella, La ragazza fantasma
63. Sophie Kinsella, Ho il tuo numero
64. Madeleine Wickham, Vacanze in villa (tema del tradimento)
65. Madeleine Wickham, Una ragazza da sposare (tema dell’omosessualità)
Stephenie Meyer, Twilight saga:
66-69. Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking dawn
70. Stephenie Meyer, Midnight sun (Twilight nella voce di Edward, incompiuto)
E.L. James, Cinquanta sfumature saga
71-73. Cinquanta sfumature di grigio, di nero, di rosso
74. E.L. James, Grey (Cinquanta sfumature di grigio nella voce di Christian)
Diana Gabaldon, La straniera / Outlander / La saga di Claire Randall (lettura in corso)
75. Outlander (in Italia La straniera)
76-77. Dragonfly in Amber (in Italia L’Amuleto d’ambra + Il Ritorno)
78-79. Voyager (in Italia Il Cerchio di pietre + La Collina delle fate)
80-81. Drums of Autumn (in Italia Tamburi d’autunno + Passione oltre il tempo)
82-83. The Fiery Cross (in Italia La Croce di fuoco + Vessilli di Guerra)
84-85. A Breath of Snow and Ashes (in Italia Nevi Infuocate + Cannoni per la libertà)
86-87. An Echo in the Bone (in Italia Destini incrociati + Il prezzo della vittoria)
88-89. Written in My Own Heart’s Blood (in Italia Legami di Sangue + Prigioniero di Nessuno)
90. Raymond Carver, Il mestiere di scrivere
91. Charles M. Schulz, Guida di Snoopy alla vita dello scrittore
92. Robert Sutton, Il metodo antistronzi
93. Anthony Robbins, Unlimited Power (Come ottenere il meglio da se e dagli altri)
94. Anthony Robbins, Awaken the giant within (Come migliorare il proprio stato mentale, fisico e finanziario)
95. Dan Millman, La via del guerriero di pace
96. Dan Millman, I viaggi di Socrate
97. Elizabeth Gilbert, Mangia Prega Ama
98. Elizabeth Gilbert, Giuro che non mi sposo
99. Michael Jackson, Moonwalk (autobiografia)
100. Michael Jackson, Dancing the dream (poesie e disegni)
Altre autobibliografie
- Henry Miller e me di Ivano Landi
- Autobibliografia – i cento libri che hanno segnato la mia vita di Chiara Solerio
- Auto-bibliografia di Maria Teresa Steri
- Autobibliografia: libri indimenticabili di Daniele Imperi
- Auto-bibliografia – libri della mia vita di Giulia Mancini
- Il meme sull’autobiobibliografia – post di aggiornamento
Volete giocare al “celo manca” con questa lista? Oppure avete qualcosa da suggerirmi? Molti di questi testi sono “piombati” nella mia vita per suggerimento! A proposito: un saluto alle mie Sassenachs! 😉
Ognuno legge quel che vuole, non sarò certo io a dirvi di non comprarli.
Ma lasciatemi dire perché, economicamente parlando, questo acquisto non vi conviene.
Libri distillati: cosa sono
Qualcuno li ha già forse visti in edicola a dicembre, ma la pubblicità è passata anche brevemente in televisione. Me la sono ritrovata tra gli annunci sponsorizzati online. I vari messaggi dello spot recitano:
“Distillati, non riassunti.”
“Abbiamo ridotto le pagine, non il piacere.”
“Distillati, al cuore del romanzo.”
“L’originale distillato in meno della metà delle pagine.”
In sostanza, la casa editrice Centauria (gruppo RCS Libri, oramai acquistata da Mondadori) manderà in edicola ogni mese due titoli di bestseller internazionali in versione “distillata”: il testo del romanzo viene “tagliato”, mantenendo le parole dell’originale voce dell’autore, ma eliminando le parti considerate superflue alla storia. Sottotrame, personaggi secondari, dialoghi non rilevanti, descrizioni considerate eccessive.
“Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson passa da 688 pagine dell’originale alle 240 pagine del distillato.
Ma perché mai l’autore ha sudato per 688 pagine se poteva fare lo stesso con sole 240? Non era meglio per tutti?
Il punto è che in letteratura non esiste il concetto di “essenziale”.
Chi legge libri, si lamenta continuamente che il corrispondente film è solo un riepilogo: non si respira l’anima del protagonista, mancano addirittura alcune scene, magari per alcuni le migliori, l’occhio del regista seleziona alcune sfumature.
Ma almeno nella pellicola ci sono l’audio ed il video che sostituiscono le parole: il tono di un discorso, un primo piano per cogliere l’espressione di un viso, una visione a tutto campo all’ambiente circostante per rimpiazzare la lettura di un paragrafo, la colonna sonora per rendere l’esperienza ugualmente emozionale.
Un distillato è ancor meno del film.
L’idea non è completamente nuova
La rivista Reader’s Digest, che già si occupava di riassumere articoli scientifici rendendoli di semplice comprensione alla popolazione, con la sua Selezione nel secondo dopo guerra aveva riassunto con cura in linguaggio accessibile quasi ottocento best sellers della letteratura mondiale, per lo più americani. I cosiddetti libri “condensati”.
L’epoca però era notevolmente diversa.
Il livello di scolarità era decisamente basso rispetto alla media odierna. I libri erano poco accessibili, sia finanziariamente per una famiglia, sia per la localizzazione geografica (oggi c’è una libreria per ogni centro commerciale). Le comunicazioni erano limitate a radio e televisione, con molta meno scelta in termini di contenuti. Confrontare i Reader’s Digest di ieri con i Distillati di oggi è sottovalutare la qualità del lettore.
Quali titoli sono già usciti
Per farmi un’idea del perché dovrei leggere un distillato anziché la sua versione originale, sono andata a sbirciare i titoli usciti e previsti:
- Stieg Larrson, UOMINI CHE ODIANO LE DONNE
- Margaret Mazzantini, VENUTO AL MONDO
- Wilbur Smith, IL DIO DEL FIUME
- Paolo Giornano, LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
- Nicholas Sparks, LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO
- John Grisham, IL SOCIO
Vi dice niente questo elenco? Vi do un aiutino. Un altro slogan utilizzato dice:
“Bestseller da leggere nel tempo di un film.”
Eh già. Di tutti questi titoli, c’è proprio il film. Anche per “Il dio del fiume”, che è compreso nella pellicola “Il settimo papiro”, altro romanzo di Wilbur Smith.
Ma allora perché dovrei leggermi un distillato, se posso godermi, probabilmente meglio, lo sviluppo della trama e la complessità dei personaggi guardandomi un dvd?!
Se poi ho già avuto la terribile sfortuna di aver visto il film, questo distillato di sicuro non aggiungerà nulla di più alla mia esperienza!
Vogliamo attirare nuove persone alla lettura, togliendogli la curiosità di una storia inedita?!
Pessimo investimento
La realtà è che, dopo l’uscita del film, un romanzo diminuisce inesorabilmente nelle vendite.
Gli unici che non lo acquistano sono quella fascia di lettori pigri, per cui è passato il messaggio che “leggere è fatica”.
Quindi sospetto che l’idea sia nata dal “riciclare” titoli noti, abbattere il prezzo a copertina (anche se devono aver richiesto investimento in un nuovo editing per il taglio) e spacciare un concentrato come di facile lettura, veloce, indolore.
Leggere non è faticoso.
Leggere il libro sbagliato è faticoso.
Leggere il libro giusto per voi è dannatamente divertente!
Perché considero i Distillati un pessimo investimento?
Facciamo i conti della serva. Prendiamo il titolo “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson.
- Edizione completa: della Marsilio, 9,90 euro nuovo (scontistica della libreria a parte)
- Distillato: 3,90 euro nuovo (ma non rivendibile nel mercato usato, statene certi)
- Usato: parte da 2,00 euro (fonte www.comprovendolibri.it) + 1,28 euro di spedizione in piego di libri: potete averlo per 3,28 euro, contro i 3,90 euro del distillato. Potete salire di prezzo per una spedizione tracciata o una copia più recente, ma avrete il testo completo, nuovamente rivendibile nel mercato usato.
E se poi leggendo il distillato, vi viene voglia di leggere l’originale? Vi tocca un altro acquisto.
Che la casa editrice mica ha pensato di associare uno sconto per il testo completo. O di fornire un codice per accedere all’ebook online!
Perché non creare i libri “evidenziati”?
Io non sono mai per la filosofia del “togliere” qualcosa, semmai per “aggiungere” o “integrare”. E soprattutto lasciare al cliente la scelta finale.
Quindi, perché non conservare il testo integrale, semplicemente evidenziando a parte (magari con un carattere differente) le porzioni che sarebbero state eliminate nel Distillato? Sarà l’utente, man mano che legge e prende confidenza con la prosa dell’autore e la trama del romanzo, a decidere se vale la pena di proseguire con la lettura integrale o se limitare l’agonia e tenere solo lo stretto necessario per arrivare alla fine, in fretta.
Potete anche aumentare il prezzo di copertina, tenendo conto che non può costare più di un Urania, con questa scelta di titoli.
Faranno la fine dei Flipback?
Secondo me, a parte la novità, i Distillati seguiranno la stessa sorte dei Flipback, un’altra idea della Mondadori.
Nati nel 2014, si tratta di un particolare formato di stampa: i libri tascabili (12cm per 8cm) che si leggono in verticale, sfogliandoli con una sola mano. Il pollice scorre la pagina dal basso verso l’alto. Comodi per leggere durante l’attesa della metro o del bus e con la stessa mano riporli nel taschino e scappare via. Costo spropositato tra i 9 ed i 12 euro (in parte giustificato dal particolare formato).
Risultato dell’iniziativa?
41 titoli usciti, solo 5 nell’anno 2015.
In libreria Mondadori li ho trovati relegati in un angolino mi pare a pochi euro. Flip flop.
Le alternative
Se davvero non ve la sentite di iniziare la lettura di un romanzo, non rinunciate alla lettura di default. Le alternative ci sono e si chiamano racconti brevi.
Oltre alle antologie di racconti di autori famosi (Carver, Poe, Cechov, Wilde per dire, ma non solo), potete buttarvi nei testi brevi di scrittori attuali, studiati per quando si hanno i minuti contati. Letteralmente.
Ecco che è nata “Toilet. Racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno.”
Ne esce una raccolta ogni anno, attualmente sono arrivati al volume 22. Pubblicati dalla 80144 Edizioni.
Se avete con voi uno smartphone, potete collegarvi al sito letturedametropolitana.
Anche qui per ogni testo, è indicato il tempo di lettura (da 1 a 7 minuti) e l’argomento.
Sempre se avete con voi uno smartphone, potete installarvi l’app Kindle (non occorre proprio il supporto Kindle per leggere gli ebook Kindle) e andare a leggere gli ebook gratuiti. Amazon non rende bene la ricerca nella sua piattaforma, ma Hundred Zeros lo fa per voi. In mezzo a questi, trovate spesso dei racconti brevi di autori famosi a 0 euro come anticipazione del libro in vendita (per esempio, “I love shopping a Venezia” di Sophie Kinsella di sole 22 pagine, come regalo per i suoi fan).
Una volta scaricato l’ebook, l’app Kindle consuma meno batteria di Candy Crush Saga, sappiatelo.
Concludendo
Come hanno già detto in molti, l’unico distillato degno è quello alcolico.
Whisky, scozzese. Aye!















