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Solo un istante

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Dopo la pubblicazione del post “Tre parole per una rotta“, alcune persone mi hanno chiesto: “Si, ma cos’è un MEME?”
Il senso di questa parola io l’ho appreso pochi mesi fa, osservando negli altri blog che seguo il partecipare ad un “meme” lanciato da uno di loro.
In realtà però sembra che il suo significato abbia origini più ampie e lontane nel tempo.
Così ho approfondito la ricerca per voi.

 

Il MEME della Genetica

MEME non è un acronimo, la parola deriva dal Greco Antico “mimema”, imitazione. In inglese si pronuncia “mim”, in italiano rimane proprio “meme”.
La prima volta è stata utilizzata nel libro del biologo Richard Dawkins “Il gene egoista” del 1976, dove alla teoria dell’evoluzione genetica di Darwin affiancò la teoria dell’evoluzione culturale dell’uomo per replica, mutazione e selezione dei suoi comportamenti.

Il meme è dunque un’unità di informazione di una civiltà umana che viene trasmessa per imitazione, migliorando nelle generazioni future. Il meme sta alla cultura come il gene sta alla biologia.

Sono memi tutti gli elementi che compongono gli usi e costumi di una popolazione, i linguaggi utilizzati per comunicare, le conoscenze tecnico-scientifiche che migliorano la sopravvivenza umana, le credenze e le religioni che invitano alla collaborazione pacifica tra gli individui.
Da questa idea, è nata la memetica che studia i vari metodi di trasmissione ed evoluzione dei memi.

 

Il Social MEME

Ai nostri giorni il maggior incubatore di meme è la stessa rete, per cui si è coniato il termine “Internet meme” (pessimamente tradotto in italiano su wikipedia con “fenomeno di internet”). Ed il veicolo di diffusione più veloce sono proprio i social.

Tweet di condivisione delle ultime notizie con hashtag che diventano popolari in poche ore, immagini comiche o curiose che viaggiano di bacheca in bacheca a suon di condividi e Mi piace, video di ogni sorta e fattezza, dai balletti improvvisati per le strade agli auguri di Natale dell’ultimo film animato Pixar le cui visualizzazioni schizzano alle stelle.
La loro popolarità accresce così rapidamente da essere definiti “contenuti virali”.

 

Nonostante ne vediamo passare in continuazione, non è semplice per un meme scalare la classifica. Secondo la memetica, sono necessarie tre caratteristiche perché un soggetto diventi davvero di tendenza in breve tempo:

  1. Influencer: il meme deve essere condiviso da chi ha una certa rilevanza nei social, e che quindi raggiunge subito un elevato numero di lettori
  2. Tempistica: la sua pubblicazione deve avvenire in orari di massimo utilizzo della rete
  3. Unicità: meme simili ad altri non hanno lo stesso successo di contagio dei predecessori

 

Per questo post, ho scelto un’immagine meme famosa, quella di Gene Wilder in Willy Wonka, la cui espressione stupita viene associata a testi volutamente controversi.

Un altro meme famoso è Grumpy Cat, la gatta imbronciata più famosa (e milionaria) del web. La sua particolare espressione brontolona è stata fotografata e condivisa quasi per caso dai suoi padroni, senza sapere che avrebbe spopolato. Ad oggi ha un manager, un sito dove si vendono diversi gadget, una pagina facebook con 8 milioni di fans, un canale You Tube ed un account Twitter.

 

Grumpy Cat meme

 

Ma non ci sono solo immagini. Ci sono anche enigmi legati alle immagini.
Vogliamo ricordare quante persone un anno fa si sono dannate per capire di che colore era quel cavolo di vestito??! Ha addirittura una sua voce su wikipedia: The Dress

 

Il Blog MEME

Utilizzando la stessa idea di propagazione, sono nati i Blog meme.
Un blogger scrive un post sul suo sito, su un particolare argomento, e chiede agli altri blogger di partecipare, agganciandosi con un altro post nei loro rispettivi siti.
Ogni nuovo contenuto appartenente al tema viene linkato nel post originale di partenza. Il blog meme è lanciato: il tema si trasmette ed evolve di blog in blog, allargandosi a macchia d’olio.
Ognuno porta la sua personale voce ed esperienza alla discussione online, ma soprattutto si genera una condivisione benefica di link ed utenti, che possono così scoprire nuovi siti e nuovi contenuti.

Ci sono blog meme piuttosto noti, che vengono anche ripresi nel tempo. Le tre parole per l’anno nuovo a cui ho partecipato con il mio post nascono ancora nel 2006 dal blogger americano Chris Brogan. Allo stesso modo, c’è il meme con l’elenco delle proprie letture dell’anno, con una breve recensione per raccontare quale ci ha sorpreso e quale è stata tristemente accantonata.
Un altro meme ricorrente è quello de i miei cento libri: partendo dalla lista de “I 100 libri del secolo” secondo il giornale parigino Le Monde, ogni blog che si occupi di lettura (e scrittura) ha pubblicato la propria personale lista di 100 libri che hanno influenzato la propria vita.

 

I temi per lanciare un blog meme possono essere i più disparati e divertenti.
Per esempio: se potessi scegliere di entrare in un libro, in quale vorresti essere e che personaggio vorresti interpretare?
Così su due piedi non saprei scegliere. E voi?

L’anno ormai è iniziato, il vascello è in navigazione in questo oceano di parole ma dobbiamo decidere che direzione prendere una volta al largo.
Almeno sulla carta va tracciata la rotta. Che poi nell’arco del viaggio si decida altrimenti, è un’altra cosa.

Così riprendendo l’idea di Chris Brogan, che dal 2006 sceglie tre parole ad inizio anno per farsi guidare nelle proprie azioni, mi aggancio anch’io al meme lanciato da Penna Blu (il mio primo meme!!) e fisso sulla mappa tre punti chiave da seguire per questo primo anno in mare.

 

1. Resilienza

Questa parola l’ho scoperta nel 2015 e mi colpì la sua musicalità prima ancora di leggere il suo significato.

resilienza

/re·si·lièn·za/
sostantivo femminile

  1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
  2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Resiliente è colui che nelle difficoltà non si perde d’animo, non si lascia sopraffare dal pessimismo, ma riesce a riemergere, a ricostruire la propria vita senza perdere se stesso. Le persone resilienti riescono a vedere delle opportunità in mezzo ad una crisi.
Potremmo semplificare con un “mi piego ma non mi spezzo”.
Credo che più siamo resilienti e maggiormente siamo in grado di raggiungere i nostri obiettivi, nonostante tutto.
Ritengo quindi sia una condizione indispensabile per navigare a vista, devi essere pronto all’arrivo dell’iceberg!

 

2. Perseveranza

perseveranza

/per·se·ve·ràn·za/
sostantivo femminile

Costanza di atteggiamento o di comportamento, spec. in quanto accompagnata o motivata da propositi virtuosi o sostenuta da una convinzione personale, oggettivamente
più o meno valida o addirittura inaccettabile.
“studiare con p.”

Direi che senza perseveranza, nessun obiettivo può essere consolidato. Rischierebbe di essere un fuoco fatuo, e a lungo andare danneggiarci. Meglio conseguire piccoli risultati continui ma progressivi (capitalizzare il guadagno, diciamo), che un’unica vetta con una successiva rovinosa caduta.

 

3. Evoluzione

evoluzione

/e·vo·lu·zió·ne/
sostantivo femminile

  1. Svolgimento, sviluppo graduale e completo.
  2. Manovra o serie di movimenti ordinati diretti a cambiare la posizione di unità tattiche, di mezzi navali o di aerei, di un gruppo di ginnasti o di cavalieri.

Ovviamente intendevo evoluzione come miglioramento e crescita personale, della propria scrittura, delle proprie capacità comunicative. Ma il fatto che ci ho ritrovato tra i significati anche quello di spostamento di un mezzo navale, mi fa credere che è giusta due volte.

Me ne sono accorta ora, ma ho scelto tutti sostantivi femminili! Un caso? 😀
Inoltre le ho scritte istintivamente in ordine cronologico: prima devi essere resiliente e pronto a tutto, perseverare nell’inseguire l’obiettivo e solo così sarà possibile un’evoluzione dal punto di partenza della rotta.

 

Leviamo l’ancora

(e lanciamo il cancelletto)

Giusto ieri ho spiegato al nostro consulente in marketing che cos’è un “Blog Meme”. Ma si è dimostrato alquanto dubbioso: dal momento che si basa su singoli blog, non appartenenti ad un’unica piattaforma, la condivisione e pubblicizzazione è lasciata all’impegno dei singoli utenti. Ed in effetti è alquanto difficile che altri, al di fuori dei lettori dei blog partecipanti, ne vengano a conoscenza.

Per “esplodere” davvero un Blog Meme dovrebbe avere una sua immagine social, meglio se trasversale: il cancelletto!

L’hashtag # (da hash, cancelletto appunto) è un’etichetta che viene utilizzata dai social network come aggregatore di informazioni, così che gli utenti possano partecipare alla conversazione online più facilmente. Ogni utente ne può inventare uno o agganciarsi ad uno esistente.
Perciò per questo Blog Meme vi propongo l’hashtag:

#3parole2016

 

Chi ha un blog, può partecipare al Meme con un proprio articolo e rilanciarlo sui social accompagnato dall’hashtag. Chi non ha un blog, può accodarsi con l’hashtag scrivendo direttamente sui social le sue 3 parole per il 2016.

Allora, quali sono le vostre? Le avete già trovate?

 

No, ve lo ricordate giusto il detto: Anno bisesto, anno funesto.
Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Era il 2012, era un anno bisestile, era l’anno della fine del mondo secondo i Maya.
Ma a conti fatti per me è stato un anno eccellente.
Niente asteroidi, terremoto, tsumani, allagamenti, guerra nucleare, attacchi alieni.
Come prediceva un mio amico, e un po’ lo prendevo in giro per questo, sarebbe finito il mondo “così come lo conosciamo”.
E nella sfera personale i Maya, ed il mio amico, c’hanno azzeccato più di Branko.
E’ stato l’anno in cui un’idea baluginata con una canzone e buttata in un quadernetto ha iniziato a prendere seriamente dimensione.
Quando sono tornata a scrivere dopo un decennio, ma questa volta credendoci davvero!
E ricordo ancora il 29 febbraio di quell’anno: quel giorno scoprii che un’amicizia non era così solida come credevo.
Il mio mondo, così come lo conoscevo, cambiò. Ed io cambiai con lui.

Gli anni successivi invece, non bisestili, sono stati uno sfacelo. Abbiamo perso famigliari, abbiamo perso salute e di conseguenza serenità.
Ho scritto poco. Quasi niente. Troppa spazzatura nella mia testa. Il quadernetto prese solo polvere. Mi infastidiva pure leggere!
Con fatica ho impugnato di nuovo la penna in questo 2015, un’araba fenice.
E sono arrivata ad aprire questo blog.
Quindi sono assolutamente convinta che: Anno bisesto, anno maestro.

 

E se devo pensare ad un maestro, chi se non il Gran Maestro del Consiglio Jedi, Yoda?
Ed è proprio lui a darmi i buoni propositi per il mio 2016!

 

Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare!

Sono i nostri “pensieri limitanti” ad impedirci spesso il raggiungimento di un obiettivo.
Perciò scelgo il Fare. Meglio Fare e fallire, che provare. La Paura che accompagna il provare già ci frega il risultato!
Nella mia fattispecie, Fare è Scrivere!

 

Devi disimparare ciò che hai imparato!

Come Luke, io sposto col pensiero la pietra, ma non la nave. Perchè non ci credo.
Ho imparato che non si può scrivere. Nè un libro nè un racconto. E che nessuno ti leggerà mai.
Me lo hanno insegnato persone che avevano paura, che per evitare il fallimento non hanno nemmeno tentato.
E per giustificare la loro paura, vogliono scoraggiare anche voi.

 

Molto da apprendere ancora tu hai.

Lo so. Questo davvero lo so. E sono qui per apprendere.
Non ho ancora capito se vale più l’esperienza diretta o un corso specifico.
E come eventualmente valutare la qualità di un corso, perchè sui sogni delle persone molti ci speculano e basta.
Toccherà studiare ancora. E ancora. E ancora.

 

Meravigliosa la mente di bambino è! Il Padawan ragione ha! Vai al centro della forza di attrazione e il tuo pianeta tu troverai!

Non trascurate mai la mente del bambino che è in voi. E’ da lì che nascono le migliori idee.
Non esaurite la meraviglia, non dimenticatevi lo stupore e il divertimento.

 

Usa la Forza per saggezza e difesa. Mai per attaccare!

Ovvero devo arrabbiarmi di meno. Non è colpa mia! Sono loro che mi istigano!!
Devo smetterla di cadere nella tentazione della polemica, soprattutto social. E’ un costoso dispendio di tempo ed energia, senza alcuna soluzione.
Tempo ed energia che possono essere spesi meglio, a scrivere altro.

 

Non se qualcosa da dire in proposito io ho.

La domanda è: “Aprire un altro blog sulla scrittura è inutile?”
Me la sono fatta spesso. Solo il Maestro Yoda poteva rispondermi.

 

La grandezza non conta; guarda me: giudichi forse me dalla grandezza? Non dovresti farlo infatti, perché mio alleato è la Forza, ed un potente alleato essa è!

Questa è la risposta per quelli che si ostinano nella guerra Self-Publishing vs. Case Editrici.
Ci sono autori tradizionalmente pubblicati che non conoscono la Forza. In essi prevale solo il Lato Oscuro e domina il loro destino. I lettori lo sanno. I lettori scelgono. I lettori comprano o snobbano. Nemmeno l’ufficio Marketing può contrastare la Forza.

 

Questo qui per lungo tempo ho osservato: durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte! Mai la sua mente su dove lui era! Su ciò che faceva!

E’ vero. Tendo a viaggiare parecchio, a distrarmi, a correre e disperarmi per inseguire troppe cose.
Con mio rammarico, ho dovuto imparare a dire di no. Non per cattiveria, ma non ho il dono dell’ubiquità e non posso aiutare tutti, senza avere poi tempo per aiutare me.
Quest’anno voglio più concentrazione ed un solo obiettivo. Terminare quel quaderno!

 

Avventura. Puah! Emozioni. Puah! Un Jedi queste cose non ambisce. Tu sei avventato!

Si, lo so…
Ma cosa avrei da scrivere altrimenti??!

 

Corri! Si! Si! Il vigore di un Jedi scaturisce dalla Forza

Questo è un tributo alla mia istruttrice di fitness.
Perchè “mens sana in corpore sano” non è una stupidaggine.
Scrivo meglio quando sono allenata. Perciò continuerò a impiegare la Forza per raggiungere la palestra. Una volta lì dentro, il più è fatto.

 

La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere; rimpianto non avere.

Questa è dura, Yoda. E tu lo sai. Ho bisogno delle motivazioni. Le cose che succedono devono avere un perchè!

 

No. No. Non c’è perché! Niente più ti insegnerò, io, oggi. Pulisci la mente da domande.

Lasciamene almeno una. “E se?” Non puoi togliere questa domanda a noi scribacchini! Ruota tutto intorno ad essa.

 

 

Il Capitano e la Ciurma vi augurano un 2016 maestro, ricco di cambiamenti, che il vostro mondo possa rinascere con la Forza come potentissima alleata.
Noi saremo qui in navigazione. Il nuovo anno porterà collaborazioni e novità, spunti interessanti, cambiamenti di rotta curiosi. Salite a bordo!

“Tu devi sentire la Forza intorno a te. Qui, tra te, me, l’albero, la pietra, dovunque! Si…anche fra la Terra e la nave.”
…perchè c’è sempre una nave!

 

Che la Forza sia con te!

 

Foto originale “Master Yoda” di Thomas Hawk
Creative Commons License Alcuni diritti sono riservati.

Anche se noi rimaniamo in navigazione, tutta la ciurma di webnauta, in primis il comandante, vi augura Buone Feste, un sereno Natale ed un Capodanno coi botti (di fortuna!). Un abbraccio a tutti quelli che leggono ma ancora non gli è scappato un commento. Prima o poi succederà, arrendetevi! Siamo appena partiti, ma il 2016 promette meraviglie e tante novità. Saltate a bordo!

 

Le origini

Mario Pàtton è nato in un bar.
Non nel senso che sua madre ha partorito davanti al bancone chiedendo un espresso.
Ma l’idea è scaturita da un paio di menti perverse durante la pausa pranzo.
Gennaio 2015. Stavo leggendo “Cinquanta sfumature di grigio”, dopo che avevo avuto l’ardire di regalarlo a mia madre.
Speravo che un bestseller, che aveva fatto letteralmente impazzire le donne di mezzo globo, con un’impennata nelle vendite pure di ereader da parte di insospettabili pensionate, la inducesse a riprendere in mano la lettura. So per certo che era un’accanita lettrice quand’ero piccola io, perché ho trovato di tutto in casa, tra scatoloni di Harmony, Classici Oscar e Gialli Mondadori.
Non è andata bene. Arrivata a pagina 21, alla lettura del contratto tra dominatore e sottomessa, ha chiamato l’avvocato di famiglia per vedere se poteva diseredarmi…
La trilogia è stata abbandonata in un angolo. Passava di lì per caso mio padre, l’ha aperta nel mezzo come si fa quando si spulciano i nuovi titoli in libreria…Dio solo sa cosa c’ha trovato in quel mezzo…per tre settimane non lo si poteva disturbare, incollato al divano col libro in mano. “Beh, adesso andate via che devo leggere!”
Un cataclisma di portata inaudita.
Mio padre legge al massimo la Gazzetta Sportiva.
Non legge nemmeno i libretti d’istruzioni, nemmeno il Quickstart, con indicibili sofferenze per il prodotto in questione.
Quindi? Cosa contiene quel libro?
Dovevo indagare.

La copia che stavo leggendo io era di un amico, maschio. Dice che l’aveva preso per la moglie, che lui stesso aveva iniziato a leggerlo con curiosità, ma si era fermato a metà, perché troppo monotono.
Ed in effetti il primo libro è un po’ ostico. Se vi piacciono le parti erotiche, va bene, ce n’è abbastanza per tutti i gusti.
Io devo essere l’unica che l’ha letto ridendo alle lacrime, primo perché pensavo a mia madre schifata del regalo della figlia primogenita, secondo a mio padre che non legge mai perché ha problemi di vista e stavolta deve aver rischiato la cecità.

Le uniche cose che mi ronzavano in testa erano numeri:

  • 100 milioni di copie vendute, digitali e cartacee…forse anche 150
  • 93 milioni di dollari stimati in introiti per E.L.James solamente nel 2013
  • 5 milioni di dollari di diritti cinematografici pagati all’autrice
  • 569 milioni di dollari di incasso mondiale per il primo film, costato “solo” 40 milioni

…avete presente zio Paperone con gli occhi a dollaro?!

Disquisivamo davanti al caffè di quale formula vincente potesse aver usato questo libro.
I personaggi? La non caratterizzazione fisica della protagonista? Che sommato al racconto in prima persona permette l’immedesimazione istantanea del 90% del pubblico femminile?
Uhm, sì, ma dai, la scena del “Vieni, voglio mostrarti la mia stanza dei giochi” e lei che risponde “Vuoi giocare con la Xbox?” non regge.
Avrei voluto essere lì a darle due schiaffi, ma per svegliarla fuori!
Eh, al signor Grey gli avrei risposto “Il primo che si sveglia la mattina si prende il frustino…e le chiavi dell’Audi R8!”
Mah, la scena della stanza rossa è inverosimile, io me la immagino diversamente…se fossi lì…davvero se fossi lì…
Tempo un paio di giorni, venne alla luce Mario ed il primo racconto “Cinquanta sfumature di panico”.

Decisi di rispettare la scena temporale ed i dialoghi, non completamente tutto il testo, ovvero i pensieri della protagonista in prima persona.
L’ambientazione è ovviamente la medesima, rispecchia quanto già descritto dall’autrice, semmai approfittando dei buchi narrativi che si scovano nella storia.
Il personaggio è del tutto nuovo, ha una sua personalità e non fa riferimento a nessun’altro già presente nell’opera originale.
E di volta in volta viene scaraventato dentro un libro diverso, pur rimanendo se stesso.
Nonostante questo, ho scoperto ahimè che la si deve comunque considerare “FanFiction”.

 

Cos’è una FanFiction?

Per definizione una FanFiction (abbreviato in fanfic, fic o FF) è una storia scritta da fan di una particolare opera, non solo testo scritto, ma anche film, telefilm, fumetti, cartoni animati e videogiochi.

Inoltre ci sono anche narrazioni i cui protagonisti sono attori, cantanti o gruppi musicali. Il fanwriting non conosce molti limiti.
Quasi sempre un racconto breve, a volte diventano veri e propri capitoli pubblicati a cadenza temporale definita.
Mentre anni fa la loro diffusione era limitata alla ristretta cerchia degli stessi fan, con l’avvento della grande rete sono nate piattaforme specializzate alla loro pubblicazione.
La più conosciuta (e ben organizzata) è sicuramente EFP (www.efpfanfic.net), ad oggi 451.455 iscritti, di cui 173.446 autori.
Nel tempo le FanFiction sono state anche categorizzate, a seconda delle tematiche trattate, delle modifiche rispetto all’originale, della lunghezza complessiva dell’elaborato, della categoria dei lettori a cui si rivolge (hanno introdotto il sistema a semaforo della televisione per tutelare i minori).

In base a questo, la serie I dolori del giovane Pàtton risulta essere una FanFiction:
categoria Canon o canonica: l’autore si attiene strettamente al materiale ufficiale, senza mai alterare la continuità dell’opera principale;
– con OC (original character): viene introdotto un nuovo personaggio rispetto al testo originale;
E voglio aggiungere io un nuovo termine, Multiplatform: il personaggio OC si sposta in più romanzi, in diverse piattaforme narrative.

La domanda spontanea è: perché?
Perché mi diverte, ovvio. E perchè a Pàtton devo riconoscere di avermi aiutato ad imbracciare nuovamente la penna dopo un lungo silenzio.
Senza troppe pretese.

 

Facile scrivere FanFiction? Assolutamente no.

Prima di tutto chiariamo che le FanFiction non sono nuove nella storia letteraria.
Ci sono racconti dedicati a Sherlock Holmes dai suoi innumerevoli ammiratori. Lo stesso per Harry Potter, Il Signore degli Anelli. Anche se la produzione più estesa vale probabilmente per Star Trek (…per arrivare dove nessuno è mai giunto prima).
Rossella di Alexandra Ripley è il seguito di Via col Vento di Margaret Mitchell, ben 55 anni dopo. Lo stesso 007 di Ian Fleming ad oggi conta altri 13 tra scrittori e sceneggiatori che portano avanti, con successo o meno, la vita avventurosa della spia britannica.
Non ultime le fanfiction di Cinquanta sfumature di E.L.James, come Alternative Universe di Twilight (anche se personalmente non ci trovo alcuna affinità) e After di Anna Todd, dedicata ad Harry Styles del gruppo musicale One Direction.

Indipendentemente dai vostri gusti, una FanFiction non è semplice da elaborare.
Più si attiene all’opera originale, e più richiede uno studio completo di essa, dalla sua cronologia precisa, alla biografia dei singoli personaggi, all’ambientazione che deve essere estesa con qualcosa di nuovo ma coerente.
Se nel romanzo primo il protagonista ha i capelli bruni, non può nel testo della FanFiction diventare biondo platino, al meno di un passaggio dal parrucchiere.
Se viene caratterizzato in origine come un pazzo, lunatico, stakanovista, non può nel nostro capitolo successivo essere descritto come un uomo esemplare, tutto dedito alla famiglia e alla sua coltivazione di rose antiche.
Il livello di preparazione per una FanFiction ben fatta è paragonabile, seppur in minima misura, al lavoro compiuto da chi scrive romanzi storici.
Perché occorre realismo rispetto alla storia principale.

Qualcuno argomenterà con le scarse proprietà delle fanfic scritte da adolescenti in onore delle loro boy band preferite.
Si, ovvio che anche in questo settore va distinta un minimo la qualità degli elaborati.
Ma del resto, mi risulta che un tale guazzabuglio di levatura ce l’abbiamo anche nelle blasonate piattaforme di self publishing. Anche lì, tutti scrivono e tutti pubblicano.

 

Venendo a noi…

Avete mai scritto una FanFiction? Siate onesti, su.
Vi è mai scappato anche solo un volo pindarico sul vostro libro preferito?
Ma io lì l’avrei salvato…No, no, non doveva lasciarsi scappare l’occasione…ma io avrei scelto diversamente!…e se?
Io anche questa settimana vorrei prendere a sberle Shonda Rhimes per aver ammazzato il Dottor Stranamore 🙁

 

Buon Compleanno a me e benvenuti a bordo!
Già. Oggi è il mio gnegnesimo compleanno, una data importante, che ho deciso di far coincidere con il varo ufficiale del nuovo webnauta.
Usciamo allo scoperto, coming-out nella grande rete, visibili ai radar del pianeta.
Dicono che la vita comincia a gnegne anni, perciò eccomi qua, pronta a dare la svolta.

Webnauta è un dominio vecchio, registrato nel 2002, sballottato qua e là, senza mai trovare una destinazione di contenuti convincente.
Webnauta sono io, non c’è definizione più corretta di chi passa le giornate a lavorare e navigare connesso al web. Eppure adoro il profumo della carta (giù le pistole…) e se devo scrivere, parto sempre da penna e quaderno. Ognuno ha le sue incongruenze.

Ora finalmente questo spazio sembra aver trovato il suo posto, la sua collocazione -spero- definitiva.
Ogni navigatore ha bisogno di un mezzo per spostarsi e webnauta è un veliero che si destreggia tra la marea di libri che vorrei leggere (e quelli che vorrei scrivere).

In quali porti vi piacerebbe attraccare?
Che cosa vorreste davvero leggere, che non sia ancora stato scritto?
Perché state sempre aspettando una storia. E la riconoscete non appena siete nel mezzo della lettura, in trepida attesa del finale.
“Questo è il libro che volevo leggere!” è sempre il mio primo pensiero, quando ne trovo una.
“Perché cavolo non l’ho scritto io?” è il secondo.

Allora salite sul vascello e fatemi compagnia, registrandovi alla newsletter del blog nel box sulla destra. Rimarrete aggiornati di ogni post pubblicato, nonché di qualsiasi sorpresa ci riservi il viaggio.

E se volete farmi un regalo per il mio compleanno, mettete un MiPiace, un +1 o un Cuoricino. Avete ben tre social a disposizione!
(Vi prego, vi prego, vi prego! Non dite che sono pochi! E’ un mese che sto a litigà col Marketing su questo punto…)

Infine, parafrasando il Capitano Kirk (anche se l’Enterprise solca i cieli, sempre nave è):
“Timoniere, ci porti fuori!”

 

Note di bordo:
Siamo in navigazione di sicurezza, con i motori al minimo, perché il vascello è nuovo.
Anche se è stato calato in acqua almeno un mese fa, non potevamo prendere il largo ed accendere tutta la strumentazione.
Doveste avere qualche disguido durante la permanenza, segnalatemelo con una mail.
Il povero Nostromo ha visto le ore piccole, il Mozzo ha fatto gli straordinari, ma magari qualcosa ci è sfuggito.