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Solo un istante

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Non ho tempo per leggere. A volte capita anche a me di dirla questa frase, non come scusa di fronte all’insistente aspirante scrittore che vuole vendermi il suo esordio (..!), ma piuttosto con triste rammarico per non riuscire a scalare l’enorme lista di titoli in attesa, sparsi per tutta casa. E quelli che ancora mi aspettano in libreria, reale e virtuale.
Finché non mi è capitato nello schermo questo articolo del blogger Charles Chu: In the time you spend on social media each year, you could read 200 books
Ovvero nello stesso tempo che passate sui social ogni anno, voi potreste invece leggere 200 libri.
Impossibile? Ammetto di averlo pensato anch’io quando ho letto il titolo del post.
Praticamente potrei finire tutta la mia coda di romanzi giacenti in un solo anno? Ma figuriamoci!
Poi però il tarlo ha iniziato a scavare: e se fosse vero? Se non fosse il solito articolo acchiappa-visite ma avesse ragione?
Così ho deciso di verificare quello che afferma l’autore, con un po’ di matematica e qualche statistica di casa nostra.
E vi tocca leggere per sapere cos’ho scoperto…

Dice Mosè (il gatto, non il predicatore):
Il cane è il migliore amico dell’uomo.
Il gatto è il suo migliore padrone.

Scusa Mosè, intendi dire che il gatto è il padrone dell’uomo …o del cane?
Mi rivolge uno sguardo arrabbiato e seccato, come se avessi formulato una domanda sciocca e inutile, ma è il suo atteggiamento di sempre (anche quando è strafelice di fronte a una scatoletta al salmone). Poi mi volta le spalle, o dovrei dire il sedere, e se ne va per la sua strada ancheggiando stancamente. Temo che la risposta dovrò trovarmela da sola.

Mosè però non ha tutti i torti. Cani e gatti difficilmente vanno d’accordo, ma questa è una delle rarissime eccezioni in cui hanno lavorato insieme per uno scopo comune: aiutare chi ha bisogno, soprattutto nel momento in cui si spengono i riflettori dei media.
Quasi un anno fa – è già passato un anno, si! – la terra ha tremato, più e più volte, nel centro Italia, portandosi via case, borghi, interi paesi, strade, e famiglie. Il terremoto ha scosso tutto e tutti, nel bel mezzo delle loro vacanze.
Impossibile rimanere indifferenti a quella tragedia, così un gruppo di amici, capitanati da Serena Bianca De Matteis, già autrice del libro “Buck“, hanno donato ognuno un racconto e preparato un’antologia in vendita su Amazon, sia in ebook che in cartaceo, il cui ricavato viene donato ogni mese alla Croce Rossa Italiana per gli aiuti alle popolazioni colpite: nasce così “Buck e il terremoto”, racconti a quattro zampe, per lo più cani e lupi.
Ne avevo già scritto qui in occasione delle feste natalizie: “Buck e il Terremoto” sotto l’albero

Ad oggi sono stati raccolti e devoluti la bellezza di 1.562 euro, quasi 500 cartacei e 80 ebook, il che è un bel successo per un libro in self-publishing senza le risorse delle grandi case editrici. Ci sono state presentazioni e convegni a Milano, una collaborazione con l’azienda Melinda che ha inserito una copia di Buck nelle ceste natalizie, un evento Rock-Burger con panino + libro, qualche intervista radio online, il patrocinio dei Comuni di Amatrice e Accumoli, maggiormente colpiti dal sisma.
La forza del branco ha dato il meglio di sé.
E i gatti non c’hanno visto più… Che è sta storia che i cani si e noi no?!

Lo so, è da non crederci.
Quando a marzo un gruppo di amici blogger hanno trovato 28 loro diversi articoli copiati da una casa editrice, all’interno di una guida su come pubblicare un manoscritto (trovate un resoconto dettagliato in questo post di Penna Blu: Come creare una guida completa senza scrivere nulla), ho cercato di dare il mio contributo tramite i social per chiedere alla casa editrice la rimozione degli articoli plagiati, convinta che una cosa del genere non potesse succedere a webnauta, semplicemente perché è un blog ancora giovane, i motori sono nuovi e ancora luccicanti, l’archivio non è così fornito.

Però in quello stesso periodo sono arrivate le prime statistiche del nuovo anno: nei primi tre mesi del 2017 webnauta ha totalizzato quasi tutte le visualizzazioni del 2016, perché ci sono più articoli ad attirare il pubblico, c’è più attività e condivisione sui social, le keyword iniziano a dare soddisfazione nelle ricerche su Google.
Con questi risultati, è arrivata anche qualche preoccupazione, compresa quella sul diritto d’autore da difendere.

Ma poi ho pensato: chi vuoi che sia così stupido da andare a copiare un articolo sul sito web di un informatico?
“Stupido è chi lo stupido fa, signore!” dice Forrest Gump, ma non pensavo che annoverasse anche le piattaforme di self-publishing.
E’ cominciato tutto con una mail, un venerdì mattina.

“E’ la magia dell’arte: spargi gioia, prendi grana!”

Questa è la frase che l’altra sera mi ha fatto capitolare a vedere un film italiano. Sono sempre prevenuta verso certe produzioni nostrane, perché ho paura di trovarmi davanti il solito cine-panettone trito e ritrito. Mentre io ho fame di storie originali.
Loro chi? era nella programmazione serale l’unico film che non avevo visto e di cui non sapevo nulla (altri non li avevo visti, ma so che non mi interessano). Film con i bravissimi Edoardo Leo e Marco Giallini, regia di Francesco Micciché e Fabio Bonifacci, produzione Picomedia e Warner Bros.
La trama di per sé non diceva molto: “David, 36 anni, ha un’unica ambizione: guadagnare la stima e il rispetto del Presidente dell’azienda presso cui lavora, ottenere un aumento di stipendio e la promozione a dirigente. Un giorno il suo desiderio sembra avverarsi: presenterà un brevetto che gli farà meritare l’apprezzamento da sempre sognato. In una sola notte, però, l’incontro con Marcello, un truffatore molto abile, gli cambierà per sempre la vita. David perde la fidanzata, il lavoro e la casa, dovendo così chiedere aiuto allo stesso Marcello, colui che lo ha messo nei guai.” da Wikipedia.

Vado quindi a vedermi il trailer su YouTube solo per capire il significato di quello strano titolo, Loro chi?, ed è lì che sento questa frase curiosa sulla magia dell’arte, mentre l’attore butta al vento banconote di carta da una Maserati in corsa per la campagna. Lo stesso personaggio che poco prima afferma: “Diciamo che sono un compositore della realtà”. Non vi dice niente questa definizione?

 

Il titolo del film viene dal nome di un complesso musicale, i Loro, usato anche come fantomatico cognome, che poi è il nome della banda dei truffatori. E quando qualcuno chiede “Conoscete i Loro?”, i fans sono tenuti a rispondere “Loro chi?” in una burla assurda e irriverente, favorendo il loro anonimato.
Il film non è nemmeno una novità, una pellicola del 2015, ma non l’ho mai visto citare nei lit-blog. Eppure parla di uno scrittore.
E di come riuscire a farsi leggere un manoscritto e pagare ben 50 mila euro di diritti d’autore dopo due ore dalla lettura.
Non siete un po’ curiosi anche voi adesso? 🙂

In occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore (conosciuta in Catalogna anche come Giornata del libro e delle rose, per cui lì i librai regalano una rosa per ogni testo venduto) torna un nuovo bollettino nautico del mondo dei libri, anche digitali, per navigare informati nel nostro oceano di parole.
Sappiamo che la scusa più utilizzata dai lettori è di non avere sufficiente tempo per leggere, ma quante volte ci troviamo in attesa (aspettando la metro o l’autobus, in coda all’ufficio postale, in sala d’aspetto dal medico o dal dentista) e ci mettiamo a consultare i nostri social, girando tra un Like e un video spiritoso, scorrendo metri e metri di bacheca? Secondo una stima dell’agenzia We Are Social noi utenti passiamo sui social media 2 ore e 19 minuti al giorno.
Potremmo utilizzare quel tempo per leggere, però diventa scomodo portare sempre appresso un libro ingombrante, soprattutto se non avevamo preventivato quella sosta nell’arco della giornata.
Ecco perché ci torna utile il nostro smartphone, un oggetto che siamo oramai abituati ad utilizzare comunque: possiamo leggere libri direttamente dal cellulare, in formato ebook ovviamente, e trasportare con noi una libreria intera chiusa all’interno della schedina di memoria aggiuntiva. Per leggere un libro digitale infatti non è necessario avere un computer, un tablet o un ereader: è sufficiente il nostro telefonino e l’app giusta per i libri che ci interessano.
Se poi vogliamo leggere spendendo poco o niente, vi ricordo l’articolo precedente del Navigare informati: Come leggere libri gratis (o quasi) 
Perché un lettore informato, che legge anche dal cellulare tutte le volte che può, è un lettore conquistato!

La mia fame imperante ha un’origine conosciuta.
Quand’ero piccola il mio fisico rasentava il modello Biafra, come diceva mio padre minacciando di spedirmi laggiù. In farmacia c’era il conto aperto per l’acquisto dello sciroppo BeTotal, scatola bianca e verde, flacone scuro, liquido giallo e cremoso, al sapore di zabaione. Gli altri si leccavano i baffi, per me era sempre e comunque uno sciroppo, una medicina imposta.
Mingherlina, ossuta, sempre ricurva, con due grandi occhi a palla, ancora più evidenti per il viso sottile, me ne stavo in disparte assolutamente silenziosa, perché ritenevo di avere poco da dire (mio padre scoprirà poi che era meglio se continuavo così).
D’estate, che non c’era la scuola a tenermi sotto controllo, mi mandavano in campagna dai nonni perché l’aria “buona” aumenta l’appetito. Nonna ogni mattina mi preparava una tazzona di latte caldo e cacao e passava mezz’ora della sua giornata a spezzarmi in tre pezzi i Bucaneve, i miei biscotti preferiti perché te li potevi infilare nelle dita e girare con la scorta pronta all’uso. Lei me li immergeva nel latte uno ad uno e con la pazienza di una santa cercava di farmi mangiare quanti più biscotti possibile.
Per me era comunque un supplizio, stare lì a perdere tempo a tavola quando non avevo fame e fuori c’era un mondo da scoprire e giocare. Nonno era già a fondo del campo dal mattino presto, avrei potuto fargli una sorpresa passando in mezzo al granturco alto, tanto magra com’ero non lo lasciavo nemmeno frusciare al passaggio. Zia anche lei era già sull’orto, ma c’erano ancora polli, tacchini e coniglietti da sistemare. E io ancora inchiodata alla colazione.
Presi oramai da disperazione per questa bambina che non cresceva, i miei genitori decisero di chiedere una benedizione speciale per la mia salute. Perché fosse più forte, andava scomodato il santo per eccellenza in zona, Sant’Antonio da Padova. E visto che era in relazione con il cibo, decisero di far benedire, oltre che me, una scatola di biscotti per bambini. Ma non dei biscotti qualsiasi! Perché il messaggio arrivasse forte e chiaro in cielo, senza fraintendimento alcuno, la scelta cadde sui super nutrienti per neonati, i Plasmon, che mamma mi metteva già nel biberon.
Costavano cari quei biscotti per l’epoca e le condizioni famigliari di allora, così mia madre approfittò dell’offerta e prese il pacco doppio (oggi lo chiamano formato famiglia, perché pare che anche i papà ne vadano ghiotti, di nascosto dalle mamme).
Non sembrava una cattiva idea il pacco doppio, ma era una scatola unica e quindi venne benedetta tutta intera, insieme a me, dal frate della basilica, un po’ infastidito dalla richiesta.
Sant’Antonio deve averli presi tutti in parola ed ha fatto crescere la mia fame (e poi il mio peso)…del doppio! E da allora non c’è verso. Ho provato anche a ripresentarmi al suo cospetto, ma come si fa a chiedergli il miracolo contrario, senza apparire volubile e pure ingrata?!
Per fortuna che in quel periodo non esistevano ancora i 3×2…

Ciao nonna Rina.

(c) 2015 Barbara Businaro

Come ho raccontato nelle mie tre parole per il 2017, quest’anno sono iscritta al My Peak Challenge, una community mondiale il cui scopo è aiutare le persone a raggiungere uno stile di vita più sano, attraverso un programma di nutrizione e allenamento mensile, personalizzabile a seconda del proprio livello di partenza, e il supporto del gruppo stesso che condivide giornalmente i propri piccoli o grandi risultati. Contemporaneamente, le iscrizioni di MPC servono per sostenere Bloodwise per la ricerca su leucemia, linfoma e mieloma (e alcuni iscritti sono proprio nel periodo di recupero dopo interventi per rimozione di varie tipologie di cancro, il sostegno è soprattutto per loro). Ad oggi con 7.989 peakers partecipanti sono stati versati già più di 500.000 dollari a Bloodwise. E questo ci rende tutti molto orgogliosi.

All’interno di questo challenge, ognuno fissa uno o più obiettivi (i peaks appunto) sia di preparazione fisica, come partecipare ad una maratona, effettuare escursioni avventurose, scalare alte montagne per la prima volta, che sfide creative, come finire di scrivere quel libro (!!), ricominciare a dipingere, diventare vegetariano, imparare a cucire o studiare una nuova lingua. Soprattutto per la parte dell’esercizio fisico, il programma è adattabile alle proprie esigenze e integrabile con altre attività sportive. Così ci sono molti peakers walker o runner che macinano miglia e miglia ogni giorno.

Ed è qui che mi sono inserita io: seguendo già due corsi in palestra, e non potendo gestire un allenamento quotidiano, ho però aggiunto il fitwalking del weekend, una camminata intensiva a velocità sostenuta, dai 7 ai 9 km/h, manca solo lo stacco del piede e il salto del jogging (per cui i miei piedi ancora si rifiutano categoricamente).
Dato che questa nuova attività mi prende un’altra ora del mio scarso tempo libero (facciamo anche due, tra preparazione e defaticamento) mi sono chiesta se almeno camminare faccia bene anche alla mia scrittura, che finisce ancora più ai margini.
La sensazione è che sì, i miei neuroni siano più allenati anche dopo la corsa. Beh, subito subito no, la faccia stravolta per le tre orette successive lo testimonia. Ma a lungo andare, l’energia rilasciata durante l’esercizio sembra ritornare indietro raddoppiata.
Mentre ero ancora scettica su questo punto, proprio gli amici scrittori di MPC (abbiamo un gruppo apposito, i MyPeak Warrior Writers) hanno condiviso un vecchio articolo del New Yorker…

Non so voi, ma io sento aria di primavera! Le temperature si stanno mediamente alzando e ogni tanto spunta una giornata di sole, una di quelle giornate che fanno venire voglia di stare all’aria aperta, di passeggiare lungo mare (chi ce l’ha lì vicino), di issare le vele e prendere il largo, lasciando dietro di sé una scia spumeggiante d’acqua.
Ecco perché ritorna il bollettino nautico del mondo dei libri, per navigare informati nel nostro oceano di parole, una rubrica dedicata solo ai lettori, sia quelli già incatenati da infinite storie sia quelli che lettori non si sentono, che non hanno molta confidenza con i libri, spaventati da titoli altisonanti e fascette bugiardine.
Niente paura. Il bollettino è proprio per voi, perché un lettore informato è un lettore conquistato. E un lettore sicuro delle sue scelte.

Stavolta poi parliamo di un argomento che sicuramente vi interesserà: leggere gratis (o quasi).
Quando chiedo a qualcuno come mai non legge libri o ne legge appena uno all’anno, le risposte si concentrano sulla mancanza di tempo (in realtà sono convinta non abbia trovato il libro giusto, quello che l’ha staccato dalla televisione per sapere assolutamente chi è l’assassino) e sulla mancanza di denaro, perché i libri costano troppo.

Premessa: eccetto le primissime nuove uscite in libreria, i libri non costano troppo, costano il giusto.
Potremmo disquisire infinitamente su alcune politiche editoriali per cui alcuni ebook (che sono solo un file, non rivendibile nel mercato dell’usato) hanno un prezzo di poco inferiore al cartaceo (che ha richiesto stampa e distribuzione fisica), nonché sulla mancata standardizzazione di alcuni formati ebook per cui devi scegliere una piattaforma d’acquisto in base all’ereader che ti hanno regalato, pena diventare un hacker delle conversioni digitali. Ma non è questo il punto. Dietro ad un libro c’è soprattutto uno scrittore che ha penato mesi, se non anni, per scriverlo.
Nemmeno voi lavorate gratis (per lo meno lo spero), perché lo dovrebbe fare uno scrittore?

Però mi metto anche dalla parte di chi effettivamente ha difficoltà a far quadrare i conti e per questo ho cercato un po’ di risorse che gli possano tornare utili, rispettando completamente i diritti dell’autore.
Alcuni libri si possono davvero leggere gratis, altri invece si pagano ma sfruttando qualche canale possiamo abbattere i costi di parecchio.
Se un lettore potrà leggere molto di più senza la preoccupazione economica, mi auguro possa riconoscere alla fine il valore della lettura come un investimento personale.

L’immagine, che è un mio disegno, rappresenta appieno il mio processo creativo, i miei pensieri ingarbugliati tutto il sacrosanto giorno.
Questo post partecipa infatti all’iniziativa #imieiprimipensieri lanciata da Chiara Solerio dal suo blog Appunti a Margine. Di cosa si tratta?

Lasciare libero sfogo alla creatività, quella pura, libera da aspettative, ansie da prestazione, giudizi auto-limitanti. Scrivere i primi pensieri senza filtri e lasciarli andare, senza temere l’opinione del pubblico. Scrivere senza uno scopo e senza un tema predefinito. Semplicemente scrivere quel che ci passa per il cervello, tale e quale.
Queste le indicazioni per partecipare al gioco:

  1. Fissate un limite minimo di tempo o di parole e indicatele all’inizio del post.
  2. Evitate di rileggere e cancellare, sia durante sia dopo la stesura.
  3. Rinunciate a giudicarvi.
  4. Pubblicate il post sul blog, e osservate ciò che accade.

Detto fatto. Questi erano i miei primi pensieri quel giorno che Chiara pubblicò il suo post.

E’ successo che un giorno webnauta è stato attaccato da un troll. Nel quieto silenzio domenicale ha affiancato la nostra barca ed ha iniziato a imbrattare lo scafo lucido blu con lo spray bianco, lasciando scritti curiosi anatemi. Divertiti, ci siamo chiesti da dove arrivasse lo sconosciuto: “E’ amico tuo?” “No proprio!” “Un cliente insoddisfatto?” “Mai visto!” “Spasimante deluso?” “Ma figurati!”
Poi sono arrivati i pinguini dalla cambusa, preoccupati dall’elevato odore di Camembert (notoriamente i troll puzzano), ed han fatto pulizia. La murata di dritta è di nuovo del suo colore cangiante, il troll è sparito dalla nostra vista e sulla mia scrivania rimane un rapporto preciso con i contenuti che il nostro amico aveva voluto condividere in maniera così pittoresca.

In particolare aveva commentato: “Leggendo qualche tuo post, denoto che neanche tu sai assolutamente scrivere in italiano corretto. Sbagli quasi tutte le accentazioni. Come fai a sbagliarle tutte, Barbara?”
Come faccio? Semplice! Sbaglio di proposito!
Il mio non è un errore, ma una presa di posizione.
Soprattutto per quanto riguarda la E maiuscola accentata, la scelta è cosciente e ragionata.