Category

Solo un istante

Category

Sono una riciclona, lo ammetto.
Provengo da famiglie di origine contadina (i miei nonni, sia materni che paterni, erano coltivatori) che avevano patito anche la fame del dopoguerra, quindi sono stata abituata sin da subito a non buttare via niente, non solo in cucina. Se proprio si deve buttare, che sia il meno possibile.
Così bevo l’acqua del rubinetto (dopo aver fatto analizzare l’impianto), acquisto il latte sfuso e lo faccio bollire (ho lo stesso dischetto bollilatte di nonna Rina), utilizzo detersivi sfusi negli stessi contenitori di plastica da ben dieci anni, e se non li trovo sfusi uso la modalità ricarica, la carta stampata viene tenuta come brutta copia sul retro, le magliette lise diventano stracci per la manutenzione della moto, i vasetti di vetro lavati e sterilizzati ospitano le marmellate o diventano ottimi portacandeline natalizie con le vernici apposite, le latte del caffè ricoperte di carta adesiva colorata sono portaoggetti indistruttibili. Persino i bastoncini di polistirene della macchinetta del caffè diventano comodi segnapiante per l’orto.
Riciclo tutto, anche le parole.
Ed è per questo che sono finita dentro l’antologia “Storie di carta” realizzata dal Consorzio Comieco.

Qualcuno penserà che io stia parlando della saga Outlander di Diana Gabaldon (nella terza stagione della serie tv appena iniziata, Claire ritorna indietro nel tempo da Jamie dopo vent’anni dalla loro separazione sul campo di battaglia di Culloden).
Invece no, anche se sempre di un amore perduto si tratta. Che ho inseguito per vent’anni in tutte le librerie e mercatini dell’usato. E dopo vent’anni, siccome questa è la vita reale e non una serie romantica, oramai ti metti il cuore in pace. Non lo ritroverò più. Oh si certo: ci sono altri amori, nuove conoscenze, magari qualitativamente migliori, ma sai bene che non sarà mai la stessa cosa. Quando si sedimentano nella memoria diventano bellissimi, e diventa faticoso scalfirli.

Un po’ di nostalgia m’è venuta leggendo L’amore ritrovato di Marina Guarneri, che ha passato una bellissima estate col suo Alessandro, dopo ben trent’anni dal loro ultimo saluto.
Ricordo che anche lì tornai a cercare affannosamente in rete per qualche ora. Lo ritroverò? Basterebbe una foto! Solo una foto, accidenti, per riconoscerlo! Saran passati vent’anni, d’accordo, ma riuscirò pure a rintracciarlo da un particolare! Niente, nessuna traccia, nemmeno me lo fossi sognato.

Poi un giorno, per caso, dopo aver letto Intervista di fine estate di Darius Tred, che proprio non parlava di amori ma semmai di libri prestati e perduti, un colpo inaudito di fortuna: nella prima pagina della mia ricerca è comparso, proprio lui. Un’immagine sbiadita, distorta, non perfettamente a fuoco. Mi si è accesa la speranza!
Ma dopo vent’anni, realtà e ricordi combaciano ancora? La delusione è dietro l’angolo…

Succede che un venerdì sera, appena staccato dal lavoro e già con il computer personale acceso, arrivi una notifica da Facebook per la diretta live di Marco Montemagno, l’ultimo webinar gratuito per il lancio della sua nuova startup, la piattaforma Slashers per i professionisti intraprendenti.

Per chi non ne ha ancora sentito parlare, Marco -Monty- Montemagno è un imprenditore digitale, fondatore di Blogosfere (venduta poi a Il Sole 24 Ore) ed altre startup tecnologiche, famoso per le sue pillole video nel suo canale YouTube e per il bestseller dello scorso Natale Codice Montemagno. Diventa imprenditore di te stesso grazie al digital. Ho letto il suo libro, che è la trascrizione dei suoi video più seguiti con qualche approfondimento: comunicazione, marketing online, social media, per finire con la ricerca della felicità con un lavoro su misura (chi ha letto Tony Robbins ci si ritroverà facilmente). Possono sembrare concetti alle volte banali (che ci voglia perseveranza per avere dei risultati è ovvio no?) eppure tendiamo a dimenticarcene. Libri di questo tipo andrebbero riletti, a distanza di tempo.

Succede che nel bel mezzo del suo intervento, interessante come sempre, Monty si ritrovi a corto di parole, una in particolare, e che io per caso l’abbia scritta in un commento al video, perché quella parola me la ricordo bene. Succede che il mio commento è stato letto in mezzo ad altri centinaia, sommerso tra domande, complimenti e un po’ di spam pubblicitario.
“Si dice essere POLIEDRICO. Grazie Barbara! Mi era scappata la parola.”
A te era scappata Monty, invece io ce l’ho appiccicata sulla schiena da un bel po’…

Ma da dove esce il nome webnauta? In questi due anni me l’hanno chiesto in molti. Nel senso letterale, è un astronauta della grande rete ma, nonostante non ci sia un’associazione immediata con la scrittura, non ho avuto il coraggio di lasciarlo andare. In fondo, il webnauta sono io, non c’è definizione che mi calzi meglio di questa.
Quando registrai questo dominio, il web non era certo così florido come lo conoscete ora. Eravamo in pochissimi, qualcuno per hobby, qualcuno per studio, a solcare su questo mare, le imbarcazioni erano modestissime e ancora poche le isole dove poter attraccare. Ma volevo che fosse il mio lavoro e come tale mi serviva un biglietto da visita, bello e funzionale, questa era l’idea. Occorreva un nome semplice da ricordare (i migliori, dicevano, sono i domini con soli 3 caratteri, le strutture di quei tempi non consentivano nemmeno la varietà di oggi), associabile all’esploratore di nuove frontiere tecnologiche. Sebbene ci fosse infinita scelta, quel nome non era facile da trovare.
Avevo poi da poco chiuso nel cassetto, con dispiacere, un altro progetto e volevo conservarne lo slancio.

Quello stesso cassetto l’ho riaperto pochi mesi fa, quando il mio amico Giancarlo Gianky Salinas mi chiede se può citarmi in una sua intervista per il blog Decadance . E lì è scattata la molla che tiene chiusi i ricordi, ed è stato un attimo accendere il computer e recuperare dai vecchissimi backup tutti i file di quel progetto.
Perché io, all’epoca, volevo fare la deejay… e [Radionauta] era una parte di me!

 

L’estate è finita. Anche se l’equinozio è fissato al prossimo venerdì 22 settembre, per me l’estate finisce al Gran Premio F1 di Monza.
Dopo quell’ultima domenica di motori ronzanti del primo pomeriggio sapevo che l’indomani sarebbe cominciata la tiritera del “finita la pacchia, adesso si torna a scuola!”, intervallando l’eccitazione per gli acquisti in cartoleria con la paura del nuovo anno, dei nuovi libri, dei nuovi compiti, della nuova pagella. Addio giochi (e libri) spensierati!
Ma io a lavorare ci vado tutti i giorni, ti ricordavano gli adulti.
E adesso che sono da un po’ nel fantastico mondo lavorativo potrei rispondere che, proprio come a scuola, anche qui c’è chi scalda solo la sedia.
Ancora oggi poi, quando vado al supermercato, mi aggiro con gli occhi a stellina tra le corsie del reparto scuola, che poi allestiscono proprio all’entrata del negozio e non mi occorre nemmeno la scusa per passarci attraverso. Mi ritrovo tutto comodamente a portata.
– Cosa hai preso?
– Un evidenziatore.
– Perché, non ne hai abbastanza a casa?
– Ma non di quel colore lìììììììì!
Quindi non è cambiato nulla.
Se non fosse che quest’anno il mio rientro è stato più traumatico del previsto e ho dovuto persino cambiare casa…

Eccomi tornata dal regno dei morti digitali! Per quattro giorni i miei computer sono rimasti spenti, inscatolati e accatastati nella montagna di cose spostate via via di stanza in stanza per lasciare spazio a scale, secchi, rulli, tappeti, nastri, teli e lui, messer Imbianchino. Avevo a disposizione solo lo smartphone, ma io senza tastiera non riesco a combinare molto e soprattutto non c’era proprio tempo: sposta questo, sposta quello, pulisci qui, già che ci siamo laviamo vetri e tende, metti la cera e togli la cera sul pavimento in parquet, toh guarda qui manca il coperchietto della presa, dove sarà finito, qui finito e muovi di nuovo tutto.
Insomma, la barca va tenuta bella pulita se vuoi poi avere il silenzio mentale per altre attività, i fidi pinguini sono già in vacanza all’Antartide e quindi toccava a me.
Il lavoro più tedioso, non solo fisicamente, è iniziato ancora settimana scorsa, con lo svuotamento progressivo dei cinque metri lineari fino a soffitto della libreria, il cui risultato è ammonticchiato in garage in circa una decina di scatole da trasloco (perché andare in palestra al bilanciere quando puoi spostare 30 kg di libri alla volta, ripetizioni comprese?!) Riviste, enciclopedie, romanzi, manuali, tutti ordinatamente riposti così come erano organizzati nei ripiani del mobile. Qualcosa è da buttare (le riviste informatiche dopo un anno non servono più, soprattutto perché ci sono i dvd con le versioni digitali), qualcosa è in arrivo (nonostante il KosoKobo continuo a prediligere il cartaceo 😛 ), ma soprattutto gli ultimi libri trovavano oramai posto a casaccio, nel primo anfratto libero.
Urge quindi una riorganizzazione degli spazi, e quale miglior occasione di questa? Mi ricapiterà tra altri dieci anni di svuotarla tutta!
Ma adesso, di fronte agli scatoloni che mi guardano con impazienza, la vera domanda è: che criterio utilizzare per ordinare i libri di casa? Non è solo questione di spazio occupato, ma anche di ritrovarli facilmente.
Se sono tanti (e i miei in fondo non sono poi così tanti…), la questione non è banale. C’è da pensarci su prima di cominciare!

Nota: Verrebbe da pensare che un informatico di professione abbia seri problemi con quello che viene definito “digital detox”, lo stacco completo da qualsiasi apparecchiatura di comunicazione digitale (smartphone, computer, tablet), inteso come un’opportunità di ridurre lo stress spegnendo internet, email e social. In realtà no. Pur avendo lasciato acceso il cellulare, le notifiche si sperdevano nelle attività frenetiche. Semmai è il rientro il vero trauma: ma non erano tutti in ferie sti blogger?! 😀

E siamo a tre! Quando meno te l’aspetti, nel bel mezzo della canicola estiva, ti arriva una nomina al Liebster Award! Se non ne avete mai sentito parlare, si tratta di un premio che viene dato ai blog dai suoi lettori e colleghi blogger, per sostenerlo e segnalarlo a nuovi lettori. Ne avevo già scritto in occasione della prima nomina: Liebster award per scoprire nuovi blog
Le regole delle nomination sono rimaste pressoché immutate:

  1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
  2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli.
  3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei “vincitori”.
  4. Proporre a vostra volta undici domande.

Come per il primo Liebster ricevuto, ringrazio Silvia Algerino di Lettore Creativo che mi ha nominato (e tra l’altro i nostri blog sono nati nello stesso anno, a pochi mesi di distanza) e vado subito a rispondere alle sue undici curiosissime domande.

Mi sono sempre chiesta, tutte le volte che entravo in libreria, attorniata da scaffali e pile di testi di ogni sorta, quali fossero i libri più letti in assoluto al mondo, quelli che sono riusciti ad abbattere le barriere linguistiche, culturali e geografiche, unendo persone di tutto il globo, così diverse e lontane, in un’unica, semplice, universale attività: la lettura.
E poi ho trovato questo interessante articolo di James V. Chapman, scrittore ed editore americano: 10 Most Read Books In The World ovvero i 10 libri più letti al mondo (sebbene risalga al marzo 2015, non mi risulta ci sia stata una scalata di nuovi titoli alla classifica).
Torniamo quindi con un nuovo bollettino nautico del mondo dei libri, per navigare informati nel nostro oceano di parole, e guardare più da vicino quali sono i libri che i lettori di tutto il mondo hanno premiato passando le nottate tra le loro pagine.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato. Magari scoprirete nuovi titoli, o forse scoprirete di averli già letti tutti. (però non vale eh, ce ne sono tanti altri da leggere e mandare in cima alla classifica nei prossimi decenni!)
Se poi volete leggerli spendendo poco o niente, vi ricordo un altro post del Navigare informati: Come leggere libri gratis (o quasi) Potete leggere questi titoli anche dal vostro smartphone, con le app consigliate in quest’altro bollettino: Leggere ebook dal cellulare
Se sono stati acquistati e consumati da così tante persone, questi libri devono contenere un segreto, no?

Siamo di nuovo nella morsa dell’Anticiclone Nordafricano (che è sempre lui, anche se ad ogni ondata di calore lo battezzano con un altro terrificante nome mitologico, di continua discesa agli Inferi infuocati). Ed è difficile per me scrivere, quanto per voi concentrarvi nella lettura.
Abbiamo bisogno di rilassarci e rallentare i ritmi dei collegamenti neuronali (tutti i motori scaldano, cervello compreso) ed è il motivo per cui d’estate si prediligono quelle letture fresche e tranquille da ombrellone, romanzi leggeri e riviste di gossip.
E così oggi ho deciso che il gossip divento io, nel mio piccolo: vi racconterò venti cose di me, mentre scrivo.
Quattro chiacchiere sulla sdraio insomma, ascoltando in sottofondo il tormentone estivo (quel Despacito che ci sta togliendo la vita…) e rimescolando con cura le carte per una nuova partita a Briscola. Carte rigorosamente trevisane Dal Negro. Occhiali scuri perché ogni tanto ci scappa uno sguardo indiscreto ad un costume di passaggio.
E se passa l’omino dei gelati…no, niente, sono in dieta. Solo ghiaccioli, uffa. E senza zucchero!

Conversazioni al primo caffè della mattina, con amici al bar all’angolo, prima di puntare ognuno verso il proprio ufficio.
Mister E. “Stavo leggendo il tuo nuovo post…”
Io “…e?”
Mister E. “Leggere 200 libri in un anno…potrebbe essere possibile se fossero tutti bignami. Anzi no. Come si chiamavano quei libri…i ristretti?”
Io “No, i Distillati.”
Barista “…vuoi il caffè corretto stamattina?!”
Io “No, i libri Distillati.”
Mister E. “Dicevo: magari 200 libri distillati in un anno si leggono senza problemi, anche leggendo pianissimo.”
Io “Eh, a trovarli! Non ti sei chiesto che fine hanno fatto i Distillati? Li hai più visti in edicola?”

E voi cari lettori, ne avete più saputo niente?