Category

Solo un istante

Category

Dieci giorni fa, per puro caso, scopro che il sito d’opinioni Ciao.it, dove ho scritto per un decennio, ha chiuso. Lo scorso dicembre, senza preavviso, senza motivazioni, senza possibilità per gli utenti di eseguire un backup. Erano per lo più opinioni su beni di consumo, tranne una sezione considerata “libera”, piena di brani e poesie, dove si trovava anche questa mia breve riflessione, che continuava a riscuotere molte letture e commenti, qualcuno anche inviperito. L’ho ritrovata nel cloud e mi sono chiesta se meritava di essere conservata online.

Se Diana Gabaldon può permettersi di tenere nel suo blog una lunga disquisizione sull’esistenza dei pidocchi del sedere (non scherzo, leggete qui: A Brief Disquisition on the Existence of Butt-cooties), direi che io posso anche salvare questo mio breve Elogio della Tavoletta del Bagno dal dimenticatoio. Magari potremmo aprire una nuova frontiera della narrazione, la bathroom-lit!
Ah no, anche qui arriviamo tardi: i racconti da bagno, brevi e lunghi a seconda del bisogno, vengono pubblicati in piccole antologie già da dodici anni e si chiamano per l’appunto Toilet.

Devo anche ammettere che da quando ho scritto questo testo, che risale al lontano 2003, mi è capitato di frequentare molti più bagni pubblici esclusivamente femminili e di vedere tali e tante cose bizzarre che bisognerebbe scriverci anche un Cerimoniale per Signore ai Servizi. Una delle spiegazioni plausibili è che qualcuna utilizzi il water occidentale come fosse uno squat water giapponese. Il risultato di tale fraintendimento, date anche le diverse misure dei due oggetti, è inenarrabile. Forse solo a Stephen King riuscirebbe tale impresa, spacciandola per l’ultimo besteseller horror da piazzare in classifica.

Sto cercando di tornare con i piedi per terra, ma dopo un weekend così è davvero difficile! Non solo tre giorni a Parigi, una delle capitali più belle che già da sola merita il viaggio, ma tre giorni con il salone del libro Livre Paris e con la tua scrittrice preferita che sbarca dall’oltreoceano! La possibilità di incontrarla di persona e scambiarci due parole!! Beh no, non sono stata così parca alla fine, tutt’altro.

E’ iniziato tutto lo scorso 30 gennaio: Diana Gabaldon, l’autrice della saga Outlander (ve ne ho già parlato in questi articoli: Quando si definisce “romanzo storico”? ; E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander ; Il pregiudizio del lettore) annuncia sul suo profilo Facebook che sarà a Parigi dal 16 al 19 marzo, all’interno del salone del libro, un evento di carattere internazionale, che riunisce editori, scrittori francesi ed esteri da oltre 50 Paesi, accogliendo 150.000 lettori ogni anno. Lei parteciperà invitata dal suo editore francese J’Ai Lu, con un panel di discussione e un paio di sessioni firma copie con il pubblico.

Prima reazione: Ommmmioddddddio, zia Diana a Parigi!!! Dal 16 al 19 marzo, giusto il weekend dopo Tempo di libri a Milano!!! Io vado fuori di testa… DEVO andare a Parigi se lei non viene a Milano!! (questo è esattamente quello che ho scritto ai miei collaboratori di webnauta 😀 )

Seconda reazione: No dai, deve venire a Milano! La nostra fiera dell’editoria (il Salone del libro è ancora quello di Torino) si tiene giusto la settimana prima, vuoi vedere che quelli di Corbaccio-TEA, la casa editrice di Diana Gabaldon per l’Italia, si lasciano scappare un’occasione ghiotta come questa? Con 40.000 fans italiane che l’aspettano da anni ormai?!

Dopo l’annuncio ufficiale sulla sua bacheca, è iniziato un balletto di ricerche, indagini, richieste per capire se c’era la possibilità che effettuasse una tappa anche in suolo italico, purtroppo senza riscontro positivo. Già due anni fa, la stessa Diana rispose ad un mio commento su un suo post dove la invitavo a vedere il nostro bel paese, spiegandomi che non dipendeva da lei ma di chiedere al local publisher. Chiaramente, una scrittrice del suo calibro non si muove gratis, di sicuro non a sue spese, e sta all’editore capire quanto investirci e come sfruttare al massimo la sua presenza. Senza contare che Diana Gabaldon quest’anno ha diminuito drasticamente le sue partecipazioni, per potersi concentrare nella scrittura del nono libro della saga, nome in codice BEES. Dunque, adesso o mai più!

Così, da una parte cercavo di capire se era possibile averla qui tra noi, prima o dopo la permanenza francese, dall’altra guardavo se potevo organizzarmi col lavoro per preparare il weekend all’estero, considerato il tempo di viaggio. All’uscita del calendario definitivo di Tempo di libri, non c’era più spazio per sperare nella sua venuta. Rimaneva solo l’opportunità di Parigi.
Vado o non vado? Non so un’acca di francese, e non ho mai testato la mia pronuncia inglese…
Vado o non vado? Però è zia Diana, santi numi!! E quando mi ricapita?
Vado o non vado? Col lavoro sono stretta, posso aggiungere solo un giorno di ferie, ma ce la potrei fare…
Vado o non vado? Alla fine arriva Daniela: Organizziamo! Je comprends un peu le français, mais mon fils m’apprend!

Tieni Alex, queste sono le chiavi della barca webnauta. Trattala bene e stai attento ai pinguini, lo sai che sono indisciplinati! Io vò a Parigi!!

“Ma di cosa parla poi?”
“Due che si incontrano, si amano, poi litigano, poi fanno pace, poi incontrano un altro, si lasciano.”
“Come finisce?”
“E’ una cagata, finisce bene.”
“Sarà anche una cagata, però per esempio a me le prime pagine mi han preso… cioè ti tira dentro sto libro!”
Dal film Il giorno in più (2011)

 

Devo sempre vedere un film due volte per iniziare ad apprezzarlo in pieno. La prima volta c’è la storia e l’emozione, la seconda volta ci sono i dettagli e i particolari, le finezze, visto che la trama già la conosco. Le emozioni però, quelle restano uguali. C’è posta per te, Meg Ryan e Tom Hanks, l’avrò riguardato almeno quindici volte e la scena finale è sempre da groppo in gola, non c’è verso che io la veda senza fazzoletti a portata, meglio direttamente un lenzuolo và. Ok, probabilmente è un fattore personale, dato che sono stata anch’io una commessa in chat. 😉
Tempo fa ho rivisto Il giorno in più, dall’inizio alla fine, senza interruzioni domestiche. Anzi, pure i presenti maschili erano coinvolti da quello strano tipo di Giacomo, abbordato dalla bella ragazza del tram che lui occhieggiava intimidito da almeno un mese (e in sottofondo senti uno sbuffo e un “Mai che capiti a me!”).
Per chi non lo sapesse questo film, diretto da Massimo Venier con Fabio Volo e Isabella Ragonese, è tratto proprio dall’omonimo libro di Fabio Volo. Che sta(va) lì nella mia libreria da qualche tempo, da quando avevo deciso di studiare il suo fenomeno editoriale, avevo comperato tutti i suoi libri in un colpo, ma mi ero poi incastrata nella lettura di E’ una vita che ti aspetto, chiedendomi come mai sulla carta non mi è simpatico come in radio (io che sono un [Radionauta], prima che un webnauta!)
Perché il film Il giorno in più è spassoso: c’è ironia, comicità, piccoli drammi, momenti di suspense, batticuori, palpitazioni, un po’ di sesso e il gran finale di lui e lei che si corrono reciprocamente incontro (tra l’altro, non ne sono sicura, ma sembra pure lo stesso parco dell’ultima scena di C’è posta per te!).
Ma se sullo schermo mi piace, non può essere che il romanzo non sia altrettanto all’altezza! Non riesci a tirarci fuori un buon film se la storia non è scritta bene fin dall’inizio sulla pagina!
Così mi sono decisa: l’ho ripreso dallo scaffale ed ho iniziato a leggere, senza lasciarmi guidare dai pregiudizi…

Non ho tempo per leggere. E per alcuni di noi questo è vero, soprattutto perché si associa la lettura ad un’attività di relax, da fare seduti in poltrona o sdraiati a letto, coccolati dalle parole che scorrono nella nostra mente. Mentre i ritmi odierni sono una corsa ad ostacoli che persino la giungla del leone e della gazzella sembra un parco divertimenti.
Eppure molti di quelli che vedete in metropolitana con il cellulare e gli auricolari, ad occhi semichiusi e assorti nell’ascolto, stanno leggendo. Con gli Audiolibri!

Ecco che ritorna il bollettino nautico del mondo dei libri, per navigare informati nel nostro oceano di parole, una rubrica dedicata solo ai lettori, per vedere insieme dove trovare gli audiolibri, gratuiti o a pagamento, e come ascoltarli. Il mercato sta prendendo piede anche in Italia finalmente, complice l’arrivo di Amazon con il suo Audible e gli investimenti fatti nel settore, conviene dunque approfittare anche di questa nuova tecnologia. Perché un lettore informato è un lettore conquistato. Anche con le cuffiette!

Se non vi piace proprio l’idea di “ascoltare” un libro, ma volete comunque approfittare di ogni momento libero per leggere quando siete fuori casa? Non lasciatevi scappare l’articolo precedente del Navigare informati: Leggere ebook dal cellulare
Se poi volete leggere spendendo poco o niente, vi ricordo anche questo post: Come leggere libri gratis (o quasi)

Ho cercato di rispondere alla domanda di getto, senza troppo rimuginare sulle parole ma lasciando proprio il cuore al comando della penna. Questo post partecipa infatti all’iniziativa #imieiprimipensieri lanciata da Chiara Solerio dal suo blog Appunti a Margine. Di cosa si tratta?

Scrivere i primi pensieri senza filtri, senza temere l’opinione dei lettori, liberandosi da aspettative, ansie da prestazione, giudizi limitanti, pudore o vergogna. Scrivere senza riguardi per la punteggiatura, i sinonimi, i refusi, gli accenti. Semplicemente scrivere quel che ci passa per la mente sul momento, errori compresi.
Queste le indicazioni per partecipare al gioco:

  1. Fissate un limite minimo di tempo o di parole e indicatele all’inizio del post.
  2. Evitate di rileggere e cancellare, sia durante sia dopo la stesura.
  3. Rinunciate a giudicarvi.
  4. Pubblicate il post sul blog, e osservate ciò che accade.

In teoria, questi erano i miei primi pensieri nel momento in cui ho preso la penna e il quadernetto degli appunti, però erano almeno quattro giorni che il mio cervello malefico si faceva dei gran discorsi su questa domanda, da quando aveva letto il post di Chiara e in seguito anche quello di Sandra Faè, che pure mi è piaciuto molto. Quindi ho il sospetto che in un angolino, il subconscio avesse già scritto una bozza e alla mia penna ha mandato direttamente il playback… 🙁

Da quando webnauta è online, il primo post del nuovo anno è dedicato alle tre parole da scegliere per tracciare la nuova rotta di navigazione, per il blog ma soprattutto per me. L’idea è nata al blogger Chris Brogan ancora nel gennaio 2006, quando ha capito che i buoni propositi di inizio anno durano solo la prima settimana e ha deciso di sostituirli con solo tre parole, semplici ma potenti.

Non devono essere tre parole a caso prese dal vocabolario, ma devono avere un significato particolare per noi, devono guidarci nelle scelte che faremo durante l’anno, incoraggiarci a perseguire i nostri obiettivi, guidarci attraverso le difficoltà che incontreremo.
Dovremmo scriverle su un foglio, condividerle ovunque, salvarle perché compaiano periodicamente nella nostra agenda o sullo smartphone ed utilizzarle in tutti i nostri processi decisionali. Ogni giorno.

Data la sua esperienza di ben 11 anni di parole-guida, Chris Brogan ci svela qualche trucco imparato su se stesso e la condivisione dei risultati ricevuta dagli altri che hanno partecipato all’iniziativa: potete scegliere anche due o quattro parole, ma tre danno il risultato migliore; potete utilizzare una frase, ma sprecherete l’energia in articoli e preposizioni; potete anche decidere di cambiare le parole a metà anno, ma chi l’ha fatto ha visto diminuire la loro efficienza; potete scegliere un acronimo che rappresenti le vostre parole, ma rischiate di contrarre anche gli effetti che esse avranno; potete ripetere le parole dello scorso anno, ma dovreste accontentarvi anche dello stesso risultato, ne siete davvero sicuri?

Per capire meglio come funziona, qui potete leggere le sue parole per il 2018 e pure per gli anni precedenti: My 3 Words for 2018

Le mie parole del 2017 sono state incredibilmente potenti. E dunque la scelta adesso si fa anche ardua.
Quali saranno le parole del 2018 per webnauta, ma soprattutto per me?

Ultimo giorno dell’anno, giorno in cui ci si guarda indietro, agli altri 364 già trascorsi, e si stilano bilanci, prospetti, qualche conto e un paio di considerazioni su quanto ci eravamo proposti un anno fa e siamo davvero riusciti a portare a termine.
Io mi volto verso le vecchie pagine del calendario, scorro la mia fedele Moleskine e non riesco a credere sia trascorso solo un anno! La sensazione netta che mi porto addosso è di aver concentrato in un unico anno quanto forse un decennio fa avrei potuto compiere in almeno tre anni di fila. Ma come ci sono riuscita?? Un giorno alla volta, credo.

Come per tutti i blogger poi, l’ultimo post dell’anno è dedicato alle statistiche. Anche chi dice di non guardarle mai, sa bene che sono quei numeri a determinare l’interesse per i contenuti pubblicati e la scelta dei nuovi articoli da scrivere, molto più dei commenti dei lettori in calce ad ogni post.
Perché non tutti gli utenti lasciano il loro commento. Magari preferiscono esprimersi sui social, o non scrivere un parere pubblico quanto dirtelo di persona, con un messaggio privato o una mail diretta, oppure rimanere nell’anonimato, ma sono i lettori a dare vita ad un blog. Altrimenti tanto varrebbe prendere un quadernetto e cominciare a scrivere in solitudine “Caro diario…”

Com’è andato webnauta nel 2017? Come dicevo per il compleanno e il cambio di styling, questo blog ha superato, e di molto, qualsiasi mia aspettativa. Già dai primi di marzo, Google Analytics ci mostrava un andamento incredibilmente crescente, sempre con un grafico a punte, dove ogni picco è l’uscita di un nuovo post, un nuovo battito nel tracciato cardiaco di questo blog.
Webnauta respira, ha un battito accelerato proprio come la sottoscritta, e cresce bene!
Non voglio però solo concentrarmi sui numeri, perchè la scrittura non è mera matematica, c’è molto di più. La scrittura è parte della nostra vita, che ci piaccia o meno.

Quando ho deciso di far partire questo blog, mi è sembrato naturale scegliere come sua data di battesimo la stessa del mio compleanno. Perché webnauta sono io e qui ci sono i miei appunti e le mie storie. Soprattutto era un regalo che stavo facendo a me stessa. Niente manie di grandezza o problemi di memoria.
Col senno di poi, lavorare tutto il weekend, quest’anno pure col lungo ponte pre-natalizio, saltare il tradizionale addobbo di casa dell’8 dicembre e fare nottata in migrazione del sito per farlo apparire nuovo proprio la mattina del tuo/suo compleanno… no, non è una gran furbata.

Pensare che questo appuntamento l’abbiamo studiato, organizzato, gestito fin da settembre, quando abbiamo anticipato lo spostamento dell’hosting (ne parlavo qui: (wo)men at work) che in realtà era previsto dopo lo sviluppo del nuovo tema grafico. Per dire quanto navighiamo a vista! 🙂
Perché webnauta ne aveva proprio bisogno. In due anni questo blog ha superato, e di molto, qualsiasi mia aspettativa. Non ha sbalordito solo voi, ha sorpreso anche me!

Vi ho già svelato come il mio racconto Note di carta sia finito a sorpresa dentro l’antologia Storie di carta, realizzata dal Consorzio Comieco come eccellente compendio finale al contest di scrittura #storiedicarta lanciato lo scorso maggio, con il quale sono state raccolte moltissime testimonianze dove la carta è protagonista della nostra vita, lettere, biglietti, documenti che non possono essere riciclati in quanto preziosissimi.
Se ve lo siete perso, potete leggere l’articolo qui: Riciclo tutto, anche le parole

Ci eravamo poi lasciati con un invito lo scorso 17 novembre alla presentazione del libro a BookCity Milano, presso la Kasa dei libri, con lo stesso Andrea Kerbaker che ha curato l’antologia ed il presidente di Comieco Piero Attoma.
Con uno slalom tra gli impegni lavorativi e una congiunzione astrale favorevole, sono riuscita a confermare la mia partecipazione e prenotare il viaggio in treno solo il mercoledì (giusto per non smentire la mia natura peaker…).
Complice di quest’avventura la mia fedele direttrice di crociera Daniela Bino di InfoSearch, giusto perché da un po’ volevamo gustarci una gita come i vecchi tempi.
Com’è andata?

Ho atteso un po’ di tempo per elaborare le emozioni, raccogliere le foto, e soprattutto confermarvi l’uscita in libreria dell’antologia! Potete richiedere Storie di carta al vostro libraio di fiducia o acquistarla negli shop online, come Ibs.it  o Amazon, disponibili in due settimane. Giusto giusto per Natale!

Si va bene, ma insomma, non tergiversare, com’è andata??
E’ andata che io sono persino capace di farmi pregare non una, ma ben due volte, da Andrea Kerbaker in persona a leggere il mio racconto in pubblico. Non una, ma due. Eh!

I miei lettori di lungo corso e quelli che mi seguono sui social sanno che sto leggendo i libri della saga Outlander della scrittrice americana Diana Gabaldon e in contemporanea guardando la serie tv Starz in onda in Italia su Sky FoxLife. Ne avevo scritto in uno dei miei primi articoli Quando si definisce “romanzo storico”? 
Già allora infatti era tornata accesa la discussione se il libro dovesse essere considerato storico, fantasy o romance. Ovvero per il pregiudizio dei lettori, condito con qualche facile cliché, che questo sia un testo più adatto alle casalinghe annoiate piuttosto che ad un pubblico eterogeneo.

In breve, la trama del primo libro di Outlander, in Italia tradotto con La straniera:

1945, Inverness, Scozia. Claire Randall, infermiera militare, è in viaggio con suo marito Frank, dopo la fine della guerra. Durante una passeggiata si ritrova all’interno di un cerchio di pietre druidico, che la trasporta indietro nel tempo, al 1743. S’imbatte nell’esercito inglese e in un gruppo di banditi scozzesi delle Highlands, dai quali viene rapita. Viene condotta al castello di Leoch, residenza del clan MacKenzie, e qui trattenuta, perchè reputata una spia. Per salvarla dagli inglesi, sarà costretta a diventare scozzese, sotto la protezione del clan, sposandosi con il giovane James Fraser. Lungo varie peripezie, un matrimonio combinato diventerà un amore più che ricambiato e Claire sceglierà di non tornare al presente, ma lottare per evitare la disastrosa battaglia di Culloden, fine dei clan scozzesi.

Non vado oltre con la trama, anche se in televisione siamo alla terza stagione (e stanno girando attualmente la quarta in Scozia), ma posso tornare sull’argomento con alcuni estratti del libro Il cerchio di pietre (il primo volume dell’americano Voyager; in Italia i libri originali, escluso il primo, sono stati spezzati in due volumi), dato che la stessa Diana si è divertita a rispondere ai lettori all’interno del testo.

E quanto mi sono divertita io quando sono arrivata a leggerla. Semplicemente l’adoro.