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Solo un istante

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Ebbene si, siamo giunti al gran finale di stagione!
Dopo ben tre mesi, il contest Racconti da spiaggia oggi si chiude e proclamiamo i vincitori sul podio. Non è stato affatto semplice, con ben 16 racconti in gara e tutti di ottimo livello: i nostri giudici Daniela, Alessandro, Simona e mozzo Federico, dopo una lunga battaglia senza esclusione di colpi (e stelline), sono faticosamente giunti ad un accordo.

“Si dai ragazzi, il cannone è scarico, tranquilli. Questa è la lista dei vincitori? Bravi, così mi piace.”

Al contest precedente, in occasione del primo compleanno del blog, i giudici avevano un solo premio da assegnare al racconto migliore, ma i testi pervenuti erano così buoni che all’ultimo minuto decidemmo di conferire delle menzioni speciali per il secondo e terzo classificato. Potete leggere qui come terminò quel contest: Un compleanno e un vincitore

Memori di quell’esperienza, questa volta abbiamo messo in palio tre premi distinti, impegnandoci anche per un primo premio in denaro, con una gift card libraria (nei limiti concessi dalla legge per non rientrare in una manifestazione a premi, che mi ci manca solo il Notaio da tenere a bada… quattro giudici sono più che sufficienti, garantisco! 😀 )
Tre premi per i tre mesi di apertura del contest, da giugno a settembre. Tre premi per dare l’occasione anche ai giovanissimi scrittori, in vacanza dalle scuole, di concorrere con un’attività divertente ma interessante. Tre premi che avrebbero dovuto facilitare il compito ai giudici, mettendoli d’accordo su almeno tre vincitori diversi, come i loro gusti.
E invece è stata durissima lo stesso.

“Ognuno di noi dovrebbe valutare il testo come valuterebbe un libro letto nella normalità della propria vita da lettore. Se tu prediligi una cosa diversa è giusto che valuti per quella cosa.”

“Per quello la giuria è plurima e variegata. Mi piace anche chi, con un racconto breve, ben scritto, ha lasciato un languore nel mio cuore. Non è mica sempre una questione di lunghezza.”

“Io propongo di dare le stelline, da 0 a 5, ai racconti che leggiamo, da sommare a quelle date dagli altri concorrenti.”

“E alla fine chiamiamo Alessandro Borghese. Ma ricordate: il suo voto potrà confermare o ribaltare il risultato…”

“No, no, devo essere più cerebrale. Se continuo così regalo stelline a tutti, chi per un motivo chi per un altro!”

“…ma volete anche il Golden Buzzer la prossima volta?!”

Avevo appena terminato di leggere Come si diventa un venditore meraviglioso di Frank Bettger e all’ultima pagina, perché io arrivo proprio fino in fondo, trovo la scritta “Finito di stampare nel mese di ottobre 2007 per conto della Longanesi & C. dalla Grafica Veneta SpA di Trebaseleghe (PD)”.
Ancora loro, penso. Almeno la metà dei miei libri proviene da questa azienda e dalla mia provincia. Solo che io sono della zona a sud e non conosco l’area di Trebaseleghe. Chiedo ad amici, ma senza risultato. Eppure non deve passare inosservata con tutti i libri che sono marchiati del loro logo!

Decido di consultare Google (perché non l’ho fatto prima?!) e leggo cose strabilianti.
Se la casa editrice è dove dall’embrione dell’idea il romanzo segue un lungo percorso di gestazione, tra editor, correttori di bozze, marketing, grafici e designer, c’è un momento in cui il libro, in quanto oggetto vero e proprio, viene dato alla luce: la stampa.
Ed è proprio di questo che si occupano in Grafica Veneta, la nursery della narrativa.
Tanto per intenderci, dell’ultima cinquina del Premio Strega 2018, solo uno non è stato stampato in Grafica Veneta. Il presidente è scomparso di Bill Clinton e James Patterson, il thriller di questa estate, è stato stampato proprio qui.

Quando ho trovato la possibilità di richiedere una visita guidata all’interno dell’azienda, non ci ho pensato su e ho mandato subito la mia candidatura. I libri mi affascinano, non è un segreto, quale occasione migliore per scoprire da dove arriva la mia libreria?
Torna quindi un nuovo bollettino nautico nel nostro oceano di parole, per navigare informati nel mondo dei libri. Questa volta per raccontarvi passo passo come nascono i libri e cosa abbiamo visto io e il mio piccolo gruppo di avventurieri.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato.

Quel che non sapevo è che questa storia ha a che fare con la magia!
Fabio Franceschi ha ereditato a soli 19 anni dal padre scomparso prematuramente la piccola azienda, sull’orlo del baratro fallimentare. Rimboccandosi le maniche e lavorando duramente sette giorni su sette, è riuscito a risollevarla e portarla in attivo. Nel 2001 Grafica Veneta aveva solo 8 dipendenti, realizzava una sessantina di titoli all’anno ma si affacciava la sfida del mercato globale.
Uno dei loro clienti più importanti era allora Salani, che acquistò i diritti di un certo maghetto inglese. Si, si, quello di Hogwarts. Era scontato che venisse stampata qui l’edizione italiana, ma non era affatto scontato ottenere la pubblicazione per tutte le edizioni europee. Il successo arrivò in punta di bacchetta, perché Grafica Veneta fu scelta in persona da J.K. Rowling proprio per gli alti profili qualitativi, in termini di velocità, segretezza e cura della stampa, nonché per l’impatto ambientale ridotto, con carta salva-foreste ed un impianto di produzione interamente carbon-free. L’ultimo capitolo della saga, l’ottavo libro, fu stampato in un padiglione esclusivo, blindato e controllato a vista da agenti di vigilanza. Il finale doveva arrivare intatto in libreria!
Vent’anni dopo, Grafica Veneta ancora ristampa e distribuisce Harry Potter in tutto il mondo e in tutte le lingue.

Ora capite la mia emozione all’ingresso in questo tempio sacro?
Non c’è solo il profumo della carta e la meraviglia di tecnologie all’avanguardia (sono pur sempre un informatico, ho le mie debolezze). Ma giurerei di aver visto volare il gufo Edvige. E forse tra le bobine di carta si aggiravano degli elfi domestici. Del resto là c’è il leone simbolo della casa Grifondoro, qui c’è il leone di San Marco. Non può essere un caso, vero mia cara Rowling?

Ma da un padiglione all’altro i dipendenti si manderanno mail… o strillettere?! 😀

Grafica Veneta - Uffici

Sia che acquistiate nella libreria sotto casa, sia che comperiate i vostri libri online, sicuramente prima dell’acquisto tutti voi cercherete dei commenti degli altri lettori per orientarvi nella scelta.
Le recensioni non sono importanti solo per quello che dicono sulla qualità del libro, ma anche perché con la loro numerosità contribuiscono alla visibilità del titolo in classifica e nelle ricerche online. Per questo negli anni si è creato un mercato di acquisto di recensioni fasulle (leggi: False recensioni su Amazon: come funzionano e quanto pagano) E non si tratta solo di recensioni positive: spesso vengono contrattate anche valutazioni negative per boicottare il prodotto della concorrenza e far guadagnare posizioni in classifica al proprio titolo.

Torniamo quindi con un nuovo bollettino nautico del mondo dei libri, per Navigare Informati nel nostro oceano di parole, per capire come noi lettori possiamo difenderci da queste parole artificiose e riconoscere quelle genuine di cui davvero fidarci.
Ne è risultato un elenco di punti da considerare per verificare la bontà delle recensioni sui libri.

Molti di questi consigli li ho sperimentati personalmente nel sito d’opinioni Ciao.it, dove ho scritto per un decennio, finché non ha chiuso definitivamente lo scorso dicembre. In quella piattaforma, le opinioni venivano pagate in base alla valutazioni che gli altri utenti davano dell’opinione stessa: più era giudicata utile e pertinente, più cresceva il suo compenso. Le opinioni erano talvolta richieste dagli stessi produttori, con un compenso supplementare, mentre le esperienze negative di alcuni consumatori hanno consentito di portare in tribunale alcuni truffatori. Nonostante fosse chiaro si trattasse di opinioni pagate, il sistema all’inizio si manteneva in un giusto equilibrio. Poi l’esplosione della rete e dei social, l’abbassamento delle tariffe e la diminuzione dei controlli da parte dei gestori, ha premiato sempre più le recensioni fasulle. Aziende e consumatori veri se non sono andati, e il sito ha dovuto chiudere.

Personalmente per i libri mi fido maggiormente delle recensioni di Amazon, dove sono in funzione controlli serrati per combattere il mercato delle recensioni false, deleterie sia per i consumatori che per il sito stesso che rischia di perdere credibilità e acquirenti.
Anche le recensioni degli altri shop online di libri contengono per la maggior parte buone recensioni, anche se lì sono esclusi i titoli in self-publishing, ovvero quelli per cui le recensioni sono lo strumento indispensabile di diffusione.

Quello che proprio non considero è Goodreads, perché soprattutto in questi anni lo trovo molto vicino agli ultimi tempi di Ciao.it, quando regnava il caos, le recensioni veritiere venivano affossate da account non verificati e i toni erano degenerati in volgarità. Sto notando lo stesso comportamento su Goodreads: le recensioni dei lettori forti sono affossate dalle battaglie tra clan dei diversi scrittori esordienti, a suon di recensioni negative. Tutto questo a discapito del lettore vero.
Ci sarebbe anche aNobii, ma in seguito a problemi strutturali del sito, molti utenti l’hanno abbandonato.

Cerchiamo dunque di capire come difenderci da tutto questo e acquistare in serenità il libro che fa davvero per noi.
E se vi siete persi le precedenti puntate del bollettino, potete trovarle tutte qui: Navigare informati – rubrica per lettori
E se non volete perdere i prossimi appuntamenti, iscrivetevi alla newsletter.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato.

E’ già passata una settimana, eppure l’emozione che mi porto addosso è così vivida che mi sembra solo ieri. Io tutta inzaccherata di blu, dalle scarpe ai capelli, con una felicità enorme nel cuore che arrivo insieme alle mie amiche, tutte arcobaleno, alla linea del traguardo. Che no, non può essere un traguardo normale, una striscia di stoffa rossa da tagliare o un fotofinish col lampo, è uno schiuma party pieno di gente! Correre immerse fino alla cintola, ma ne avevo anche in testa, di bagnoschiuma profumato e lasciarsi sparare addosso bolle di sapone. Ridendo come pazze.
Di che diamine sto parlando? Di una corsa non competitiva che viaggia ogni anno per le città e per i continenti, la Color Run.

Lo so, lo so: è estate, fa molto caldo, in alcune zone l’afa non dà tregua, le attività rallentano, qualcuno chiude addirittura tutto, molti vanno in vacanza, pure i blog tirano giù le serrande. E se proprio c’è qualcosa da leggere nell’orario della pennichella, vorreste che fosse qualcosa di fresco, giusto? Nessun articolo complesso che richieda particolare sforzo, mentale e fisico. Niente ragionamenti arzigogolati o teorie complicate da studiare. Soprattutto zero discussioni, che pure litigare aumenta la temperatura corporea.

Spero non mi odierete quindi se comincio a parlare di attività fisica e di sport all’aria aperta.
Ma io qui non la smetto di fare e disfare valigie!
Questo è proprio un anno strano, pare che io non riesca a stare ferma. Nemmeno il tempo di svuotare la memoria fotografica dei colori dell’isola d’Elba, che stavo già preparando il borsone con le mie Nike da running per correre sulla riviera romagnola. Una 5 chilometri sotto il sole di Riccione. Ma chi me lo fa fare?
Il My Peak Challenge!
E quei due occhi blu mare profondo del nostro coach… ma non divaghiamo! 😉
Ho citato spesso questo programma di allenamento e nutrizione, con una community mondiale il cui scopo è aiutare le persone a raggiungere uno stile di vita più sano e contemporaneamente sostenere le attività di ricerca sulle leucemie, ma non ho mai avuto l’occasione di parlarne nello specifico.
Dato che molti mi chiedono di cosa si tratta a livello pratico, ho deciso di sedermi un momento e raccontarvi questa magnifica avventura.
Di più. Una bella famiglia sparsa per tutto il mondo.

Quando qualcuno tre mesi fa ha proposto l’isola d’Elba come meta per le ferie estive, mi sono morsicata la lingua e ho trattenuto al massimo l’entusiasmo. Primo perché fiuuuu, anche per quest’anno niente aereo, evvai! e nel frattempo chissà che qualcuno s’inventi il teletrasporto o il raggio traente. Secondo perché l’Elba è un’isola, isola significa terra completamente contornata dal mare, trecentosessanta gradi di spiagge e acqua cristallina (non quella discarica a cielo aperto a cui siamo abituati noi dell’Adriatico…) Mare, mare e ancora mare!!
Terzo, last but not least, io conosco qualcuno all’Elba, qualcuno di cui ho appena letto un bel libro d’esordio e che non ho potuto incontrare al Salone del Libro di Torino. Quale occasione migliore per vedersi e scambiare dal vivo due parole? Che sì, il web aiuta ad accorciare le distanze, ma vuoi mettere la soddisfazione di un sorriso e un abbraccio in real time?
Così me ne sono stata zitta zitta.
Se mi fossi dimostrata troppo euforica, il sospetto che io trami qualcosa (“Ebbbbasta con stò blog!! Moéghea!”) avrebbe fatto subito cambiare destinazione. Il fattore sorpresa è determinante per i piani ben riusciti. “Si, l’Elba non è male. C’è solo il problema del traghetto…”

Quel che è successo poi potrebbe diventare il monologo più comico di tutte le stagioni di Zelig.
Perché arrivi alla prima rotonda di Piombino con ben tre ore di anticipo sulla partenza, quindi in tempo per il pranzo e per le operazioni di routine dell’imbarco, quando ti smistano alla banchina del porto per le varie destinazioni. Ma l’ora del pranzo se ne va in un’interminabile coda a passo d’uomo, durante la quale l’auto davanti a te rimane scarica di batteria e che fai? Non gli dai una mano, dato che alla vicina pompa di benzina della Esso non hanno nemmeno un cavolo di jump starter e solo tu – donna fessa che non sai guidare, stai a casa a fare la calza – ti porti sempre a bordo i cavi? Abbiamo saltato il pranzo, ci siamo sporcati di grasso ma abbiamo dato una mano, che un giorno la batteria scarica potrebbe essere la mia.

Pensi che il karma girerà, che una buona azione verrà ricompensata. Arrivi al molo, ancora in tempo, e ti senti dire che “il traghetto per Cavo non c’è, dovete prendere quello per Portoferraio”. Come non c’è? “Guasto. Ma non si preoccupi, per Portoferraio sono solo 20 minuti di navigazione in più.” Certo, dall’altra parte dell’isola però.
Pazienza. Pazienza che si è prolungata per ben 4 ore, pazienza che già lunedì è diventata un reclamo ufficiale alla Moby Lines, in quanto la linea Piombino-Cavo è stata soppressa ancora una settimana prima senza avvisare i clienti in arrivo. E il Regolamento Europeo 1177/2010 prevede il rimborso del 50% del biglietto (comunque gli Elbani consigliano Blue Navy, poche corse giornaliere ma almeno loro gli orari li rispettano).
Nonostante tutto sono parecchio malleabile quando sono in ferie, e quindi la butto in ridere. “Ma la Moby la stanno varando adesso a Genova? Sarà mica che gli è arrivato giù un aggiornamento di Windows al computer in plancia?!” 😀
Poi c’è il mare lì di fronte a me, l’acqua blu, ma blublu! Cos’altro può succedere ancora?!

Carabinieri. Paletta.
Libretto, il mio. Patente, la sua. Controllo di routine.
Il carabiniere torna però al finestrino con uno strano sorriso, soprattutto rivolto a me. E non credo ci stia provando.
“Quanto vi trattenete?” Siamo appena arrivati…
“Ma lei lo sa di avere la patente scaduta?” Ecco perché rideva nella mia direzione, perché già sa il supplizio che dovrò portarmi per i prossimi sette giorni.
Lo spatentato lo posso dare in pasto ai pescecani? No, nel Tirreno non ci sono i pescecani, peccato.
Una settimana da Ambrogio, in un’isola piena di curve, un’ora per percorrere 25 chilometri. Che karma!!

In realtà me la sono goduta fino in fondo. Che a me le avventure piacciono e nel giro di un giorno ero già in modalità rally. “Dai nonno, muoviti!!”
E soprattutto ho potuto giocare il jolly. “Avrei un’amica da incontrare, qui, nell’isola…”
Così mi sono trovata finalmente con Rosalia Pucci, che ho conosciuto sul suo blog Scrivere la vita, autrice del libro Come una piuma. E passeggiando per le strade di una Capoliveri piena di musica e mercatini, abbiamo chiacchierato dei nostri progetti, di scrittura e di librerie.

Finalmente sono finite le scuole, ed è iniziata l’estate, non quella astronomica ma quella delle vacanze estive e delle giornate luminose fino a tardi, dei gelati artigianali dai gusti stravaganti e delle nuotate al mare finché i polpastrelli delle dita raggrinziscono! Va bene, molti di noi ancora lavorano, compresa la sottoscritta, ma insomma, in tangenziale non c’è nemmeno più traffico, vuoi mettere?!

Tutto il lavoro di adeguamento del blog, e di altre piattaforme, al nuovo Regolamento Privacy GDPR ci ha lasciati tutti un po’ inquieti e stanchi, che c’è proprio bisogno di una ventata di freschezza ed entusiasmo.
E dato che ci è stato richiesto più volte durante quest’ultimo anno, un po’ per nostalgia e un po’ per rivincita, abbiamo pensato ad un nuovo contest letterario. Il primo servì a festeggiare il primo compleanno del blog, lo ricordate? Un compleanno, un contest, un premio! Pronti per il viaggio?

In questa seconda edizione, abbiamo introdotto qualche novità: oltre alle Parole Coordinate da inserire nel testo, abbiamo le Parole Impreviste, che arrivano a intralciare la storia quando meno te l’aspetti.
Poi ai nostri giudici Daniela, Alessandro e Simona, si aggiunge il nostro mozzo Federico, in rappresentanza dei giovani lettori. Ma anche dei nostri giovani scrittori, perché anche i ragazzi possono concorrere e vincere un premio! Abbiamo scelto proprio il periodo estivo, da giugno a settembre, sia per mettere al lavoro il nostro mozzo senza scuse, ma anche per far partecipare attivamente i nostri ragazzi. Per la lettura e la scrittura vale sempre il buon esempio e il coinvolgimento!
E che premi! Al plurale, signori miei, perché questa volta ci siamo fatti in tre: cappellino, tazza e gift card di libri da 20 euro!

Insomma, ci siamo di nuovo fatti prendere la mano, ma è estate, chi non ha voglia di divertirsi in estate?! 😉

Avevo programmato questo viaggio a Torino ancora un anno fa, quando persi l’occasione allora di visitare il Salone del Libro. Tra una trasferta e l’altra di lavoro, avevo provato a infilarci il tragitto in treno in giornata, ma gli orari di Trenitalia non sono per nulla favorevoli, nemmeno con il Freccia Rossa: sarei potuta rimanere in fiera solo un paio d’ore, una fatica pressoché inutile.

Questa volta mi sono preparata per tempo, marcando a calendario in rosso questo weekend, organizzandomi il lavoro e le ferie, prenotando l’albergo con largo anticipo, studiando gli espositori e gli eventi sul sito ufficiale del Salone, richiedendo l’accredito professionale come blogger (più per curiosità che per necessità), cercando i consigli dei lettori affezionati che non si perdono un’edizione. A differenza però del Livre Paris, a cui ho partecipato a marzo per conoscere la scrittrice Diana Gabaldon (vacanza che più last minute non poteva essere!), mi sono imbarcata in quest’avventura con un cosiddetto lettore “debole” (anche se associato ad un motociclista questa parola diventa ignonimia pura!) perché cercavo un punto di vista diverso dal mio, che non sono poi chissà che lettore forte, ma avendo un blog orientato alla scrittura creativa, in mezzo ai libri ci navigo volentieri.

Questo era tra l’altro il Salone delle cinque domande, cinque come le giornate di apertura della fiera: Chi voglio essere? Perché mi serve un nemico? A chi appartiene il mondo? Dove mi portano spiritualità e scienza? Che cosa voglio dall’arte, libertà o rivoluzione?
Domande per provare a ragionare insieme su quello che ci aspetta nel futuro, da cui il tema di questa 31esima edizione: “Un giorno, tutto questo”.

Eppure io non riesco ancora a trovare la risposta a questa semplice domanda del mio accompagnatore: A chi serve questo Salone?

Sono orgogliosa di presentarvi questo progetto oggi, perché questo libro mi è capitato tra le mani, per caso, tramite amici di amici. Una di quelle straordinarie combinazioni che ti fanno davvero credere che siano i libri a trovare te, e mai viceversa. E che ci sia un buon motivo per cui si presentano al tuo cospetto. Non sempre sei tu lettore che hai bisogno di loro, qualche rara volta sono proprio i libri a chiedere il tuo aiuto.

Ero solo a 70 chilometri in linea d’aria da Amatrice quel fatidico 24 agosto di due anni fa, e oltre alla paura ci ho lasciato il cuore in quella zona bellissima e così terribilmente martoriata, ricca di persone meravigliose e gentili. Per questo ho partecipato alle antologie solidali di Buck e il terremoto, donando anche un mio racconto per il secondo volume Storie di gatti, e contribuendo così alla raccolta fondi per gli interventi della Croce Rossa Italiana lì nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia.

Poi qualche settimana fa mi presentano questo libro, Manteniamoci Forte, un titolo di per sé già molto evocativo, che riunisce la bellezza di 58 autori di assoluto prestigio, nomi importanti del tessuto lavorativo italiano, con un progetto più che ambizioso. Quando mi hanno detto infatti che questo piccolo oggetto di carta si propone di costruire la nuova Biblioteca di Amatrice (della vecchia sono rimaste solo pietre e calcinacci), potevo io rimanere in disparte a guardare? Lasciarlo da solo in questo arduo compito?
Senza contare che nella bellissima prefazione di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni (Confederazione Associazioni Professionali) e ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) ho trovato le parole giuste: “Perché andare alla deriva portati dalla corrente quando possiamo governare la nave? Dobbiamo provare a riprendere il mare aperto e trovare una nuova sponda.” Questa è una chiamata proprio per i navigatori come noi!

Perché dopo aver soccorso il fisico, dobbiamo ora ricostruire l’anima. E quale modo migliore se non ripartire dai libri e proprio dalla Biblioteca di Amatrice?
Un libro per i libri. Perché quando l’ora è buia, ci vuole un libro per accendere la luce giusta, un faro che ci guidi nella direzione del domani.

Poi guardai l’anello al mio dito. Il Serpente Che Si Morde la Coda, Ora e Per Sempre e Senza Fine… Io lo so, da dove vengo… Ma tutti voi, zombie, da dove venite?
Robert A. Heinlein

Non sono una gran lettrice di fantascienza. Non perché non mi piaccia, ma mi sembra di saperne davvero poco di fisica, ingegneria, meccanica, matematica, astronomia e compagnia, per poter apprezzare questo genere di narrazione.
Anche se poi ho seguito tutte le serie televisive di Star Trek, e tutti i film, dalle vecchie produzioni con William Shatner al nuovo Capitano Kirk Chris Pine. Per non parlare dell’altro grande colosso Star Wars, del grande maestro Yoda, della Forza che invoco ogni lunedì mattina e del mio droide preferito BB-8 (per cosa credete stia quel BB? 😉 )
Soprattutto ho una cotta intergalattica per Capitan Harlock, il pirata dello spazio.
Del resto, i viaggi interstellari sono solo un oceano molto più allargato dei nostri mari. E i viaggi nel tempo?

No, i viaggi nel tempo non li sopporto, non riesco a digerirli, li trovo di un’ingiustizia sociale unica: che uno possa tornare indietro nella Storia e cambiare gli avvenimenti a suo piacere, a discapito di tutti gli altri non viaggiatori, non mi pare democratico. Per riparare ad un incidente si potrebbero creare danni ben maggiori, oltre ad una serie di paradossi che difficilmente trovano spiegazione logica. Ma è qui che interviene, proprio nel genere della fantascienza, la sospensione dell’incredulità del lettore, disposto a mettere da parte proprio la logica, pur di godersi un buon intreccio narrativo.
Ma ci riusciamo sempre?

Continuiamo a Navigare Informati nel nostro oceano di parole, con il nostro bollettino nautico del mondo dei libri, una rubrica dedicata esclusivamente ai lettori, digitali e non. Perché un lettore informato è un lettore conquistato.
Per gli amanti del cartaceo, abbiamo visto nei precedenti bollettini Come leggere libri gratis (o quasi), come andare A caccia di libri con il Bookcrossing e come acquistare online sul mercatino ComproVendoLibri: risparmia con i libri usati 

Ma se riusciamo a risparmiare sul prezzo di copertina di un libro grazie alla rete, resta il problema del costo di spedizione: una raccomandata in media a 6 euro o un pacco celere a quasi 10 euro rischiano di vanificare ogni economia.
Ecco perché è importante informare i lettori dell’esistenza di una tariffa di Poste Italiane studiata appositamente per l’invio di libri nel territorio nazionale al solo costo di un caffè: il Piego di libri.

Intanto, si dice Piego di libri o Pieghi di libri? Beh, non lo sa nemmeno Poste Italiane, che chiama la pagina web del prodotto “piego-di-libri.html”, ma poi nomina la tariffa “Pieghi di libri” all’interno della medesima pagina! La stessa scritta da apporre alla singola busta d’invio è “Pieghi di libri”, al plurale. Eppure sul vocabolario il “piego” è proprio un plico di documenti piegati e chiusi insieme in una busta, prima che un vero e proprio libro rilegato.
Penso comunque di attenermi al buonsenso dei naviganti, che su Google ricercano quattro volte di più la parola “Piego di libri”, al singolare dunque.

A Poste Italiane del resto questa tariffa sta decisamente indigesta, perché le è stata imposta dal Ministero delle Comunicazioni, con decreto legge, ancora nel lontano 1996, per agevolare la diffusione di libri, giornali quotidiani e riviste periodiche. E per anni si è voluto far credere che fossero tariffe ad esclusivo utilizzo delle case editrici. Non è così.