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Barbara Businaro

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Quello del turista è un lavoro stancante. Arriva mia nuora e come una furia mi riempie la valigia, comprese un paio di camicie nuove che mi ha comperato per l’occasione, a gusto suo, pessimo. Poi mio figlio mi carica in auto come fossi un pacchetto postale e, nipoti inclusi, viaggiamo verso la destinazione della mia villeggiatura solitaria, nella settimana che loro hanno deciso, tanto io sono pensionato e mi va sempre bene qualsiasi cosa, no?
Alla partenza, la solita questione. “Ma papà, devi proprio portarti dietro così tanti libri?”
E cosa dovrei fare io tutto il giorno in spiaggia? Camminare mi fa male all’articolazione dell’anca, a bagno resisto solo una mezz’ora a guardare l’orizzonte poi mi annoio, non vorrà mica che mi metta a giocare a bocce come i vecchi! No, ho il mio programma estivo, condiviso con il circolo di lettura, più qualche titolo extra per mio divertimento, e intendo attenermici.
Dopo che brontolando riesco a spuntarla, mi aspetta un estenuante traversata autostradale verso la costa, dalle cinque alle sette ore causa traffico, durante le quali mio figlio dimentica i miei problemi di prostata e devo elemosinare le fermate in autogrill. Nemmeno i bambini mi sono d’aiuto, ipnotizzati da quello schermo, uno ciascuno, dove si guardano almeno un paio di film animati di cui conoscono a memoria le battute.
Giunti al mio bilocale completamente arredato e attrezzato -devo dare atto che mi trovano sempre ottime sistemazioni- mio figlio si sincera di presentarmi a tutti nella zona -panetteria, farmacia, edicola, supermercato- così che possano farmi da balia durante la settimana, e mia nuora mi rimpinza il frigorifero di cibi salutari e biologici. Che finiranno ai gabbiani. In fondo alla strada ho visto una rosticceria niente male e lì ancora non mi conoscono.

(continua…)

 

Segui tutto il Diario difficile di un lettore sulla spiaggia, un giorno alla volta: calendario del diario.

Il marito entrò in cucina con lo sguardo ancora concentrato sullo schermo del telefonino. “Tesoro, mi è appena arrivato un messaggio da Luca.” Intenta a preparare uno dei suoi celeberrimi stufati, la moglie sollevò appena un sopracciglio. “E che dice?”
“E’ per una cena sabato prossimo” rispose lui, “festeggia il suo compleanno. Ci saranno i soliti, qualche suo collega. Forse anche il fratello e la fidanzata. Che facciamo, accettiamo?”

Uhm, una cena dai Brichetti, pensò la moglie. Ci sarà da lavorare. Mi telefonerà Vanessa per un consiglio su che pietanze servire, e alla fine mi troverò a cucinare tutto io, che lei è brava solo ad aprire scatolette e ordinare piatti pronti in rosticceria. E poi mi ringrazierà regalandomi il solito profumatore d’ambiente di design. Ma dico, ho la casa che puzza io?! Si fosse mai impegnata una volta, dico una, a provare qualche ricetta dei libri di cucina che le ho passato. Macché! Non ha tempo. Tra la donna che le stira e quella delle pulizie, più la baby sitter, lei non ha tempo. Però ce li dobbiamo tenere buoni i Brichetti, che lui è direttore in banca e non si può mai sapere, si può sempre aver bisogno. Quando è morta nonna Adalgisa, se non era per loro, ci toccava pagare il funerale coi nostri risparmi.
Se è una festa di compleanno ci saranno anche Elisa e Giacomo, lei una così brava ragazza, lui così terribilmente intransigente. Vegano, e lei costretta perché se l’è sposato poverina. Dovremo preparare un menù alternativo quindi. Che poi: vegani che non mangiano carne e derivati di origine animale, ma si abbuffano di pesce? L’ultima volta che ci siamo trovati, lui mostrava tronfio le foto del loro viaggio alle Maldive, compreso un primo piano davanti a un succulento piatto di crostacei! I pesci non sono animali? E i crostacei poi li cucinano vivi! Li immergono in acqua bollente e questi stridulano da fare paura, l’ho visto in un documentario, sembrano anime sofferenti sul fuoco dell’inferno. Aspetta: cosa mi aveva detto Luciana alla riunione delle mamme? Che pare che lui abbia avuto una scappatella, ma non può permettersi di lasciarla, perché è tutto intestato a lei, azienda, casa, auto. Chissà se l’altra era vegana…
Ah, poi è facile che sia stata invitata anche quell’insopportabile zitella acida so-tutto-io di Maddalena, che Dio ce ne scampi. Bastano cinque minuti di conversazione su qualsiasi argomento per comprendere perché non riesce a tenersi un uomo per più di mezz’ora, giusto il tempo delle presentazioni. Nonostante sia di famiglia nobile, baroni mi pare, e ricca, tanto che può permettersi di lavorare solo per diletto. No, nessun maschio ci ha mai fatto un pensierino. I soldi non sono davvero tutto nella vita. Magari chiederò a Vanessa di assegnare i posti a tavola e ci metterò un occhio che mi sieda abbastanza lontana. Ma se comincia con una delle sue filippiche filosofiche sul senso della vita, la serata diventerà davvero pesante… e non so se ho davvero voglia di stare zitta, in questo periodo la pazienza mi manca.
Ha anche detto colleghi? Oh cavolo, no. Vuol dire che ci saranno quella Elena e suo marito Valter, che alla comunione del più grandicello dei Brichetti hanno pontificato tutto il tempo del pranzo sull’eccellenza della scuola americana, privata, dove portano i loro bambini. Tutto insegnano, anche chimica in seconda elementare, ma l’educazione no, quella è sempre un optional, pure per i genitori. Vogliamo parlare di quanto erano scalmanati i loro due pargoli? Hanno spintonato il mio Johnny addosso al cameriere, li ho visti! No, se ci sono quei due non ci vado! Mi rifiuto, assolutamente! M’invento una scusa per i bambini, che hanno delle attività extra scolastiche…ma, aspetta, sabato i bambini sono davvero da mia madre! Abbiamo detto che li lasciamo dormire là, perché c’è la festa del primo raccolto, e noi possiamo stare da soli una sera. Beh, è perfetto! Così alla cena ci saranno solo i due scalmanati e gli altri commensali si renderanno conto delle loro buone maniere. Vedremo chi riderà per ultimo.
Altro? Forse i signori Ronga, due persone amabilissime, lei pasticcera e lui fotografo. Poi i due fratelli Larossa, scapoli impenitenti. Proveremo per l’ennesima volta a sistemarli con Maddalena? Ci odieranno a morte, eheh! E poi il fratello di Luca e…oh no, la fidanzata, quella nuova, quella che veste tutto Dior, ed è pure secca come una modella. E io non ho niente da mettermi!! Non ho comperato niente di decente agli ultimi saldi, che cavolo indosso quella sera? Questa se ne arriverà fasciata in chissà quale vestitino, alla faccia della mia pancia plurigravidanza. No, niente da fare. Lasciamo perdere tutto guarda. Non ho uno straccetto minimamente decente per non fare la figura di quella che veste ai mercatini dei cinesi, nemmeno una blusa nuova. E questa settimana non ho proprio tempo di andare per negozi, anche facendomi saltare fuori magicamente dal portafoglio un duecento euro. Ah che peccato…
Aspetta! Ma c’è quel completino che mi ha regalato Rossella, Ralph Lauren, niente male. A lei stava stretto, moooolto stretto, è stata costretta a passarmelo, ora che lei dimagrisce così tanto non va nemmeno più di moda. Ah, sì, sì, sì! Perfetto! Che problemi ci sono?!

Sollevò lo sguardo interrogativo verso la moglie, ma riuscì appena a cogliere un guizzo dubbioso nell’espressione di lei che lasciò subito spazio ad un sorriso raggiante. “Sì, sarà una serata meravigliosa!” gli rispose lei in un istante.
Che donna sua moglie! Mai un problema, una discussione, una noia! Sempre pronta e disponibile. E quelle poche volte che diceva no aveva sempre le sue valide ragioni, non occorreva nemmeno chiedergliele. Era proprio un uomo fortunato!

 

(c) 2017 Barbara Businaro

 

Con questo brano vi invito a partecipare al contest Leggere non è peccato: le contraddizioni femminili, organizzato in collaborazione tra tre autrici pubblicate da Bookabook, Roberta DieciNadia Banaudi e Silvia Algerino, con tre romanzi dedicati proprio alle donne. Io mi sono esclusa dalla partecipazione perché questo racconto conta ben 940 parole contro le 600 massime richieste, pazienza! Difficile usare la forbice sui pensieri femminili che viaggiano a velocità luce!
Qui trovate il regolamento del contest: Leggere non è peccato – contraddizioni femminili

Leggere non è peccato - contraddizioni femminili

Eccomi tornata dal regno dei morti digitali! Per quattro giorni i miei computer sono rimasti spenti, inscatolati e accatastati nella montagna di cose spostate via via di stanza in stanza per lasciare spazio a scale, secchi, rulli, tappeti, nastri, teli e lui, messer Imbianchino. Avevo a disposizione solo lo smartphone, ma io senza tastiera non riesco a combinare molto e soprattutto non c’era proprio tempo: sposta questo, sposta quello, pulisci qui, già che ci siamo laviamo vetri e tende, metti la cera e togli la cera sul pavimento in parquet, toh guarda qui manca il coperchietto della presa, dove sarà finito, qui finito e muovi di nuovo tutto.
Insomma, la barca va tenuta bella pulita se vuoi poi avere il silenzio mentale per altre attività, i fidi pinguini sono già in vacanza all’Antartide e quindi toccava a me.
Il lavoro più tedioso, non solo fisicamente, è iniziato ancora settimana scorsa, con lo svuotamento progressivo dei cinque metri lineari fino a soffitto della libreria, il cui risultato è ammonticchiato in garage in circa una decina di scatole da trasloco (perché andare in palestra al bilanciere quando puoi spostare 30 kg di libri alla volta, ripetizioni comprese?!) Riviste, enciclopedie, romanzi, manuali, tutti ordinatamente riposti così come erano organizzati nei ripiani del mobile. Qualcosa è da buttare (le riviste informatiche dopo un anno non servono più, soprattutto perché ci sono i dvd con le versioni digitali), qualcosa è in arrivo (nonostante il KosoKobo continuo a prediligere il cartaceo 😛 ), ma soprattutto gli ultimi libri trovavano oramai posto a casaccio, nel primo anfratto libero.
Urge quindi una riorganizzazione degli spazi, e quale miglior occasione di questa? Mi ricapiterà tra altri dieci anni di svuotarla tutta!
Ma adesso, di fronte agli scatoloni che mi guardano con impazienza, la vera domanda è: che criterio utilizzare per ordinare i libri di casa? Non è solo questione di spazio occupato, ma anche di ritrovarli facilmente.
Se sono tanti (e i miei in fondo non sono poi così tanti…), la questione non è banale. C’è da pensarci su prima di cominciare!

Nota: Verrebbe da pensare che un informatico di professione abbia seri problemi con quello che viene definito “digital detox”, lo stacco completo da qualsiasi apparecchiatura di comunicazione digitale (smartphone, computer, tablet), inteso come un’opportunità di ridurre lo stress spegnendo internet, email e social. In realtà no. Pur avendo lasciato acceso il cellulare, le notifiche si sperdevano nelle attività frenetiche. Semmai è il rientro il vero trauma: ma non erano tutti in ferie sti blogger?! 😀

E siamo a tre! Quando meno te l’aspetti, nel bel mezzo della canicola estiva, ti arriva una nomina al Liebster Award! Se non ne avete mai sentito parlare, si tratta di un premio che viene dato ai blog dai suoi lettori e colleghi blogger, per sostenerlo e segnalarlo a nuovi lettori. Ne avevo già scritto in occasione della prima nomina: Liebster award per scoprire nuovi blog
Le regole delle nomination sono rimaste pressoché immutate:

  1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
  2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli.
  3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei “vincitori”.
  4. Proporre a vostra volta undici domande.

Come per il primo Liebster ricevuto, ringrazio Silvia Algerino di Lettore Creativo che mi ha nominato (e tra l’altro i nostri blog sono nati nello stesso anno, a pochi mesi di distanza) e vado subito a rispondere alle sue undici curiosissime domande.

Scrivere è già un’attività di per sé difficile, che richiede impegno, studio, tenacia, pazienza e un pizzico di follia.
Aggiungiamoci anche una buona dose di entusiasmo e coraggio ben miscelati, per passare oltre a certi atteggiamenti furbetti nell’epoca dei blog e dei social: siccome solo “uno su mille ce la fa”, c’è anche chi adotta la strategia di sparare a zero sulla concorrenza col semplice scopo di demotivarla, eliminandola ancor prima della pubblicazione. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

E tutto questo ancora non basta: ci vogliono organizzazione e fantasia, ma in che dosi? Quando l’organizzazione non soffoca l’innocenza della fantasia e l’eccesso di immaginazione non si trasforma in un gomitolo ingarbugliato senza fine?

Poi tempo fa sono inciampata in alcuni blogger americani che discutevano appassionatamente su questa domanda: Are you a plotter or a pantser writer? I’m a plotser! Sei uno scrittore plotter o pantser? Io sono un plotser!

Che cavolo stai dicendo, Willy?! 😀

Mi sono sempre chiesta, tutte le volte che entravo in libreria, attorniata da scaffali e pile di testi di ogni sorta, quali fossero i libri più letti in assoluto al mondo, quelli che sono riusciti ad abbattere le barriere linguistiche, culturali e geografiche, unendo persone di tutto il globo, così diverse e lontane, in un’unica, semplice, universale attività: la lettura.
E poi ho trovato questo interessante articolo di James V. Chapman, scrittore ed editore americano: 10 Most Read Books In The World ovvero i 10 libri più letti al mondo (sebbene risalga al marzo 2015, non mi risulta ci sia stata una scalata di nuovi titoli alla classifica).
Torniamo quindi con un nuovo bollettino nautico del mondo dei libri, per navigare informati nel nostro oceano di parole, e guardare più da vicino quali sono i libri che i lettori di tutto il mondo hanno premiato passando le nottate tra le loro pagine.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato. Magari scoprirete nuovi titoli, o forse scoprirete di averli già letti tutti. (però non vale eh, ce ne sono tanti altri da leggere e mandare in cima alla classifica nei prossimi decenni!)
Se poi volete leggerli spendendo poco o niente, vi ricordo un altro post del Navigare informati: Come leggere libri gratis (o quasi) Potete leggere questi titoli anche dal vostro smartphone, con le app consigliate in quest’altro bollettino: Leggere ebook dal cellulare
Se sono stati acquistati e consumati da così tante persone, questi libri devono contenere un segreto, no?

Siamo di nuovo nella morsa dell’Anticiclone Nordafricano (che è sempre lui, anche se ad ogni ondata di calore lo battezzano con un altro terrificante nome mitologico, di continua discesa agli Inferi infuocati). Ed è difficile per me scrivere, quanto per voi concentrarvi nella lettura.
Abbiamo bisogno di rilassarci e rallentare i ritmi dei collegamenti neuronali (tutti i motori scaldano, cervello compreso) ed è il motivo per cui d’estate si prediligono quelle letture fresche e tranquille da ombrellone, romanzi leggeri e riviste di gossip.
E così oggi ho deciso che il gossip divento io, nel mio piccolo: vi racconterò venti cose di me, mentre scrivo.
Quattro chiacchiere sulla sdraio insomma, ascoltando in sottofondo il tormentone estivo (quel Despacito che ci sta togliendo la vita…) e rimescolando con cura le carte per una nuova partita a Briscola. Carte rigorosamente trevisane Dal Negro. Occhiali scuri perché ogni tanto ci scappa uno sguardo indiscreto ad un costume di passaggio.
E se passa l’omino dei gelati…no, niente, sono in dieta. Solo ghiaccioli, uffa. E senza zucchero!

Conversazioni al primo caffè della mattina, con amici al bar all’angolo, prima di puntare ognuno verso il proprio ufficio.
Mister E. “Stavo leggendo il tuo nuovo post…”
Io “…e?”
Mister E. “Leggere 200 libri in un anno…potrebbe essere possibile se fossero tutti bignami. Anzi no. Come si chiamavano quei libri…i ristretti?”
Io “No, i Distillati.”
Barista “…vuoi il caffè corretto stamattina?!”
Io “No, i libri Distillati.”
Mister E. “Dicevo: magari 200 libri distillati in un anno si leggono senza problemi, anche leggendo pianissimo.”
Io “Eh, a trovarli! Non ti sei chiesto che fine hanno fatto i Distillati? Li hai più visti in edicola?”

E voi cari lettori, ne avete più saputo niente?

Non ho tempo per leggere. A volte capita anche a me di dirla questa frase, non come scusa di fronte all’insistente aspirante scrittore che vuole vendermi il suo esordio (..!), ma piuttosto con triste rammarico per non riuscire a scalare l’enorme lista di titoli in attesa, sparsi per tutta casa. E quelli che ancora mi aspettano in libreria, reale e virtuale.
Finché non mi è capitato nello schermo questo articolo del blogger Charles Chu: In the time you spend on social media each year, you could read 200 books
Ovvero nello stesso tempo che passate sui social ogni anno, voi potreste invece leggere 200 libri.
Impossibile? Ammetto di averlo pensato anch’io quando ho letto il titolo del post.
Praticamente potrei finire tutta la mia coda di romanzi giacenti in un solo anno? Ma figuriamoci!
Poi però il tarlo ha iniziato a scavare: e se fosse vero? Se non fosse il solito articolo acchiappa-visite ma avesse ragione?
Così ho deciso di verificare quello che afferma l’autore, con un po’ di matematica e qualche statistica di casa nostra.
E vi tocca leggere per sapere cos’ho scoperto…

Ho sempre voluto essere un acchiappafantasmi. Correre velocemente per le strade della città a bordo dell’Ecto-1, scortati dalla polizia. Studiare gli incredibili archivi storici per risalire all’origine del fantasma infestante, scoprendo i misteri più oscuri. Spalmarsi un po’ di melma rosa la mattina per sentirsi più felici.

Ma che ci crediate o meno ai fantasmi, dovrete per forza credere agli scrittori fantasmi perchè ne ho intervistato uno!

Uno vero però, non quelli che si fingono ghostwriter e si presentano poi ai lettori come autori di questo o quel libro che in copertina riporta un altro nome. Se sei un fantasma, devi rimanere nell’ombra.

I always wanted to be a ghostbuster. Run fast on the streets of the city on the Ecto-1, escorted by the police. Studying the incredible historical archives to trace the origin of the weird ghost, discovering the darkest mysteries. Spread some pink slime in the morning to feel happier.

But that you believe it or not in the ghosts, you have to believe in the ghostwriters because I interviewed one!

One true though, not those who pretend ghostwriter and then come to readers as authors of this or that book with another name on the cover. If you’re a ghost, you have to stay in the shadows.

 

Chiariamo infatti ai lettori che cos’è un ghostwriter: è uno scrittore che non usa il proprio nome sull’opera che scrive, ma rimane completamente anonimo, mascherato da collaboratore della casa editrice, mentre il libro viene pubblicato a firma di un altro scrittore o personaggio famoso che non aveva il tempo, o le capacità, di scriverselo da solo.

Non sono andata alla ricerca di ghostwriter di calibro, come Andrew Crofs che chiede mediamente 130 mila euro per un libro, per lo più biografie e saggi per conto di politici, inventori, sportivi, attrici, cantanti, personaggi autorevoli, ma raramente romanzi di fiction. Ed è proprio questo che volevo sapere: esistono davvero ghostwriter di narrativa?

Let’s say to readers what a ghostwriter is: a writer who does not use his name on the work he writes, but remains completely anonymous, disguised as a publisher’s collaborator, while the book is published in the signature of another writer or a famous character who did not have the time, or the ability, to write it alone.

I did not look for ghostwriters of caliber, such as Andrew Crofs who asks for an average of 130,000 euros for a book, mostly biographies and essays on behalf of politicians, inventors, sportsmen, actresses, singers, authoritative characters, but rarely fiction novels. And that’s exactly what I wanted to know: are there really ghostwriters of narrative?