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Barbara Businaro

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Molti autori trovano troppo complessi i software sviluppati appositamente per la scrittura creativa, come yWriter o Scrivener, che oltre all’editor forniscono una gestione evoluta di tutte le altre informazioni inerenti alla progettazione della trama. Preferiscono invece utilizzare i classici programmi di videoscrittura da ufficio, perché ne hanno già confidenza dal mondo del lavoro, lamentando però difficoltà nel muoversi all’interno di testi lunghi ed elaborati. C’è da rischiare il polso a furia di scorrere la rotellina del mouse o dover cercare di volta in volta delle parole chiave per spostarsi nel documento.

Per evitare di impazzire, abbiamo visto Come scrivere un libro con Microsoft Word e, per chi voglia risparmiare sulle licenze, Come scrivere un libro con LibreOffice, senza perdersi nulla dell’organizzazione dei programmi creati ad hoc.
C’è però un altro strumento, utile perché non richiede installazione ma è sempre disponibile online, comodo se siete in un computer in prestito: Google Docs, ovvero l’elaboratore di testi della suite Google con archiviazione in cloud sul suo Drive.

Ne avevamo già parlato analizzando un’altra importante funzione, il Voice typing, ovvero il riconoscimento vocale gratuito di Google Docs con i browser Chrome.
Ma come gli altri programmi di videoscrittura, in Google Docs trovate anche il correttore ortografico, le sostituzioni automatiche e la struttura navigabile del documento. Senza contare che è accessibile anche dal vostro smartphone, tramite la sua app ufficiale.

Insomma, non ci sono più scuse per non scrivere, everytime and everywhere! 😉

Finalmente sono finite le scuole, ed è iniziata l’estate, non quella astronomica ma quella delle vacanze estive e delle giornate luminose fino a tardi, dei gelati artigianali dai gusti stravaganti e delle nuotate al mare finché i polpastrelli delle dita raggrinziscono! Va bene, molti di noi ancora lavorano, compresa la sottoscritta, ma insomma, in tangenziale non c’è nemmeno più traffico, vuoi mettere?!

Tutto il lavoro di adeguamento del blog, e di altre piattaforme, al nuovo Regolamento Privacy GDPR ci ha lasciati tutti un po’ inquieti e stanchi, che c’è proprio bisogno di una ventata di freschezza ed entusiasmo.
E dato che ci è stato richiesto più volte durante quest’ultimo anno, un po’ per nostalgia e un po’ per rivincita, abbiamo pensato ad un nuovo contest letterario. Il primo servì a festeggiare il primo compleanno del blog, lo ricordate? Un compleanno, un contest, un premio! Pronti per il viaggio?

In questa seconda edizione, abbiamo introdotto qualche novità: oltre alle Parole Coordinate da inserire nel testo, abbiamo le Parole Impreviste, che arrivano a intralciare la storia quando meno te l’aspetti.
Poi ai nostri giudici Daniela, Alessandro e Simona, si aggiunge il nostro mozzo Federico, in rappresentanza dei giovani lettori. Ma anche dei nostri giovani scrittori, perché anche i ragazzi possono concorrere e vincere un premio! Abbiamo scelto proprio il periodo estivo, da giugno a settembre, sia per mettere al lavoro il nostro mozzo senza scuse, ma anche per far partecipare attivamente i nostri ragazzi. Per la lettura e la scrittura vale sempre il buon esempio e il coinvolgimento!
E che premi! Al plurale, signori miei, perché questa volta ci siamo fatti in tre: cappellino, tazza e gift card di libri da 20 euro!

Insomma, ci siamo di nuovo fatti prendere la mano, ma è estate, chi non ha voglia di divertirsi in estate?! 😉

Che fine avrà fatto il frullatore dell’ultimo Salone del Libro di Torino, quello sequestrato all’ingresso in fiera?
Così bizzarro e fuoriposto, ci siamo chiesti in tanti quale era il suo destino. E quale sarà stata la sua fine.
Qualcuno, si diceva, dovrebbe proprio scriverci un racconto…
(E mi perdonerà Carlo Rovelli se nonostante le Sette brevi lezioni di Fisica ho scritto un po’ di stronzate quantistiche!)

 

Sapevo che qualcosa sarebbe andato storto, anche se sulla carta sembrava un piano perfetto. L’avevo detto al capo che era rischioso con così poche informazioni, ma non ha voluto sentire ragioni. “Le tue sono paranoie Mick, lo sappiamo che detesti viaggiare, ma per questo tipo di lavoro ho bisogno del tuo ingegno.” E il frullatore mi sembrava la soluzione giusta. Piccolo e apparentemente innocuo, motore depotenziato e lame un po’ spuntate. Avevo anche ottenuto da un collega l’accesso come personale autorizzato ad uno stand di un piccolo editore dove si sarebbero tenute delle dimostrazioni culinarie. E un frullatore poteva sempre servire, no?
Ma non avevo tenuto conto dei controlli di sicurezza. Ci doveva essere Luciano quel giorno a verificare la mia borsa, avevo fatto in modo di guadagnare la sua fiducia, mi avrebbe fatto entrare ad occhi chiusi. Qualcuno ha cambiato i turni all’ultimo momento, non ce siamo accorti in tempo e il frullatore non è passato.
Ho provato a spiegare la verità alla guardia sconosciuta, ma è stata inflessibile. “Non occorre inventare una storia di fantascienza, questo rimane qui, signore.”
Il fatto è che quello che voi vedete come un frullatore è in realtà un convertitore di materia. Trasforma le parole in pulviscolo sottile, un insieme di quanti assorbibili più velocemente dal cervello umano una volta in circolo nel proprio corpo. L’ho trasformato in un antico frullatore per non destare sospetti.
Viene dal futuro, dove leggere è diventato facile come bere un bicchiere d’acqua. E gustoso come un frullato.
Beh, alcuni contengono anche una parte alcolica, occorre andarci cauti per la gradazione, altri invece vanno presi a piccole dosi per gli effetti collaterali. Guerra e pace ad esempio per l’alto contenuto ferroso, con tutte quelle armi antiquate! Anche se alcuni lettori lo usano proprio per curare l’anemia.
Ah si: noi nel futuro ci curiamo leggendo. Per la sonnolenza bastano un paio di bicchieri di Stephen King, per l’ansia invece consigliano la magia di Harry Potter, contro gli attacchi di panico la tranquillità degli intrecci amorosi di Jane Austen, per sconfiggere la paura le avventure più famose di Rudyard Kipling.
Non ci affanniamo nemmeno più a riconoscere un buon libro ancora prima di pubblicarlo: basta il primo sorso per capire se c’è bontà nel testo e la storia è succosa per i lettori. Non si può mentire alle papille gustative.
Perché l’ho portato qui nel passato?
L’abbiamo inventato troppo tardi, quando l’umanità aveva smesso completamente di leggere e occorreva una soluzione drastica, per recuperare in fretta il nostro stesso sapere. Ma ahimè alcuni libri sono comunque andati perduti. Diciamo che in extremis il Governo Universale ha autorizzato dei viaggi nel passato per salvarli e ce ne stiamo occupando. Per sicurezza però è stato concesso di portare il convertitore di libri nel punto cronologico ottimale perché tutti possano acquisire il gusto della lettura, senza rischiare anacronismi con i rimedi temporali dell’ultimo momento.
Purtroppo mi hanno sequestrato anche un frullato di Jane Eyre, che doveva servire per la mia presentazione: con tutta quella campagna inglese è stato scambiato per un vasetto di pesto genovese! Ma come si fa, dico io!
Che poi nel futuro, tra un mix e l’altro, anche noi siamo tornati a leggere sulla carta, molto più di prima. Strano no? Una cosa ti deve sempre mancare per apprezzarla appieno.
Adesso però sono nei guai. Devo rintracciare il convertitore prima che qualcuno ci infili sul serio frutta e verdura. Oltre a un pessimo risultato a causa dell’elemento glationico, lo danneggerebbero per sempre. E questa volta davvero il capo mi mette a dirigere il traffico sugli anelli di Saturno!

 

(c) 2018 Barbara Businaro

 

Salone del Libro di Torino 2018 - sequestri all'entrata

Lo scorso 25 maggio è entrato in vigore a tutti gli effetti il GDPR, acronimo di General Data Protection Regulation (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), il Regolamento Europeo 2016/679 in materia di trattamento dei dati personali e di privacy.
In realtà era stato approvato ancora il 27 aprile 2016 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea il 4 maggio: dunque la sua efficacia risale al 25 maggio 2016, ma erano previsti due anni perché ogni stato membro dell’Unione si preparasse all’introduzione di questi nuovi adempimenti. Invece pare che tutta la rete se ne sia resa conto solo dallo scorso gennaio e soprattutto le piattaforme di blogging siano arrivate alla fatidica data impreparate.

Da quando ho chiuso il post sul Salone del Libro di Torino, mi sono buttata ogni microsecondo utile a vedere questo nuovo regolamento sulla privacy, conscia che WordPress stesso era in ritardo con i suoi rilasci e che non avrei avuto molto tempo per verificare gli aggiornamenti e trovare la soluzione migliore per essere in regola.

Mi sono ritrovata tutte le sere ad aggiornare plugin, rivedere pagine, moduli e cookies, verificare le privacy policy dei servizi di terze parti, scrivere, editare, testare, e no, non funziona, cambia impostazioni, ricomincia da capo, consulta il support di questo o quell’altro tool, in lingua inglese. Con un occhio al sito del nostro Garante della Privacy e tutti gli articoli che cercavano di dipanare la gran nebbia attorno a questo regolamento.
E in tutto questo, l’unico dato gestito da un blog come il mio è l’indirizzo email, che potrebbe pure essere fasullo!
Dalla mia ho le mie conoscenze informatiche, che sicuramente mi facilitano, non posso negarlo. Ma gli altri blogger?
Mi è spiaciuto vedere che all’incauta indifferenza totale di alcuni si è contrapposta la paranoia assoluta di altri, arrivati addirittura a chiudere in blocco tutte le attività scrittorie (qualcuno ha proprio spento il sito!) in attesa di tempi migliori.
E allora mi sono chiesta: ma questo GDPR serve davvero a proteggerci tutti come utenti dagli occhi indiscreti o è solo una maniera legale di imbavagliare la rete?

Avevo programmato questo viaggio a Torino ancora un anno fa, quando persi l’occasione allora di visitare il Salone del Libro. Tra una trasferta e l’altra di lavoro, avevo provato a infilarci il tragitto in treno in giornata, ma gli orari di Trenitalia non sono per nulla favorevoli, nemmeno con il Freccia Rossa: sarei potuta rimanere in fiera solo un paio d’ore, una fatica pressoché inutile.

Questa volta mi sono preparata per tempo, marcando a calendario in rosso questo weekend, organizzandomi il lavoro e le ferie, prenotando l’albergo con largo anticipo, studiando gli espositori e gli eventi sul sito ufficiale del Salone, richiedendo l’accredito professionale come blogger (più per curiosità che per necessità), cercando i consigli dei lettori affezionati che non si perdono un’edizione. A differenza però del Livre Paris, a cui ho partecipato a marzo per conoscere la scrittrice Diana Gabaldon (vacanza che più last minute non poteva essere!), mi sono imbarcata in quest’avventura con un cosiddetto lettore “debole” (anche se associato ad un motociclista questa parola diventa ignonimia pura!) perché cercavo un punto di vista diverso dal mio, che non sono poi chissà che lettore forte, ma avendo un blog orientato alla scrittura creativa, in mezzo ai libri ci navigo volentieri.

Questo era tra l’altro il Salone delle cinque domande, cinque come le giornate di apertura della fiera: Chi voglio essere? Perché mi serve un nemico? A chi appartiene il mondo? Dove mi portano spiritualità e scienza? Che cosa voglio dall’arte, libertà o rivoluzione?
Domande per provare a ragionare insieme su quello che ci aspetta nel futuro, da cui il tema di questa 31esima edizione: “Un giorno, tutto questo”.

Eppure io non riesco ancora a trovare la risposta a questa semplice domanda del mio accompagnatore: A chi serve questo Salone?

Sono orgogliosa di presentarvi questo progetto oggi, perché questo libro mi è capitato tra le mani, per caso, tramite amici di amici. Una di quelle straordinarie combinazioni che ti fanno davvero credere che siano i libri a trovare te, e mai viceversa. E che ci sia un buon motivo per cui si presentano al tuo cospetto. Non sempre sei tu lettore che hai bisogno di loro, qualche rara volta sono proprio i libri a chiedere il tuo aiuto.

Ero solo a 70 chilometri in linea d’aria da Amatrice quel fatidico 24 agosto di due anni fa, e oltre alla paura ci ho lasciato il cuore in quella zona bellissima e così terribilmente martoriata, ricca di persone meravigliose e gentili. Per questo ho partecipato alle antologie solidali di Buck e il terremoto, donando anche un mio racconto per il secondo volume Storie di gatti, e contribuendo così alla raccolta fondi per gli interventi della Croce Rossa Italiana lì nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia.

Poi qualche settimana fa mi presentano questo libro, Manteniamoci Forte, un titolo di per sé già molto evocativo, che riunisce la bellezza di 58 autori di assoluto prestigio, nomi importanti del tessuto lavorativo italiano, con un progetto più che ambizioso. Quando mi hanno detto infatti che questo piccolo oggetto di carta si propone di costruire la nuova Biblioteca di Amatrice (della vecchia sono rimaste solo pietre e calcinacci), potevo io rimanere in disparte a guardare? Lasciarlo da solo in questo arduo compito?
Senza contare che nella bellissima prefazione di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni (Confederazione Associazioni Professionali) e ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) ho trovato le parole giuste: “Perché andare alla deriva portati dalla corrente quando possiamo governare la nave? Dobbiamo provare a riprendere il mare aperto e trovare una nuova sponda.” Questa è una chiamata proprio per i navigatori come noi!

Perché dopo aver soccorso il fisico, dobbiamo ora ricostruire l’anima. E quale modo migliore se non ripartire dai libri e proprio dalla Biblioteca di Amatrice?
Un libro per i libri. Perché quando l’ora è buia, ci vuole un libro per accendere la luce giusta, un faro che ci guidi nella direzione del domani.

Poi guardai l’anello al mio dito. Il Serpente Che Si Morde la Coda, Ora e Per Sempre e Senza Fine… Io lo so, da dove vengo… Ma tutti voi, zombie, da dove venite?
Robert A. Heinlein

Non sono una gran lettrice di fantascienza. Non perché non mi piaccia, ma mi sembra di saperne davvero poco di fisica, ingegneria, meccanica, matematica, astronomia e compagnia, per poter apprezzare questo genere di narrazione.
Anche se poi ho seguito tutte le serie televisive di Star Trek, e tutti i film, dalle vecchie produzioni con William Shatner al nuovo Capitano Kirk Chris Pine. Per non parlare dell’altro grande colosso Star Wars, del grande maestro Yoda, della Forza che invoco ogni lunedì mattina e del mio droide preferito BB-8 (per cosa credete stia quel BB? 😉 )
Soprattutto ho una cotta intergalattica per Capitan Harlock, il pirata dello spazio.
Del resto, i viaggi interstellari sono solo un oceano molto più allargato dei nostri mari. E i viaggi nel tempo?

No, i viaggi nel tempo non li sopporto, non riesco a digerirli, li trovo di un’ingiustizia sociale unica: che uno possa tornare indietro nella Storia e cambiare gli avvenimenti a suo piacere, a discapito di tutti gli altri non viaggiatori, non mi pare democratico. Per riparare ad un incidente si potrebbero creare danni ben maggiori, oltre ad una serie di paradossi che difficilmente trovano spiegazione logica. Ma è qui che interviene, proprio nel genere della fantascienza, la sospensione dell’incredulità del lettore, disposto a mettere da parte proprio la logica, pur di godersi un buon intreccio narrativo.
Ma ci riusciamo sempre?

Continuiamo a Navigare Informati nel nostro oceano di parole, con il nostro bollettino nautico del mondo dei libri, una rubrica dedicata esclusivamente ai lettori, digitali e non. Perché un lettore informato è un lettore conquistato.
Per gli amanti del cartaceo, abbiamo visto nei precedenti bollettini Come leggere libri gratis (o quasi), come andare A caccia di libri con il Bookcrossing e come acquistare online sul mercatino ComproVendoLibri: risparmia con i libri usati 

Ma se riusciamo a risparmiare sul prezzo di copertina di un libro grazie alla rete, resta il problema del costo di spedizione: una raccomandata in media a 6 euro o un pacco celere a quasi 10 euro rischiano di vanificare ogni economia.
Ecco perché è importante informare i lettori dell’esistenza di una tariffa di Poste Italiane studiata appositamente per l’invio di libri nel territorio nazionale al solo costo di un caffè: il Piego di libri.

Intanto, si dice Piego di libri o Pieghi di libri? Beh, non lo sa nemmeno Poste Italiane, che chiama la pagina web del prodotto “piego-di-libri.html”, ma poi nomina la tariffa “Pieghi di libri” all’interno della medesima pagina! La stessa scritta da apporre alla singola busta d’invio è “Pieghi di libri”, al plurale. Eppure sul vocabolario il “piego” è proprio un plico di documenti piegati e chiusi insieme in una busta, prima che un vero e proprio libro rilegato.
Penso comunque di attenermi al buonsenso dei naviganti, che su Google ricercano quattro volte di più la parola “Piego di libri”, al singolare dunque.

A Poste Italiane del resto questa tariffa sta decisamente indigesta, perché le è stata imposta dal Ministero delle Comunicazioni, con decreto legge, ancora nel lontano 1996, per agevolare la diffusione di libri, giornali quotidiani e riviste periodiche. E per anni si è voluto far credere che fossero tariffe ad esclusivo utilizzo delle case editrici. Non è così.

Dieci giorni fa, per puro caso, scopro che il sito d’opinioni Ciao.it, dove ho scritto per un decennio, ha chiuso. Lo scorso dicembre, senza preavviso, senza motivazioni, senza possibilità per gli utenti di eseguire un backup. Erano per lo più opinioni su beni di consumo, tranne una sezione considerata “libera”, piena di brani e poesie, dove si trovava anche questa mia breve riflessione, che continuava a riscuotere molte letture e commenti, qualcuno anche inviperito. L’ho ritrovata nel cloud e mi sono chiesta se meritava di essere conservata online.

Se Diana Gabaldon può permettersi di tenere nel suo blog una lunga disquisizione sull’esistenza dei pidocchi del sedere (non scherzo, leggete qui: A Brief Disquisition on the Existence of Butt-cooties), direi che io posso anche salvare questo mio breve Elogio della Tavoletta del Bagno dal dimenticatoio. Magari potremmo aprire una nuova frontiera della narrazione, la bathroom-lit!
Ah no, anche qui arriviamo tardi: i racconti da bagno, brevi e lunghi a seconda del bisogno, vengono pubblicati in piccole antologie già da dodici anni e si chiamano per l’appunto Toilet.

Devo anche ammettere che da quando ho scritto questo testo, che risale al lontano 2003, mi è capitato di frequentare molti più bagni pubblici esclusivamente femminili e di vedere tali e tante cose bizzarre che bisognerebbe scriverci anche un Cerimoniale per Signore ai Servizi. Una delle spiegazioni plausibili è che qualcuna utilizzi il water occidentale come fosse uno squat water giapponese. Il risultato di tale fraintendimento, date anche le diverse misure dei due oggetti, è inenarrabile. Forse solo a Stephen King riuscirebbe tale impresa, spacciandola per l’ultimo besteseller horror da piazzare in classifica.

Abbiamo già visto come scrivere un libro utilizzando solo Microsoft Word, senza perdersi l’organizzazione tipica dei programmi di scrittura creativa, come yWriter o Scrivener: grazie al riquadro di spostamento e agli stili preimpostati per titoli e sottotitoli possiamo muoverci velocemente attraverso il documento e fornirgli una struttura ordinata. Con l’occasione abbiamo anche verificato come impostare il correttore ortografico e le sostituzioni automatiche, per essere ancora più agili in stesura e revisione. Potete leggere l’articolo qui: Come scrivere un libro con Word 

Mentre preparavo quel post, contemporaneamente stavo controllando le stesse funzionalità su LibreOffice Writer, il pacchetto opensource completamente gratuito e alternativo a Microsoft Office. E infatti nei commenti me lo avete chiesto in tanti, perché finalmente lo sviluppo di questa suite ha raggiunto un livello eccellente, soprattutto per le utenze non professionali che non necessitano di moduli complessi e possono così risparmiare sui costi di licenza.
Ecco dunque anche il breve how-to per scrivere un libro solo con LibreOffice Writer.

Qualcuno di voi potrebbe anche ritrovarsi nella sfortunata condizione di essere su un computer altrui, in prestito diciamo, senza né Word né Writer a disposizione e con un utente che non ha i diritti per nuove installazioni. Vi rassegnate alla carta?
E se vi dicessi che tutto questo è presente anche in Google Docs? Basta solo una connessione ad internet!
Ma questo potrebbe essere un altro post. Magari iscrivetevi alla newsletter per non perderlo! 😉