Avevo già toccato l’argomento del free writing, la scrittura libera dalle distrazioni dei nostri computer, sempre connessi in rete e eccessivamente ricchi di notifiche. Potremmo pensare di disabilitare il wi-fi, ma in realtà quando scriviamo anche la sola barra degli strumenti diventa una tentazione micidiale per le nostre sinapsi. Dopo avervi mostrato il sito Noisli e il pacchetto OmmWriter, su suggerimento di un lettore (un altro capitano, forse un po’ più pirata, ma non ci scommetterei 😉 ), ho voluto provare quest’altro software che isola completamente l’area di lavoro, senza rinunciare alla potenza dell’organizzazione.
WriteMonkey è infatti un’altra applicazione “zenware”, che aiuta a rimanere focalizzati sui propri pensieri e parole, con un’interfaccia utente estremamente ridotta. E’ leggera, portabile, veloce e soprattutto gratuita. Con una serie di strumenti innovativi concepiti come singoli plugin opzionali e il supporto completo al linguaggio Markdown (che non conoscevo, ma già stavo utilizzando nei miei appunti). E’ pensato espressamente per coloro che amano la semplicità di una macchina da scrivere, ma vivono ormai rassegnati nell’era digitale.
Non so voi, ma io sento aria di primavera! Le temperature si stanno mediamente alzando e ogni tanto spunta una giornata di sole, una di quelle giornate che fanno venire voglia di stare all’aria aperta, di passeggiare lungo mare (chi ce l’ha lì vicino), di issare le vele e prendere il largo, lasciando dietro di sé una scia spumeggiante d’acqua.
Ecco perché ritorna il bollettino nautico del mondo dei libri, per navigare informati nel nostro oceano di parole, una rubrica dedicata solo ai lettori, sia quelli già incatenati da infinite storie sia quelli che lettori non si sentono, che non hanno molta confidenza con i libri, spaventati da titoli altisonanti e fascette bugiardine.
Niente paura. Il bollettino è proprio per voi, perché un lettore informato è un lettore conquistato. E un lettore sicuro delle sue scelte.
Stavolta poi parliamo di un argomento che sicuramente vi interesserà: leggere gratis (o quasi).
Quando chiedo a qualcuno come mai non legge libri o ne legge appena uno all’anno, le risposte si concentrano sulla mancanza di tempo (in realtà sono convinta non abbia trovato il libro giusto, quello che l’ha staccato dalla televisione per sapere assolutamente chi è l’assassino) e sulla mancanza di denaro, perché i libri costano troppo.
Premessa: eccetto le primissime nuove uscite in libreria, i libri non costano troppo, costano il giusto.
Potremmo disquisire infinitamente su alcune politiche editoriali per cui alcuni ebook (che sono solo un file, non rivendibile nel mercato dell’usato) hanno un prezzo di poco inferiore al cartaceo (che ha richiesto stampa e distribuzione fisica), nonché sulla mancata standardizzazione di alcuni formati ebook per cui devi scegliere una piattaforma d’acquisto in base all’ereader che ti hanno regalato, pena diventare un hacker delle conversioni digitali. Ma non è questo il punto. Dietro ad un libro c’è soprattutto uno scrittore che ha penato mesi, se non anni, per scriverlo.
Nemmeno voi lavorate gratis (per lo meno lo spero), perché lo dovrebbe fare uno scrittore?
Però mi metto anche dalla parte di chi effettivamente ha difficoltà a far quadrare i conti e per questo ho cercato un po’ di risorse che gli possano tornare utili, rispettando completamente i diritti dell’autore.
Alcuni libri si possono davvero leggere gratis, altri invece si pagano ma sfruttando qualche canale possiamo abbattere i costi di parecchio.
Se un lettore potrà leggere molto di più senza la preoccupazione economica, mi auguro possa riconoscere alla fine il valore della lettura come un investimento personale.
Un anno fa
Il silenzio ovattato della stanza era scandito dall’incessante pianto del rubinetto in cucina. Una goccia dietro l’altra che continuavano a suicidarsi nelle tazze della colazione dimenticate nel lavello. Non aveva fatto in tempo a sistemarle nella lavastoviglie. Il rumore le riempiva la testa e le ricordava di respirare, ora che il cuore se lo sentiva pesante come un macigno, troppo pesante per gestire da solo l’ossigeno di cui aveva bisogno.
O forse quello che martellava era l’orologio sopra la mensola, non riusciva a distinguere i due suoni. Fuori oramai era buio pesto e solo la luce del lampione lontano rompeva a malapena l’oscurità in cui era sprofondata Michela.
Il tempo passava, lo fa sempre, ma la sua mente era ferma a quell’ultima scena. E si chiedeva se era successo davvero.
Aveva corso tutto il pomeriggio, dato che non le era stato accordato il permesso di uscire prima dal lavoro. Aveva saltato la pausa pranzo per andare finalmente a prendersi quel paio di scarpe che aveva adocchiato due settimane prima. Non c’erano più e non aveva trovato altro che potesse combinare col vestito che aveva scelto per quella sera. Al pomeriggio in ufficio c’era stato un problema con un cliente e le arpie lo avevano scaricato tutto addosso a lei, quasi fosse una colpa essere l’unica fidanzata con un lui che ti aspetta per festeggiare.
Appena corsa a casa, dopo una fuga veloce al supermercato, aveva poi trovato l’appartamento il solito disastro. Per quanto cercasse di tenere pulito e in ordine il loro nido d’amore, sembrava sempre un campo di battaglia dalla parte degli sconfitti. Non c’erano abbastanza mobili per le cose di loro due, l’arredamento era stato studiato per un single, ma Edoardo non ci sentiva a cambiarlo. Ci avrebbero pensato per una nuova casa tutta loro, diceva.
Tra un disbrigo e l’altro, era inevitabilmente in ritardo nella tabella di marcia. Lui sarebbe rientrato di lì a mezz’ora e lei stava ancora in vestaglia con i bigodini in testa, una calza smagliata in punta che forse non si sarebbe vista dentro le décolleté, il vestito sgualcito dall’armadio ancora da stirare, lo smalto delle mani da terminare. Ma ce la poteva ancora fare. Non sapeva dove avrebbero cenato quella sera, Edoardo non le aveva detto nulla sicuramente per farle una sorpresa, ma non uscivano mai tanto presto.
Quasi a smentirla, la chiave girò nel portone d’ingresso e lui la trovò ancora senza trucco.
“Ciao, come mai così presto?”
“Ciao…avevo una questione da sistemare.” Non sembrava particolarmente entusiasta. Brutta giornata al lavoro anche per lui.
Trascinava dietro di sé un trolley enorme, di quelli che mai e poi mai passerebbero come bagaglio a mano, nemmeno sotto mancia extra.
“Una valigia? Ti mandano in trasferta di nuovo? Ma non è un po’ troppo grande per un paio di giorni?”
“Non è per me. E’ per te.”
Lo guardò un po’ confusa. “Ma io non viaggio mai per lavoro… Oh, hai prenotato un viaggio per noi due? Davvero?!”
No, la sua espressione diceva altro. Evitava di guardarla negli occhi. Tutto nell’ambiente circostante era diventato improvvisamente interessante, da distogliere il suo sguardo sull’amata. Ma era talmente assurda l’idea, che il cervello di Michela continuava a scartarla.
“Non capisco…”
“Non funziona, tra noi” le disse in un mormorio. Così flebile che le sembrava frutto dell’immaginazione.
“Cosa…ma cosa stai dicendo?” Non riconobbe nemmeno il suo tono di voce, le era uscito così alto di due ottave e stridulo che non poteva essere lei.
“Guardati: non ti curi più di te stessa. Giri sempre per casa con quelle tue tute enormi, sei diventata grassa, e goffa. Se non organizzo io qualcosa, siamo sempre chiusi tra queste quattro mura. Uscire con gli amici è diventato quasi impossibile. Che poi sono più le volte che mi vergogno di te, di averti al fianco, conciata così. Quel vestito ti sta di merda, ti stava bene quand’eri più magra, non lo vedi? E poi qual è stata l’ultima volta che sei andata da un parrucchiere? Per non parlare dell’estetista! Dove sono finiti tutti quei bene completini intimi che indossavi quando ti ho conosciuta? Adesso vedo solo pigiami. Raffredderesti anche un diavolo. O tutto l’Inferno intero…” Si fermò a riprendere fiato.
Michela cercava di capire il senso di ogni parola, ma il colpo era troppo potente per essere assorbito su due piedi. Ogni singola frase le esplodeva dentro come quelle bombe riempite di schegge metalliche: oltre al dolore della deflagrazione, doveva resistere alle ferite mortali di ogni singolo frammento. Tutti diretti al cuore.
Avrebbe voluto ribattere che sono assurdità le sue, che ogni giorno si spaccava la schiena per lui, per fargli trovare tutto pulito e stirato, la casa profumata e la cena calda pronta tutte le sere. Gli aveva sistemato la scrivania e riorganizzato lo studio, perché era un disordinato cronico tanto da perdersi dei documenti importanti, e per questo aveva pure perso una causa in tribunale. Aveva anche speso tutta la sua tredicesima per regalargli a Natale quel portatile di marca che desiderava da tanto tempo. Come poteva pensare a vestiti, cappelli e manicure? Non era una fabbrica di soldi!
Ma non riuscì a dire nulla. La bocca si rifiutava di aprirsi e parlare. Le corde vocali strette da un enorme groppo in gola.
“Io stanotte dormo fuori. Quando te ne vai, lascia le chiavi sul tavolino.”
Prese la porta e se ne andò senza nemmeno salutare.
Buon San Valentino, Amore.
Oggi
Ferma al semaforo pedonale, Michela si rimirava le unghie appena laccate. Maddalena aveva fatto proprio un bel lavoro, una fantasia marmorizzata con tre diversi tipi di rosa e un tocco di rosso. Un’opera d’arte tra le mani.
Il cellulare iniziò a suonare e vibrare in borsa.
“Cosa fai stasera?” La voce squillante della sua amica Alessia.
“Stasera? Uhm, oggi è martedì…niente. Yoga me l’hanno spostato al mercoledì per questo semestre, quindi stasera serata tranquilla a leggere. Perché?”
“Ma nessun appuntamento per San Valentino?”
“Eheh, no…quand’è?” Il verde era finalmente scattato e Michela attraversò l’incrocio.
“Come quand’è?! E’ oggi Micky!” Uno sbuffo furioso arrivò dall’altra parte.
“Davvero?” Guardò l’orologio con il datario. Già, 14 febbraio. Sorrise. Non era una data granché importante ormai.
“Non li hai visti tutti questi cuori rossi che hanno invaso la città? E tutte le pubblicità di profumi in tv?”
Ecco perché Maddalena le aveva proposto di disegnarle dei cuoricini solo sull’unghia dell’anulare. Per fortuna aveva detto no subito!
“Si, si, ma non è che mi sono fissata la scadenza sul calendario!”
“Vabbé. Quindi nessuno in vista?”
“No. Sarà un felice San Valentino da single.” rispose seccata Michela. Peggio di un’agenzia matrimoniale.
“Bene, allora ho una proposta. C’è un amico di Leo che dovresti proprio conoscere. Fa al caso tuo…”
Eccola là. Perché, perché, perché tutte le amiche sistemate devono per forza sistemare anche te? Mal comune mezzo gaudio?!
“E per quale motivo tu pensi faccia al caso mio?” Sospirò.
“Giovane, carino, appena divorziato…lei è scappata con un altro, povero. Ha un buon lavoro, dirigente di non so quale azienda, simpatico. Appassionato di botanica.”
“Botanica?” esclamò preoccupata Michela.
“Si. Ma senti: ti potrei prestare quel libro con tutte le erbe che ho preso anni fa in erboristeria. Te lo leggi un po’, fai finta che ti interessa.”
“Non se ne parla proprio! Io non cambio più niente per un uomo. Ho già fatto quell’errore in passato, grazie.”
E quanto le era costato caro. Giusto un anno fa aveva chiamato proprio Alessia, non si sentivano da mesi, ma lei aveva mollato tutto ed era corsa ad aiutarla. Aveva portato un paio di valigie in più, così erano riuscite a portare via tutte le sue cose dall’appartamento di Edoardo, e non aveva più avuto contatti con lui. Zero assoluto. Sempre Alessia l’aveva ospitata a casa sua, nel divano letto del salotto, per un mese intero, finché Michela non aveva trovato un mini arredato tutto per sé. Con molta fatica, aveva acceso un mutuo e l’aveva comprato, per avere la certezza che nessuno mai più l’avrebbe sbattuta fuori a quel modo. Aveva deciso di cambiare lavoro e con sua sorpresa la responsabile del vecchio ufficio le aveva scritto delle referenze eccezionali e l’aveva aiutata anche per il nuovo impiego. La voce era circolata velocemente in azienda e tutti le avevano dato una mano negli ultimi giorni. Ed era tornata se stessa. Aveva i suoi corsi di yoga e spinning in palestra e quello di lingua giapponese in biblioteca. Aveva sempre tempo per il suo parrucchiere delle dive, per la sua estetista miracolosa e per gli aperitivi con gli amici.
No, nessun uomo le avrebbe più sconvolto la vita. Avrebbe condiviso, ma non sacrificato.
“Hai ragione, scusa” ammise Alessia. “Però organizziamo lo stesso la cena settimana prossima, e se non va, pazienza, ok? Ne scoveremo un altro.”
“D’accordo. Ora ti devo lasciare. Devo entrare al supermercato che a casa il frigo piange e si dispera.”
Si salutarono velocemente e Michela afferrò un carrello vicino all’entrata.
Stava valutando la qualità della merce tra i banchi delle verdure fresche, quando venne avvicinata da un fusto assurdo, un ragazzo tutto muscoli che da settimane campeggiava in una pubblicità di una nota marca d’abbigliamento. L’aveva adocchiato poco prima passando per la corsia dei formaggi e latticini. Ora stava pesando ed etichettando diversi tipi di frutta.
“Ciao”
La stava fissando. Michela si girò indietro per controllare, ma parlava proprio con lei. Non c’era nessun’altro in quell’area, nella direzione del suo sguardo. Il supermercato era terribilmente vuoto a quell’ora. Tutti a casa a prepararsi per festeggiare la grande serata.
“Non mi riconosci vero?” continuò lui con un sorriso divertito.
“Oh…ehm…si, ti vedo tutte le mattine alla fermata dell’autobus…nel pannello centrale della pensilina.”
Certo che dal vivo è ancora più mozzafiato, pensò. L’avranno ritoccato sul poster oppure davvero sotto agli addominali cesellati c’è quella V di Adone che punta dritta dritta al… Oh, non ti distrarre! E non guardagli lì, per cortesia!
“No, non mi riferivo a quello. Eravamo a scuola insieme.”
“Impossibile!” esclamò lei in un gridolino soffocato.
Riprese il controllo per un attimo. “No, davvero, mi confondi con qualcun’altra.”
“Sono sicuro invece. E ricordo molto bene anche il due di picche che mi hai dato quando ti ho chiesto di uscire.”
“I….iooooo?” Arrossì violentemente.
“Si tu, Michela.”
Sa anche il mio nome?? Oh, questo è un sogno…o un incubo! Io avrei rifiutato tutto questo ben di Dio?!
“Sono Cristian, terza fila, banco a destra l’ultimo anno. Allora, adesso ti ricordi?”
Michela spalancò gli occhi. Questo…Cristian? No, no, è impossibile! Era grosso e gobboso, una centrale di brufoli vivente! E l’unico muscolo allenato era quello del pollice con cui vinceva sempre tutti davanti al flipper del bar.
“Sono un po’ cambiato, lo ammetto” ridacchiò.
“Eh già…Senti…io, non mi ricordo nemmeno com’è andata…eravamo giovani, e il più delle volte stupidi…mi spiace davvero se ti ho rifiutato, non volevo offenderti…” Era una bugia, ovviamente: aveva ben presente la scena, era stata proprio stronza, l’aveva davvero trattato malissimo. Ma del resto lei a quel tempo aveva occhi solo per Nicola, due anni più grande, già studente universitario. E non la calcolava di striscio.
“Tranquilla. Non voglio mica vendicarmi! Anzi, a dire il vero, io dovrei ringraziarti.”
Io invece vorrei suicidarmi, ammise silenziosamente.
“E’ merito del tuo rifiuto se ho deciso di darmi una scossa. In fondo, nemmeno io mi piacevo, come potevo pensare di piacere agli altri?”
Già, è una cosa che ho imparato anch’io, ma non in quel modo.
“Davvero, tu mi hai fatto solo un gran favore” continuò lui. “Ora ho una palestra ben avviata in centro, sono stato personal trainer di qualche vip televisivo, ho fatto anche lo stuntman per qualche film e adesso lavoro come modello. Tutto grazie a te.”
“Beh, sono contenta di sapere che almeno non ho fatto un gran danno.” Le si stampò in faccia un sorriso di circostanza. Certe volte la vita ti prende proprio a calci.
“Ok, ti ho disturbata abbastanza…e avrai sicuramente da fare stasera.”
“Niente affatto.” Arrossì a doverlo ammettere di fronte a lui. Chissà schiere di ammiratrici che affollavano le sue, di serate.
“No? Niente marito, fidanzato…appuntamento?”
“No. Diciamo che anch’io ho incassato un due di picche, proprio un anno fa. Ho avuto anch’io la mia scossa.”
“Mi dispiace. All’inizio fa proprio male.”
“Già.”
“Beh, se non lo trovi troppo…complicato, che ne diresti di farmi compagnia a cena? Un panino e una birra tra vecchi compagni di scuola. E non mi offenderò se mi dirai di no anche stavolta, promesso.”
Le stava chiedendo di uscire? Davvero davvero?
“No…cioè si…oddio!” Le scappò una risatina. “No, non voglio offenderti…E si, mi piacerebbe una chiacchierata tra amici.”
“Perfetto! Mi dai il tuo numero?”
Michela scandì veloce il numero del suo cellulare e lui lo salvò nel proprio. Fece partire una chiamata perché lei salvasse il suo.
“Ti prego, non mettere il mio nome cognome completo, memorizza un nomignolo qualsiasi. E’ la terza volta che cambio numerazione perché qualcuno si perde il telefono e finisco in pasto a giornalisti e fans.”
“Certo.” Lei scrisse sul display “Cristian 2picche”.
Lui si era avvicinato al suo fianco e aveva spiato dall’alto della sua statura. Soffocò un risolino imbarazzato e scosse la testa. “Spero proprio non diventi un’abitudine…”
“Abbiamo già rotto l’incantesimo. Per questa sera ho detto di sì!”
“Non ci credo finché non succede” si schermì lui. “Devo passare a casa per sistemare la spesa. Ti va bene se ci troviamo per le otto e mezza al BiBiQ Pub? Conosco il proprietario e ci sistemerà in una saletta tranquilla.”
“Perfetto.”
“Se ci sono problemi, mi chiami. Se hai bisogno che ti passi a prendere, mi chiami.” E senza che Michela avesse il tempo di reagire, le lasciò un veloce bacio sulla guancia, indugiando un po’ più del lecito. Un guizzo gli attraversò lo sguardo quando i loro occhi s’incrociarono.
“Ci vediamo dopo” concluse lui.
Rimase imbambolata per qualche minuto prima di salutarlo. Per fortuna che quel giorno Maddalena aveva insistito per la ceretta integrale. Ohhhh, ma che vai a pensare!!
L’anno prossimo?
Nuovo messaggio.
“Buon San Valentino, Amore. Stasera tieniti pronta per le 21, ambiente elegante ma non troppo. Se poi vuoi esagerare solo per me, sentiti libera. Tanto poi io ti tolgo tutto…”
(c) 2017 Barbara Businaro
Voglio dedicare un augurio speciale
a tutte le persone temporaneamente single:
Amatevi.
Amate voi stessi,
vogliate bene alla vostra anima,
siate felici di quello che voi siete.
E tutto il resto arriverà al momento giusto,
non un minuto di più,
non un minuto di meno.
Barbara
L’immagine, che è un mio disegno, rappresenta appieno il mio processo creativo, i miei pensieri ingarbugliati tutto il sacrosanto giorno.
Questo post partecipa infatti all’iniziativa #imieiprimipensieri lanciata da Chiara Solerio dal suo blog Appunti a Margine. Di cosa si tratta?
Lasciare libero sfogo alla creatività, quella pura, libera da aspettative, ansie da prestazione, giudizi auto-limitanti. Scrivere i primi pensieri senza filtri e lasciarli andare, senza temere l’opinione del pubblico. Scrivere senza uno scopo e senza un tema predefinito. Semplicemente scrivere quel che ci passa per il cervello, tale e quale.
Queste le indicazioni per partecipare al gioco:
- Fissate un limite minimo di tempo o di parole e indicatele all’inizio del post.
- Evitate di rileggere e cancellare, sia durante sia dopo la stesura.
- Rinunciate a giudicarvi.
- Pubblicate il post sul blog, e osservate ciò che accade.
Detto fatto. Questi erano i miei primi pensieri quel giorno che Chiara pubblicò il suo post.
L’avrete visto girovagare furtivo tra i commenti, anche se difficilmente lascia tracce del suo passaggio, che tanto “hanno già detto tutto (ed il contrario di tutto) gli altri”. Per lo più preferisce discuterne a quattrocchi, probabilmente perché l’ipnosi su di me funziona meglio dal vivo. Mister E. è il responsabile del Settore Q di webnauta (anch’io come Bond ho la licenza di uccidere…i personaggi) e della strategia navale a lungo termine.
Le sue frasi tipiche sono:
“A che punto sei del libro?” Ahm, ehm, sono un po’ ferma, è che mi viene da scrivere più racconti, e non lo so, ho pure il blog da seguire…
“Basta con gli alibi, andiamo oltre. Devi uscire dai soliti schemi.” Eh, ci sarebbe anche quell’altro progetto…
“E’ davvero importante? Definisci quello che vuoi. Davvero.” Quello che voglio io lo so, ma sono continuamente in corsa contro l’orologio!
“I grandi lavorano strutturati. Non a vista.” Ottimo direi per me che mi definisco navigatore a vista. Ma del resto, qual è il tuo piano in campo?
“A volte la vera forza della risposta è …non rispondere.” ……!
Questo articolo è nato una bella mattina in cui mi ha salutato dicendomi: “Vuoi davvero finire quel libro? Ho un link interessante per te!”
E credetemi, i suoi link sono davvero al pari delle armi che Q fornisce a Bond: apparentemente insignificanti, terribilmente letali. Delle bombe mentali mica da poco, che ti rodono dentro per settimane. Ma che ti fanno uscire da quella che viene detta comfort-zone. E scattare in avanti alla potenza del motore v8 della Aston Martin DB10.
Di che si tratta stavolta? Dimenticarsi degli obiettivi e concentrarsi invece sui sistemi.
Semplice, no?
E’ successo che un giorno webnauta è stato attaccato da un troll. Nel quieto silenzio domenicale ha affiancato la nostra barca ed ha iniziato a imbrattare lo scafo lucido blu con lo spray bianco, lasciando scritti curiosi anatemi. Divertiti, ci siamo chiesti da dove arrivasse lo sconosciuto: “E’ amico tuo?” “No proprio!” “Un cliente insoddisfatto?” “Mai visto!” “Spasimante deluso?” “Ma figurati!”
Poi sono arrivati i pinguini dalla cambusa, preoccupati dall’elevato odore di Camembert (notoriamente i troll puzzano), ed han fatto pulizia. La murata di dritta è di nuovo del suo colore cangiante, il troll è sparito dalla nostra vista e sulla mia scrivania rimane un rapporto preciso con i contenuti che il nostro amico aveva voluto condividere in maniera così pittoresca.
In particolare aveva commentato: “Leggendo qualche tuo post, denoto che neanche tu sai assolutamente scrivere in italiano corretto. Sbagli quasi tutte le accentazioni. Come fai a sbagliarle tutte, Barbara?”
Come faccio? Semplice! Sbaglio di proposito!
Il mio non è un errore, ma una presa di posizione.
Soprattutto per quanto riguarda la E maiuscola accentata, la scelta è cosciente e ragionata.
Dopo ben 70 puntate e quasi 700 versioni diverse (valore stimato) il Thriller Paratattico se ne va in pensione.
A darne l’annuncio Marina Guarneri nel suo blog Il Taccuino dello Scrittore che ci ha invitato ad un Gran Gala di commiato, scrivendo una nuova versione free-style, in totale libertà di tema, di contenuto, di lunghezza, di ispirazione, o andando a ripescare uno degli esercizi già svolti con una nuova sfavillante interpretazione.
E io non ho avuto dubbi sulla mia scelta…
Avete idea di cosa significa vivere con una donna che scrive?
Un incubo! Terrificante!
Non so quand’è cominciata, sapevo che scribacchiava qualcosa ogni tanto, ma finora la cosa era sotto controllo, non mi ero nemmeno accorto di nulla. In casa tutto procedeva liscio. Cioè, le solite litigate insomma. Hai lasciato la tavoletta del water alzata. La smetti di fare briciole sul divano. Non mi porti mai da nessuna parte. Il solito mastino che mi aspetta al ritorno la sera.
Poi ha iniziato a girare con un taccuino e una penna sempre in borsa. Capitava che nel bel mezzo di una conversazione con nonchalance prendesse questo taccuino e ci scrivesse una sola parola. Apparentemente una mia parola, anche se non avevo detto nulla di eccezionale. A volte ridacchiava sommessa mentre lo riponeva nella borsa.
In casa sono spuntati come funghi blocchi di appunti e relativa penna ovunque: sul tavolino del salotto al posto dei telecomandi, abbandonati sopra il divano, in bagno in mezzo alle mie riviste d’auto, nel suo comodino in camera da letto, sopra la lavatrice tra i detersivi, in cucina insieme con i libri di ricette. Un’invasione aliena!
Guai a spostarglieli! Le si crea confusione mentale, dice.
E quelle maledette penne! Penne di ogni tipo, fattezza e colore in ogni angolo della casa. Ovunque ti siedi una penna tenta di infilzarti.
Di riflesso han cominciato ad andare storte parecchie altre cose: la cena bruciata nel forno, le camicie rimaste indietro da stirare, la polvere che si accumula tra i soprammobili, l’argenteria che non mi riflette più, il ragno che mi saluta ogni mattino sulla porta.
E silenzio, parecchio silenzio. In cui si sente solo il rimestare di pagine e la tastiera del suo portatile scorrere veloce.
Tant’è che un po’ di paura m’era anche venuta. Ma cosa diamine starà scrivendo?
Ho cercato di leggere qualcosa di tutti quegli appunti, ma la grafia femminile, così piena di tondini e collinette è indecifrabile, tutta ghirigori. Quando riesco a capire qualche parola, mi sembra del tutto sconnessa con le altre. Quindi proprio non lo so, cosa scriva. Temo che lo scoprirò un giorno in libreria.
Però è tranquilla, non litiga più e soprattutto mi lascia guardare la televisione tutto il weekend, pure sbriciolando sul divano.
Anzi, vi consiglierei di regalare un corso di scrittura creativa a vostra moglie.
Così, mentre lei è al corso, vi scappa pure una birretta con gli amici.
(c) 2016 Barbara Businaro
Ricordate quando vi ho illustrato il metodo dei Sei cappelli per pensare di Edward de Bono? Uno dei cappelli che più dovrebbe riguardarci è quello verde, la cui funzione è di produrre nuove idee e nuovi modi di vedere le cose, utilizzando anche le provocazioni. Uno dei sistemi più semplici di provocazione indicato da de Bono per uscire dagli schemi percettivi abituali consiste nella pesca di una parola a caso. Si apre il vocabolario, si sceglie una parola qualsiasi e poi la si usa per generare soluzioni diverse, partendo anche da situazioni illogiche che costituiscono comunque un punto di vista alternativo.
Questo criterio risulta illuminante nella ricerca di prodotti innovativi, perché la parola pescata porterà con sè delle nuove caratteristiche che il nostro cervello cercherà di associare all’oggetto che già conosciamo. Nel suo libro de Bono riporta un esempio: la parola “formaggio” associata agli apparecchi televisivi suggerisce un tipo di televisore che, come un formaggio pieno di buchi, riporta più finestre dove vedere in contemporanea più canali. Una cosa banale ai nostri giorni, ma il libro in questione è del 1981. 😉
Possiamo utilizzare questo procedimento per generare nuove idee nella scrittura creativa?
Assolutamente si! Dato però che una parola da sola potrebbe non essere sufficiente a scatenare la creatività in un mondo che di parole ne usa tante, esistono i prompt e soprattutto le matrici di prompt, che sono molto utilizzate nel mondo delle Fan Fiction.
Questa consuetudine l’ho iniziata l’anno scorso, seguendo l’esempio del blogger Chris Brogan, che dal 2006 sceglie tre parole ad inizio anno per farsi guidare nelle proprie azioni, non solo nella sua attività lavorativa, ma anche per la famiglia, gli amici e la sfera personale. Non devono essere tre parole scelte a caso e devono essere costantemente con voi: Brogan suggerisce di scriverle ogni giorno tra gli appunti, fissarle nel vostro monitor o crearvi uno sfondo sul vostro cellulare, per averle sempre davanti agli occhi. Potreste anche crearvi un appuntamento fisso nell’arco della giornata per verificare se i vostri progetti e le vostre scelte sono in linea con le tre parole.
Perché tre parole?
Me lo sono chiesto anch’io. Tre è il numero perfetto per la scuola pitagorica, perché sintesi del primo numero pari (due) e del primo numero dispari (uno). Senza contare il valore magico che assume in molte civiltà ed epoche diverse e il significato simbolico all’interno delle religioni, dove sono frequenti le triadi divine.
Ma soprattutto il tre è il numero che serve a rappresentare il concetto di superficie (uno è solo un punto, due disegna una linea), e che ci pone mentalmente a visualizzare le situazioni come multidimensionali. Se fosse solo una parola, svanirebbe nel nulla. Se fossero due parole, imposteremmo le nostre scelte tra “questa” o “quella”, come se fossero in opposizione anziché in sinergia.
Tre parole possono essere usate per creare un triangolo e muoversi al suo interno.
In sostanza, quelle tre parole sono la vostra rotta per il nuovo anno, la direzione che volete intraprendere per arrivare soddisfatti al prossimo capodanno. Potreste voler usare quattro parole, ma l’unico anno che Brogan l’ha fatto gli è andata veramente male.
Anche noi dobbiamo tracciare la rotta sulla mappa. Siamo ancorati in porto, per lavori di manutenzione (e spero che non ve ne accorgiate…), ma salperemo presto nelle acque del nostro oceano letterario.
Quali saranno quindi le tre parole per webnauta e per me nel 2017?









