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Abbiamo già visto come scrivere un libro utilizzando solo Microsoft Word, senza perdersi l’organizzazione tipica dei programmi di scrittura creativa, come yWriter o Scrivener: grazie al riquadro di spostamento e agli stili preimpostati per titoli e sottotitoli possiamo muoverci velocemente attraverso il documento e fornirgli una struttura ordinata. Con l’occasione abbiamo anche verificato come impostare il correttore ortografico e le sostituzioni automatiche, per essere ancora più agili in stesura e revisione. Potete leggere l’articolo qui: Come scrivere un libro con Word 

Mentre preparavo quel post, contemporaneamente stavo controllando le stesse funzionalità su LibreOffice Writer, il pacchetto opensource completamente gratuito e alternativo a Microsoft Office. E infatti nei commenti me lo avete chiesto in tanti, perché finalmente lo sviluppo di questa suite ha raggiunto un livello eccellente, soprattutto per le utenze non professionali che non necessitano di moduli complessi e possono così risparmiare sui costi di licenza.
Ecco dunque anche il breve how-to per scrivere un libro solo con LibreOffice Writer.

Qualcuno di voi potrebbe anche ritrovarsi nella sfortunata condizione di essere su un computer altrui, in prestito diciamo, senza né Word né Writer a disposizione e con un utente che non ha i diritti per nuove installazioni. Vi rassegnate alla carta?
E se vi dicessi che tutto questo è presente anche in Google Docs? Basta solo una connessione ad internet!
Ma questo potrebbe essere un altro post. Magari iscrivetevi alla newsletter per non perderlo! 😉

Sto cercando di tornare con i piedi per terra, ma dopo un weekend così è davvero difficile! Non solo tre giorni a Parigi, una delle capitali più belle che già da sola merita il viaggio, ma tre giorni con il salone del libro Livre Paris e con la tua scrittrice preferita che sbarca dall’oltreoceano! La possibilità di incontrarla di persona e scambiarci due parole!! Beh no, non sono stata così parca alla fine, tutt’altro.

E’ iniziato tutto lo scorso 30 gennaio: Diana Gabaldon, l’autrice della saga Outlander (ve ne ho già parlato in questi articoli: Quando si definisce “romanzo storico”? ; E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander ; Il pregiudizio del lettore) annuncia sul suo profilo Facebook che sarà a Parigi dal 16 al 19 marzo, all’interno del salone del libro, un evento di carattere internazionale, che riunisce editori, scrittori francesi ed esteri da oltre 50 Paesi, accogliendo 150.000 lettori ogni anno. Lei parteciperà invitata dal suo editore francese J’Ai Lu, con un panel di discussione e un paio di sessioni firma copie con il pubblico.

Prima reazione: Ommmmioddddddio, zia Diana a Parigi!!! Dal 16 al 19 marzo, giusto il weekend dopo Tempo di libri a Milano!!! Io vado fuori di testa… DEVO andare a Parigi se lei non viene a Milano!! (questo è esattamente quello che ho scritto ai miei collaboratori di webnauta 😀 )

Seconda reazione: No dai, deve venire a Milano! La nostra fiera dell’editoria (il Salone del libro è ancora quello di Torino) si tiene giusto la settimana prima, vuoi vedere che quelli di Corbaccio-TEA, la casa editrice di Diana Gabaldon per l’Italia, si lasciano scappare un’occasione ghiotta come questa? Con 40.000 fans italiane che l’aspettano da anni ormai?!

Dopo l’annuncio ufficiale sulla sua bacheca, è iniziato un balletto di ricerche, indagini, richieste per capire se c’era la possibilità che effettuasse una tappa anche in suolo italico, purtroppo senza riscontro positivo. Già due anni fa, la stessa Diana rispose ad un mio commento su un suo post dove la invitavo a vedere il nostro bel paese, spiegandomi che non dipendeva da lei ma di chiedere al local publisher. Chiaramente, una scrittrice del suo calibro non si muove gratis, di sicuro non a sue spese, e sta all’editore capire quanto investirci e come sfruttare al massimo la sua presenza. Senza contare che Diana Gabaldon quest’anno ha diminuito drasticamente le sue partecipazioni, per potersi concentrare nella scrittura del nono libro della saga, nome in codice BEES. Dunque, adesso o mai più!

Così, da una parte cercavo di capire se era possibile averla qui tra noi, prima o dopo la permanenza francese, dall’altra guardavo se potevo organizzarmi col lavoro per preparare il weekend all’estero, considerato il tempo di viaggio. All’uscita del calendario definitivo di Tempo di libri, non c’era più spazio per sperare nella sua venuta. Rimaneva solo l’opportunità di Parigi.
Vado o non vado? Non so un’acca di francese, e non ho mai testato la mia pronuncia inglese…
Vado o non vado? Però è zia Diana, santi numi!! E quando mi ricapita?
Vado o non vado? Col lavoro sono stretta, posso aggiungere solo un giorno di ferie, ma ce la potrei fare…
Vado o non vado? Alla fine arriva Daniela: Organizziamo! Je comprends un peu le français, mais mon fils m’apprend!

Tieni Alex, queste sono le chiavi della barca webnauta. Trattala bene e stai attento ai pinguini, lo sai che sono indisciplinati! Io vò a Parigi!!

In questo periodo mi è capitato di curare un documento redatto con Microsoft Word, particolarmente ricco di immagini. L’obiettivo finale era trasformarlo in un file pdf, con i segnalibri cliccabili per spostarsi velocemente lungo le sezioni del file. Per ottenere questo, Word mette a disposizione la struttura per gli stili dei titoli, che vengono automaticamente convertiti nei segnalibri al salvataggio in formato pdf. Anche questa struttura permette di muoversi velocemente lungo il documento Word.

Dato che sto anche continuando a sistemare gli appunti del mio IPDP da cartaceo in digitale, e non sempre ho a disposizione yWriter, mentre Word è installato su tutti i miei computer, ho utilizzato questo modello, ricreando nel file Word la stessa struttura Capitoli-Scene del progetto yWriter.
Ho pensato quindi a tutti gli amici scrittori che lamentano il polso affaticato, in fase di revisione soprattutto, o a chi impazzisce nel cercare delle parole chiave nel documento per rintracciare una determinata scena. Ecco quindi un veloce how-to per scrivere un libro anche solo con Word, senza perdersi l’organizzazione dei programmi creati ad hoc.

Non avete una licenza Microsoft Word? Nessun problema! E’ in arrivo anche un post per scrivere con LibreOffice Writer, il pacchetto opensource completamente gratuito e alternativo a Microsoft Office. Magari iscrivetevi alla newsletter per non perderlo!

Gennaio se n’è andato, volato in un attimo, il tempo di mettere da parte luci, alberi e decorazioni, finire panettoni, pandori e torroni, ed eccoci già a svoltare la prima pagina del calendario. Com’è andato questo primo mese? E le vostre risoluzioni per l’anno nuovo? Dieta a parte, che finito Natale è già Carnevale e da noi è un tripudio di frittelle giganti ripiene di crema o zabaione, come vanno i vostri buoni propositi per la scrittura?

Se siete rimasti fermi alle parole (questa frase può suonare dubbia nel nostro caso, intendo: se non siete passati ai fatti), ecco quindici consigli motivazionali di autori famosi per aiutarci a mantenere saldi gli obiettivi di scrittura per tutto il corso dell’anno. Ho trovato quest’articolo nella rivista americana Writer’s Digest e ho voluto tradurlo, più per me che per voi.
Un po’ come quando si legge l’oroscopo sul quotidiano al bar la mattina, che in quelle poche righe si cercano nuovi stimoli o rassicurazioni per una giornata che già si prospetta faticosa…

Per chi ancora non conoscesse l’autrice di Harry Potter (davvero?!), J.K. Rowling ha attraversato parecchie tempeste, prima di vendere 450 milioni di copie di libri, tradotti in ottanta lingue e otto film di successo, più gli altri romanzi scritti successivamente con lo pseudonimo di Robert Galbraith.
Dopo una brillante carriera universitaria, inizialmente lavorò ad Amnesty International a Londra poi si trasferì in Portogallo, dove si sposò ed ebbe una figlia. Nello stesso anno però si separò e si trasferì con la bambina dalla sorella, iniziando un periodo di depressione, che la costrinse a vivere di sussidi statali. Come lei stessa scrive, fu un periodo alquanto buio della sua vita, ma continuò fermamente a scrivere la storia del maghetto, delineando i personaggi e i fatti salienti di tutta la saga. Con difficoltà trovò un agente letterario e le prime dodici case editrici bocciarono il primo romanzo, Harry Potter e la pietra filosofale, come “troppo lungo”. La tredicesima fu quella giusta, la svolta.
Aveva toccato con mano la povertà, e il fallimento, prima di poter risalire dal fondo, grazie all’immaginazione.

Quando a novembre fu annunciata l’uscita di questo libro, probabilmente molti si aspettavano un manuale di scrittura complesso o un saggio motivazionale articolato, anziché un volumetto di 74 pagine, metà delle quali solo illustrate. Per alcuni una delusione, per altri una truffa editoriale. Soprattutto perché questo testo è già conosciuto in rete dal 2008, ovvero quando J.K.Rowling pronunciò questo stesso discorso per la cerimonia di laurea di Harvard.

E se vi dicessi che è comunque un ottimo affare? Soprattutto per milioni di bambini?

I miei lettori di lungo corso e quelli che mi seguono sui social sanno che sto leggendo i libri della saga Outlander della scrittrice americana Diana Gabaldon e in contemporanea guardando la serie tv Starz in onda in Italia su Sky FoxLife. Ne avevo scritto in uno dei miei primi articoli Quando si definisce “romanzo storico”? 
Già allora infatti era tornata accesa la discussione se il libro dovesse essere considerato storico, fantasy o romance. Ovvero per il pregiudizio dei lettori, condito con qualche facile cliché, che questo sia un testo più adatto alle casalinghe annoiate piuttosto che ad un pubblico eterogeneo.

In breve, la trama del primo libro di Outlander, in Italia tradotto con La straniera:

1945, Inverness, Scozia. Claire Randall, infermiera militare, è in viaggio con suo marito Frank, dopo la fine della guerra. Durante una passeggiata si ritrova all’interno di un cerchio di pietre druidico, che la trasporta indietro nel tempo, al 1743. S’imbatte nell’esercito inglese e in un gruppo di banditi scozzesi delle Highlands, dai quali viene rapita. Viene condotta al castello di Leoch, residenza del clan MacKenzie, e qui trattenuta, perchè reputata una spia. Per salvarla dagli inglesi, sarà costretta a diventare scozzese, sotto la protezione del clan, sposandosi con il giovane James Fraser. Lungo varie peripezie, un matrimonio combinato diventerà un amore più che ricambiato e Claire sceglierà di non tornare al presente, ma lottare per evitare la disastrosa battaglia di Culloden, fine dei clan scozzesi.

Non vado oltre con la trama, anche se in televisione siamo alla terza stagione (e stanno girando attualmente la quarta in Scozia), ma posso tornare sull’argomento con alcuni estratti del libro Il cerchio di pietre (il primo volume dell’americano Voyager; in Italia i libri originali, escluso il primo, sono stati spezzati in due volumi), dato che la stessa Diana si è divertita a rispondere ai lettori all’interno del testo.

E quanto mi sono divertita io quando sono arrivata a leggerla. Semplicemente l’adoro.

Sono una riciclona, lo ammetto.
Provengo da famiglie di origine contadina (i miei nonni, sia materni che paterni, erano coltivatori) che avevano patito anche la fame del dopoguerra, quindi sono stata abituata sin da subito a non buttare via niente, non solo in cucina. Se proprio si deve buttare, che sia il meno possibile.
Così bevo l’acqua del rubinetto (dopo aver fatto analizzare l’impianto), acquisto il latte sfuso e lo faccio bollire (ho lo stesso dischetto bollilatte di nonna Rina), utilizzo detersivi sfusi negli stessi contenitori di plastica da ben dieci anni, e se non li trovo sfusi uso la modalità ricarica, la carta stampata viene tenuta come brutta copia sul retro, le magliette lise diventano stracci per la manutenzione della moto, i vasetti di vetro lavati e sterilizzati ospitano le marmellate o diventano ottimi portacandeline natalizie con le vernici apposite, le latte del caffè ricoperte di carta adesiva colorata sono portaoggetti indistruttibili. Persino i bastoncini di polistirene della macchinetta del caffè diventano comodi segnapiante per l’orto.
Riciclo tutto, anche le parole.
Ed è per questo che sono finita dentro l’antologia “Storie di carta” realizzata dal Consorzio Comieco.

Ieri mi sono tenuta l’intera giornata per scrivere. […] e mi leccavo i baffi al pensiero della montagna di ore che avrei avuto a disposizione. Mi sono seduta al computer intorno alle dieci di mattina, senza appuntamenti per l’ora di pranzo, senza appuntamenti per l’ora di cena, senza commissioni da fare o senza dover andare da nessuna parte, dall’altro di una giornata lunga e limpida, perfetta per la scrittura. Ho acceso lo schermo. Mi sono accomodata meglio sulla sedia. E all’improvviso mi è venuto in mente che da almeno due mesi non rispondevo alle lettere che ricevo sulla mia pagina web, e ho aperto la directory in cui le archivio per dare un’occhiata.[…] Ho iniziato a rispondere. Passavano le ore.[…] Ho finito di inoltrare la posta alle otto di sera, distrutta, con il mal di testa e il collo irrigidito a forza di pestare sui tasti. Ho telefonato a Carmen Garcìa Mallo, una delle mie migliori amiche […].
«Oggi volevo scrivere, avevo tutto il giorno per scrivere e l’ho sprecato a rispondere alle e-mail.»
«Perché?»
«Non lo so. Certe volte evito di mettermi a lavorare. È una cosa strana.»
«Per pigrizia?»
«No, no.»
«E allora?»
«Per paura.»
La pazza di casa, Rosa Montero

Vi riconoscete? Io si, certe mie giornate prendono proprio questa piega. E quando abbiamo letto questo passo in aula, sono saltata sulla sedia e ho drizzato le orecchie. Qual è la paura? E soprattutto come si affronta?

Nuova lezione del nostro piccolo corso del software di scrittura creativa yWriter6, sviluppato appositamente per narratori da Simon Haynes, informatico di professione, che come scrittore ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. Oltre al sito ufficiale di yWriter, potete anche seguire la pagina Facebook di Spacejock Software per ricevere gli ultimi aggiornamenti dell’applicativo.

E’ qui infatti che a luglio Simon ha rilasciato un’interessante novità: la nuova app per Android e iOS!
Avete proprio capito bene: potete installare questa app nel vostro smartphone o tablet e scrivere praticamente ovunque voi siate! Se avete una connessione dati stabile potete lavorare direttamente sul cloud, salvando il vostro testo su DropBox o Google Drive, altrimenti potete utilizzare direttamente la memoria aggiuntiva del vostro telefono, attenzione però al backup! (meglio rileggere l’articolo Strategie di backup per scrittori )
Vediamo dunque come lavora questa fantastica app, sempre in tasca.

Per facilitarci nell’apprendimento, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie, aggiornato anche per l’utilizzo con la nuova app. Potete effettuare il download del file .zip aggiornato alla fine di questo articolo. Rendo inoltre disponibile lo stesso Dizionario Italiano che sto usando personalmente e la cui installazione abbiamo visto nelle puntate precedenti del corso. Tutti gli articoli finora pubblicati li trovate tutti ordinati in questa pagina, così potete anche ripassare velocemente: Corso yWriter6 in italiano

Succede che un venerdì sera, appena staccato dal lavoro e già con il computer personale acceso, arrivi una notifica da Facebook per la diretta live di Marco Montemagno, l’ultimo webinar gratuito per il lancio della sua nuova startup, la piattaforma Slashers per i professionisti intraprendenti.

Per chi non ne ha ancora sentito parlare, Marco -Monty- Montemagno è un imprenditore digitale, fondatore di Blogosfere (venduta poi a Il Sole 24 Ore) ed altre startup tecnologiche, famoso per le sue pillole video nel suo canale YouTube e per il bestseller dello scorso Natale Codice Montemagno. Diventa imprenditore di te stesso grazie al digital. Ho letto il suo libro, che è la trascrizione dei suoi video più seguiti con qualche approfondimento: comunicazione, marketing online, social media, per finire con la ricerca della felicità con un lavoro su misura (chi ha letto Tony Robbins ci si ritroverà facilmente). Possono sembrare concetti alle volte banali (che ci voglia perseveranza per avere dei risultati è ovvio no?) eppure tendiamo a dimenticarcene. Libri di questo tipo andrebbero riletti, a distanza di tempo.

Succede che nel bel mezzo del suo intervento, interessante come sempre, Monty si ritrovi a corto di parole, una in particolare, e che io per caso l’abbia scritta in un commento al video, perché quella parola me la ricordo bene. Succede che il mio commento è stato letto in mezzo ad altri centinaia, sommerso tra domande, complimenti e un po’ di spam pubblicitario.
“Si dice essere POLIEDRICO. Grazie Barbara! Mi era scappata la parola.”
A te era scappata Monty, invece io ce l’ho appiccicata sulla schiena da un bel po’…