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Nel 2016 c’è un anniversario importante, più in Inghilterra che da noi. Il 23 aprile saranno 400 anni dalla morte di William Shakespeare, ma i festeggiamenti in patria dureranno per tutto l’arco dell’anno. Il British Council ha già organizzato un calendario fitto di eventi e spettacoli, nonché il lancio dell’hashtag #Shakespearelives e dell’omonimo sito shakespearelives.org 
Perché le opere del Bardo (epiteto romantico assegnato al poeta) sono più vive che mai, trasversali in tutti i sentieri dell’arte.
Con Willy ho un conto in sospeso (è mai possibile che la storia d’amore per eccellenza sia diventata la sua Romeo e Giulietta, dove i due amanti s’ammazzano? e vissero felici e contenti, litigando con i suoceri no?!), ma il guest blogger di oggi ci spiegherà che dopo 400 anni i veri protagonisti shakespeariani sono i cattivi. E mica cattivi da poco.

 

King Lear by Taiwan’s Contemporary Legend Theatre. Photo by Eoin Carey
King Lear by Taiwan’s Contemporary Legend Theatre. Photo by Eoin Carey.
Courtesy Of British Council for Shakespeare Lives in 2016

 

Impertinente, amorale, egoista ed ipocrita: questi sono solo alcuni degli aggettivi con cui potremmo descrivere il “villain” o personaggio cattivo, l’antagonista nelle tragedie shakespeariane. Vi siete mai chiesti perché, nonostante per tutta la tragedia non facciamo che sperare che il cattivo venga smascherato in quanto cattivo, subdolo, spietato, alla fine quando avviene ci sentiamo dispiaciuti, quasi in colpa oserei dire, per il nostro villain? C’è un qualcosa di oscuro che ci attrae. È un personaggio affascinante, tanto bello e seducente quanto letale, che viene, nelle sue forme più estreme, rappresentato come l’anticristo!

Di villain Shakespeariani ne abbiamo molti, e sicuramente il più malvagio, non solo nel carattere, ma anche nell’aspetto fisico è il Riccardo III. Ecco forse lui ci attira un po’ meno, ma se pensiamo ad altri personaggi cattivi come Edmund in King Lear, Iago in Otello, Shylock nel Mercante di Venezia o Macbeth con consorte annessa, non possiamo non innamorarcene!

Allora soffermiamoci sul cattivone più intrigante di sempre, quello che apparentemente sembra agire senza secondi fini, ma solo per il proprio ego, quello che, a mio parere, è stato sempre un po’ sottovalutato, o meglio, non ci si è posti la domanda più ovvia: perché si comporta così?
Di chi sto parlando? Di Iago, un cattivo con la C maiuscola!
Per chi non avesse avuto il piacere di veder rappresentata o aver letto questa tragedia, mi propongo di riassumere brevemente i punti salienti di quest’opera d’arte.

 

La tragedia di Otello, il Moro di Venezia

Siamo a Venezia. La giovane Desdemona si è sposata in gran segreto con Otello, un valoroso generale di colore della Repubblica di Venezia. Già nel primo atto entra in scena Iago che avvenuto il matrimonio corre dal padre della giovane sposina per raccontargli dell’accaduto, mandandolo su tutte le furie. Iago, confidandosi con Roderigo, afferma da subito di odiare Otello per due motivi: secondo lui il bel generale avrebbe una tresca con sua moglie Emilia e poi è risentito del fatto che Otello ha scelto Cassio come luogotenente invece di lui. Nel frattempo Iago, per mettersi al riparo da accuse, corre a riferire ad Otello che Brabanzio, il padre di Desdemona, è invece venuto a sapere da un certo Roderigo del matrimonio segreto ed è incollerito. Dopo un processo, il padre di Desdemona accetta il Moro come genero, ma ecco che nella conclusione del primo atto, in un lungo monologo, il nostro villain ci rivela i suoi piani per distruggere Otello: farà in modo che il generale creda che la neo-sposina e Cassio, il suo braccio destro, siano amanti e lui stesso gli farà credere di essergli un fedele “servitore”.

Nel secondo atto, ci troviamo catapultati nell’isola di Cipro, dove il nostro generale Otello si è diretto per sventare un attacco della flotta turca, che però affonda durante una tempesta. La buona notizia fa sciogliere la tensione e i soldati Veneziani si concedono una serata di festeggiamenti. Quale occasione migliore per iniziare a mettere in atto il proprio piano? Iago, grande osservatore, sa che Cassio non regge l’alcool, così lo fa ubriacare e con l’aiuto di Roderigo inscena una zuffa alla quale pone fine Otello. Quest’ultimo, deluso dal comportamento del suo luogotenente, decide di punirlo e lo degrada. Cassio disperato viene raggiunto da Iago che, come il serpente tentatore, gli suggerisce di chiedere a Desdemona di intercedere per lui affinché egli venga riabilitato. Nel momento stesso in cui la bella e graziosa fanciulla chiede al Moro di Venezia di perdonare il giovane Cassio, Otello si ricorda delle insinuazioni di Iago a proposito di un eventuale tradimento da parte di Desdemona con Cassio.

Nel terzo atto assistiamo all’incontro fra Desdemona e Cassio al quale, presenziano di nascosto pure Iago e Otello il quale, manipolato dal primo, vede realizzarsi la profezia del tradimento e la gelosia inizia a divorarlo brutalmente. In questa scena avviene un altro fatto che si rivelerà fatale: Desdemona perde un fazzoletto ricamato che le era stato donato dal suo sposo come pegno d’amore. L’oggetto in questione viene trovato da Emilia, moglie di Iago e dama di Desdemona. Il nostro arguto antagonista ne entra in possesso e come una manna dal cielo, elabora la sua prossima mossa: nascondere il fazzoletto nella stanza di Cassio. A questo punto lo scaltro Iago ha la vittoria in pugno. Con l’inganno e l’ingegno fa trovare il fazzoletto ad Otello il quale divorato dalla gelosia, e senza più un briciolo di razionalità, accusa la povera Desdemona di adulterio e, con un ultimo gesto estremo, la soffoca.

Emilia, attirata dal rumore si precipita nella stanza sconcertata per la scena che le si presenta davanti agli occhi. Il generale confessa di aver ucciso Desdemona perché quest’ultima lo tradiva e a riprova di ciò mostra anche il fazzoletto! Emilia capisce che Otello è stato ingannato da suo marito Iago, e proprio mentre sta per dipanare la verità, viene uccisa dal marito stesso.

Nell’ultima scena del quinto atto, tutto viene svelato, grazie ad una lettera scritta da Roderigo, il complice di Iago. Otello, risvegliandosi dal suo annebbiamento, ritrova la lucidità, ma a questo punto il dolore per la perdita della sua amata è troppo grande che solo il suicidio può porre fine a tale strazio.

 

Un cattivo per ogni eroe

Chiaramente nella tragedia di Otello, il nostro Shakespeare ha raggiunto una consapevolezza maggiore sull’esistenza umana, e inizia a mostrare quanto l’uomo sia affetto costantemente da una lotta interna fra il bene e il male, esplorando e penetrando i sentimenti più oscuri degli uomini quali la vendetta e la meschinità. Dell’eroe principale ricorderò solo qualche punto saliente che ci aiuta a capire meglio quanto il nostro Iago sia un personaggio creato ad hoc, e come Shakespeare lo abbia con molta maestria contrapposto al protagonista della tragedia.

Sia dalle descrizioni fisiche che ricaviamo dagli altri personaggi, sia dal linguaggio e dai gesti che il Moro di Venezia adotta, capiamo che il nostro protagonista è un uomo grande, fisicamente, ma anche caratterialmente, con una grande fortezza d’animo e coraggioso; ci pare quasi impossibile che si faccia accecare da uno dei sentimenti umani più infimi e degradanti come la gelosia, capace di trasformarlo in una bestia.

Se pensiamo poi a come viene caratterizzata Desdemona, una ragazzina di nobili origini che si innamora del bel Moro, il suo amore così puro e casto, ci resta ignoto il motivo per cui Otello non veda la sua innocenza. Le suppliche della giovane fanciulla a nulla servono, l’ira bestiale di Otello si scatena sulla poveretta che muore quasi da martire. Ma com’è possibile tutto ciò? Ci verrebbe da andare li fermare la tragedia e dire al grande Moro: “Ou non vedi che è innocente? Non vedi quanto ti ama? Farebbe di tutto per te?”

La domanda sorge spontanea, come mai un uomo razionale come Otello perde così d’improvviso il nume della ragione e agisce in modo brutale? Il merito miei cari è proprio di Iago. Con la sua maestria gli è bastata un’insinuazione, e, come un seme lento, si è radicata nei pensieri del valoroso generale annebbiandogli in poco tempo il giudizio e facendogli perdere la ragione.

Ma d’altro canto dovevamo avere dei presagi fin da quando Iago si presenta dicendoci : Io non sono quel che sembro”. E non a caso, è proprio lui che ci parla di Otello per la prima volta descrivendocelo come un “ladro”, un “vecchio montone nero” e uno “stallone berbero”. Ciò nonostante, quando finalmente incontriamo Otello, la sensazione che ci dà è tutto l’opposto: ci sembra un uomo giusto, valoroso e istintivo, ma la sua vicinanza con Iago lo porterà a cambiare e ce lo dimostra la scena della morte di Desdemona dove il Moro calcola tutto con estrema freddezza, tratto in verità peculiare di Iago.

Tuttavia Iago non avrebbe avuto molto successo, se non fosse stato un grande osservatore e conoscitore delle debolezze umane! Iago è un abile manipolatore delle fragilità dei suoi avversari e a ciò va aggiunta la sua capacità di saper raggirare con successo gli ostacoli improvvisi che gli si pongono dinanzi. Non teme le situazioni pericolose o più cruente, anzi in lui suscitano indifferenza o al più piacere. L’abilità di anticipare e prevedere le mosse degli altri fanno di lui un perfetto autore che muove i personaggi a suo piacimento. Insomma, Iago sembra avere proprio il cuore diabolico con un intelletto divino. Nessun cattivo nella storia della letteratura sembra esser così perfido, il male fine a sé stesso; nemmeno il Mefistofele di Goethe lo batte. Infatti, Mefistofele è un mostro, un demonio, un essere infernale nel corpo di un uomo, mentre Iago è di tutt’altra stoffa, lui è un uomo trasformato in diavolo! Il male peggiore!

 

Il male fine a se stesso o una motivazione nascosta?

Dopo aver delineato i personaggi principali, possiamo arrivare al nocciolo della questione: perché Iago agisce in modo così crudele? Le sue azioni sono veramente fini a se stesse? Fare del male per il gusto di farne? Le motivazioni che ci fornisce nel corso degli atti sono abbastanza valide come alibi?

Con i dati raccolti fino ad ora sembrerebbe proprio così. Eppure, se consideriamo la grande maestria e il genio di Shakespeare, non possiamo soffermarci solo alle apparenze, vi ricordate? Ce lo aveva detto lo stesso Iago Io non sono ciò che sembro!”. Se poi aggiungiamo il fatto che quest’opera teatrale è una tragedia passionale, ci rendiamo conto che qualcosa ci sta sfuggendo. Infatti, pensando alla storia in sé, quella fra il valoroso Otello e la pura e graziosa Desdemona notiamo come l’unico vero sprazzo di gelosia accecante avviene nel momento dell’omicidio di quest’ultima, che nelle scene si consuma anche piuttosto rapidamente. Se di tragedia di passione si tratta, Shakespeare non avrebbe dovuto dedicare più tempo ad esplorare il sentimento della gelosia fra Otello e Desdemona? Farci vedere in modo più approfondito i gesti drammatici e violenti a cui questo sentimento porta?

Ecco allora un’altra ipotesi farsi strada nella nostra mente: dato che il rapporto più sviluppato nella tragedia è proprio quello fra il Moro di Venezia e il nostro infimo villain, se fosse proprio quest’ultimo, Iago, ad essere geloso di Otello?

Approfondiamo questa nuova tesi.

Sebbene Iago ci fornisca un pretesto, (a dire il vero ce ne fornisce molti) e cioè, secondo lui, Otello ci avrebbe provato con sua moglie Emilia, questo presupposto ci sembra del tutto debole e infondato. La caratterizzazione fornitaci da Shakespeare, che lo dipinge come uomo di grande onore, non coincide con ciò che afferma Iago. Quindi, quest’ipotesi è certamente da escludere. Come al solito il nostro “cattivone” ci prende in giro, ci vuol portare dalla sua parte facendoci credere che le sue azioni sono di vendetta per un torto subito. Ma tutte queste scuse che ci fornisce (arriva addirittura a giustificarsi adducendo di essere innamorato di Desdemona), sembrano indicare che forse nemmeno Iago stesso si renda conto del perché delle sue azioni.

Il nostro villain quindi, sarebbe geloso di Otello?  Ciò non è affatto strano se pensiamo al contesto in cui la tragedia si svolge. Otello è il suo generale, il cameratismo creatosi a volte era talmente forte che i confini fra i commilitoni erano così intensi da considerare il proprio compagno d’armi più importante della moglie. Iago non a caso riversa il suo odio e i suoi piani di distruzione sulle due persone più vicine ad Otello: su Cassio, il suo braccio destro nella vita pubblica, e su Desdemona, la parte più importante nella sua vita privata.

Ecco allora il motivo servitoci su un piatto d’argento: se Iago non può avere il valoroso Moro, nessuno potrà mai averlo e, nonostante i suoi tentativi di convincerci del suo odio profondo verso il suo comandante, dobbiamo tenere in mente che lui non è quello che sembra e ciò che dice non è la verità.

A ciò vanno aggiunti dei momenti in cui Iago professa la sua devozione per Otello, per esempio nell’atto terzo scena III:

Iago: “My lord, you know I love you.
trad. “Mio signore, voi sapete quanto vi voglio bene…”

In studi recenti (ndr. bibliografia in calce), sono state riscontrate nella tragedia, degli scambi di battute fra Iago ed Otello che sembrerebbero ricordare il rito del matrimonio con lo scambio dei “voti” sacri:

Othello: “Now, by yond marble heaven, in the due reverence of a sacred vow I here engage my words.”
trad. “E ora, con la stessa devozione con cui si pronuncia un sacro voto, giurando sul cielo lucente, impegno la mia parola.”

Iago: “Witness, you ever-burning lights above! You elements that clip us round about! Witness, that here Iago doth give up the excellency of his wit, hands, heart, to wrong’d Othello’s service! Let him command, and obey shall be in me remorse, what bloody business ever.”
trad. “Astri che splendete eterni nel cielo, siate testimoni; elementi che ci circondate, siate testimoni che Iago dedica la forza del suo ingegno, delle sue mani, del suo cuore, al servizio di Otello, ingiustamente tradito! Obbedirò con scrupolo ad ogni suo comando, anche se fossi costretto a spargere del sangue.”

E ciliegina sulla torta a suggellare queste “promesse” Iago conclude con : “I am your own for ever” (trad. Sono vostro per sempre). Insomma, sembrerebbe proprio che Shakespeare non abbia messo lì a “caso” queste parole, di sicuro quello che ci suggeriscono è che tra i due, protagonista e antagonista, si è creato un legame molto forte, indissolubile, al quale perfino gli astri del cielo fanno da testimoni.

E come finisce un villain?

Beh, in questo caso possiamo dire che la fine di Otello è anche la fine di Iago. La caduta di Iago inizia proprio quando Otello gli chiede la prova dell’infedeltà di Desdemona:  da questo momento in poi Iago perde la freddezza, la lucidità, non parla più, agisce per conto proprio, sporcandosi le mani e restando a sua volta invischiato nella sua stessa trappola. Iago uomo calcolatore che usa la sua parte razionale per essere sempre un passo avanti rispetto agli altri, non è uomo d’azione, e quando è costretto ad agire, fallisce miseramente. Ciò nonostante, la sua maestria nel capire la mente umana e i suoi punti deboli fanno di lui un grande psicologo e un bravo sceneggiatore, da far impallidire il più bravo ed esperto degli scrittori di tragedie!

 

Un cattivo per ogni pubblico

Per concludere, anche se di cose da dire e da scrivere ce ne sarebbero moltissime, la grandezza di Iago sta nel suo creatore, il nostro Shakespeare, il quale prima di essere un poeta e un drammaturgo, era un essere umano, conosceva sé stesso, le sue debolezze, i desideri più reconditi dell’uomo. Era anche un bravo osservatore, proprio come Iago, e come lui, era sempre un passo avanti agli altri in quanto sapeva ben interpretare le esigenze del pubblico dell’epoca; l’unico svago era il teatro e doveva essere cruento, mettere in scena i vizi più gravi, i desideri proibiti a cui ogni uomo o donna avrebbe voluto dar sfogo, solo così poteva attirare l’attenzione della platea. Insomma, non a caso, dopo 400 anni, Shakespeare ci insegna ancora molto e molti scittori e poeti prendono spunto dalle sue opere e dai suoi personaggi!

Non è forse vero che le storie che vi appassionano di più sono anche quelle dove il cattivo è estremamente cattivo?

E se avete letto Shakespeare, qual è il vostro cattivo preferito?

 

 

Bibliografia

BRADLEY, A.C. , Shakespearian Tragedy, MacMillan,London

COLERIDGE,SAMUEL TAYLOR, Lectures on Shakespeare,Every Man’s Library, vol 162 London 1937

WINSTON,G.T. ,Mephistopheles and Iago.A lecture delivered March 30, 1887, Chapel Hill

SHEPARD, A. , Meanings of Manhood in Early Modern England, Oxford 2003

DIGANGI, M. The Homoerotics of Early Modern Drama. Cambridge Up 1997

 

Roberta Bacchin avatar Guest blogger: Roberta Bacchin
Roberta si è sempre dedicata allo studio delle lingue e delle letterature straniere, in particolare inglese, spagnola e francese. Grazie alle due tesi di laurea, in Lingue e Culture Moderne e in Lingue e Culture Europee ed Americane, ha potuto approfondire i percorsi letterari di due poeti e drammaturghi quali Federico Garcia Lorca e William Shakespeare. Di particolare rilievo è la tesi dal titolo: “Shakesperian Tragedy: the Role of the Villain on Analysis on Richard III, Othello, King Lear and Hamlet” (Tragedie Shakesperiane: il ruolo del cattivo nelle analisi di Riccardo III, Otello, Re Lear e Amleto). Qui si esplora la figura del “villain”, cioè del personaggio cattivo, all’interno di quattro tragedie famose di Shakespeare, offrendo anche alcuni pensieri innovativi che gettano una nuova luce su dei personaggi già assodati.
Per mantenersi agli studi è diventata nel 2011 istruttrice di Jazzercise, un programma di dance fitness che prevede attività aerobica e di tonificazione coreografate. È tutt’ora attiva con i suoi corsi sia per adulti che per bambini e ragazzi.
Dal 2013 è docente di Inglese e Spagnolo ed attualmente insegna inglese in un istituto professionale di Padova.

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La scorsa settimana mi sono ritrovata all’interno di una discussione sulla valutazione come “romanzo storico” della saga di Outlander di Diana Gabaldon (la mia attuale scatola di cioccolatini…e chi è in dieta sa cosa intendo), piuttosto che “romance” o addirittura “fantasy” e di quali fossero i criteri per inquadrarlo in un genere anziché in un altro. Certezze non ne ho, e vorrei chiedere qualche aiuto a voi lettori.

Ognuno legge quel che vuole, non sarò certo io a dirvi di non comprarli.
Ma lasciatemi dire perché, economicamente parlando, questo acquisto non vi conviene.

 

Libri distillati: cosa sono

Qualcuno li ha già forse visti in edicola a dicembre, ma la pubblicità è passata anche brevemente in televisione. Me la sono ritrovata tra gli annunci sponsorizzati online. I vari messaggi dello spot recitano:

“Distillati, non riassunti.”
“Abbiamo ridotto le pagine, non il piacere.”
“Distillati, al cuore del romanzo.”
“L’originale distillato in meno della metà delle pagine.”

In sostanza, la casa editrice Centauria (gruppo RCS Libri, oramai acquistata da Mondadori) manderà in edicola ogni mese due titoli di bestseller internazionali in versione “distillata”: il testo del romanzo viene “tagliato”, mantenendo le parole dell’originale voce dell’autore, ma eliminando le parti considerate superflue alla storia. Sottotrame, personaggi secondari, dialoghi non rilevanti, descrizioni considerate eccessive.
“Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson passa da 688 pagine dell’originale alle 240 pagine del distillato.
Ma perché mai l’autore ha sudato per 688 pagine se poteva fare lo stesso con sole 240? Non era meglio per tutti?

 

Il punto è che in letteratura non esiste il concetto di “essenziale”.
Chi legge libri, si lamenta continuamente che il corrispondente film è solo un riepilogo: non si respira l’anima del protagonista, mancano addirittura alcune scene, magari per alcuni le migliori, l’occhio del regista seleziona alcune sfumature.

Ma almeno nella pellicola ci sono l’audio ed il video che sostituiscono le parole: il tono di un discorso, un primo piano per cogliere l’espressione di un viso, una visione a tutto campo all’ambiente circostante per rimpiazzare la lettura di un paragrafo, la colonna sonora per rendere l’esperienza ugualmente emozionale.
Un distillato è ancor meno del film.

 

L’idea non è completamente nuova

La rivista Reader’s Digest, che già si occupava di riassumere articoli scientifici rendendoli di semplice comprensione alla popolazione, con la sua Selezione nel secondo dopo guerra aveva riassunto con cura in linguaggio accessibile quasi ottocento best sellers della letteratura mondiale, per lo più americani. I cosiddetti libri “condensati”.
L’epoca però era notevolmente diversa.
Il livello di scolarità era decisamente basso rispetto alla media odierna. I libri erano poco accessibili, sia finanziariamente per una famiglia, sia per la localizzazione geografica (oggi c’è una libreria per ogni centro commerciale). Le comunicazioni erano limitate a radio e televisione, con molta meno scelta in termini di contenuti. Confrontare i Reader’s Digest di ieri con i Distillati di oggi è sottovalutare la qualità del lettore.

 

Quali titoli sono già usciti

Per farmi un’idea del perché dovrei leggere un distillato anziché la sua versione originale, sono andata a sbirciare i titoli usciti e previsti:

  • Stieg Larrson, UOMINI CHE ODIANO LE DONNE
  • Margaret Mazzantini, VENUTO AL MONDO
  • Wilbur Smith, IL DIO DEL FIUME
  • Paolo Giornano, LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
  • Nicholas Sparks, LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO
  • John Grisham, IL SOCIO

Vi dice niente questo elenco? Vi do un aiutino. Un altro slogan utilizzato dice:

“Bestseller da leggere nel tempo di un film.”

Eh già. Di tutti questi titoli, c’è proprio il film. Anche per “Il dio del fiume”, che è compreso nella pellicola “Il settimo papiro”, altro romanzo di Wilbur Smith.
Ma allora perché dovrei leggermi un distillato, se posso godermi, probabilmente meglio, lo sviluppo della trama e la complessità dei personaggi guardandomi un dvd?!
Se poi ho già avuto la terribile sfortuna di aver visto il film, questo distillato di sicuro non aggiungerà nulla di più alla mia esperienza!
Vogliamo attirare nuove persone alla lettura, togliendogli la curiosità di una storia inedita?!

 

Pessimo investimento

La realtà è che, dopo l’uscita del film, un romanzo diminuisce inesorabilmente nelle vendite.
Gli unici che non lo acquistano sono quella fascia di lettori pigri, per cui è passato il messaggio che “leggere è fatica”.
Quindi sospetto che l’idea sia nata dal “riciclare” titoli noti, abbattere il prezzo a copertina (anche se devono aver richiesto investimento in un nuovo editing per il taglio) e spacciare un concentrato come di facile lettura, veloce, indolore.

Leggere non è faticoso.
Leggere il libro sbagliato è faticoso.
Leggere il libro giusto per voi è dannatamente divertente!

Perché considero i Distillati un pessimo investimento?
Facciamo i conti della serva. Prendiamo il titolo “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson.

  • Edizione completa: della Marsilio, 9,90 euro nuovo (scontistica della libreria a parte)
  • Distillato: 3,90 euro nuovo (ma non rivendibile nel mercato usato, statene certi)
  • Usato: parte da 2,00 euro (fonte www.comprovendolibri.it) + 1,28 euro di spedizione in piego di libri: potete averlo per 3,28 euro, contro i 3,90 euro del distillato. Potete salire di prezzo per una spedizione tracciata o una copia più recente, ma avrete il testo completo, nuovamente rivendibile nel mercato usato.

E se poi leggendo il distillato, vi viene voglia di leggere l’originale? Vi tocca un altro acquisto.
Che la casa editrice mica ha pensato di associare uno sconto per il testo completo. O di fornire un codice per accedere all’ebook online!

 

Perché non creare i libri “evidenziati”?

Io non sono mai per la filosofia del “togliere” qualcosa, semmai per “aggiungere” o “integrare”. E soprattutto lasciare al cliente la scelta finale.
Quindi, perché non conservare il testo integrale, semplicemente evidenziando a parte (magari con un carattere differente) le porzioni che sarebbero state eliminate nel Distillato? Sarà l’utente, man mano che legge e prende confidenza con la prosa dell’autore e la trama del romanzo, a decidere se vale la pena di proseguire con la lettura integrale o se limitare l’agonia e tenere solo lo stretto necessario per arrivare alla fine, in fretta.
Potete anche aumentare il prezzo di copertina, tenendo conto che non può costare più di un Urania, con questa scelta di titoli.

 

Faranno la fine dei Flipback?

Secondo me, a parte la novità, i Distillati seguiranno la stessa sorte dei Flipback, un’altra idea della Mondadori.
Nati nel 2014, si tratta di un particolare formato di stampa: i libri tascabili (12cm per 8cm) che si leggono in verticale, sfogliandoli con una sola mano. Il pollice scorre la pagina dal basso verso l’alto. Comodi per leggere durante l’attesa della metro o del bus e con la stessa mano riporli nel taschino e scappare via. Costo spropositato tra i 9 ed i 12 euro (in parte giustificato dal particolare formato).
Risultato dell’iniziativa?
41 titoli usciti, solo 5 nell’anno 2015.
In libreria Mondadori li ho trovati relegati in un angolino mi pare a pochi euro. Flip flop.

 

Le alternative

Se davvero non ve la sentite di iniziare la lettura di un romanzo, non rinunciate alla lettura di default. Le alternative ci sono e si chiamano racconti brevi.
Oltre alle antologie di racconti di autori famosi (Carver, Poe, Cechov, Wilde per dire, ma non solo), potete buttarvi nei testi brevi di scrittori attuali, studiati per quando si hanno i minuti contati. Letteralmente.

Ecco che è nata “Toilet. Racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno.”
Ne esce una raccolta ogni anno, attualmente sono arrivati al volume 22. Pubblicati dalla 80144 Edizioni.

Se avete con voi uno smartphone, potete collegarvi al sito letturedametropolitana.
Anche qui per ogni testo, è indicato il tempo di lettura (da 1 a 7 minuti) e l’argomento.

Sempre se avete con voi uno smartphone, potete installarvi l’app Kindle (non occorre proprio il supporto Kindle per leggere gli ebook Kindle) e andare a leggere gli ebook gratuiti. Amazon non rende bene la ricerca nella sua piattaforma, ma Hundred Zeros lo fa per voi. In mezzo a questi, trovate spesso dei racconti brevi di autori famosi a 0 euro come anticipazione del libro in vendita (per esempio, “I love shopping a Venezia” di Sophie Kinsella di sole 22 pagine, come regalo per i suoi fan).
Una volta scaricato l’ebook, l’app Kindle consuma meno batteria di Candy Crush Saga, sappiatelo.

 

Concludendo

Come hanno già detto in molti, l’unico distillato degno è quello alcolico.
Whisky, scozzese. Aye!