Tag

diario di viaggio

Browsing

Ebbene si, siamo giunti al gran finale di stagione!
Dopo ben tre mesi, il contest Racconti da spiaggia oggi si chiude e proclamiamo i vincitori sul podio. Non è stato affatto semplice, con ben 16 racconti in gara e tutti di ottimo livello: i nostri giudici Daniela, Alessandro, Simona e mozzo Federico, dopo una lunga battaglia senza esclusione di colpi (e stelline), sono faticosamente giunti ad un accordo.

“Si dai ragazzi, il cannone è scarico, tranquilli. Questa è la lista dei vincitori? Bravi, così mi piace.”

Al contest precedente, in occasione del primo compleanno del blog, i giudici avevano un solo premio da assegnare al racconto migliore, ma i testi pervenuti erano così buoni che all’ultimo minuto decidemmo di conferire delle menzioni speciali per il secondo e terzo classificato. Potete leggere qui come terminò quel contest: Un compleanno e un vincitore

Memori di quell’esperienza, questa volta abbiamo messo in palio tre premi distinti, impegnandoci anche per un primo premio in denaro, con una gift card libraria (nei limiti concessi dalla legge per non rientrare in una manifestazione a premi, che mi ci manca solo il Notaio da tenere a bada… quattro giudici sono più che sufficienti, garantisco! 😀 )
Tre premi per i tre mesi di apertura del contest, da giugno a settembre. Tre premi per dare l’occasione anche ai giovanissimi scrittori, in vacanza dalle scuole, di concorrere con un’attività divertente ma interessante. Tre premi che avrebbero dovuto facilitare il compito ai giudici, mettendoli d’accordo su almeno tre vincitori diversi, come i loro gusti.
E invece è stata durissima lo stesso.

“Ognuno di noi dovrebbe valutare il testo come valuterebbe un libro letto nella normalità della propria vita da lettore. Se tu prediligi una cosa diversa è giusto che valuti per quella cosa.”

“Per quello la giuria è plurima e variegata. Mi piace anche chi, con un racconto breve, ben scritto, ha lasciato un languore nel mio cuore. Non è mica sempre una questione di lunghezza.”

“Io propongo di dare le stelline, da 0 a 5, ai racconti che leggiamo, da sommare a quelle date dagli altri concorrenti.”

“E alla fine chiamiamo Alessandro Borghese. Ma ricordate: il suo voto potrà confermare o ribaltare il risultato…”

“No, no, devo essere più cerebrale. Se continuo così regalo stelline a tutti, chi per un motivo chi per un altro!”

“…ma volete anche il Golden Buzzer la prossima volta?!”

E’ già passata una settimana, eppure l’emozione che mi porto addosso è così vivida che mi sembra solo ieri. Io tutta inzaccherata di blu, dalle scarpe ai capelli, con una felicità enorme nel cuore che arrivo insieme alle mie amiche, tutte arcobaleno, alla linea del traguardo. Che no, non può essere un traguardo normale, una striscia di stoffa rossa da tagliare o un fotofinish col lampo, è uno schiuma party pieno di gente! Correre immerse fino alla cintola, ma ne avevo anche in testa, di bagnoschiuma profumato e lasciarsi sparare addosso bolle di sapone. Ridendo come pazze.
Di che diamine sto parlando? Di una corsa non competitiva che viaggia ogni anno per le città e per i continenti, la Color Run.

Lo so, lo so: è estate, fa molto caldo, in alcune zone l’afa non dà tregua, le attività rallentano, qualcuno chiude addirittura tutto, molti vanno in vacanza, pure i blog tirano giù le serrande. E se proprio c’è qualcosa da leggere nell’orario della pennichella, vorreste che fosse qualcosa di fresco, giusto? Nessun articolo complesso che richieda particolare sforzo, mentale e fisico. Niente ragionamenti arzigogolati o teorie complicate da studiare. Soprattutto zero discussioni, che pure litigare aumenta la temperatura corporea.

Spero non mi odierete quindi se comincio a parlare di attività fisica e di sport all’aria aperta.
Ma io qui non la smetto di fare e disfare valigie!
Questo è proprio un anno strano, pare che io non riesca a stare ferma. Nemmeno il tempo di svuotare la memoria fotografica dei colori dell’isola d’Elba, che stavo già preparando il borsone con le mie Nike da running per correre sulla riviera romagnola. Una 5 chilometri sotto il sole di Riccione. Ma chi me lo fa fare?
Il My Peak Challenge!
E quei due occhi blu mare profondo del nostro coach… ma non divaghiamo! 😉
Ho citato spesso questo programma di allenamento e nutrizione, con una community mondiale il cui scopo è aiutare le persone a raggiungere uno stile di vita più sano e contemporaneamente sostenere le attività di ricerca sulle leucemie, ma non ho mai avuto l’occasione di parlarne nello specifico.
Dato che molti mi chiedono di cosa si tratta a livello pratico, ho deciso di sedermi un momento e raccontarvi questa magnifica avventura.
Di più. Una bella famiglia sparsa per tutto il mondo.

Quando qualcuno tre mesi fa ha proposto l’isola d’Elba come meta per le ferie estive, mi sono morsicata la lingua e ho trattenuto al massimo l’entusiasmo. Primo perché fiuuuu, anche per quest’anno niente aereo, evvai! e nel frattempo chissà che qualcuno s’inventi il teletrasporto o il raggio traente. Secondo perché l’Elba è un’isola, isola significa terra completamente contornata dal mare, trecentosessanta gradi di spiagge e acqua cristallina (non quella discarica a cielo aperto a cui siamo abituati noi dell’Adriatico…) Mare, mare e ancora mare!!
Terzo, last but not least, io conosco qualcuno all’Elba, qualcuno di cui ho appena letto un bel libro d’esordio e che non ho potuto incontrare al Salone del Libro di Torino. Quale occasione migliore per vedersi e scambiare dal vivo due parole? Che sì, il web aiuta ad accorciare le distanze, ma vuoi mettere la soddisfazione di un sorriso e un abbraccio in real time?
Così me ne sono stata zitta zitta.
Se mi fossi dimostrata troppo euforica, il sospetto che io trami qualcosa (“Ebbbbasta con stò blog!! Moéghea!”) avrebbe fatto subito cambiare destinazione. Il fattore sorpresa è determinante per i piani ben riusciti. “Si, l’Elba non è male. C’è solo il problema del traghetto…”

Quel che è successo poi potrebbe diventare il monologo più comico di tutte le stagioni di Zelig.
Perché arrivi alla prima rotonda di Piombino con ben tre ore di anticipo sulla partenza, quindi in tempo per il pranzo e per le operazioni di routine dell’imbarco, quando ti smistano alla banchina del porto per le varie destinazioni. Ma l’ora del pranzo se ne va in un’interminabile coda a passo d’uomo, durante la quale l’auto davanti a te rimane scarica di batteria e che fai? Non gli dai una mano, dato che alla vicina pompa di benzina della Esso non hanno nemmeno un cavolo di jump starter e solo tu – donna fessa che non sai guidare, stai a casa a fare la calza – ti porti sempre a bordo i cavi? Abbiamo saltato il pranzo, ci siamo sporcati di grasso ma abbiamo dato una mano, che un giorno la batteria scarica potrebbe essere la mia.

Pensi che il karma girerà, che una buona azione verrà ricompensata. Arrivi al molo, ancora in tempo, e ti senti dire che “il traghetto per Cavo non c’è, dovete prendere quello per Portoferraio”. Come non c’è? “Guasto. Ma non si preoccupi, per Portoferraio sono solo 20 minuti di navigazione in più.” Certo, dall’altra parte dell’isola però.
Pazienza. Pazienza che si è prolungata per ben 4 ore, pazienza che già lunedì è diventata un reclamo ufficiale alla Moby Lines, in quanto la linea Piombino-Cavo è stata soppressa ancora una settimana prima senza avvisare i clienti in arrivo. E il Regolamento Europeo 1177/2010 prevede il rimborso del 50% del biglietto (comunque gli Elbani consigliano Blue Navy, poche corse giornaliere ma almeno loro gli orari li rispettano).
Nonostante tutto sono parecchio malleabile quando sono in ferie, e quindi la butto in ridere. “Ma la Moby la stanno varando adesso a Genova? Sarà mica che gli è arrivato giù un aggiornamento di Windows al computer in plancia?!” 😀
Poi c’è il mare lì di fronte a me, l’acqua blu, ma blublu! Cos’altro può succedere ancora?!

Carabinieri. Paletta.
Libretto, il mio. Patente, la sua. Controllo di routine.
Il carabiniere torna però al finestrino con uno strano sorriso, soprattutto rivolto a me. E non credo ci stia provando.
“Quanto vi trattenete?” Siamo appena arrivati…
“Ma lei lo sa di avere la patente scaduta?” Ecco perché rideva nella mia direzione, perché già sa il supplizio che dovrò portarmi per i prossimi sette giorni.
Lo spatentato lo posso dare in pasto ai pescecani? No, nel Tirreno non ci sono i pescecani, peccato.
Una settimana da Ambrogio, in un’isola piena di curve, un’ora per percorrere 25 chilometri. Che karma!!

In realtà me la sono goduta fino in fondo. Che a me le avventure piacciono e nel giro di un giorno ero già in modalità rally. “Dai nonno, muoviti!!”
E soprattutto ho potuto giocare il jolly. “Avrei un’amica da incontrare, qui, nell’isola…”
Così mi sono trovata finalmente con Rosalia Pucci, che ho conosciuto sul suo blog Scrivere la vita, autrice del libro Come una piuma. E passeggiando per le strade di una Capoliveri piena di musica e mercatini, abbiamo chiacchierato dei nostri progetti, di scrittura e di librerie.

Finalmente sono finite le scuole, ed è iniziata l’estate, non quella astronomica ma quella delle vacanze estive e delle giornate luminose fino a tardi, dei gelati artigianali dai gusti stravaganti e delle nuotate al mare finché i polpastrelli delle dita raggrinziscono! Va bene, molti di noi ancora lavorano, compresa la sottoscritta, ma insomma, in tangenziale non c’è nemmeno più traffico, vuoi mettere?!

Tutto il lavoro di adeguamento del blog, e di altre piattaforme, al nuovo Regolamento Privacy GDPR ci ha lasciati tutti un po’ inquieti e stanchi, che c’è proprio bisogno di una ventata di freschezza ed entusiasmo.
E dato che ci è stato richiesto più volte durante quest’ultimo anno, un po’ per nostalgia e un po’ per rivincita, abbiamo pensato ad un nuovo contest letterario. Il primo servì a festeggiare il primo compleanno del blog, lo ricordate? Un compleanno, un contest, un premio! Pronti per il viaggio?

In questa seconda edizione, abbiamo introdotto qualche novità: oltre alle Parole Coordinate da inserire nel testo, abbiamo le Parole Impreviste, che arrivano a intralciare la storia quando meno te l’aspetti.
Poi ai nostri giudici Daniela, Alessandro e Simona, si aggiunge il nostro mozzo Federico, in rappresentanza dei giovani lettori. Ma anche dei nostri giovani scrittori, perché anche i ragazzi possono concorrere e vincere un premio! Abbiamo scelto proprio il periodo estivo, da giugno a settembre, sia per mettere al lavoro il nostro mozzo senza scuse, ma anche per far partecipare attivamente i nostri ragazzi. Per la lettura e la scrittura vale sempre il buon esempio e il coinvolgimento!
E che premi! Al plurale, signori miei, perché questa volta ci siamo fatti in tre: cappellino, tazza e gift card di libri da 20 euro!

Insomma, ci siamo di nuovo fatti prendere la mano, ma è estate, chi non ha voglia di divertirsi in estate?! 😉

Avevo programmato questo viaggio a Torino ancora un anno fa, quando persi l’occasione allora di visitare il Salone del Libro. Tra una trasferta e l’altra di lavoro, avevo provato a infilarci il tragitto in treno in giornata, ma gli orari di Trenitalia non sono per nulla favorevoli, nemmeno con il Freccia Rossa: sarei potuta rimanere in fiera solo un paio d’ore, una fatica pressoché inutile.

Questa volta mi sono preparata per tempo, marcando a calendario in rosso questo weekend, organizzandomi il lavoro e le ferie, prenotando l’albergo con largo anticipo, studiando gli espositori e gli eventi sul sito ufficiale del Salone, richiedendo l’accredito professionale come blogger (più per curiosità che per necessità), cercando i consigli dei lettori affezionati che non si perdono un’edizione. A differenza però del Livre Paris, a cui ho partecipato a marzo per conoscere la scrittrice Diana Gabaldon (vacanza che più last minute non poteva essere!), mi sono imbarcata in quest’avventura con un cosiddetto lettore “debole” (anche se associato ad un motociclista questa parola diventa ignonimia pura!) perché cercavo un punto di vista diverso dal mio, che non sono poi chissà che lettore forte, ma avendo un blog orientato alla scrittura creativa, in mezzo ai libri ci navigo volentieri.

Questo era tra l’altro il Salone delle cinque domande, cinque come le giornate di apertura della fiera: Chi voglio essere? Perché mi serve un nemico? A chi appartiene il mondo? Dove mi portano spiritualità e scienza? Che cosa voglio dall’arte, libertà o rivoluzione?
Domande per provare a ragionare insieme su quello che ci aspetta nel futuro, da cui il tema di questa 31esima edizione: “Un giorno, tutto questo”.

Eppure io non riesco ancora a trovare la risposta a questa semplice domanda del mio accompagnatore: A chi serve questo Salone?

Sono orgogliosa di presentarvi questo progetto oggi, perché questo libro mi è capitato tra le mani, per caso, tramite amici di amici. Una di quelle straordinarie combinazioni che ti fanno davvero credere che siano i libri a trovare te, e mai viceversa. E che ci sia un buon motivo per cui si presentano al tuo cospetto. Non sempre sei tu lettore che hai bisogno di loro, qualche rara volta sono proprio i libri a chiedere il tuo aiuto.

Ero solo a 70 chilometri in linea d’aria da Amatrice quel fatidico 24 agosto di due anni fa, e oltre alla paura ci ho lasciato il cuore in quella zona bellissima e così terribilmente martoriata, ricca di persone meravigliose e gentili. Per questo ho partecipato alle antologie solidali di Buck e il terremoto, donando anche un mio racconto per il secondo volume Storie di gatti, e contribuendo così alla raccolta fondi per gli interventi della Croce Rossa Italiana lì nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia.

Poi qualche settimana fa mi presentano questo libro, Manteniamoci Forte, un titolo di per sé già molto evocativo, che riunisce la bellezza di 58 autori di assoluto prestigio, nomi importanti del tessuto lavorativo italiano, con un progetto più che ambizioso. Quando mi hanno detto infatti che questo piccolo oggetto di carta si propone di costruire la nuova Biblioteca di Amatrice (della vecchia sono rimaste solo pietre e calcinacci), potevo io rimanere in disparte a guardare? Lasciarlo da solo in questo arduo compito?
Senza contare che nella bellissima prefazione di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni (Confederazione Associazioni Professionali) e ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) ho trovato le parole giuste: “Perché andare alla deriva portati dalla corrente quando possiamo governare la nave? Dobbiamo provare a riprendere il mare aperto e trovare una nuova sponda.” Questa è una chiamata proprio per i navigatori come noi!

Perché dopo aver soccorso il fisico, dobbiamo ora ricostruire l’anima. E quale modo migliore se non ripartire dai libri e proprio dalla Biblioteca di Amatrice?
Un libro per i libri. Perché quando l’ora è buia, ci vuole un libro per accendere la luce giusta, un faro che ci guidi nella direzione del domani.

Poi guardai l’anello al mio dito. Il Serpente Che Si Morde la Coda, Ora e Per Sempre e Senza Fine… Io lo so, da dove vengo… Ma tutti voi, zombie, da dove venite?
Robert A. Heinlein

Non sono una gran lettrice di fantascienza. Non perché non mi piaccia, ma mi sembra di saperne davvero poco di fisica, ingegneria, meccanica, matematica, astronomia e compagnia, per poter apprezzare questo genere di narrazione.
Anche se poi ho seguito tutte le serie televisive di Star Trek, e tutti i film, dalle vecchie produzioni con William Shatner al nuovo Capitano Kirk Chris Pine. Per non parlare dell’altro grande colosso Star Wars, del grande maestro Yoda, della Forza che invoco ogni lunedì mattina e del mio droide preferito BB-8 (per cosa credete stia quel BB? 😉 )
Soprattutto ho una cotta intergalattica per Capitan Harlock, il pirata dello spazio.
Del resto, i viaggi interstellari sono solo un oceano molto più allargato dei nostri mari. E i viaggi nel tempo?

No, i viaggi nel tempo non li sopporto, non riesco a digerirli, li trovo di un’ingiustizia sociale unica: che uno possa tornare indietro nella Storia e cambiare gli avvenimenti a suo piacere, a discapito di tutti gli altri non viaggiatori, non mi pare democratico. Per riparare ad un incidente si potrebbero creare danni ben maggiori, oltre ad una serie di paradossi che difficilmente trovano spiegazione logica. Ma è qui che interviene, proprio nel genere della fantascienza, la sospensione dell’incredulità del lettore, disposto a mettere da parte proprio la logica, pur di godersi un buon intreccio narrativo.
Ma ci riusciamo sempre?

Dieci giorni fa, per puro caso, scopro che il sito d’opinioni Ciao.it, dove ho scritto per un decennio, ha chiuso. Lo scorso dicembre, senza preavviso, senza motivazioni, senza possibilità per gli utenti di eseguire un backup. Erano per lo più opinioni su beni di consumo, tranne una sezione considerata “libera”, piena di brani e poesie, dove si trovava anche questa mia breve riflessione, che continuava a riscuotere molte letture e commenti, qualcuno anche inviperito. L’ho ritrovata nel cloud e mi sono chiesta se meritava di essere conservata online.

Se Diana Gabaldon può permettersi di tenere nel suo blog una lunga disquisizione sull’esistenza dei pidocchi del sedere (non scherzo, leggete qui: A Brief Disquisition on the Existence of Butt-cooties), direi che io posso anche salvare questo mio breve Elogio della Tavoletta del Bagno dal dimenticatoio. Magari potremmo aprire una nuova frontiera della narrazione, la bathroom-lit!
Ah no, anche qui arriviamo tardi: i racconti da bagno, brevi e lunghi a seconda del bisogno, vengono pubblicati in piccole antologie già da dodici anni e si chiamano per l’appunto Toilet.

Devo anche ammettere che da quando ho scritto questo testo, che risale al lontano 2003, mi è capitato di frequentare molti più bagni pubblici esclusivamente femminili e di vedere tali e tante cose bizzarre che bisognerebbe scriverci anche un Cerimoniale per Signore ai Servizi. Una delle spiegazioni plausibili è che qualcuna utilizzi il water occidentale come fosse uno squat water giapponese. Il risultato di tale fraintendimento, date anche le diverse misure dei due oggetti, è inenarrabile. Forse solo a Stephen King riuscirebbe tale impresa, spacciandola per l’ultimo besteseller horror da piazzare in classifica.

Sto cercando di tornare con i piedi per terra, ma dopo un weekend così è davvero difficile! Non solo tre giorni a Parigi, una delle capitali più belle che già da sola merita il viaggio, ma tre giorni con il salone del libro Livre Paris e con la tua scrittrice preferita che sbarca dall’oltreoceano! La possibilità di incontrarla di persona e scambiarci due parole!! Beh no, non sono stata così parca alla fine, tutt’altro.

E’ iniziato tutto lo scorso 30 gennaio: Diana Gabaldon, l’autrice della saga Outlander (ve ne ho già parlato in questi articoli: Quando si definisce “romanzo storico”? ; E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander ; Il pregiudizio del lettore) annuncia sul suo profilo Facebook che sarà a Parigi dal 16 al 19 marzo, all’interno del salone del libro, un evento di carattere internazionale, che riunisce editori, scrittori francesi ed esteri da oltre 50 Paesi, accogliendo 150.000 lettori ogni anno. Lei parteciperà invitata dal suo editore francese J’Ai Lu, con un panel di discussione e un paio di sessioni firma copie con il pubblico.

Prima reazione: Ommmmioddddddio, zia Diana a Parigi!!! Dal 16 al 19 marzo, giusto il weekend dopo Tempo di libri a Milano!!! Io vado fuori di testa… DEVO andare a Parigi se lei non viene a Milano!! (questo è esattamente quello che ho scritto ai miei collaboratori di webnauta 😀 )

Seconda reazione: No dai, deve venire a Milano! La nostra fiera dell’editoria (il Salone del libro è ancora quello di Torino) si tiene giusto la settimana prima, vuoi vedere che quelli di Corbaccio-TEA, la casa editrice di Diana Gabaldon per l’Italia, si lasciano scappare un’occasione ghiotta come questa? Con 40.000 fans italiane che l’aspettano da anni ormai?!

Dopo l’annuncio ufficiale sulla sua bacheca, è iniziato un balletto di ricerche, indagini, richieste per capire se c’era la possibilità che effettuasse una tappa anche in suolo italico, purtroppo senza riscontro positivo. Già due anni fa, la stessa Diana rispose ad un mio commento su un suo post dove la invitavo a vedere il nostro bel paese, spiegandomi che non dipendeva da lei ma di chiedere al local publisher. Chiaramente, una scrittrice del suo calibro non si muove gratis, di sicuro non a sue spese, e sta all’editore capire quanto investirci e come sfruttare al massimo la sua presenza. Senza contare che Diana Gabaldon quest’anno ha diminuito drasticamente le sue partecipazioni, per potersi concentrare nella scrittura del nono libro della saga, nome in codice BEES. Dunque, adesso o mai più!

Così, da una parte cercavo di capire se era possibile averla qui tra noi, prima o dopo la permanenza francese, dall’altra guardavo se potevo organizzarmi col lavoro per preparare il weekend all’estero, considerato il tempo di viaggio. All’uscita del calendario definitivo di Tempo di libri, non c’era più spazio per sperare nella sua venuta. Rimaneva solo l’opportunità di Parigi.
Vado o non vado? Non so un’acca di francese, e non ho mai testato la mia pronuncia inglese…
Vado o non vado? Però è zia Diana, santi numi!! E quando mi ricapita?
Vado o non vado? Col lavoro sono stretta, posso aggiungere solo un giorno di ferie, ma ce la potrei fare…
Vado o non vado? Alla fine arriva Daniela: Organizziamo! Je comprends un peu le français, mais mon fils m’apprend!

Tieni Alex, queste sono le chiavi della barca webnauta. Trattala bene e stai attento ai pinguini, lo sai che sono indisciplinati! Io vò a Parigi!!

“Ma di cosa parla poi?”
“Due che si incontrano, si amano, poi litigano, poi fanno pace, poi incontrano un altro, si lasciano.”
“Come finisce?”
“E’ una cagata, finisce bene.”
“Sarà anche una cagata, però per esempio a me le prime pagine mi han preso… cioè ti tira dentro sto libro!”
Dal film Il giorno in più (2011)

 

Devo sempre vedere un film due volte per iniziare ad apprezzarlo in pieno. La prima volta c’è la storia e l’emozione, la seconda volta ci sono i dettagli e i particolari, le finezze, visto che la trama già la conosco. Le emozioni però, quelle restano uguali. C’è posta per te, Meg Ryan e Tom Hanks, l’avrò riguardato almeno quindici volte e la scena finale è sempre da groppo in gola, non c’è verso che io la veda senza fazzoletti a portata, meglio direttamente un lenzuolo và. Ok, probabilmente è un fattore personale, dato che sono stata anch’io una commessa in chat. 😉
Tempo fa ho rivisto Il giorno in più, dall’inizio alla fine, senza interruzioni domestiche. Anzi, pure i presenti maschili erano coinvolti da quello strano tipo di Giacomo, abbordato dalla bella ragazza del tram che lui occhieggiava intimidito da almeno un mese (e in sottofondo senti uno sbuffo e un “Mai che capiti a me!”).
Per chi non lo sapesse questo film, diretto da Massimo Venier con Fabio Volo e Isabella Ragonese, è tratto proprio dall’omonimo libro di Fabio Volo. Che sta(va) lì nella mia libreria da qualche tempo, da quando avevo deciso di studiare il suo fenomeno editoriale, avevo comperato tutti i suoi libri in un colpo, ma mi ero poi incastrata nella lettura di E’ una vita che ti aspetto, chiedendomi come mai sulla carta non mi è simpatico come in radio (io che sono un [Radionauta], prima che un webnauta!)
Perché il film Il giorno in più è spassoso: c’è ironia, comicità, piccoli drammi, momenti di suspense, batticuori, palpitazioni, un po’ di sesso e il gran finale di lui e lei che si corrono reciprocamente incontro (tra l’altro, non ne sono sicura, ma sembra pure lo stesso parco dell’ultima scena di C’è posta per te!).
Ma se sullo schermo mi piace, non può essere che il romanzo non sia altrettanto all’altezza! Non riesci a tirarci fuori un buon film se la storia non è scritta bene fin dall’inizio sulla pagina!
Così mi sono decisa: l’ho ripreso dallo scaffale ed ho iniziato a leggere, senza lasciarmi guidare dai pregiudizi…