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Mia nuora ha ricominciato a controllare quello che mangio. E qui non posso fingere, colazione, pranzo e cena siamo a tavola tutti insieme. Quindi devo accontentarmi di pasta in bianco e verdurine bollite, mentre gli altri assaggiano canederli ricchi, finferli freschi, ogni sorta di speck prodotto in zona e torte profumate al burro di malga, con mia nuora che solerte mi conteggia le calorie risparmiate. Che loro invece, poverini, dovranno consumare sulla pista da sci.
Fortuna che ieri sera io e Ishmael abbiamo fatto amicizia con il cameriere al bar dell’albergo, Antonio, il quale mosso a compassione della mia dieta ci ha indicato la pasticceria più rinomata in centro al paese. Con la scusa della passeggiata per godere dell’aria buona di montagna, andiamo subito alla ricerca di questo luogo celestiale. Scopriamo così una strana usanza: ci si siede ai tavolini all’aperto, dove ai clienti sono forniti dei caldi plaid di lana in cui avvolgersi ulteriormente e si consuma una densa cioccolata fumante. Con panna, sennò non vale la pena. E se ci trovassero qui di ritorno dalle sciate? Direi che tutte e due le tazze sono di Ishmael. Chissà quando gli ricapiterà di bere questa delizia nel torrido caldo africano!
Devo dire che la lettura migliora col gusto del cacao sul palato. Fosse per me non rientrerei nemmeno per il pranzo, ma quando scende il sole dietro la cima fa davvero troppo freddo. Il pomeriggio ci ritiriamo nella sala da lettura in hotel, di fronte ad un’enorme stube, mentre figlio e nipoti giocano col slittino nella lunga distesa bianca dietro l’albergo. Nello stesso salone c’è una bella signora che gioca un solitario a carte, mentre la giovane figlia batte nervosamente le dita sulla tastiera di un computer portatile. “Pietro, donna laggiù continua a guardarti” mi sussurra Ishmael da sopra la copertina del suo ultimo libro, Capitani coraggiosi di Kipling. Per un attimo i miei occhi infastiditi incrociano quelli di lei, che mi sorride. Guardo la mia camicia e il mio maglione, non sono macchiati, mi avrà scambiato per un altro. Torno alle mie pagine elettroniche. Questo reader mi consente di leggere quello che voglio senza far sapere agli altri cosa sto leggendo. Ora sono catturato dalle parole ardenti di Nabokov per la sua ninfa Lolita. Dubito che la signora capirebbe.

(continua…)

 

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La faccia di mio figlio stamattina era davvero comica. Nemmeno nelle migliori interpretazioni di Walter Matthau ho visto una tale espressione inebetita. Gli ho presentato Ishmael e gli ho detto che viene in montagna con me. O non se ne fa niente.
Dopo aver rischiato la dislocazione della mandibola, ha iniziato a pormi qualche domanda, cauto e guardingo, sia per non offendere il mio amico ivi presente, sia per non venire meno alle sue idee progressiste proprio nella pratica. Con calma, e in realtà un po’ divertito della situazione, gli ho spiegato che Ishmael è un professore universitario del Ghana, che sto ospitando da me per il periodo natalizio per uno scambio culturale, come l’Erasmus ma per anziani. Mio figlio soffre di pressione alta e credo non sia il caso di rivelargli che il mio amico vive qui in pianta stabile da ottobre, che lavora come fornaio, purtroppo non regolare, proprio dove ogni dicembre lui acquista il panettone artigianale. E quello di quest’anno esce sicuramente dalle mani laboriose di Ishmael.
Nel frattempo, mia nuora sorride come se avesse una paresi facciale, Mariolino sta giocando col suo aggeggio elettronico come se nulla fosse accaduto e Carletto si avvicina curioso a questo sconosciuto uomo scuro, chiedendogli: “Ma tu…sai di cioccolata? Sei fondente?” La risata argentina di Ishmael smorza il disagio nell’aria. Una telefonata in albergo poi sistema ogni cosa: aggiungeranno un letto alla mia stanza singola.
Sia chiaro: non sono un uomo sprovveduto che ospita estranei sperando di cambiare le brutture del mondo. Ho voluto aiutare Ishmael perché è…Ishmael. L’unica compagnia sopportabile per un lettore è un altro lettore, di qualsiasi colore, nazionalità o religione esso sia. E poi chi ha deciso è stato Amilcare, il mio gatto persiano, quando gli è salito placido sulle ginocchia per farsi coccolare. I gatti hanno fiuto per queste cose.
Lasciando da parte gli imbarazzi, saliamo tutti insieme sul monovolume, valigie e slittino compresi. “Papà, non vedo la tua borsa dei libri. Non ti porti nulla da leggere?” Gli mostro il mio nuovo acquisto, un lettore elettronico, con migliaia di libri nello stesso spazio di uno solo, sotto gli occhi esterrefatti di Mariolino.
Da oggi sono un nonno supereroe.

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Stamattina la famiglia arriva presto e passa mezza giornata in spiaggia con me, così che riusciamo ad evitare il caos autostradale dei rientri di massa, posticipando il viaggio al pomeriggio. Pare sia bollino nero oggi.
Appena mi vedono, iniziano a farmi i complimenti per l’abbronzatura, nonostante la crema solare 50 sono riuscito a scottarmi le caviglie, due meravigliosi calzini bordò, e per la linea. “Hai visto papà che il mare ti fa bene? Sei persino dimagrito!” Vorrei dirgli che la bilancia della farmacia ieri sera segnava un più due chili, il conto della rosticceria della settimana, ma preferisco lasciargli le sue convinzioni. E rimanere sereno.
Sotto l’ombrellone aiuto mio nipote Mariolino, il più grande, con il quaderno dei compiti delle vacanze, che ha lasciato in disparte per un mese intero e adesso si trova a correre veloce sulle pagine. A dirla tutta, è lui che insegna a me, soprattutto matematica e geometria, che non sembravano così complesse ai miei tempi. Carletto è tutto assorto dal suo Focus Junior, pure se ogni tanto gli scappa qualche esclamazione di stupore, a cui segue rigorosa spiegazione scientifica. Mio figlio, occhiali scuri ben calati, si rovina la vista in acuta osservazione della fauna vicina, anche oggi in topless. Mia nuora inconsapevole legge uno di quei romanzetti serie Harmony, ma almeno legge. Io finalmente mi sono deciso a cominciare Guerra e pace, ma dubito di terminarlo così a breve. Quanti ne ho letti di tutti quelli che mi sono portato appresso? Quasi due libri al giorno, anche se qualcuno era poco più che un fascicolo e alla fine ho ceduto alla rilassatezza e al divertimento. Come mio nipote, mi troverò i compiti delle vacanze all’ultima settimana.
Per pranzo, per concludere in bellezza, mio figlio mi porta in rosticceria. E per fortuna il signor Gino capisce subito, per la verità imbeccato dai miei racconti famigliari di questi giorni, e fa finta di non conoscermi. Anch’io simulo sorpresa e soddisfazione per la bontà della frittura mista.
Il tragitto di ritorno dura sempre la metà di quello di andata, anche se l’orologio dice di no. Appena apro la porta di casa, Amilcare, il mio persiano, sbuffa incattivito alle scarpe di mio figlio e viene a strusciarsi alle mie. Ci siamo mancati a vicenda, pure se la signora Gigliola lo rimpinza per bene in mia assenza. Il frigorifero è di nuovo pieno di cose buone e salutari, il bucato pulito e stirato è già dentro l’armadio, il corriere ha recapitato due libri nuovi. Guardo il braccialetto al polso e penso che quest’anno la spiaggia mi mancherà un po’ di più.
Adesso però devo finire Guerra e pace, come è vero che mi chiamo Pietro.

(Fine)

 

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Il penultimo giorno lo dedico agli amici, cerco sempre di portare a casa un souvenir per quelli che non si muovono più. Un magnete per Lucio, che grazie a molti sta disegnando la penisola intera nell’anta del frigorifero. Una grappa locale per Beppe, bottiglia piccola però che poi gli fa male. Un piatto decorato per la Adele, che quando ci invita a cena a Capodanno sfoggia il suo servizio spaiato ma originale. Sassi e conchiglie per Ester, che non ci sta più con la testa, ma passa il giorno a rimirare beata le sue pietre preziose e mi sorride quando gliene porto una nuova e luccicante. E poi cartoline, libri turistici del luogo, statuette segnatempo e altri manufatti. Ishmael mi ha dato indicazioni per andare a colpo sicuro sui negozi con merce locale, evitando quelli che acquistano chincaglierie Made in China dal suo stesso padrone. E no, non ha voluto che comprassi niente da lui. Anzi, mi ha regalato e legato al polso uno di quei braccialetti dell’amicizia fatti a mano in spago sottile e colorato.
Mi ha confessato di essere vedovo, sua moglie morta di “male che mangia dentro” come la mia, anche se molto, molto più giovane della mia Bettina che se n’è andata cinque anni fa, lasciandomi un vuoto incolmabile e una brutta malattia, la malinconia. Lui ha due figli rimasti in patria a cui spedisce i soldi per vivere, con la speranza di assicurargli appena possibile un futuro migliore nel primo mondo. Gli ho dato anche il mio indirizzo di casa, per quando rientrerà nell’entroterra a fine stagione e pensava proprio di cercare un lavoro nuovo nella mia città. Gli ho promesso di donargli altri libri in italiano, se passerà a trovarmi.
Che l’inverno sarà lungo per entrambi.

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Tornato il bel sole, ho recuperato il mio posto di lettura sulla sdraio. Oggi però mi riesce parecchio difficile concentrarmi sulle indagini per ritrovare un feroce serial killer, vuoi perché lo scrittore è stato davvero bravo a dosare paura e tensione, in eccesso, vuoi perché nell’ombrellone di fronte al mio c’è una splendida quarantenne in topless e il mio cuore ogni tanto ci perde un battito.
Quando penso che finalmente si stende a pancia in giù nel lettino, ecco che abbassa completamente lo schienale e lei si solleva sui gomiti per leggere una rivista, cosicché mi ritrovo due gocce perfette farmi l’occhiolino maliziose. Fossi nato qualche decennio dopo…
Che alla mia età si rischia solo un infarto. Se anche qualcosa si muove laggiù, è solo un riflesso automatico in memoria dei tempi andati. Null’altro. E nel frattempo ho lasciato nuovamente quel povero ispettore brancolare nel buio delle stesse pagine di un’ora prima.
Ho provato anche a girare la sdraio, dando la mia schiena alla gentil signora, ma purtroppo il vento mi arriva dritto in faccia, la luce riverbera troppo sulla sabbia libera e mi disturba la lettura. Nel suo consueto giro, Ishmael si inginocchia qualche minuto sotto la mia ombra, dà un rapido sguardo nei dintorni, si sofferma sulle collinette, poi scuote la testa divertito. “Amico, meglio se tu oggi fa passeggiata.” Scoppiamo a ridere insieme.
Lo accompagno un po’ lungo il suo percorso, poi continuo da solo nel bagnasciuga, spiando di tanto in tanto le attività degli altri bagnanti. Non cerco altri procaci distrazioni, sono invece curioso di sapere se e cosa leggono. Cuffiette, auricolari, cellulari, riviste di gossip, cruciverba e affini, ma pochissimi romanzi, spesso abbandonati intonsi sul tavolino dell’ombrellone. Mi pare di averne contati una trentina in quasi tre chilometri di costa. Eppure qui il tempo non gli manca.

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La burrasca di stanotte ha lasciato mare grosso e vento gelido sul lungomare, oltre a qualche nuvola ritardataria che ogni tanto scarica ancora la sua tristezza. Hai visto figliolo che ho fatto bene a portarmi dietro l’ombrello? Non sono poi così rincitrullito del tutto.
Mi vesto un poco di più e vado a passeggiare nel parco in pineta, decisamente più riparato dalle sferzate sulla costa. Con me porto un sacchetto con qualcuna di quelle confezioni no grassi, no zuccheri, no glutine, no lattosio, no uova -rimane qualcosa?- di cui mia nuora ha affollato la dispensa, sperando di incontrare Ishmael lungo il tragitto. Di sicuro oggi in spiaggia non c’è lavoro per lui e rischia di saltare il pasto. Lo trovo infatti all’angolo della piazza centrale a vendere ombrelli di tutte le fogge ai passanti. Anche lui mi aspettava: mi porge una raccolta di racconti di un autore della sua terra, tradotta in inglese, così mentre lui migliorerà il suo italiano, potrò anch’io allenare l’unica lingua straniera che conosco. Mi chiedo quanto gli sia costato recuperare quel libro, ma un regalo non si rifiuta mai e lo ringrazio di cuore. Poi gli offro un cappuccino e un cornetto caldi, sotto gli occhi esterrefatti di una cameriera bigotta, troppo giovane per sapere quanti italiani sono emigrati in america nel primo dopoguerra, qualcuno morto anche di stenti nell’illusione di un sogno concesso a pochi. Là in mezzo, tra le lapidi, c’è anche mio zio.
Una cosa che m’incuriosisce di Ishmael è come, nonostante la vita assolutamente precaria che posso solo immaginare, lui si presenti così ben pulito, curato e profumato, molto più di me che a queste cose pure ci tengo. Non senza imbarazzo glielo chiedo. Mi sorride divertito, lasciando che i suoi denti di madreperla purissima risaltino sull’ebano intenso della sua pelle. Mi spiega che in spiaggia la sera si trova di tutto, confezioni con ancora qualche goccia di bagnoschiuma abbandonate alle docce e creme solari dimenticate nei tavolini, che seppure non gli servono, sono molto odorose. Beato consumismo.

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Il terzo giorno è quando i vicini iniziano a prendersi troppa confidenza. Ti hanno studiato il giorno precedente, cosa fai, come ti comporti, i tuoi orari e movimenti, e decidono se considerarti o ignorarti. A quanto pare io ispiro troppa fiducia e sebbene il mio libro aperto sotto il naso dovrebbe indicare che prediligo quiete e riservatezza, cercano sempre d’attaccar bottone col sottoscritto. Io mi limito a rispondere con educazione, senza però dare troppa corda. Sono qui per leggere, mica per conversare. O spettegolare.
Gli ambulanti, più furbi, sanno che gli anziani non sono consumatori capricciosi, di solito mi girano al largo. Oggi invece no. All’ora di pranzo, quando le famigliole felici rientrano con tutto il carrozzone per il desinare, mi sono attardato in spiaggia, l’ora più tranquilla e silenziosa. In un lettino vicino si ferma un uomo di colore, di quelli scuri come la notte. “Bel libro, io letto” mi dice indicando sul mio tavolino la copia de Il Profeta di Gibran. Mi faccio dire il suo nome, qualcosa di impronunciabile, ma qui lo chiamano Ishmael. Nel suo paese, che preferisce non dichiarare, e del resto ci mancherebbe che proprio io fossi così curioso, Ishmael è professore universitario di letteratura. Alla fine, parlando di romanzi, che lui ne ha letti molti di più di quanto io potrò in almeno due vite, ci dividiamo il panino che mi ero portato e lui mi offre metà della sua gazzosa. Decido anche di regalargli il libro: dato che l’ha già letto, seppure nella sua lingua, conosce la trama e potrà usarlo per imparare un po’ di italiano. Promette di ripassare nei prossimi giorni.

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Alla mia età si torna come bambini, compresa la crema solare fattore 50 di colore azzurro dove la spalmi, che se ci fosse mio nipote più piccolo direbbe che sembro Grande puffo. Cappellino rosso, barba bianca e costume pure rosso, mi toccherebbe anche dargli ragione. Ma col primo sole della stagione, almeno per me, non si scherza.
Stanotte non ho dormito affatto: materasso troppo soffice e rete a molle consumata, quando io ho bisogno di qualcosa di più rigido della mia schiena. Nonostante sia un lungomare tranquillo, qualche giovane si è attardato alla chiacchiera, forse anche alla copula, sotto la mia finestra. Così mi sono messo a leggere, quasi metà libro, uno di quei classici barbosi dei secoli scorsi sul senso della vita e dell’amore. Forse sono troppo vecchio, ma questo Werther non mi ha convinto. Speravo mi conciliasse il sonno con la noia, invece sono riuscito a seguire tutti i suoi panegirici lamentosi. Oggi in spiaggia mi sono portato però un bel thriller contemporaneo, un’autrice inglese esordiente, e il mio preferito, Camilleri. Con lui non si sbaglia mai.
Anche se è la solita storia: nonostante i miei ombrellone e sdraio siano in ben quinta fila dal bagnasciuga, riparati dal vento e lontani altre due file dal chiosco, ho già intravisto passeggini, secchielli e palette. E pure radioline. C’è già il fastidio della crema da sopportare, che tocca lavarsi le mani accuratamente prima della lettura -detesto la carta scritta unta quanto quella della macelleria- e occorre ripetere unzione e abluzione sovente, speriamo non se ne aggiungano altri. Quelle volte che i miei nipoti vengono in spiaggia con me, rare, passiamo sempre in edicola a fare incetta di Topolino, Doremon o come si chiama, Geronimo Stilton e classici d’avventura per ragazzi.
Io leggo, loro leggono, tutti felici.

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