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Risorse per scribacchini

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Gennaio se n’è andato, volato in un attimo, il tempo di mettere da parte luci, alberi e decorazioni, finire panettoni, pandori e torroni, ed eccoci già a svoltare la prima pagina del calendario. Com’è andato questo primo mese? E le vostre risoluzioni per l’anno nuovo? Dieta a parte, che finito Natale è già Carnevale e da noi è un tripudio di frittelle giganti ripiene di crema o zabaione, come vanno i vostri buoni propositi per la scrittura?

Se siete rimasti fermi alle parole (questa frase può suonare dubbia nel nostro caso, intendo: se non siete passati ai fatti), ecco quindici consigli motivazionali di autori famosi per aiutarci a mantenere saldi gli obiettivi di scrittura per tutto il corso dell’anno. Ho trovato quest’articolo nella rivista americana Writer’s Digest e ho voluto tradurlo, più per me che per voi.
Un po’ come quando si legge l’oroscopo sul quotidiano al bar la mattina, che in quelle poche righe si cercano nuovi stimoli o rassicurazioni per una giornata che già si prospetta faticosa…

 

L’abito non fa il monaco.
Ma non ho mai visto un monaco andare in giro in tailleur.

 

Qualcuno penserà che io non abbia cognizione di causa per scrivere un articolo del genere, dato che non sono uno scrittore! 😉
E che i buoni risultati di questo blog lo scorso anno (abbiamo quasi riempito lo stadio di San Siro) non mi autorizzano a dare lezioni di marketing a nessuno.
Tutto vero, verissimo! Sono la prima a dirlo!
Però io e il web ci frequentiamo assiduamente dal 1996 e direi che vent’anni di newsgroup, forum, chat, site administrator, sono sufficienti per darvi qualche piccola pillola di web marketing, semplici consigli di sopravvivenza in questa giungla digitale.
Senza contare che di lavoro sono un tecnico informatico, quindi conosco anche le strutture che stanno dietro al vostro schermo.

Non vi propongo formule magiche per raggiungere sempre più lettori (perché non esistono formule, piuttosto strategie e quelle che funzionavano cinque minuti fa potrebbero già essere obsolete o non essere proficue per il vostro profilo), piuttosto qualche accorgimento a basso costo per sfruttare al massimo le potenzialità dei vostri contenuti, per farvi trovare facilmente dagli utenti e non perderne nemmeno uno per qualche madornale errore.
Qualcuno le troverà banali ovvietà, ma come navigatore mi capita ancora di osservare molti aspiranti scrittori cadere nelle pozzanghere che loro stessi hanno riempito d’acqua. Sono cadute che ho fatto anch’io, prima di chiudere il rubinetto.

Per chi ancora non conoscesse l’autrice di Harry Potter (davvero?!), J.K. Rowling ha attraversato parecchie tempeste, prima di vendere 450 milioni di copie di libri, tradotti in ottanta lingue e otto film di successo, più gli altri romanzi scritti successivamente con lo pseudonimo di Robert Galbraith.
Dopo una brillante carriera universitaria, inizialmente lavorò ad Amnesty International a Londra poi si trasferì in Portogallo, dove si sposò ed ebbe una figlia. Nello stesso anno però si separò e si trasferì con la bambina dalla sorella, iniziando un periodo di depressione, che la costrinse a vivere di sussidi statali. Come lei stessa scrive, fu un periodo alquanto buio della sua vita, ma continuò fermamente a scrivere la storia del maghetto, delineando i personaggi e i fatti salienti di tutta la saga. Con difficoltà trovò un agente letterario e le prime dodici case editrici bocciarono il primo romanzo, Harry Potter e la pietra filosofale, come “troppo lungo”. La tredicesima fu quella giusta, la svolta.
Aveva toccato con mano la povertà, e il fallimento, prima di poter risalire dal fondo, grazie all’immaginazione.

Quando a novembre fu annunciata l’uscita di questo libro, probabilmente molti si aspettavano un manuale di scrittura complesso o un saggio motivazionale articolato, anziché un volumetto di 74 pagine, metà delle quali solo illustrate. Per alcuni una delusione, per altri una truffa editoriale. Soprattutto perché questo testo è già conosciuto in rete dal 2008, ovvero quando J.K.Rowling pronunciò questo stesso discorso per la cerimonia di laurea di Harvard.

E se vi dicessi che è comunque un ottimo affare? Soprattutto per milioni di bambini?

Ieri mi sono tenuta l’intera giornata per scrivere. […] e mi leccavo i baffi al pensiero della montagna di ore che avrei avuto a disposizione. Mi sono seduta al computer intorno alle dieci di mattina, senza appuntamenti per l’ora di pranzo, senza appuntamenti per l’ora di cena, senza commissioni da fare o senza dover andare da nessuna parte, dall’altro di una giornata lunga e limpida, perfetta per la scrittura. Ho acceso lo schermo. Mi sono accomodata meglio sulla sedia. E all’improvviso mi è venuto in mente che da almeno due mesi non rispondevo alle lettere che ricevo sulla mia pagina web, e ho aperto la directory in cui le archivio per dare un’occhiata.[…] Ho iniziato a rispondere. Passavano le ore.[…] Ho finito di inoltrare la posta alle otto di sera, distrutta, con il mal di testa e il collo irrigidito a forza di pestare sui tasti. Ho telefonato a Carmen Garcìa Mallo, una delle mie migliori amiche […].
«Oggi volevo scrivere, avevo tutto il giorno per scrivere e l’ho sprecato a rispondere alle e-mail.»
«Perché?»
«Non lo so. Certe volte evito di mettermi a lavorare. È una cosa strana.»
«Per pigrizia?»
«No, no.»
«E allora?»
«Per paura.»
La pazza di casa, Rosa Montero

Vi riconoscete? Io si, certe mie giornate prendono proprio questa piega. E quando abbiamo letto questo passo in aula, sono saltata sulla sedia e ho drizzato le orecchie. Qual è la paura? E soprattutto come si affronta?

Nuova lezione del nostro piccolo corso del software di scrittura creativa yWriter6, sviluppato appositamente per narratori da Simon Haynes, informatico di professione, che come scrittore ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. Oltre al sito ufficiale di yWriter, potete anche seguire la pagina Facebook di Spacejock Software per ricevere gli ultimi aggiornamenti dell’applicativo.

E’ qui infatti che a luglio Simon ha rilasciato un’interessante novità: la nuova app per Android e iOS!
Avete proprio capito bene: potete installare questa app nel vostro smartphone o tablet e scrivere praticamente ovunque voi siate! Se avete una connessione dati stabile potete lavorare direttamente sul cloud, salvando il vostro testo su DropBox o Google Drive, altrimenti potete utilizzare direttamente la memoria aggiuntiva del vostro telefono, attenzione però al backup! (meglio rileggere l’articolo Strategie di backup per scrittori )
Vediamo dunque come lavora questa fantastica app, sempre in tasca.

Per facilitarci nell’apprendimento, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie, aggiornato anche per l’utilizzo con la nuova app. Potete effettuare il download del file .zip aggiornato alla fine di questo articolo. Rendo inoltre disponibile lo stesso Dizionario Italiano che sto usando personalmente e la cui installazione abbiamo visto nelle puntate precedenti del corso. Tutti gli articoli finora pubblicati li trovate tutti ordinati in questa pagina, così potete anche ripassare velocemente: Corso yWriter6 in italiano

Scrivere è già un’attività di per sé difficile, che richiede impegno, studio, tenacia, pazienza e un pizzico di follia.
Aggiungiamoci anche una buona dose di entusiasmo e coraggio ben miscelati, per passare oltre a certi atteggiamenti furbetti nell’epoca dei blog e dei social: siccome solo “uno su mille ce la fa”, c’è anche chi adotta la strategia di sparare a zero sulla concorrenza col semplice scopo di demotivarla, eliminandola ancor prima della pubblicazione. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

E tutto questo ancora non basta: ci vogliono organizzazione e fantasia, ma in che dosi? Quando l’organizzazione non soffoca l’innocenza della fantasia e l’eccesso di immaginazione non si trasforma in un gomitolo ingarbugliato senza fine?

Poi tempo fa sono inciampata in alcuni blogger americani che discutevano appassionatamente su questa domanda: Are you a plotter or a pantser writer? I’m a plotser! Sei uno scrittore plotter o pantser? Io sono un plotser!

Che cavolo stai dicendo, Willy?! 😀

Ho sempre voluto essere un acchiappafantasmi. Correre velocemente per le strade della città a bordo dell’Ecto-1, scortati dalla polizia. Studiare gli incredibili archivi storici per risalire all’origine del fantasma infestante, scoprendo i misteri più oscuri. Spalmarsi un po’ di melma rosa la mattina per sentirsi più felici.

Ma che ci crediate o meno ai fantasmi, dovrete per forza credere agli scrittori fantasmi perchè ne ho intervistato uno!

Uno vero però, non quelli che si fingono ghostwriter e si presentano poi ai lettori come autori di questo o quel libro che in copertina riporta un altro nome. Se sei un fantasma, devi rimanere nell’ombra.

I always wanted to be a ghostbuster. Run fast on the streets of the city on the Ecto-1, escorted by the police. Studying the incredible historical archives to trace the origin of the weird ghost, discovering the darkest mysteries. Spread some pink slime in the morning to feel happier.

But that you believe it or not in the ghosts, you have to believe in the ghostwriters because I interviewed one!

One true though, not those who pretend ghostwriter and then come to readers as authors of this or that book with another name on the cover. If you’re a ghost, you have to stay in the shadows.

 

Chiariamo infatti ai lettori che cos’è un ghostwriter: è uno scrittore che non usa il proprio nome sull’opera che scrive, ma rimane completamente anonimo, mascherato da collaboratore della casa editrice, mentre il libro viene pubblicato a firma di un altro scrittore o personaggio famoso che non aveva il tempo, o le capacità, di scriverselo da solo.

Non sono andata alla ricerca di ghostwriter di calibro, come Andrew Crofs che chiede mediamente 130 mila euro per un libro, per lo più biografie e saggi per conto di politici, inventori, sportivi, attrici, cantanti, personaggi autorevoli, ma raramente romanzi di fiction. Ed è proprio questo che volevo sapere: esistono davvero ghostwriter di narrativa?

Let’s say to readers what a ghostwriter is: a writer who does not use his name on the work he writes, but remains completely anonymous, disguised as a publisher’s collaborator, while the book is published in the signature of another writer or a famous character who did not have the time, or the ability, to write it alone.

I did not look for ghostwriters of caliber, such as Andrew Crofs who asks for an average of 130,000 euros for a book, mostly biographies and essays on behalf of politicians, inventors, sportsmen, actresses, singers, authoritative characters, but rarely fiction novels. And that’s exactly what I wanted to know: are there really ghostwriters of narrative?

 

E’ capitato. Di nuovo.
Nella stessa settimana in cui Mister E. se n’è tornato alla carica con la solita domanda (“Sei andata avanti col libro?”) e propinandomi la medesima conclusione (“Qualcosa ti blocca e non è il tempo…”), ecco che un altro segnale incrocia la mia strada, impossibile pensare che sia successo per caso. Ho studiato Statistica, figuratevi se io credo al caso! 😉
Della scrittrice di fiction storica Diana Gabaldon ho già parlato (trovate una buona introduzione nell’articolo E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander). Adoro il suo stile di scrittura e, nonostante capisca poco il suo slang e i suoi post social siano pieni di espressioni idiomatiche e acronimi (per cui i traduttori automatici vanno a farsi friggere), seguo sempre quello che scrive e condivide, dalle sue #dailylines del #booknine in prima bozza agli interessanti spunti sulla scrittura creativa, anche saggi di altri autori. Per esempio, La Tavola Periodica della Narrazione che ho tradotto in italiano l’aveva segnalata proprio lei.

Questa volta però un suo post del 9 marzo, che avevo perso nel mare magnum della mia bacheca Facebook, mi è stato segnalato esattamente la stessa settimana di Mister E. (!) dal gruppo MyPeak Warrior Writers, un gruppo di peakers che partecipano con me al My Peak Challenge e come sfida creativa hanno scelto la scrittura, tra scrittori self-publisher, copywriter per lavoro, blogger e anche poeti. Ma il punto è proprio questo: quel post, che poi è un pezzo preso dal suo saggio The Outlandish Companion, un compendio alla saga di Outlander (solo in versione inglese), parla proprio dei giochi mentali nella scrittura. E mi ci sono ritrovata con tutte e due le scarpe!

Vi riporto quindi la mia traduzione di questo articolo di Diana Gabaldon dal suo profilo Facebook: Author Diana Gabaldon – Mind Games
Lo fisso qui nel mio blog per prenderlo sul serio, per evitare che diventi una lettura e via. La mia non è una traduzione raffinata, ma rende molto il senso delle sue parole.
Non spaventatevi per le strane regole ortoeditoriali: non chiedetemi perché ma lei utilizza molto le parentesi, anche incastonate, e l’underscore o trattino basso per evidenziare alcune parole (anche se le virgolette le conosce). Questi americani… 😉

Nuovo appuntamento con il nostro piccolo corso sul software di scrittura creativa yWriter6, sviluppato appositamente per narratori da Simon Haynes, informatico di professione, che come scrittore ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. All’interno del suo sito, potete leggere interessanti articoli dello stesso Haynes sulla scrittura, dall’arte dello scrivere fino al marketing dei propri libri, come questo elenco di punti dalla prima bozza alla pubblicazione: From first draft to publication – a list (è in inglese, ma potete usare il traduttore automatico di Chrome che fornisce una traduzione accettabile).

Una delle principali obiezioni sollevate quando si parla di programmi strutturati per la scrittura creativa, anche tra i commenti a questi articoli, è che si tratta di software troppo complessi e che “in fondo a me basta il Word”. Sicuramente l’impatto con una nuova interfaccia è sempre destabilizzante, dato che è un’altra cosa nuova da imparare, e quindi tempo e pazienza da investire nello studio.
Devono però essere fatte due considerazioni: così come per scrivere un testo state utilizzando Word solo al 20% della sua capacità produttiva (ve lo assicuro, provate a vedere cosa comporta l’installazione personalizzata di Word 😉 ), anche per yWriter potete decidere di usare solo alcune parti, quelle che vi tornano maggiormente comode per il vostro ritmo di scrittura; yWriter non esclude di continuare a scrivere su Word i vostri testi, perché l’integrazione tra i due sistemi è possibile e funziona anche molto bene.

Più che integrazione con Microsoft Word, dovremmo in realtà parlare di integrazione con qualsiasi programma di videoscrittura, compresi quindi OpenOffice e LibreOffice, essendo l’RTF (Rich Text Format) un formato file basilare per ogni software di questa categoria. E lo stesso formato con cui yWriter salva ogni scena del vostro progetto. Semplificando, potremmo dire che yWriter scrive in Word!
Vediamo dunque in quanti modi i due programmi comunicano tra di loro. Sono certa che poi guarderete yWriter con occhio diverso! 🙂

Per facilitarci nell’apprendimento, ho creato il progetto con i primi 6 capitoli di Alice nel Paese delle meraviglie. Potete effettuare il download del file .zip aggiornato alla fine di questo articolo. Rendo inoltre disponibile lo stesso Dizionario Italiano che sto usando personalmente e la cui installazione abbiamo visto nella puntata precedente del corso. Trovate l’elenco completo degli articoli qui: Corso yWriter in italiano.

“È veramente molto tardi”, dissi, alzandomi a mia volta. “Forse dovremmo andare a letto.”
“D’accordo”, fece lui, strofinandosi la nuca. “A letto? O a dormire?” Alzò un sopracciglio interrogativo, con aria malandrina.
La straniera, Diana Gabaldon

I lettori che mi seguono da un po’ sanno che tra le mie letture preferite in corso c’è la saga di Outlander, in contemporanea con la serie tv della Starz americana giunta alla sua terza stagione (stanno filmando in questo momento in Sud Africa).
Per quelli che giungono ora in queste pagine, dirò che Outlander è una serie di 8 romanzi nell’edizione americana (15 nella traduzione italiana, perché i libri successivi al primo sono stati suddivisi in due pubblicazioni), è stata pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue, per un totale di 25 milioni di copie vendute. Ai romanzi principali si aggiungono tre racconti brevi (in Italia solo la novella Virgins è stata pubblicata come Il mio nome è Jamie), la graphic novel The Exile (il fumetto con il punto di vista di Jamie) e due compendi ufficiali, The Outlandish Companion vol. I e vol. II, con tutte le note di scrittura dell’autrice, impostazioni, scenari, ambientazioni, ricerche storiche, schede dei personaggi e tutto il materiale raccolto (purtroppo, e con immenso dolore mio, solo in inglese…!!)
Dalla saga di Outlander è anche stata tratta una serie spin-off su un personaggio secondario, Lord John Grey, un giovane soldato inglese salvato da Jamie Fraser poco prima della battaglia di Prestopans, e poi governatore della prigione di Ardsmuir dove Fraser verrà rinchiuso. I libri si riferiscono a quest’ultimo periodo, narrativamente trascurati nella serie originale per la mancanza della protagonista Claire.

Insomma, Diana Gabaldon è un’autrice di tutto rispetto, soprattutto perché i suoi libri sono difficili da inquadrare strettamente in un’unica categoria, spaziando dal romance, allo storico e al fantasy. Eppure Diana è una scrittrice “per caso”: laureata in zoologia, master in biologia marina e un PhD in ecologia, insegnava all’Arizona State University quando nel 1988 ha iniziato a scrivere un romanzo semplicemente “per imparare come si fa”, colpita da un episodio della serie Doctor Who dove comparve dal passato uno scozzese diciassettenne del 1745 di nome Jamie MacCrimmon, che le ispirò il suo personaggio di Jamie Fraser. Si chiese poi come una donna dei nostri tempi avrebbe reagito a tutti quei kilt scozzesi e così entrò in scena Claire, che racconta in prima persona il suo viaggio, questa volta indietro proprio nel 1745. (ndr: provate ancora a dire che le serie tv sono un’inutile perdita di tempo!)

A Diana è soprattutto riconosciuta la capacità di scrivere scene di sesso memorabili, senza essere morbosamente sessuale o pornografica in ogni dettaglio. E sebbene al lettore sia ben reso cosa stanno facendo e come lo stanno facendo i protagonisti, lasciando poco all’immaginazione, le sue pagine diventano poesia erotica, mai banale, mai scontata.
Così quand’è uscito il manuale E adesso prendimi: Come scrivo le scene di sesso di Outlander non c’ho pensato due minuti ad acquistarlo! E ho fatto un affare!