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Barbara Businaro

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L’abito non fa il monaco.
Ma non ho mai visto un monaco andare in giro in tailleur.

 

Qualcuno penserà che io non abbia cognizione di causa per scrivere un articolo del genere, dato che non sono uno scrittore! 😉
E che i buoni risultati di questo blog lo scorso anno (abbiamo quasi riempito lo stadio di San Siro) non mi autorizzano a dare lezioni di marketing a nessuno.
Tutto vero, verissimo! Sono la prima a dirlo!
Però io e il web ci frequentiamo assiduamente dal 1996 e direi che vent’anni di newsgroup, forum, chat, site administrator, sono sufficienti per darvi qualche piccola pillola di web marketing, semplici consigli di sopravvivenza in questa giungla digitale.
Senza contare che di lavoro sono un tecnico informatico, quindi conosco anche le strutture che stanno dietro al vostro schermo.

Non vi propongo formule magiche per raggiungere sempre più lettori (perché non esistono formule, piuttosto strategie e quelle che funzionavano cinque minuti fa potrebbero già essere obsolete o non essere proficue per il vostro profilo), piuttosto qualche accorgimento a basso costo per sfruttare al massimo le potenzialità dei vostri contenuti, per farvi trovare facilmente dagli utenti e non perderne nemmeno uno per qualche madornale errore.
Qualcuno le troverà banali ovvietà, ma come navigatore mi capita ancora di osservare molti aspiranti scrittori cadere nelle pozzanghere che loro stessi hanno riempito d’acqua. Sono cadute che ho fatto anch’io, prima di chiudere il rubinetto.

Per chi ancora non conoscesse l’autrice di Harry Potter (davvero?!), J.K. Rowling ha attraversato parecchie tempeste, prima di vendere 450 milioni di copie di libri, tradotti in ottanta lingue e otto film di successo, più gli altri romanzi scritti successivamente con lo pseudonimo di Robert Galbraith.
Dopo una brillante carriera universitaria, inizialmente lavorò ad Amnesty International a Londra poi si trasferì in Portogallo, dove si sposò ed ebbe una figlia. Nello stesso anno però si separò e si trasferì con la bambina dalla sorella, iniziando un periodo di depressione, che la costrinse a vivere di sussidi statali. Come lei stessa scrive, fu un periodo alquanto buio della sua vita, ma continuò fermamente a scrivere la storia del maghetto, delineando i personaggi e i fatti salienti di tutta la saga. Con difficoltà trovò un agente letterario e le prime dodici case editrici bocciarono il primo romanzo, Harry Potter e la pietra filosofale, come “troppo lungo”. La tredicesima fu quella giusta, la svolta.
Aveva toccato con mano la povertà, e il fallimento, prima di poter risalire dal fondo, grazie all’immaginazione.

Quando a novembre fu annunciata l’uscita di questo libro, probabilmente molti si aspettavano un manuale di scrittura complesso o un saggio motivazionale articolato, anziché un volumetto di 74 pagine, metà delle quali solo illustrate. Per alcuni una delusione, per altri una truffa editoriale. Soprattutto perché questo testo è già conosciuto in rete dal 2008, ovvero quando J.K.Rowling pronunciò questo stesso discorso per la cerimonia di laurea di Harvard.

E se vi dicessi che è comunque un ottimo affare? Soprattutto per milioni di bambini?

Da quando webnauta è online, il primo post del nuovo anno è dedicato alle tre parole da scegliere per tracciare la nuova rotta di navigazione, per il blog ma soprattutto per me. L’idea è nata al blogger Chris Brogan ancora nel gennaio 2006, quando ha capito che i buoni propositi di inizio anno durano solo la prima settimana e ha deciso di sostituirli con solo tre parole, semplici ma potenti.

Non devono essere tre parole a caso prese dal vocabolario, ma devono avere un significato particolare per noi, devono guidarci nelle scelte che faremo durante l’anno, incoraggiarci a perseguire i nostri obiettivi, guidarci attraverso le difficoltà che incontreremo.
Dovremmo scriverle su un foglio, condividerle ovunque, salvarle perché compaiano periodicamente nella nostra agenda o sullo smartphone ed utilizzarle in tutti i nostri processi decisionali. Ogni giorno.

Data la sua esperienza di ben 11 anni di parole-guida, Chris Brogan ci svela qualche trucco imparato su se stesso e la condivisione dei risultati ricevuta dagli altri che hanno partecipato all’iniziativa: potete scegliere anche due o quattro parole, ma tre danno il risultato migliore; potete utilizzare una frase, ma sprecherete l’energia in articoli e preposizioni; potete anche decidere di cambiare le parole a metà anno, ma chi l’ha fatto ha visto diminuire la loro efficienza; potete scegliere un acronimo che rappresenti le vostre parole, ma rischiate di contrarre anche gli effetti che esse avranno; potete ripetere le parole dello scorso anno, ma dovreste accontentarvi anche dello stesso risultato, ne siete davvero sicuri?

Per capire meglio come funziona, qui potete leggere le sue parole per il 2018 e pure per gli anni precedenti: My 3 Words for 2018

Le mie parole del 2017 sono state incredibilmente potenti. E dunque la scelta adesso si fa anche ardua.
Quali saranno le parole del 2018 per webnauta, ma soprattutto per me?

Ultimo giorno dell’anno, giorno in cui ci si guarda indietro, agli altri 364 già trascorsi, e si stilano bilanci, prospetti, qualche conto e un paio di considerazioni su quanto ci eravamo proposti un anno fa e siamo davvero riusciti a portare a termine.
Io mi volto verso le vecchie pagine del calendario, scorro la mia fedele Moleskine e non riesco a credere sia trascorso solo un anno! La sensazione netta che mi porto addosso è di aver concentrato in un unico anno quanto forse un decennio fa avrei potuto compiere in almeno tre anni di fila. Ma come ci sono riuscita?? Un giorno alla volta, credo.

Come per tutti i blogger poi, l’ultimo post dell’anno è dedicato alle statistiche. Anche chi dice di non guardarle mai, sa bene che sono quei numeri a determinare l’interesse per i contenuti pubblicati e la scelta dei nuovi articoli da scrivere, molto più dei commenti dei lettori in calce ad ogni post.
Perché non tutti gli utenti lasciano il loro commento. Magari preferiscono esprimersi sui social, o non scrivere un parere pubblico quanto dirtelo di persona, con un messaggio privato o una mail diretta, oppure rimanere nell’anonimato, ma sono i lettori a dare vita ad un blog. Altrimenti tanto varrebbe prendere un quadernetto e cominciare a scrivere in solitudine “Caro diario…”

Com’è andato webnauta nel 2017? Come dicevo per il compleanno e il cambio di styling, questo blog ha superato, e di molto, qualsiasi mia aspettativa. Già dai primi di marzo, Google Analytics ci mostrava un andamento incredibilmente crescente, sempre con un grafico a punte, dove ogni picco è l’uscita di un nuovo post, un nuovo battito nel tracciato cardiaco di questo blog.
Webnauta respira, ha un battito accelerato proprio come la sottoscritta, e cresce bene!
Non voglio però solo concentrarmi sui numeri, perchè la scrittura non è mera matematica, c’è molto di più. La scrittura è parte della nostra vita, che ci piaccia o meno.

La mia sveglia stamattina è un bussare leggero, seguito da un sussurro dietro la porta: “Nonno, nonno, i regali!”
Odio il Natale dei grandi quanto adoro il Natale dei piccoli. Ma pare non si possa avere l’uno senza l’altro.
Questo è anche il giorno in cui la mia Bettina mi manca di più, e allo stesso tempo la sento più vicina, in mezzo alle nostre chiacchiere e ai nostri sorrisi felici.
Ci vestiamo in fretta, i bambini ancora in pigiama, e scendiamo per la colazione, servita nella sala grande, vicino all’albero addobbato che custodisce i regali giunti nella notte. Antonio dice di aver fatto entrare personalmente Babbo Natale!
I gridolini dei bambini all’apertura di ogni pacchetto sono la misura perfetta del gradimento del dono ricevuto e Carletto e Mariolino sono entusiasti dei loro libri antichi. Mio figlio anche mi ringrazia, mia nuora un po’ meno, dovrò attendere la lettura credo. Al turno di Ishmael, guarda preoccupato l’enorme plico riconoscendo il logo della Repubblica Italiana. Sorrido per dargli coraggio. Apre la busta, estrae i documenti e si blocca. Vedo le sue pupille scorrere veloci sui fogli, incredule. Poi mi fissa, ammutolito, incapace di dare voce all’emozione che gli si è serrata in gola. Inizia a piangere sommesso e gli altri mi chiedono preoccupati. “Papà, ma che succede?” Ishmael è un immigrato regolare e il signor Gino gli ha anche già preparato il contratto di lavoro, me ne sono occupato io in gran segreto. Ecco, che succede.
Il mio amico non riesce ancora a parlare, però mi abbraccia fin quasi a stritolarmi.
Giunge anche la signora Rita. “Questo è per te, Pietro” e mi consegna un pacchetto con lo stesso adesivo della Libreria Antiquaria. Un libro. Di più, un libro di fantascienza: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
“Si comincia da questo intanto. Sono certa che ti piacerà!”
Ma la sorpresa gliela faccio anch’io, con un altro pacchetto confezionato uguale, visto che su mia istruzione Ishmael è tornato da Alejandro ieri pomeriggio. Un altro libro, Il profeta di Gibran, che se pure l’ha già letto è bene rileggere ogni tanto. Arrossisce come una giovinetta e mi ringrazia con un abbraccio.
La colazione ce la siamo dimenticata tutti e passiamo direttamente al pranzo, insieme allo stesso tavolo. Complice il vino rosso e le bollicine dello spumante, al termine mi lascio trascinare in un breve giro di tango con Rita, mentre i bambini ci scimmiottano ridendo. E se restassi qui fino a Capodanno?
Mentre torniamo a sederci accaldati, scorgo Valentina rispondere al cellulare e scappare via dalla sala. Dopo qualche minuto accompagna un panciuto Babbo Natale in carne e ossa. “Oh oh oh, chi c’è qui? Buon Natale!”
Carletto gli corre incontro e gli salta in braccio, mentre Mariolino mi guarda confuso in cerca di spiegazioni.
Dal suo sacco, Babbo Natale prende un enorme pacco e dall’occhio strizzato di Valentina arguisco che è il mio pacco perduto!
“Allora bambini, questa è una consegna speciale! Perché il nonno in realtà si era dimenticato parte dei regali a casa e quindi io sono tornato per portarveli, eccoli qua!”
E chi lo batte più un nonno che conosce pure Babbo Natale di persona?

(Fine)

 

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Ciao Pietro, quest’anno sarebbero stati 90 anni, tondi tondi al 22 dicembre, e niente torta che tra tre giorni è Natale. Ci hai fatto un bello scherzo eh! Tutta una vita a dire che la zingara ti ha letto la mano e saresti vissuto fino ai 99 anni “e sei mesi, non uno di più”. E noi a crederci, fino all’ultima settimana, nonostante l’evidenza scientifica, che per energia e spirito eri inesauribile. Ti immagino lassù a lamentarti con gli angeli che ti hanno fregato tredici anni nel conto e sistemare gli ingranaggi del paradiso, ogni tanto anche quelli si bloccano. Non pensavo a te quanto ho iniziato questo racconto quest’estate, poi però mi hanno chiesto il nome di questo personaggio e c’è solo un lettore così accanito e così fintamente burbero che io abbia conosciuto. Fai il bravo e salutami Oriana. Chissà che discussioni interminabili vi farete! Buon Natale Pietro!

 

Valentina ha passato la serata al telefono ma a meno di recarsi personalmente nei magazzini a ricercare il pacco pare non vi sia modo di sbloccarlo. Alla fine accetto l’invito di Rita per uno shopping last minute d’emergenza. Non che mi dispiaccia, ma la fretta negli acquisti è cattiva consigliera, soprattutto per i libri.
Ishmael tenta pure di lasciarci andare soli con una scusa, un po’ torvo gli faccio notare che strade e marciapiedi sono particolarmente ghiacciati stamane e potremmo aver bisogno d’aiuto con pacchetti e pacchettini. Non è il momento per uscite galanti.
Rita ci attende nella hall sprizzante di gioia come una bimbetta. Appena fuori dall’albergo mi prende a braccetto con disinvoltura e mi trascina sul marciapiede in direzione del paese. “Sai Pietro, i libri non devono essere necessariamente nuovi. Ci sono libri antichi che hanno ancora molte emozioni da offrire!” Mi guarda così intensamente che non capisco se stiamo proprio parlando di libri. Dietro di noi Ishmael tossisce.
Svoltiamo per una vietta piuttosto buia, in fondo una vecchia insegna poco illuminata, Libreria Antiquaria. Apriamo la porta e un campanellino rivela il passaggio. Volumi accatastati ovunque e un odore di polvere secca. “Señora Rita buongiorno! Cosa posso fare per voi?” Ci accoglie un damerino piuttosto abbronzato, abbraccia la donna e simula un casquet. Alla mia espressione interdetta, mi rivelano che il señor Alejandro è anche insegnante di tango in un corso serale presso il nostro albergo.
Spieghiamo l’accaduto e recupero l’elenco dei libri perduti dall’agenda. Qui non ci sono nuove edizioni, ma almeno comprende i generi su cui mi ero orientato. “Bueno bueno…” Poi infila un corridoio lungo contornato di scaffali, gridando: “Prima i niños!” Dopo aver vagliato varie soluzioni, concordiamo per un volume originale delle fiabe dei fratelli Grimm, con illustrazioni ad acquerello, per Carletto. Notevole, dall’indice scopro che alcune mi sono ignote. Per Mariolino invece le grandi storie della mitologia greca, anche questo corredato di immagini di mostri e valorosi guerrieri, come piace a lui.
Per mia nuora la scelta si fa complicata. Alla fine Alejandro recupera i primi sei volumi della serie La Primula Rossa della baronessa Emma Orczy, romanticismo e spionaggio nella Rivoluzione Francese. Mi dice che è molto conosciuta all’estero, mentre in Italia la pubblicazione è ferma agli anni Sessanta, una chicca per intenditrici. Che se trovo il romanzo giusto, mia nuora si distrarrà dalla mia dieta.
Per mio figlio vado sul sicuro: tutti i romanzi di Agatha Christie con il sovrintendente Battle, sono certo abbia letto solo qualcuno con Hercule Poirot, questi gli mancano. Per Ishmael, beh, il regalo è ben custodito in un plico dentro la mia valigia, arrivato da Roma con raccomandata espressa ancora a metà dicembre, un piccolo miracolo che cambierà la sua vita.
Sistemati e infiocchettati tutti i pacchetti, riprendiamo la strada per l’hotel, alleggeriti dalla preoccupazione ma carichi di borse. Scendendo dal marciapiede per attraversare, Rita scivola col piede destro e cade letteralmente tra le mie braccia, con Ishmael che sogghigna alle mie spalle.

(continua…)

 

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Lo confesso: non ho molta voglia di leggere. Capita raramente di avere la costante presenza dei propri nipoti che quando succede ogni momento dovrebbe essere dedicato a loro, anche leggere insieme ma non solo. E nonostante qualche scricchiolio della mia schiena, ieri mi sono proprio divertito su quel slittino.
Alla reception dell’albergo ho trovato un depliant interessante, un parco giochi sulla neve per famiglie, nonni compresi. Abbiamo chiesto ad Antonio delucidazioni su come raggiungerlo ed eccoci tutti quanti sulla cabina della funivia diretti ancora più in alto, in un nuovo impianto sciistico dove è stata allestita quest’area attrezzata. Mentre io mi godo il paesaggio innevato che si apre ai nostri piedi, Ishmael fissa con terrore i cavi che ci trasportano e si aggrappa con fermezza al sedile. Il mare agitato della traversata da clandestino gli faceva meno paura.
Le urla dei miei nipoti dicono che siamo arrivati. E in men che non si dica, mi ritrovo seduto con Carletto su un gommoncino gonfiabile che scivola velocissimo lungo il pendio ruotando imprevedibile su sé stesso. I più coraggiosi mio figlio e Mariolino che le discese le fanno sdraiati a pancia in giù, sfidandosi in velocità. Per fortuna la risalita è su piccoli nastri trasportatori, altrimenti per me il diletto sarebbe breve. Pure mia nuora e Ishmael si lanciano nell’avventura della corsa. Che qui i grandi si divertono più dei piccoli.
Di ritorno per il pranzo, mi suona in tasca il grammofono, così Mariolino chiama il mio vetusto cellulare. Dalla libreria vicino casa, la signora Lisa tutta agitata mi spiega, scusandosi mille e mille volte, che il corriere a cui aveva affidato i miei regali due giorni fa per spedirli qui in montagna ha avuto un problema non ben chiaro, il pacco è stato confuso o addirittura smarrito, e di sicuro non arriverà in tempo per il giorno di Natale. Cerco di non farmi capire dai bambini, ma la situazione è grave, già è dura competere con le letterine a Babbo Natale, ma non ho visto librerie qui in zona per rimediare.
Il pomeriggio, spediti i ragazzi con la loro mamma a vedere la slitta con le renne – vere! – di passaggio in paese, nella sala di lettura con mio figlio utilizziamo il suo computer per verificare la tracciabilità del pacco e contattiamo il corriere, ricevendo solo risposte vane. Si avvicina la signora Rita, che avevo salutato entrando, distogliendola da intensa lettura. Forse un romanzo d’amore. “Scusatemi, non ho potuto fare a meno di ascoltare. E forse mia figlia vi può essere d’aiuto”. Scopriamo così che Valentina lavora in un’azienda di logistica dello stesso gruppo e, senza assicurare risultato, inizia a telefonare in vari uffici. Nel frattempo però occorre predisporre un piano alternativo. Il nonno non può mancare i regali.
Interviene sempre Rita, il volto radioso di un’idea emozionante: “Viene a fare spese con me domani, Pietro? Conosco un posto che le piacerà, ne sono certa.”
Ishmael se la ride sotto i baffi, che non ha.

(continua…)

 

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Mio figlio e mia nuora sono usciti presto per una lunga ciaspolata tra i boschi con la guida dell’albergo. Così oggi i bambini sono affidati a me e Ishmael, a conferma che il mio amico straniero ha conquistato anche la loro fiducia. E’ bastato lasciare che gli parlasse dei suoi libri preferiti, di quando insegnava, dei colori della sua terra, di sua moglie quand’era viva, dei suoi figli ancora laggiù, dei suoi progetti per il futuro. Per un attimo mi è sembrato di tornare indietro nel tempo e guardarmi allo specchio.
Stamattina la giornata è limpida con un sole spettacolare, nonostante sia molto freddo, ed è impossibile tenere al chiuso i ragazzi. Imbottiti a dovere, decidiamo quindi di andare fuori col slittino a sorvegliare le loro discese spericolate.
E alla fine ci salgo pure io.
Mariolino vuole assolutamente fare un giro col nonno, e con Ishmael che ci corre appresso per darci un soccorso in caso di ribaltamento, filiamo dritti dritti contro il cumulo di neve che avevamo preparato quale arrivo finale. Torniamo in albergo accaldati, stanchi, ma felici.
Il pomeriggio davanti al fuoco acceso, con Carletto addormentato in poltrona e Mariolino intento a sfidare un nuovo livello di non so quale gioco sul cellulare, Ishmael mi fa vedere che in albergo c’è una piccola libreria a libero scambio di libri. C’è un cartello appeso che spiega che chiunque può prendere un libro e portarselo via, o decidere di lasciarne qui uno suo per regalarlo agli altri lettori che arriveranno. Osserviamo i titoli, non proprio educativi, e mi capita tra le mani uno di quei romanzi Urania da edicola.
“Quello l’ho letto, davvero molto intenso. Glielo consiglio.” Dietro di noi compare la signora che giocava a carte ieri.
Fantascienza. Una donna della mia età che legge fantascienza. Perbacco, il mondo riesce ancora a stupirmi!
Non ho mai letto nulla di vagamente futuristico, non sono poi così portato per la tecnologia, lo dice anche Ishmael che ogni tanto deve sistemarmi il lettore elettronico con cui ho pasticciato e non trovo più i libri.
Però, quando ho accompagnato Mariolino a vedere quel film, Star Wars se non sbaglio, non è che mi fosse dispiaciuto poi così tanto.
Senza dimenticare le buone maniere, ci presentiamo alla nostra interlocutrice. Lei si chiama Rita ed è qui in vacanza con la figlia Valentina, reduce dal divorzio. Nei suoi occhi intravedo un velo di preoccupazione.
Cambiano le ambientazioni, cambiano le atmosfere, si evolvono le tecnologie, ma i problemi degli uomini rimangono sempre gli stessi. Anche nel futuro.

(continua…)

 

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Mia nuora ha ricominciato a controllare quello che mangio. E qui non posso fingere, colazione, pranzo e cena siamo a tavola tutti insieme. Quindi devo accontentarmi di pasta in bianco e verdurine bollite, mentre gli altri assaggiano canederli ricchi, finferli freschi, ogni sorta di speck prodotto in zona e torte profumate al burro di malga, con mia nuora che solerte mi conteggia le calorie risparmiate. Che loro invece, poverini, dovranno consumare sulla pista da sci.
Fortuna che ieri sera io e Ishmael abbiamo fatto amicizia con il cameriere al bar dell’albergo, Antonio, il quale mosso a compassione della mia dieta ci ha indicato la pasticceria più rinomata in centro al paese. Con la scusa della passeggiata per godere dell’aria buona di montagna, andiamo subito alla ricerca di questo luogo celestiale. Scopriamo così una strana usanza: ci si siede ai tavolini all’aperto, dove ai clienti sono forniti dei caldi plaid di lana in cui avvolgersi ulteriormente e si consuma una densa cioccolata fumante. Con panna, sennò non vale la pena. E se ci trovassero qui di ritorno dalle sciate? Direi che tutte e due le tazze sono di Ishmael. Chissà quando gli ricapiterà di bere questa delizia nel torrido caldo africano!
Devo dire che la lettura migliora col gusto del cacao sul palato. Fosse per me non rientrerei nemmeno per il pranzo, ma quando scende il sole dietro la cima fa davvero troppo freddo. Il pomeriggio ci ritiriamo nella sala da lettura in hotel, di fronte ad un’enorme stube, mentre figlio e nipoti giocano col slittino nella lunga distesa bianca dietro l’albergo. Nello stesso salone c’è una bella signora che gioca un solitario a carte, mentre la giovane figlia batte nervosamente le dita sulla tastiera di un computer portatile. “Pietro, donna laggiù continua a guardarti” mi sussurra Ishmael da sopra la copertina del suo ultimo libro, Capitani coraggiosi di Kipling. Per un attimo i miei occhi infastiditi incrociano quelli di lei, che mi sorride. Guardo la mia camicia e il mio maglione, non sono macchiati, mi avrà scambiato per un altro. Torno alle mie pagine elettroniche. Questo reader mi consente di leggere quello che voglio senza far sapere agli altri cosa sto leggendo. Ora sono catturato dalle parole ardenti di Nabokov per la sua ninfa Lolita. Dubito che la signora capirebbe.

(continua…)

 

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La faccia di mio figlio stamattina era davvero comica. Nemmeno nelle migliori interpretazioni di Walter Matthau ho visto una tale espressione inebetita. Gli ho presentato Ishmael e gli ho detto che viene in montagna con me. O non se ne fa niente.
Dopo aver rischiato la dislocazione della mandibola, ha iniziato a pormi qualche domanda, cauto e guardingo, sia per non offendere il mio amico ivi presente, sia per non venire meno alle sue idee progressiste proprio nella pratica. Con calma, e in realtà un po’ divertito della situazione, gli ho spiegato che Ishmael è un professore universitario del Ghana, che sto ospitando da me per il periodo natalizio per uno scambio culturale, come l’Erasmus ma per anziani. Mio figlio soffre di pressione alta e credo non sia il caso di rivelargli che il mio amico vive qui in pianta stabile da ottobre, che lavora come fornaio, purtroppo non regolare, proprio dove ogni dicembre lui acquista il panettone artigianale. E quello di quest’anno esce sicuramente dalle mani laboriose di Ishmael.
Nel frattempo, mia nuora sorride come se avesse una paresi facciale, Mariolino sta giocando col suo aggeggio elettronico come se nulla fosse accaduto e Carletto si avvicina curioso a questo sconosciuto uomo scuro, chiedendogli: “Ma tu…sai di cioccolata? Sei fondente?” La risata argentina di Ishmael smorza il disagio nell’aria. Una telefonata in albergo poi sistema ogni cosa: aggiungeranno un letto alla mia stanza singola.
Sia chiaro: non sono un uomo sprovveduto che ospita estranei sperando di cambiare le brutture del mondo. Ho voluto aiutare Ishmael perché è…Ishmael. L’unica compagnia sopportabile per un lettore è un altro lettore, di qualsiasi colore, nazionalità o religione esso sia. E poi chi ha deciso è stato Amilcare, il mio gatto persiano, quando gli è salito placido sulle ginocchia per farsi coccolare. I gatti hanno fiuto per queste cose.
Lasciando da parte gli imbarazzi, saliamo tutti insieme sul monovolume, valigie e slittino compresi. “Papà, non vedo la tua borsa dei libri. Non ti porti nulla da leggere?” Gli mostro il mio nuovo acquisto, un lettore elettronico, con migliaia di libri nello stesso spazio di uno solo, sotto gli occhi esterrefatti di Mariolino.
Da oggi sono un nonno supereroe.

(continua…)

 

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