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diario di viaggio

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Non so voi, però a me l’aria di rientro a scuola di settembre manca un po’. Quando si passava in cartoleria e si valutavano i diari scolastici appena arrivati, gli astucci di ogni forgia e colore, i quaderni intonsi in pile ordinate, gli zaini sgargianti nello scaffale più alto, pastelli e pennarelli per tutto l’arcobaleno. Non che ogni anno si potesse rinnovare tutto il guardaroba, ma qualcosa di nuovo si spuntava sempre. Il diario di sicuro. Ai miei tempi il must era quello di Naj-Oleari, un sacco di pagine in più da dipingere a perdifiato.
Ho sempre pensato che da grande avrei aperto una cartoleria o una libreria. Non c’ho azzeccato proprio!

Invece per noi adulti settembre è rientrare al lavoro e al solito via vai, tale e quale a come l’abbiamo lasciato un paio di settimane prima. Forse un po’ riposati (seppure qualche mamma svela di attendere la scuola dei propri figli per respirare), ma manca quel carico di attesa e di aspettative del nuovo anno scolastico. I compiti e le interrogazioni tanto non finiscono mai.
Siamo dunque pronti al rientro? Ci aggiungiamo un po’ di colore?

Non stiamo parlando del Nano politico e nemmeno del saluto Nano-Nano di Mork da Ork. Il NaNoWriMo è il NAtional NOvel WRIting MOnth, ovvero il Mese Nazionale di Scrittura del Romanzo. Ve ne ho accennato nell’introduzione al software yWriter6, perchè anche il suo creatore, lo scrittore Simon Haynes vi ha partecipato con successo per ben 6 volte. In realtà, avevo pure sbagliato l’acronimo: l’avevo erroneamente tradotto con NAtional NOvember WRIting MOnth, perchè in effetti il NaNo si svolge nel mese di Novembre. Il cronometro scatta al 1 Novembre alle 0.00 e termina alle 23.59 del 31. Addirittura contare i minuti? La sfida è scrivere un romanzo di 50.000 parole in 30 giorni, ed ogni minuto è davvero prezioso!
Ma il NaNoWriMo non è nemmeno solo questo. E’ molto di più!

Sono stata (non) nominata, ma soprattutto promossa, al Liebster (blog) award. Ma che roba é questa cosa che suona come un dado da brodo??
Quando navigate nei vari blog personali, probabilmente notate alcuni blogger le cui barre laterali sono pieni di premi: Best Blog Awards, One Lovely Blog Award, Addicting Blgo Award, The Addictive Blog Award, The Versatile Blog Award, Beautiful Blog Award, Food Blog Award, So sweet Blog Award…
Alcuni li collezionano in homepage come i bollini della spesa sulla tessera raccogli punti.
Da dove vengono? Come si conquistano?
Ci sono alcuni siti dove concorrere alla votazione, ma la maggioranza si ottengono direttamente da altri blogger per “nomina”, una maniera per riconoscere e sostenere un blog che va oltre il semplice commento. Quando qualcuno ti dà un premio di questo tipo, è il suo modo di dire: “Il tuo blog è così meraviglioso che tutti dovrebbero leggerlo!”

Uno scrittore dovrebbe essere in grado di scrivere qualunque cosa, senza porsi alcuna limitazione. Che poi gli riesca meglio lo sviluppo di alcune storie rispetto ad altre (un romanzo giallo piuttosto che un libro fantasy) dev’essere una questione di preferenza ed opportunità. Ma non di paura o convenienza. La creatività non deve avere freni.

E’ da questo principio che Silvia Algerino di Lettore Creativo, ospitando il “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso, ci ha invitati a scrivere una versione del “Thriller Paratattico” andando oltre i nostri limiti e divieti inconsci. Del Thriller Paratattico ho già parlato in un precedente post, Piccole soddisfazioni in rosa, quando ho vinto la sfida della scrittura in versione romantica. Questa volta però non è stato affatto così semplice.

Vi aspettate un racconto altamente erotico a temperatura bollente o una virata improvvisa del blog quale shopping online di lingerie da burlesque? E’ bastato un titolo allusivo ed un’illusione ottica per accendere la vostra curiosità e farvi approdare qui a leggere, magari per la prima volta? Allo stesso modo, come può un libro scuotere la vostra attenzione in mezzo a tanti altri in una libreria continuamente rifornita?

La “quarta” di cui parliamo infatti è la quarta di copertina”, la quarta parte del formato tradizionale della copertina, che finisce come ultima faccia del libro. La quarta viene utilizzata oggi a scopo promozionale, riportando un breve testo descrittivo dell’opera e del suo autore, una citazione importante dalle sue pagine, un indizio della trama o le recensioni positive già ricevute dai critici.
Dopo il titolo e la grafica anteriore della copertina, la quarta è quel paragrafo che cerca di catturare l’attenzione del potenziale lettore e convincerlo all’acquisto del romanzo.

Dal momento che oggi siamo ospiti del “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso e tra di voi potrebbe esserci qualche nuovo utente, desidero darvi il benvenuto a bordo. Webnauta è un veliero che naviga in un oceano di parole, tra i libri che vorrei leggere e quelli che vorrei scrivere. Se proprio dovesse mancare il vento, nascosti sotto coperta abbiamo motori di tutto rispetto, in piscina potete nuotare con i pinguini e nella biblioteca c’è un giovane Pàtton che ogni tanto scappa dentro un romanzo. Passeggiando lungo il ponte, potreste incontrare un gatto con un nome, ma attenti a non diventare la cena perfetta del lupo famelico. Se vi iscrivete alla newsletter nel box a destra, potrete leggere il diario di viaggio e magari vincere un giro in moto.

 

Il blog tour

Scarpe comode e zaino in spalla, Michele sta girando per i vari blog che hanno deciso di ospitare le sue rubriche, accompagnando anche i suoi lettori abituali nel viaggio. Queste le tappe già toccate dal tour:

Le prossime escursioni a calendario:

 

Guarda che quarta

Oggi tocca alla rubrica “Acchiappami” in versione “Guarda che quarta”. L’intento è quello di convincere il lettore ad acchiappare il nostro romanzo dallo scaffale e correre alla cassa per portarselo a casa. In particolare, dobbiamo scrivere il testo che andrà stampato nella nostra quarta di copertina, sfoderando tutte le armi di comunicazione e marketing, per incuriosire il pubblico senza svelare troppo della trama. Far sentire in poche parole l’essenza della storia, il profumo delle emozioni che sono contenute nella narrazione, assicurando il lettore che saranno sue, se ce ne darà l’opportunità.

Già. Ma noi non abbiamo un libro in pubblicazione. Quindi, di che quarta stiamo parlando?

Alle puntate precedenti sono state utilizzate delle copertine di libri improbabili, gli Adelphi ignoranti, ripensate in chiave comica su una pagina Facebook. Dal momento che oramai non trovavamo più titoli fantasiosi al punto giusto, abbiamo deciso di metterci in proprio. Ed ho ridisegnato personalmente la grafica della nuova Biblioteca Scarparo!

A Michele non rimarrà che inventare un titolo e scegliere una foto. Temo quindi che le prossime sfide saranno micidiali…

 

La nuova copertina della Biblioteca Scarparo

Questa la prima copertina in gara per la puntata di oggi: Tre uomini in banca (per non parlar del conto) di Jerome K. Jerome. Chi saranno questi tre uomini? Che cosa li porterà in banca? Sarà il conto corrente o un altro conto?

 

Guarda che quarta: Tre uomini in banca

 

Ora si gioca!

Agli aspiranti scrittori il compito di fornire una quarta d’impatto per questa prima pubblicazione della Biblioteca Scarparo (Michele, temo che dovrai alzare il livello del filtro antispam…vorranno tutti pubblicare con te, adesso! 😛 )
Inseritele le vostre versioni nei commenti sotto al post.

E ai lettori? Eh, voi avete l’incarico più importante! Dovrete essere proprio voi a dirci quale di questi libri comprereste! Quali delle quarte scritte vi convincono di più e per quale motivo. Esprimete il vostro voto sempre con un commento al post.
Pronti? Partenza…via!!

Credit photo: Mighty optical Illusions. Copyright by Vurdlak. http://www.moillusions.com

Ci risiamo. Mi è scappato un altro volo pindarico. E questa volta direttamente sul podio.
Tutto è cominciato con il “blog tour” di Michele Scarparo di Scrivere per caso, che ha dato in gestione tutte le sue rubriche agli altri blogger a turno, per un giro turistico primaverile. Una di queste è il fantomatico “Thriller Paratattico”, un gioco letterario ereditato da un altro stimato blogger, Helgaldo di dadovestoscrivendo. Ogni volta viene richiesto di adattare un testo di base, attenendosi alle indicazioni fornite e sfoderando tutta la propria fantasia.
In quest’ultima sfida, ospitata presso Il Taccuino dello Scrittore, Marina Guarneri ci ha invitati a tingere di rosa, più rosa che si può, la storia paratattica e trasformarla in una trama romantica.

 

Thriller paratattico

 

 

Thriller paratattico originale

Questo il testo di partenza di tutte le 44 puntate finora contemplate:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne.
La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
Alfred Hitchcock con Helgaldo

Qui trovate l’elenco di tutte le esercitazioni e relativi vincitori: Thriller paratattico
Ci sono inversioni di genere (femminile diventa maschile e viceversa), effetti speciali con lens flare (scrivere con le inquadrature da cinema) ed una tutta puffata di blu (accipuffolina che divertente!). Il risvolto romantico mancava proprio all’appello.

 

Thriller paratattico in rosa

Basta, però, con paure, irrequietezza, violenza, incubi. Tingiamo di rosa questo “noir” paratattico. Regaliamo alla nostra fanciulla sperduta una giornata indimenticabile, luminosa, imbevuta di ottimismo e circondata da sorrisi. Qualunque cosa, purché anche lei possa godersi questo inizio di primavera.

Così Marina ci ha invitato a trasformare il testo originale “nella storia più rosa che vi venga in mente”. Sul suo blog trovate tutte le versioni che hanno partecipato al gioco: Thriller paratattico in rosa
Devo dire che sono stati tutti bravi: testi brillanti, alcuni complessi, e trame davvero fantasiose. Il breve paragrafo di partenza si è sviluppato in narrazioni di ottimo taglio.

Come al solito, non pensavo di partecipare.
Il rosa è uno dei miei colori e i “voli pindarici”, che già scrivo per un selezionato pubblico privée, sono decisamente di questa tinta (il nome “volo pindarico” l’hanno dato loro), ma sul momento non trovavo un appiglio per conformarmi alle linee guida dell’originale.
E poi l’idea si è fatta strada da sola.
Da subito ho scartato la proposta di matrimonio come fulcro del racconto, mi sembrava troppo scontata (e forse non ho più l’età…).
Parigi è già di per se la città dell’amore, quindi il rischio diabete è altissimo, ma volevo tenermi un po’ di mistero del vecchio thriller paratattico.
E cosa c’è di meglio di un appuntamento al buio per mantenere la suspense? (L’attesa del piacere è essa stessa il piacere)
Siamo poi nell’era dei social e può succedere davvero di tutto!
Così è nata, di colpo, in un’oretta nemmeno, questa versione.
L’ho scritta ridendo (credo di avere il ghigno dello Stregatto quando scrivo questi testi) e col battito davvero accelerato.

 

Volo pindarico parigino

Parigi è sempre una buona idea. (Sabrina)

No, non mi sono persa. Google Maps ha deciso di farmi impazzire con il suo scarto di pochi metri, per cui ho sbagliato già tre volte le vie, ma sono a Montmartre e oramai ci siamo. Il cuore fa un altro tonfo dall’agitazione.
Dietro di me, la collina del Sacré Coeur si staglia maestosa ai raggi obliqui del sole al tramonto. E mi pare di sentire l’ammonimento dei suoi cavalieri guardiani: “Stai per fare una cavolata!”
Forse, ma ho preso tutte le precauzioni del caso. Se mi si scarica il cellulare, ho la batteria ausiliaria in borsa. Ci sono due persone informate di dove mi sto recando, quindi sanno dove cercarmi. E in tasca, incollato alla mia mano sudata, sto stringendo saldo lo spray al peperoncino. Il gatto dei vicini, volontario, ha appurato che funziona alla grande.
Semaforo rosso.
Attendo con gli altri pedoni.
Sorrido. Lui-LUI è qui, siamo sotto lo stesso cielo. Ho visto le immagini della conferenza stampa di questa mattina, tutto il cast al completo. Non ho trovato i biglietti. E se anche li trovavo, mi toccava andarci da sola, alle altre colleghe non interessa. E non so se ne avrei avuto il coraggio.
Sospiro. E ora chi sto andando a incontrare?
Non lo so, non so chi sia lui-secondo-profilo. In realtà potrebbe anche essere una lei, un’altra fan. O un‘idiota che mi ha preso in giro per mesi. Sei mesi, per l’esattezza. Devo essere impazzita. Non ci ho nemmeno pensato stamattina, quando ho pubblicato la foto della Tour Eiffel all’alba dal nostro albergo. Ma lui-secondo-profilo, o lei…mi ha subito mandato un messaggio privato.
“You’re in Paris? Me too! We must meet!” (traduzione: Sei a Parigi? Anch’io! Ci dobbiamo incontrare!)
Semaforo verde, e il cuore fa un altro ruzzolone.
In un modo o nell’altro, oggi risolverò questo mistero! Quello di un profilo che è un enigma.
E’ spuntato fuori all’improvviso, quasi una notifica sbagliata del social. Nelle sue informazioni ha scritto “I am not what I am” (traduzione: Io non sono ciò che sembro) citando l’Othello di Shakespeare, guarda caso una delle opere portate in teatro da lui-LUI, il profilo ufficiale. E nella citazione lasciando in maiuscolo delle lettere sparse, ma che prese singolarmente compongono proprio il nome di lui-LUI.
E poi sono diventata una stalker, mio malgrado.
Ho scoperto che lui-secondo-profilo si trova sempre nella stessa città di lui-LUI, per lo meno scrive e risponde allo stesso fuso orario. Potrebbe anche essere il suo autista.
O la sua agente, la sua truccatrice. La domestica.
No, lui-secondo-profilo pensa al maschile. Ha gusti sportivi da uomo. Anche quelli musicali non sono un granchè. Ed è così simile nelle risposte a quello che leggo nelle interviste di lui-LUI. Non riesco nemmeno a dire il suo nome, ho paura di svegliarmi all’improvviso e scoprire che era solo una sbornia.
Ecco, ci siamo. Questa è la via che mi ha dato.
Il bar è all’angolo in fondo. Pochi metri. Respiro a pieni polmoni più volte, cercando di rallentare i battiti, e m’incammino.
Il peggio è che non so come riconoscerlo. Lui invece si, ha visto tutte le mie foto, io uso un profilo chiaro, non ho niente di che nascondere. E se arriva, mi vede e decide che dal vivo non sono così interessante, ancora prima di palesarsi?
Mi lascerà lì da sola ad aspettare inutilmente?
Qualcosa mi dice che non lo farebbe mai. E’ sempre stato di parola, in questa strana amicizia online.
E se davvero è lui-LUI, perchè diamine ha deciso di incontrare ME?
Entro nel locale e nelle luci soffuse noto che è frequentato per lo più da uomini attempati. Nell’aria il profumo acre del tabacco da sigaro ed una nota aromatizzata di alcool. Whisky. Ecco perchè l’ha scelto.
Sempre più sconnessa, mi siedo al bancone del bar, in posizione strategica con l’entrata alle spalle, ma visibile dallo specchio a tutta parete davanti a me. Lo vedrò prima che lui veda me?
Il barista si presenta per l’ordine. Prenderò proprio un bicchiere di whisky, chissà se se ne accorgerà.
Appena servita, scorgo una donnona corpulenta entrare affannata dalla porta, seguita da un’amica più striminzita.
Tutte e due indossano le magliette ufficiali dell’evento di stamattina e si guardano intorno in cerca di qualcosa.
Cazzo.
E’ una lei.
Una fan di quelle assatanate anche.
Nascondo il bicchiere tra le mani e abbasso il capo tra le spalle, cercando di diventare invisibile.
Eppure se ne vanno subito, non sembravano interessate ad un riconoscimento.
Forse cercavano solo una cafétéria.
Affranta, guardo se ci sono nuove notifiche social. Quando una voce profonda al mio fianco disintegra i miei pensieri.
“Wasn’t need whisky…I recognized the jacket…” (traduzione: Non c’era bisogno del whisky…Ho riconosciuto la giacca…)
Sbircio lo specchio ma riconosco la sua voce non doppiata.
LUI è lui, lui-LUI è lui, lui è lui-LUI. E’ LUI!
Eppure non sono sconvolta. Mi sento finalmente tranquilla. Ho parlato per mesi con quest’uomo. Mi volto.
“You’ve never seen this jacket!” (traduzione: Tu non hai mai visto questa giacca!)
“I was sure you had one. It’s more…you.” (traduzione: Ero sicuro che ne avessi una. E’ così…tu.) E scuote la testa ridendo.
Si, è famoso. Si, è dannatamente sexy. Ma visto da vicino, senza il filtro di Photoshop, si ridimensiona parecchio. Lui è secondo-profilo, è una persona con cui mi piace chiacchierare, abbiamo la stessa ironia di fondo.
“Really, whisky is for you!” (traduzione: Davvero, il whisky è per te!)
Prende il bicchiere e lo sorseggia. La sua faccia schifata è da Oscar.
“Ach, my God…what’s this?!” (traduzione: Ach, mio Dio…cos’è questo?!)
Un attimo dopo i nostri occhi si incrociano e si fissano per un’eternità.
“You were right…infinity…” (traduzione: Avevi ragione…infinito…)
E so di che cosa sta parlando. Blu contro blu.
«Mezza corona, prego!» interviene stizzito il barista.
Senza mai scostare lo sguardo dal mio, lui estrae una moneta dal taschino e la sbatte con un sonoro pugno sul bancone. Tutti i bicchieri sobbalzano rumorosamente, insieme agli astanti.
Mai contraddire uno scozzese.

 

And the winner is…

Qui trovate tutti i voti ed i commenti espressi dai lettori, per le varie versioni pubblicate: Thriller in rosa: la votazione Il Volo pindarico parigino ha conquistato il podio con 10 voti su 24 totali. Il colore rosa ha portato vitalità e nuovi autori a questo gioco!

Thriller paratattico: il vincitore

 

Ringraziamenti

Prima di tutto ringrazio le mie Sassenachs lettrici che hanno letto l’ennesimo volo pindarico in anteprima e sono corse a votarlo (ed ho sempre il dubbio che votino lui-LUI, invece che me… che lui-LUI è molto più…più…più!).
Questo è il settimo volo terminato, altri 3/4 in cantiere. Se arrivo a 99 mi toccherà davvero pubblicarli e confessare.

Poi ringrazio Nostromo Alex che mi ha pubblicizzato sui social. E devo dire che proprio da Facebook ho avuto delle sorprese: chi mi ha prima votato sulla fiducia e poi se n’è ritornato a dirmi “Ma sai che l’ho letto e scrivi proprio bene?”

Ringrazio Mister E. che, come suo solito, mi ha messo in crisi con una sola frase: “Preferisco quando scrivi così!” Ma “così” come? Più corto? In prima persona? Più suspance? Più rosa? Ma se ai maschi non piace il romance?!

Ringrazio tutti quelli che mi han votato, anche quelli non mi leggono sul blog, non aprono nemmeno la newsletter, ma quando han sentito di potermi votare e partecipare a qualcosa si sono fatti vivi. Come fare a incuriosirvi il resto del tempo?!

Infine ringrazio Michele, Helgaldo, Marina, tutti i blogger che han partecipato e che incrocio in questi ed in altri siti. Sharing is caring e voi siete un’evoluzione continua.

Grazie, grazie e ancora grazie a tutti.

Questo post io non pensavo di scriverlo. Ma poi ieri Mister E. mi dice: “Il blog è personale? Si. Riguarda la scrittura? Si. Ti sei già risposta.” E ieri mattina la ciurma, in particolare l’addetto alla bussola seo, mi spiega: “Assolutamente devi farlo. Un riconoscimento, per quanto piccolo, va celebrato!” Quindi eccomi qua a spiegarvi come sabato scorso ho ricevuto una menzione speciale.
Più o meno è andata così…

 

Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa

Contest I'm not a groupie

Passa questa immagine nella mia bacheca Facebook e leggo testualmente:

“C’erano una volta una libraia e una non-groupie, che andarono a una festa in onore di uno scrittore e del suo nuovo libro…Vuoi vincere un libro Marsilio Editori? Leggi il nostro racconto a quattro mani e aiutaci a trovare il finale adatto! Hai tempo fino a venerdì 19 febbraio.”

Sto infatti seguendo questo bellissimo blog, “I’m not a groupie” (le groupie negli anni sessanta erano fan particolarmente scatenate che accompagnavano i grandi rocker in tournée; ma queste blogger appunto non sono groupie!), un blog per 40enni (coff coff!) libere, intelligenti, colte e spiritose. Grazie a loro ho seguito tutto Sanremo senza accendere la televisione e non mi ero mai divertita tanto!

La non-groupie del contest è Elena Giorgi, la libraia timida è Cristina Di Canio, autrice del blog La scatola lilla e spacciatrice di sogni nella libreria proprio color lilla Il mio libro a Milano. Non le conosco personalmente, ma sono arrivata in questi lidi tramite altri siti e condividi nei vari social.

Il racconto della festa inizia nella scatola lilla di Cristina: Metti una libraia timida e una non-groupie a una festa
Poi prosegue nel blog non-groupie di Elena: Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa 
Quando arrivo a leggere io, ci sono già una decina di finali nei commenti, tutti molto divertenti, viene mantenuta l’ironia dell’incipit, uno addirittura con un risvolto poliziesco.

E chiudo lì.
Non pensavo di partecipare.
Che c’entro io?

 

E poi si scrive da solo

Dovrei tarare il finale in prima persona di Elena.
Bisognerebbe conoscere a fondo le protagoniste.
Azzardare qualcosa di ironico, ma verosimile. Senza saperne nulla. Una sfida!
Ma perché tutti gli altri si sono fiondati sullo scrittore? Chi è esattamente costui?

“…stiamo andando a una cena in onore di un noto scrittore di gialli, che ha già pubblicato una famosa e vendutissima trilogia dedicata al male e che da qualche giorno è tornato sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo.”
“Il vincitore avrà in premio una copia del libro di cui vi abbiamo dato diversi indizi (ve ne diamo un ultimo: la casa editrice è Marsilio).”

Apro il sito della Marsilio Editori ed in homepage campeggia la pubblicità del nuovo libro di Roberto Costantini “La moglie perfetta” di prossima uscita. Clicco per andare nella scheda del romanzo. “Dopo il successo internazionale della Trilogia del Male…” Ok, è il nostro uomo.

Ma è davvero ansioso o timido come lo descrivono? Nella sua biografia leggo “ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss.” Non ce lo vedo proprio. E poi gli altri concorrenti del contest hanno tutti puntato su di lui. Uhm, non va.

Ci vuole un Pàtton.
(Se vuoi sapere chi è, clicca qui sopra su I dolori del giovane Pàtton)

Raccolgo le informazioni delle protagoniste disseminate come briciole di pane nei due testi. A Cristina piacciono gli angoli e le noccioline. Elena è una valchiria indomita nel suo tacco 13 che teme solo quel bellissimo tappeto orientale.
Insomma, in men che non si dica, il mio finale si scrive da solo.
La forma è quella che io definisco “volo pindarico” (l’espressione arriva dal poeta greco Pindaro, si intendono proiezioni in un mondo irreale, creativo, a sé stante). Di solito i voli pindarici li scrivo per alcune amiche di lettura ed hanno un altro soggetto, di cui ovviamente vanno pazze. Solo loro… 😀

Come ogni volo pindarico che si rispetti c’è una fortunata donzella. Chi scegliere?
Ho una predilezione e una simpatia per le persone nascoste nell’angolo, che non sai mai da quanto tempo sono lì. Sono quelle che osservano, colgono le sfumature dove gli altri vedono solo contrasti, serbano sorprese.
Perché modestamente anch’io di angoli me ne intendo. Offrono la visione migliore, ti consentono di tenere tutto sotto controllo. Per non parlare delle conversazioni con la carta da parati, sempre molto accondiscendente a qualsiasi mio sproloquio.

E quindi eccolo qua:

 

Il mio finale

Inizia il racconto nel blog di Elena e poi prosegui.

Finalmente la padrona di casa interviene elegantemente a salvare l’ospite dalla calca, offrendogli un flute di prosecco e la presentazione di un altro giornalista per una fugace intervista.
Impeccabile in vestito grigio e camicia nera, gli occhi calmi ma anche un po’ stanchi, forse ansiosi di tornare a casa, dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta quando gli chiedono del suo nuovo libro, quasi mangiandosi le parole, divorandole.
Dietro di lui, quasi un’ombra alle sue spalle, intravvedo un uomo, più giovane, capelli bruno rossicci, indisciplinati nonostante il gel, avvenente senza indugi, ma soprattutto uno sguardo blu terso che sembra cercare…una via di fuga.
Mi giro verso Cristina e la vedo con la bocca aperta e la nocciolina in mano, sospesa a mezz’aria. Anche lei l’ha notato.
Chi sarà mai? il figlio dello Scrittore? forse il suo editor? o il suo pupillo, un aspirante autore in apprendistato?
Mentre la curiosità ci spinge inconsciamente ad avanzare di centimetro in centimetro verso il fulcro della serata, le orecchie tese a distinguere frasi in lontananza, ecco lo Scrittore presentare lo sconosciuto come “il suo assistente”.
Io e Cristina ci fissiamo complici.
Mi giro e parto all’attacco, dirigendomi verso il centro della conversazione, ora o mai più.
Rimango un attimo interdetta dal fatto che l’Assistente, pure in un accurato completo blu ma senza cravatta, indossi un paio di sneaker sportive. Il color fumo della tomaia potrebbe anche passare inosservato, ma le stringhe e la suola arancione fluo decisamente no. Qualcun altro si è dimenticato le scarpe a casa stasera.
Quasi rispondendo alla mia domanda, alza lo sguardo verso di me, come se mi riconoscesse.
Lo vedo scusarsi con lo Scrittore ed avanzare verso la mia posizione.
Cerco di ricordare dove posso averlo già incontrato ma no, memoria irreperibile.
Sto quasi per incrociarlo quando mi accorgo che la sua vista punta oltre, dietro la mia figura. Mi giro seguendo quell’ipotetica traiettoria.
Sta andando verso Cristina e le sta sorridendo ad arcata dentaria spianata!
Dal canto suo Cristina è color mogano come il secretaire al fianco e sta indietreggiando ancor di più in ritirata nel suo angolino.
“Buonasera, ma lei non è la libraia della scatola lilla?” le chiede un po’ impacciato.
“Sssssi”
“Mi ricordo di lei. Abbiamo partecipato ad un altro evento…quello all’angolo ero io però…c’è sempre troppa confusione…”
Questa poi!
Dietro di noi all’istante succede l’inverosimile. Un paio di fashionissime ballerine Jimmy Choo a punta aguzza decidono di infilzare al bordo quel bellissimo tappeto orientale, determinando una caduta rovinosa e poco signorile della loro padrona. Paonazza, si rialza con l’aiuto degli astanti imbarazzati quanto lei.
Se anche le ballerine diventano pericolose, non c’è proprio alcuna certezza! Tanto meglio rischiare con i tacchi!
La serata termina con Cristina e l’Assistente a chiacchierare amabilmente nel loro paradisiaco angolo, scambiarsi i numeri di telefono, accordarsi per qualche altro evento. E forse anche una presentazione dello stesso Scrittore nella sua libreria.
Pare che questa volta il lavoro sporco sia toccato a lei. Sorrido.
All’uscita la vedo comunque pensierosa.
“Che c’è?”
“Ma sai che, a sentirlo parlare…l’Assistente intendo…non lo so…sembra quasi che il libro l’abbia scritto lui?”
Ci guardiamo sconcertate per un secondo.
“Naaaaaaaaaa…”

 

And the winner is…

Contest winner

Non ho vinto, ma mi è stata attribuita una menzione speciale. Piccole soddisfazioni. Ma è già molto per un volo pindarico!

 

Comunque le malefiche ballerine a punta aguzza esistono davvero, collezione Resort 2015! Tremate tappeti! Ballerine nere Jimmy Choo

L’anno ormai è iniziato, il vascello è in navigazione in questo oceano di parole ma dobbiamo decidere che direzione prendere una volta al largo.
Almeno sulla carta va tracciata la rotta. Che poi nell’arco del viaggio si decida altrimenti, è un’altra cosa.

Così riprendendo l’idea di Chris Brogan, che dal 2006 sceglie tre parole ad inizio anno per farsi guidare nelle proprie azioni, mi aggancio anch’io al meme lanciato da Penna Blu (il mio primo meme!!) e fisso sulla mappa tre punti chiave da seguire per questo primo anno in mare.

 

1. Resilienza

Questa parola l’ho scoperta nel 2015 e mi colpì la sua musicalità prima ancora di leggere il suo significato.

resilienza

/re·si·lièn·za/
sostantivo femminile

  1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
  2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Resiliente è colui che nelle difficoltà non si perde d’animo, non si lascia sopraffare dal pessimismo, ma riesce a riemergere, a ricostruire la propria vita senza perdere se stesso. Le persone resilienti riescono a vedere delle opportunità in mezzo ad una crisi.
Potremmo semplificare con un “mi piego ma non mi spezzo”.
Credo che più siamo resilienti e maggiormente siamo in grado di raggiungere i nostri obiettivi, nonostante tutto.
Ritengo quindi sia una condizione indispensabile per navigare a vista, devi essere pronto all’arrivo dell’iceberg!

 

2. Perseveranza

perseveranza

/per·se·ve·ràn·za/
sostantivo femminile

Costanza di atteggiamento o di comportamento, spec. in quanto accompagnata o motivata da propositi virtuosi o sostenuta da una convinzione personale, oggettivamente
più o meno valida o addirittura inaccettabile.
“studiare con p.”

Direi che senza perseveranza, nessun obiettivo può essere consolidato. Rischierebbe di essere un fuoco fatuo, e a lungo andare danneggiarci. Meglio conseguire piccoli risultati continui ma progressivi (capitalizzare il guadagno, diciamo), che un’unica vetta con una successiva rovinosa caduta.

 

3. Evoluzione

evoluzione

/e·vo·lu·zió·ne/
sostantivo femminile

  1. Svolgimento, sviluppo graduale e completo.
  2. Manovra o serie di movimenti ordinati diretti a cambiare la posizione di unità tattiche, di mezzi navali o di aerei, di un gruppo di ginnasti o di cavalieri.

Ovviamente intendevo evoluzione come miglioramento e crescita personale, della propria scrittura, delle proprie capacità comunicative. Ma il fatto che ci ho ritrovato tra i significati anche quello di spostamento di un mezzo navale, mi fa credere che è giusta due volte.

Me ne sono accorta ora, ma ho scelto tutti sostantivi femminili! Un caso? 😀
Inoltre le ho scritte istintivamente in ordine cronologico: prima devi essere resiliente e pronto a tutto, perseverare nell’inseguire l’obiettivo e solo così sarà possibile un’evoluzione dal punto di partenza della rotta.

 

Leviamo l’ancora

(e lanciamo il cancelletto)

Giusto ieri ho spiegato al nostro consulente in marketing che cos’è un “Blog Meme”. Ma si è dimostrato alquanto dubbioso: dal momento che si basa su singoli blog, non appartenenti ad un’unica piattaforma, la condivisione e pubblicizzazione è lasciata all’impegno dei singoli utenti. Ed in effetti è alquanto difficile che altri, al di fuori dei lettori dei blog partecipanti, ne vengano a conoscenza.

Per “esplodere” davvero un Blog Meme dovrebbe avere una sua immagine social, meglio se trasversale: il cancelletto!

L’hashtag # (da hash, cancelletto appunto) è un’etichetta che viene utilizzata dai social network come aggregatore di informazioni, così che gli utenti possano partecipare alla conversazione online più facilmente. Ogni utente ne può inventare uno o agganciarsi ad uno esistente.
Perciò per questo Blog Meme vi propongo l’hashtag:

#3parole2016

 

Chi ha un blog, può partecipare al Meme con un proprio articolo e rilanciarlo sui social accompagnato dall’hashtag. Chi non ha un blog, può accodarsi con l’hashtag scrivendo direttamente sui social le sue 3 parole per il 2016.

Allora, quali sono le vostre? Le avete già trovate?

 

No, ve lo ricordate giusto il detto: Anno bisesto, anno funesto.
Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Era il 2012, era un anno bisestile, era l’anno della fine del mondo secondo i Maya.
Ma a conti fatti per me è stato un anno eccellente.
Niente asteroidi, terremoto, tsumani, allagamenti, guerra nucleare, attacchi alieni.
Come prediceva un mio amico, e un po’ lo prendevo in giro per questo, sarebbe finito il mondo “così come lo conosciamo”.
E nella sfera personale i Maya, ed il mio amico, c’hanno azzeccato più di Branko.
E’ stato l’anno in cui un’idea baluginata con una canzone e buttata in un quadernetto ha iniziato a prendere seriamente dimensione.
Quando sono tornata a scrivere dopo un decennio, ma questa volta credendoci davvero!
E ricordo ancora il 29 febbraio di quell’anno: quel giorno scoprii che un’amicizia non era così solida come credevo.
Il mio mondo, così come lo conoscevo, cambiò. Ed io cambiai con lui.

Gli anni successivi invece, non bisestili, sono stati uno sfacelo. Abbiamo perso famigliari, abbiamo perso salute e di conseguenza serenità.
Ho scritto poco. Quasi niente. Troppa spazzatura nella mia testa. Il quadernetto prese solo polvere. Mi infastidiva pure leggere!
Con fatica ho impugnato di nuovo la penna in questo 2015, un’araba fenice.
E sono arrivata ad aprire questo blog.
Quindi sono assolutamente convinta che: Anno bisesto, anno maestro.

 

E se devo pensare ad un maestro, chi se non il Gran Maestro del Consiglio Jedi, Yoda?
Ed è proprio lui a darmi i buoni propositi per il mio 2016!

 

Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare!

Sono i nostri “pensieri limitanti” ad impedirci spesso il raggiungimento di un obiettivo.
Perciò scelgo il Fare. Meglio Fare e fallire, che provare. La Paura che accompagna il provare già ci frega il risultato!
Nella mia fattispecie, Fare è Scrivere!

 

Devi disimparare ciò che hai imparato!

Come Luke, io sposto col pensiero la pietra, ma non la nave. Perchè non ci credo.
Ho imparato che non si può scrivere. Nè un libro nè un racconto. E che nessuno ti leggerà mai.
Me lo hanno insegnato persone che avevano paura, che per evitare il fallimento non hanno nemmeno tentato.
E per giustificare la loro paura, vogliono scoraggiare anche voi.

 

Molto da apprendere ancora tu hai.

Lo so. Questo davvero lo so. E sono qui per apprendere.
Non ho ancora capito se vale più l’esperienza diretta o un corso specifico.
E come eventualmente valutare la qualità di un corso, perchè sui sogni delle persone molti ci speculano e basta.
Toccherà studiare ancora. E ancora. E ancora.

 

Meravigliosa la mente di bambino è! Il Padawan ragione ha! Vai al centro della forza di attrazione e il tuo pianeta tu troverai!

Non trascurate mai la mente del bambino che è in voi. E’ da lì che nascono le migliori idee.
Non esaurite la meraviglia, non dimenticatevi lo stupore e il divertimento.

 

Usa la Forza per saggezza e difesa. Mai per attaccare!

Ovvero devo arrabbiarmi di meno. Non è colpa mia! Sono loro che mi istigano!!
Devo smetterla di cadere nella tentazione della polemica, soprattutto social. E’ un costoso dispendio di tempo ed energia, senza alcuna soluzione.
Tempo ed energia che possono essere spesi meglio, a scrivere altro.

 

Non se qualcosa da dire in proposito io ho.

La domanda è: “Aprire un altro blog sulla scrittura è inutile?”
Me la sono fatta spesso. Solo il Maestro Yoda poteva rispondermi.

 

La grandezza non conta; guarda me: giudichi forse me dalla grandezza? Non dovresti farlo infatti, perché mio alleato è la Forza, ed un potente alleato essa è!

Questa è la risposta per quelli che si ostinano nella guerra Self-Publishing vs. Case Editrici.
Ci sono autori tradizionalmente pubblicati che non conoscono la Forza. In essi prevale solo il Lato Oscuro e domina il loro destino. I lettori lo sanno. I lettori scelgono. I lettori comprano o snobbano. Nemmeno l’ufficio Marketing può contrastare la Forza.

 

Questo qui per lungo tempo ho osservato: durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte! Mai la sua mente su dove lui era! Su ciò che faceva!

E’ vero. Tendo a viaggiare parecchio, a distrarmi, a correre e disperarmi per inseguire troppe cose.
Con mio rammarico, ho dovuto imparare a dire di no. Non per cattiveria, ma non ho il dono dell’ubiquità e non posso aiutare tutti, senza avere poi tempo per aiutare me.
Quest’anno voglio più concentrazione ed un solo obiettivo. Terminare quel quaderno!

 

Avventura. Puah! Emozioni. Puah! Un Jedi queste cose non ambisce. Tu sei avventato!

Si, lo so…
Ma cosa avrei da scrivere altrimenti??!

 

Corri! Si! Si! Il vigore di un Jedi scaturisce dalla Forza

Questo è un tributo alla mia istruttrice di fitness.
Perchè “mens sana in corpore sano” non è una stupidaggine.
Scrivo meglio quando sono allenata. Perciò continuerò a impiegare la Forza per raggiungere la palestra. Una volta lì dentro, il più è fatto.

 

La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere; rimpianto non avere.

Questa è dura, Yoda. E tu lo sai. Ho bisogno delle motivazioni. Le cose che succedono devono avere un perchè!

 

No. No. Non c’è perché! Niente più ti insegnerò, io, oggi. Pulisci la mente da domande.

Lasciamene almeno una. “E se?” Non puoi togliere questa domanda a noi scribacchini! Ruota tutto intorno ad essa.

 

 

Il Capitano e la Ciurma vi augurano un 2016 maestro, ricco di cambiamenti, che il vostro mondo possa rinascere con la Forza come potentissima alleata.
Noi saremo qui in navigazione. Il nuovo anno porterà collaborazioni e novità, spunti interessanti, cambiamenti di rotta curiosi. Salite a bordo!

“Tu devi sentire la Forza intorno a te. Qui, tra te, me, l’albero, la pietra, dovunque! Si…anche fra la Terra e la nave.”
…perchè c’è sempre una nave!

 

Che la Forza sia con te!

 

Foto originale “Master Yoda” di Thomas Hawk
Creative Commons License Alcuni diritti sono riservati.

Anche se noi rimaniamo in navigazione, tutta la ciurma di webnauta, in primis il comandante, vi augura Buone Feste, un sereno Natale ed un Capodanno coi botti (di fortuna!). Un abbraccio a tutti quelli che leggono ma ancora non gli è scappato un commento. Prima o poi succederà, arrendetevi! Siamo appena partiti, ma il 2016 promette meraviglie e tante novità. Saltate a bordo!