Category

Le incursioni

Category

Nell’ultimo suo guest post, il Vecchio viaggiatore di panchine aveva introdotto il concetto di prospettiva e di come a volte ci impuntiamo a vedere le cose sempre dallo stesso punto. Il guest blogger di oggi ritorna sul concetto di “cambio di prospettiva”, stavolta strettamente legato alla scrittura, cambio indispensabile per la riuscita della storia che si sta scrivendo. 
Lui è uno scrittore di erbacce, uomini e donne che ci provano, perdono il lavoro, la moglie o il marito. Individui che non hanno qualità di alcun genere, ma che si trovano all’improvviso “sotto la ruota”. Non hanno in mente di fare rivoluzioni, o chissà cosa: solo di arrivare al giorno dopo. Sono erbacce, appunto. Ma assolutamente reali, perché anche noi potremmo ritrovarci erbacce all’improvviso. 
Della Trilogia delle Erbacce di Marco Freccero, io sto attualmente leggendo, gustandomelo ad ogni racconto, il primo volume “Non hai mai capito niente“.

Spesso focalizziamo la nostra attenzione nell’ovvio e nel futile, mentre basterebbe solo variare di un grado il nostro punto di osservazione per vedere tutto sotto un’altra luce. Imparate a cambiare prospettiva.

Funziona in natura quando la si osserva e si studiano i suoi esseri viventi, lo si applica nell’arte e nella fotografia alla ricerca di un particolare lato della bellezza, ma non siamo abituati ad esercitare lo stesso principio ovunque.

I problemi ci sembrano insormontabili quando ci ostiniamo a scrutarli sempre con lo stesso sguardo, dalla stessa angolazione. Girate completamente il quadro del puzzle, capovolgete l’immagine a testa in giù anche se vi sembra assurda e continuate a cercare quel pezzetto che da ore non trovate.

E’ sempre stato lì, a un passo da voi.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.

Quando mi fermo per il pranzo lungo il mio cammino, colgo l’occasione per scrutare le vite altrui, come un documentarista osserva gli animali per ore nei loro piccoli atteggiamenti quotidiani.
Oggi mi ha colpito una signora, in un bar di periferia.
Seduta in un angolo a leggere il giornale, mi ha attirato per la familiarità con il luogo e le persone. Era chiaro che lei lì era di casa, perchè conosceva i nomi di tutti i camerieri ed anche perchè stranamente nessuno ha osato chiederle il posto a fine consumazione, quel tipico e insistente “Vuole qualcos’altro?” che ti fa sentire indesiderato.
Ma la signora era talmente parte dell’ambiente che gli altri clienti abituali la salutavano cordialmente alla pari del proprietario dell’esercizio, pur ignorandosi invece tra di essi. Questo mi ha forse impressionato perchè nel mio peregrinare non ho più trovato il vecchio ristoro di paese, quell’unico luogo dove tutti gli abitanti locali erano soliti ritrovarsi nelle pause, dove tutti conoscevano tutti e sapevano tutto di tutti. Le nostre città di oggi sono poveramente anonime. Possono passare mesi prima che tu incroci nuovamente l’inquilino del quarto piano o conosca il nuovo proprietario dell’interno 12.
No, non credo fosse questo che mi ha turbato.
Non mi ha nemmeno toccato la sua voce melliflua, troppo accondiscendente, quasi bambinesca, dovuta forse peraltro alla sua età molto avanzata, più della mia, quando il tempo scorre lento e noioso e non c’è più fretta alcuna, nemmeno di lesinare parole.
Anzi, la sua voce poteva addirittura risultare fastidiosa, irritante quanto il pesante trucco a colori contrastati, virtù di epoche passate, se non fosse per l’incredibile dose di gentilezza che colpiva, questa si, come un pugno allo stomaco.
Nessuno avrebbe potuto dirle di no o ignorarla, perchè lei era troppo gentile e affabile, perchè aveva un saluto davvero per tutti quelli che entravano, fosse anche un “Buongiorno!” ma detto con vera convinzione. Pure per me, avventore per errore, assoluto sconosciuto.
Non siamo più talmente abituati alla gentilezza, non fa nemmeno più parte di noi che il riscontrarla in un’altra persona ci ferisce, il metterla noi stessi in pratica in questo mondo frenetico ed egoista ci fa sentire solo dei cretini romantici, invece che persone migliori.
Abbiamo tutto da imparare da quella signora. Il suo saluto mi ha seguito per tutta la giornata e mi sono ritrovato a dispensarlo con il medesimo
entusiasmo.
Elargiamo istanti di gentilezza. In fondo, ci costano così poco!

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.

L’altro giorno ci siamo ritrovati con un amico di lungo corso nella stessa panchina e inevitabilmente i nostri convenevoli riguardavano nell’ordine: lo stato di salute, le burrasche lavorative, quelle famigliari e gli aggiornamenti delle amicizie comuni che l’uno o l’altro aveva intravvisto.
E disquisendo proprio delle qualità di un buon rapporto amichevole, ci siamo accorti di annoverare entrambi qualche elemento in una strana categoria. Gli arrabbiati per motivi sconosciuti.
Confidando in una tregua dal continuo piovasco, abbiamo indugiato a chiacchierare, anche di persone esterne alle nostre confidenze, per vedere se almeno l’altro, con un piglio obiettivo, poteva magari scorgere il motivo dell’arrabbiatura di un soggetto a lui estraneo.
No, l’esperimento non ha funzionato. Le ragioni ci rimangono ignote.
Ma ad un certo punto, una frase sfuggita al mio compagno quasi per caso, rimembranza di chissà quale trattato di spicciola filosofia, ci ha colpiti entrambi.
La gente si arrabbia quando le dici la verità.
In effetti questo poteva spiegare il comportamento di alcune persone che senza alcun preavviso sono scomparse dalla portata dei miei saluti. Ho forse detto qualche scomoda constatazione che sia suonata più simile ad una cattiveria?
E che soluzione ve n’è a sparire senza dialogo? Non c’è modo né di conoscere le motivazioni di tal collera né di fornire le dovute scuse!
Perché un conto è dichiarare di essere pressati dagli impegni quotidiani e ripromettersi una conversazione quanto prima, tutt’altra maniera è non dare risposta ai messaggi, lasciar suonare a vuoto telefono e campanello o cambiare vicolo all’occorrenza.
La cosa curiosa, continuò il mio interlocutore, è che ci chiedono loro stessi di essere schietti. Perché solo un amico sincero è un vero amico.
Ma sincerità e comodità non vanno al passo. E alla fine inciampiamo col proferire parole che non vogliono sentire. Essere un amico sincero è un mestiere difficile e per nulla riconosciuto.
Sarà stato l’influsso del giardino giapponese dove ci attardavamo, la quiete zampillante dell’acqua della fontanella o il buddha che ci guardava estatico, ma ci siamo risposti all’unisono. Lasciamoli andare.
C’è un punto in cui l’ostinazione deve cedere spazio alla rassegnazione, altrimenti si rovinano anche i ricordi.
Antiche strade si dividono, nuove strade incroceremo.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.

Nel 2016 c’è un anniversario importante, più in Inghilterra che da noi. Il 23 aprile saranno 400 anni dalla morte di William Shakespeare, ma i festeggiamenti in patria dureranno per tutto l’arco dell’anno. Il British Council ha già organizzato un calendario fitto di eventi e spettacoli, nonché il lancio dell’hashtag #Shakespearelives e dell’omonimo sito shakespearelives.org 
Perché le opere del Bardo (epiteto romantico assegnato al poeta) sono più vive che mai, trasversali in tutti i sentieri dell’arte.
Con Willy ho un conto in sospeso (è mai possibile che la storia d’amore per eccellenza sia diventata la sua Romeo e Giulietta, dove i due amanti s’ammazzano? e vissero felici e contenti, litigando con i suoceri no?!), ma il guest blogger di oggi ci spiegherà che dopo 400 anni i veri protagonisti shakespeariani sono i cattivi. E mica cattivi da poco.

 

King Lear by Taiwan’s Contemporary Legend Theatre. Photo by Eoin Carey
King Lear by Taiwan’s Contemporary Legend Theatre. Photo by Eoin Carey.
Courtesy Of British Council for Shakespeare Lives in 2016

 

Impertinente, amorale, egoista ed ipocrita: questi sono solo alcuni degli aggettivi con cui potremmo descrivere il “villain” o personaggio cattivo, l’antagonista nelle tragedie shakespeariane. Vi siete mai chiesti perché, nonostante per tutta la tragedia non facciamo che sperare che il cattivo venga smascherato in quanto cattivo, subdolo, spietato, alla fine quando avviene ci sentiamo dispiaciuti, quasi in colpa oserei dire, per il nostro villain? C’è un qualcosa di oscuro che ci attrae. È un personaggio affascinante, tanto bello e seducente quanto letale, che viene, nelle sue forme più estreme, rappresentato come l’anticristo!

Di villain Shakespeariani ne abbiamo molti, e sicuramente il più malvagio, non solo nel carattere, ma anche nell’aspetto fisico è il Riccardo III. Ecco forse lui ci attira un po’ meno, ma se pensiamo ad altri personaggi cattivi come Edmund in King Lear, Iago in Otello, Shylock nel Mercante di Venezia o Macbeth con consorte annessa, non possiamo non innamorarcene!

Allora soffermiamoci sul cattivone più intrigante di sempre, quello che apparentemente sembra agire senza secondi fini, ma solo per il proprio ego, quello che, a mio parere, è stato sempre un po’ sottovalutato, o meglio, non ci si è posti la domanda più ovvia: perché si comporta così?
Di chi sto parlando? Di Iago, un cattivo con la C maiuscola!
Per chi non avesse avuto il piacere di veder rappresentata o aver letto questa tragedia, mi propongo di riassumere brevemente i punti salienti di quest’opera d’arte.

 

La tragedia di Otello, il Moro di Venezia

Siamo a Venezia. La giovane Desdemona si è sposata in gran segreto con Otello, un valoroso generale di colore della Repubblica di Venezia. Già nel primo atto entra in scena Iago che avvenuto il matrimonio corre dal padre della giovane sposina per raccontargli dell’accaduto, mandandolo su tutte le furie. Iago, confidandosi con Roderigo, afferma da subito di odiare Otello per due motivi: secondo lui il bel generale avrebbe una tresca con sua moglie Emilia e poi è risentito del fatto che Otello ha scelto Cassio come luogotenente invece di lui. Nel frattempo Iago, per mettersi al riparo da accuse, corre a riferire ad Otello che Brabanzio, il padre di Desdemona, è invece venuto a sapere da un certo Roderigo del matrimonio segreto ed è incollerito. Dopo un processo, il padre di Desdemona accetta il Moro come genero, ma ecco che nella conclusione del primo atto, in un lungo monologo, il nostro villain ci rivela i suoi piani per distruggere Otello: farà in modo che il generale creda che la neo-sposina e Cassio, il suo braccio destro, siano amanti e lui stesso gli farà credere di essergli un fedele “servitore”.

Nel secondo atto, ci troviamo catapultati nell’isola di Cipro, dove il nostro generale Otello si è diretto per sventare un attacco della flotta turca, che però affonda durante una tempesta. La buona notizia fa sciogliere la tensione e i soldati Veneziani si concedono una serata di festeggiamenti. Quale occasione migliore per iniziare a mettere in atto il proprio piano? Iago, grande osservatore, sa che Cassio non regge l’alcool, così lo fa ubriacare e con l’aiuto di Roderigo inscena una zuffa alla quale pone fine Otello. Quest’ultimo, deluso dal comportamento del suo luogotenente, decide di punirlo e lo degrada. Cassio disperato viene raggiunto da Iago che, come il serpente tentatore, gli suggerisce di chiedere a Desdemona di intercedere per lui affinché egli venga riabilitato. Nel momento stesso in cui la bella e graziosa fanciulla chiede al Moro di Venezia di perdonare il giovane Cassio, Otello si ricorda delle insinuazioni di Iago a proposito di un eventuale tradimento da parte di Desdemona con Cassio.

Nel terzo atto assistiamo all’incontro fra Desdemona e Cassio al quale, presenziano di nascosto pure Iago e Otello il quale, manipolato dal primo, vede realizzarsi la profezia del tradimento e la gelosia inizia a divorarlo brutalmente. In questa scena avviene un altro fatto che si rivelerà fatale: Desdemona perde un fazzoletto ricamato che le era stato donato dal suo sposo come pegno d’amore. L’oggetto in questione viene trovato da Emilia, moglie di Iago e dama di Desdemona. Il nostro arguto antagonista ne entra in possesso e come una manna dal cielo, elabora la sua prossima mossa: nascondere il fazzoletto nella stanza di Cassio. A questo punto lo scaltro Iago ha la vittoria in pugno. Con l’inganno e l’ingegno fa trovare il fazzoletto ad Otello il quale divorato dalla gelosia, e senza più un briciolo di razionalità, accusa la povera Desdemona di adulterio e, con un ultimo gesto estremo, la soffoca.

Emilia, attirata dal rumore si precipita nella stanza sconcertata per la scena che le si presenta davanti agli occhi. Il generale confessa di aver ucciso Desdemona perché quest’ultima lo tradiva e a riprova di ciò mostra anche il fazzoletto! Emilia capisce che Otello è stato ingannato da suo marito Iago, e proprio mentre sta per dipanare la verità, viene uccisa dal marito stesso.

Nell’ultima scena del quinto atto, tutto viene svelato, grazie ad una lettera scritta da Roderigo, il complice di Iago. Otello, risvegliandosi dal suo annebbiamento, ritrova la lucidità, ma a questo punto il dolore per la perdita della sua amata è troppo grande che solo il suicidio può porre fine a tale strazio.

 

Un cattivo per ogni eroe

Chiaramente nella tragedia di Otello, il nostro Shakespeare ha raggiunto una consapevolezza maggiore sull’esistenza umana, e inizia a mostrare quanto l’uomo sia affetto costantemente da una lotta interna fra il bene e il male, esplorando e penetrando i sentimenti più oscuri degli uomini quali la vendetta e la meschinità. Dell’eroe principale ricorderò solo qualche punto saliente che ci aiuta a capire meglio quanto il nostro Iago sia un personaggio creato ad hoc, e come Shakespeare lo abbia con molta maestria contrapposto al protagonista della tragedia.

Sia dalle descrizioni fisiche che ricaviamo dagli altri personaggi, sia dal linguaggio e dai gesti che il Moro di Venezia adotta, capiamo che il nostro protagonista è un uomo grande, fisicamente, ma anche caratterialmente, con una grande fortezza d’animo e coraggioso; ci pare quasi impossibile che si faccia accecare da uno dei sentimenti umani più infimi e degradanti come la gelosia, capace di trasformarlo in una bestia.

Se pensiamo poi a come viene caratterizzata Desdemona, una ragazzina di nobili origini che si innamora del bel Moro, il suo amore così puro e casto, ci resta ignoto il motivo per cui Otello non veda la sua innocenza. Le suppliche della giovane fanciulla a nulla servono, l’ira bestiale di Otello si scatena sulla poveretta che muore quasi da martire. Ma com’è possibile tutto ciò? Ci verrebbe da andare li fermare la tragedia e dire al grande Moro: “Ou non vedi che è innocente? Non vedi quanto ti ama? Farebbe di tutto per te?”

La domanda sorge spontanea, come mai un uomo razionale come Otello perde così d’improvviso il nume della ragione e agisce in modo brutale? Il merito miei cari è proprio di Iago. Con la sua maestria gli è bastata un’insinuazione, e, come un seme lento, si è radicata nei pensieri del valoroso generale annebbiandogli in poco tempo il giudizio e facendogli perdere la ragione.

Ma d’altro canto dovevamo avere dei presagi fin da quando Iago si presenta dicendoci : Io non sono quel che sembro”. E non a caso, è proprio lui che ci parla di Otello per la prima volta descrivendocelo come un “ladro”, un “vecchio montone nero” e uno “stallone berbero”. Ciò nonostante, quando finalmente incontriamo Otello, la sensazione che ci dà è tutto l’opposto: ci sembra un uomo giusto, valoroso e istintivo, ma la sua vicinanza con Iago lo porterà a cambiare e ce lo dimostra la scena della morte di Desdemona dove il Moro calcola tutto con estrema freddezza, tratto in verità peculiare di Iago.

Tuttavia Iago non avrebbe avuto molto successo, se non fosse stato un grande osservatore e conoscitore delle debolezze umane! Iago è un abile manipolatore delle fragilità dei suoi avversari e a ciò va aggiunta la sua capacità di saper raggirare con successo gli ostacoli improvvisi che gli si pongono dinanzi. Non teme le situazioni pericolose o più cruente, anzi in lui suscitano indifferenza o al più piacere. L’abilità di anticipare e prevedere le mosse degli altri fanno di lui un perfetto autore che muove i personaggi a suo piacimento. Insomma, Iago sembra avere proprio il cuore diabolico con un intelletto divino. Nessun cattivo nella storia della letteratura sembra esser così perfido, il male fine a sé stesso; nemmeno il Mefistofele di Goethe lo batte. Infatti, Mefistofele è un mostro, un demonio, un essere infernale nel corpo di un uomo, mentre Iago è di tutt’altra stoffa, lui è un uomo trasformato in diavolo! Il male peggiore!

 

Il male fine a se stesso o una motivazione nascosta?

Dopo aver delineato i personaggi principali, possiamo arrivare al nocciolo della questione: perché Iago agisce in modo così crudele? Le sue azioni sono veramente fini a se stesse? Fare del male per il gusto di farne? Le motivazioni che ci fornisce nel corso degli atti sono abbastanza valide come alibi?

Con i dati raccolti fino ad ora sembrerebbe proprio così. Eppure, se consideriamo la grande maestria e il genio di Shakespeare, non possiamo soffermarci solo alle apparenze, vi ricordate? Ce lo aveva detto lo stesso Iago Io non sono ciò che sembro!”. Se poi aggiungiamo il fatto che quest’opera teatrale è una tragedia passionale, ci rendiamo conto che qualcosa ci sta sfuggendo. Infatti, pensando alla storia in sé, quella fra il valoroso Otello e la pura e graziosa Desdemona notiamo come l’unico vero sprazzo di gelosia accecante avviene nel momento dell’omicidio di quest’ultima, che nelle scene si consuma anche piuttosto rapidamente. Se di tragedia di passione si tratta, Shakespeare non avrebbe dovuto dedicare più tempo ad esplorare il sentimento della gelosia fra Otello e Desdemona? Farci vedere in modo più approfondito i gesti drammatici e violenti a cui questo sentimento porta?

Ecco allora un’altra ipotesi farsi strada nella nostra mente: dato che il rapporto più sviluppato nella tragedia è proprio quello fra il Moro di Venezia e il nostro infimo villain, se fosse proprio quest’ultimo, Iago, ad essere geloso di Otello?

Approfondiamo questa nuova tesi.

Sebbene Iago ci fornisca un pretesto, (a dire il vero ce ne fornisce molti) e cioè, secondo lui, Otello ci avrebbe provato con sua moglie Emilia, questo presupposto ci sembra del tutto debole e infondato. La caratterizzazione fornitaci da Shakespeare, che lo dipinge come uomo di grande onore, non coincide con ciò che afferma Iago. Quindi, quest’ipotesi è certamente da escludere. Come al solito il nostro “cattivone” ci prende in giro, ci vuol portare dalla sua parte facendoci credere che le sue azioni sono di vendetta per un torto subito. Ma tutte queste scuse che ci fornisce (arriva addirittura a giustificarsi adducendo di essere innamorato di Desdemona), sembrano indicare che forse nemmeno Iago stesso si renda conto del perché delle sue azioni.

Il nostro villain quindi, sarebbe geloso di Otello?  Ciò non è affatto strano se pensiamo al contesto in cui la tragedia si svolge. Otello è il suo generale, il cameratismo creatosi a volte era talmente forte che i confini fra i commilitoni erano così intensi da considerare il proprio compagno d’armi più importante della moglie. Iago non a caso riversa il suo odio e i suoi piani di distruzione sulle due persone più vicine ad Otello: su Cassio, il suo braccio destro nella vita pubblica, e su Desdemona, la parte più importante nella sua vita privata.

Ecco allora il motivo servitoci su un piatto d’argento: se Iago non può avere il valoroso Moro, nessuno potrà mai averlo e, nonostante i suoi tentativi di convincerci del suo odio profondo verso il suo comandante, dobbiamo tenere in mente che lui non è quello che sembra e ciò che dice non è la verità.

A ciò vanno aggiunti dei momenti in cui Iago professa la sua devozione per Otello, per esempio nell’atto terzo scena III:

Iago: “My lord, you know I love you.
trad. “Mio signore, voi sapete quanto vi voglio bene…”

In studi recenti (ndr. bibliografia in calce), sono state riscontrate nella tragedia, degli scambi di battute fra Iago ed Otello che sembrerebbero ricordare il rito del matrimonio con lo scambio dei “voti” sacri:

Othello: “Now, by yond marble heaven, in the due reverence of a sacred vow I here engage my words.”
trad. “E ora, con la stessa devozione con cui si pronuncia un sacro voto, giurando sul cielo lucente, impegno la mia parola.”

Iago: “Witness, you ever-burning lights above! You elements that clip us round about! Witness, that here Iago doth give up the excellency of his wit, hands, heart, to wrong’d Othello’s service! Let him command, and obey shall be in me remorse, what bloody business ever.”
trad. “Astri che splendete eterni nel cielo, siate testimoni; elementi che ci circondate, siate testimoni che Iago dedica la forza del suo ingegno, delle sue mani, del suo cuore, al servizio di Otello, ingiustamente tradito! Obbedirò con scrupolo ad ogni suo comando, anche se fossi costretto a spargere del sangue.”

E ciliegina sulla torta a suggellare queste “promesse” Iago conclude con : “I am your own for ever” (trad. Sono vostro per sempre). Insomma, sembrerebbe proprio che Shakespeare non abbia messo lì a “caso” queste parole, di sicuro quello che ci suggeriscono è che tra i due, protagonista e antagonista, si è creato un legame molto forte, indissolubile, al quale perfino gli astri del cielo fanno da testimoni.

E come finisce un villain?

Beh, in questo caso possiamo dire che la fine di Otello è anche la fine di Iago. La caduta di Iago inizia proprio quando Otello gli chiede la prova dell’infedeltà di Desdemona:  da questo momento in poi Iago perde la freddezza, la lucidità, non parla più, agisce per conto proprio, sporcandosi le mani e restando a sua volta invischiato nella sua stessa trappola. Iago uomo calcolatore che usa la sua parte razionale per essere sempre un passo avanti rispetto agli altri, non è uomo d’azione, e quando è costretto ad agire, fallisce miseramente. Ciò nonostante, la sua maestria nel capire la mente umana e i suoi punti deboli fanno di lui un grande psicologo e un bravo sceneggiatore, da far impallidire il più bravo ed esperto degli scrittori di tragedie!

 

Un cattivo per ogni pubblico

Per concludere, anche se di cose da dire e da scrivere ce ne sarebbero moltissime, la grandezza di Iago sta nel suo creatore, il nostro Shakespeare, il quale prima di essere un poeta e un drammaturgo, era un essere umano, conosceva sé stesso, le sue debolezze, i desideri più reconditi dell’uomo. Era anche un bravo osservatore, proprio come Iago, e come lui, era sempre un passo avanti agli altri in quanto sapeva ben interpretare le esigenze del pubblico dell’epoca; l’unico svago era il teatro e doveva essere cruento, mettere in scena i vizi più gravi, i desideri proibiti a cui ogni uomo o donna avrebbe voluto dar sfogo, solo così poteva attirare l’attenzione della platea. Insomma, non a caso, dopo 400 anni, Shakespeare ci insegna ancora molto e molti scittori e poeti prendono spunto dalle sue opere e dai suoi personaggi!

Non è forse vero che le storie che vi appassionano di più sono anche quelle dove il cattivo è estremamente cattivo?

E se avete letto Shakespeare, qual è il vostro cattivo preferito?

 

 

Bibliografia

BRADLEY, A.C. , Shakespearian Tragedy, MacMillan,London

COLERIDGE,SAMUEL TAYLOR, Lectures on Shakespeare,Every Man’s Library, vol 162 London 1937

WINSTON,G.T. ,Mephistopheles and Iago.A lecture delivered March 30, 1887, Chapel Hill

SHEPARD, A. , Meanings of Manhood in Early Modern England, Oxford 2003

DIGANGI, M. The Homoerotics of Early Modern Drama. Cambridge Up 1997

 

Roberta Bacchin avatar Guest blogger: Roberta Bacchin
Roberta si è sempre dedicata allo studio delle lingue e delle letterature straniere, in particolare inglese, spagnola e francese. Grazie alle due tesi di laurea, in Lingue e Culture Moderne e in Lingue e Culture Europee ed Americane, ha potuto approfondire i percorsi letterari di due poeti e drammaturghi quali Federico Garcia Lorca e William Shakespeare. Di particolare rilievo è la tesi dal titolo: “Shakesperian Tragedy: the Role of the Villain on Analysis on Richard III, Othello, King Lear and Hamlet” (Tragedie Shakesperiane: il ruolo del cattivo nelle analisi di Riccardo III, Otello, Re Lear e Amleto). Qui si esplora la figura del “villain”, cioè del personaggio cattivo, all’interno di quattro tragedie famose di Shakespeare, offrendo anche alcuni pensieri innovativi che gettano una nuova luce su dei personaggi già assodati.
Per mantenersi agli studi è diventata nel 2011 istruttrice di Jazzercise, un programma di dance fitness che prevede attività aerobica e di tonificazione coreografate. È tutt’ora attiva con i suoi corsi sia per adulti che per bambini e ragazzi.
Dal 2013 è docente di Inglese e Spagnolo ed attualmente insegna inglese in un istituto professionale di Padova.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.

Se c’è una cosa che non sopporto questa è la febbre, la peggior tragedia che mi possa capitare. Perchè la febbre mi ferma, mi costringe a letto immobile e mi svuota al contempo i pensieri. E un viaggiatore fermo e senza pensieri è perduto!

Non sopporto la sensazione di calore che mi ottenebra il cervello, la fatica non fatica che mi appesantisce gli occhi, i tremolii ed i brividi che mi costringono all’inerzia, i neuroni che stancamente rincorrono le parole semplici. Tra i mali di stagione è sicuramente il peggiore. Almeno il raffreddore esaurisce in uno starnuto. La febbre no, è subdola, è lenta, è tiranna. Anche se il tempo lo è di più.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.

Avete mai provato a camminare nel parco, in una stradina cementata, in un giorno di pioggia appena schiarito? Le pozzanghere riflettono le nuvole ed i rami degli alberi che da lassù vi guardano. Se per un attimo guardate per terra vi sembrerà di attraversare il cielo. E’ una sensazione stranissima, di smarrimento dell’orizzonte, di caduta nell’infinito. Siete fermi eppure state volando.

Purtroppo vi verrà da cercare il riflesso più nitido e perfetto, come Narciso. E di conseguenza inzupparvi fino alle ginocchia camminando a testa in giù negli acquitrini più profondi. Attorniati da sguardi inconsapevoli e preoccupati per la vostra senescenza.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.

Questo è il mio parco, questa la mia panchina.
Le idee migliori mi vengono qui, col vento, con la pioggia, con la neve, ma sempre qui.
Non è granché bello a guardarlo: in alcuni punti manca l’erba, la stradina tortuosa che l’attraversa è rovinata dal gelo, le panchine sono consumate dal tempo e rovinate dai vandali, le piante cercano invano la luce in mezzo al cemento che le sovrasta.
Eppure è il mio parco e non vedo l’ora di tornarci ogni volta che posso. Nonostante tutto, c’è pace e serenità. Le auto sono sufficientemente lontane. L’unico rumore è quello dei bambini delle scuole elementari che giocano più in là, durante la pausa pranzo. Un dolce sottofondo.
Qui le persone sono un po’ più se stesse perché c’è quel silenzio che permette di ascoltarsi.
C’è la signora anziana in carrozzina in compagnia della badante che cerca di conversare con lei. C’è la ragazza che corre di fretta per la sua ora di jogging nell’unico pezzo verde rimasto in città, senza sentire il suono delle foglie, ma concentrata nelle sue cuffiette. C’è la baby sitter col passeggino ed il bambino che sorride curioso ai pallidi raggi di sole.
Oggi è una meravigliosa giornata, ma non sempre è così limpida. Eppure questo parco lo adoro anche quando non c’è nessuno, anche quando i suoi spogli rami grigi mi parlano dell’inverno, del freddo, della solitudine e della morte.
Sono pensieri bui, ma sono comunque pensieri e preferisco udire quelli che il fragore vuoto della frenata di un’auto.
Quel che mi piace di più è trovare una panchina, la mia panchina, e rifletterci su.
Anche chiacchierare al telefono mi sembrerebbe uno sgarbo.
Ci sono solo io, la mia penna, i miei appunti all’occasione, qualche passante curioso, qualche colombo affamato.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

Vuoi scrivere anche tu un guest post per webnauta?
Leggi attentamente le linee guida per accedere al timone col Capitano.