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Barbara Businaro

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Questa volta il meme-blog lo lancio io! Il tema da approfondire è: quanto il lavoro che facciamo per vivere influenza poi il nostro approccio alla scrittura?

Già da un po’ infatti negli altri blog che seguo, quanto ci confrontiamo nei problemi e nei dubbi della scrittura creativa si denota una differenza nella gestione della nostra attività: chi parte già con un’idea precisa del finale a cui puntare, chi si addentra da subito nella psicologia dei personaggi e nello studio dei loro conflitti, chi struttura precisamente la trama già suddivisa in capitoli, chi parte da una situazione esistente e si lascia guidare parola per parola lungo la storia.

C’è poi l’aspetto meramente organizzativo dello scrivere: dalla scelta carta-penna ai software di writing, dalla revisione del testo con miliardi di post-it appesi alla parete (mi hanno citato uno scrittore di fantascienza che si era organizzato così, ma non ricordo il nome), alla lettura al contrario per intercettare refusi ed errori ortografici.

L’idea di aprirne un meme è nata nell’ultimo post di Anima di carta, all’interno dei commenti, dove parlando proprio del finale di un romanzo, i “tecnici” hanno concordato che in “tutti i lavori in cui si progetta l’organizzazione del lavoro, sapere quale debba essere il risultato aiuta molto nell’ottenerlo”.
Siamo sicuri che la scrittura debba essere organizzata? O è solo una nostra comodità e magari la Musa vorrebbe essere lasciata libera dal guinzaglio?

 

Che lavoro faccio?

Come forse avrete intuito, o letto nella mia biografia qui sopra o nel mio profilo Linkedin raggiungibile dai bottoni social (ma avete notato che quando ci andate sopra col mouse, le palle girano? 😛 ), sono un consulente informatico.
Non occorre specificare il mio curriculum, ma basterà dire che effettivamente nel mio lavoro si comincia dall’esigenza del cliente, vengono delineate le specifiche funzionali (il risultato finale da raggiungere) e le specifiche tecniche di dettaglio (quali strutture e componenti andremo ad utilizzare), per terminare con la parte operativa (installazioni, configurazioni, righe di codice, sussurri ai database, martellate ai server…).

Nel campo dell’informatica l’essere precisi ed ordinati fa una bella differenza, per non dire che è prerequisito essenziale. Basta una virgola nel punto sbagliato del programma e si pianta tutto. Potrei raccontarvi di come al terzo giorno di un nuovo lavoro, anni or sono, con un linguaggio in apprendimento, mi sono dimenticata la condizione d’uscita da un ciclo pressoché infinito, di fatto mandando in tilt due server di collaudo e obbligando il riavvio delle macchine. Potrei, ma meglio che non diciamo nulla.

Finché si tratta di test va ancora tutto bene. Ma per gli ambienti di produzione non è ammissibile l’errore, soprattutto se si tratta di servizi di pubblica utilità. Sono quindi abituata a pianificare e strutturare il mio lavoro.

Tutto rose e fiori?
In realtà proprio no. Sono convinta che l’eccesso di organizzazione uccida la creatività, quindi in un certo senso noi tecnici partiamo pure svantaggiati nella scrittura di narrativa.
Ma quest’anno durante un corso di comunicazione aziendale ho conosciuto una teoria interessante sulle personalità.

 

Gli stili sociali

La teoria degli Stili Sociali si basa sul lavoro di David Merrill (per approfondire: David W. Merrill, Roger H Reid, Personal Styles & Effective Performance, CRC Press 1981), che ha usato l’analisi fattoriale per identificare due scale, individuate come assertività e reattività/emotività. Il risultato è un modello che ha quattro quadranti che delineano i quattro stili sociali:

  1. Analytical, analitico: specialisti della tecnica
  2. Driver, conduttore: specialisti del controllo
  3. Expressive, espressivo: specialisti del sociale
  4. Amiable, amabile: specialisti del supporto

 

Lavoro e scrittura: gli stili sociali
I pinguini di Madagascar, (C) 2014 DreamWorks Animation

 

(Vi svelo un segreto: erano almeno quattro mesi che morivo dalla voglia di preparare questo schema! Ma ve l’ho detto che io e Nostromo andiamo matti per i pinguini??)

Ecco le caratteristiche principali dei quattro stili sociali:

  • Analytical: critico, indeciso, chiuso, schizzinoso, moralista, laborioso, persistente, serio, esigente, ordinato
  • Driver: intraprendente, severo, difficile, dominante, duro, forte volontà, indipendente, pratico, decisivo, efficiente
  • Expressive: manipolativo, eccitabile, indisciplinato, reattivo, egoista, ambizioso, stimolante, entusiasta, drammatico, amichevole
  • Amiable: conforme, incerto, flessibile, dipendente, imbarazzante, supporto, rispettoso, disposto, affidabile, piacevole

 

Per determinare il proprio stile sociale ci sono dei vari test a risposta unica, che poi indicano il grado di assertività ed emotività all’interno del grafico, individuando il vostro quadrato di appartenenza.
Uno gratuito lo potete trovare qui: The Keirsey Temperament Sorter®-II

Volete sapere di che stile sono io?
Sono un Driver, un guidatore, un navigatore!
Nel cartone animato, Skipper non fa mai in tempo a dire “Rico ci serve…” che lui ha già buttato la bomba.
Però io non vomito martelli, eh! 😀

 

Ovviamente questo è un modello semplificato e come tutti i grafici va preso con le pinze. La nostra posizione non è così rigida all’interno di quell’area, esistono varie sfumature (il risultato del test sono due numeri che individuano la posizione all’interno delle due scale):

 

Lavoro e scrittura: gli stili sociali sfumati

 

Soprattutto noi ci muoviamo all’interno del grafico: sarò anche un Driver nel lavoro quotidiano, ma sono abbastanza Expressive con i miei amici (“Dai, facciamolo! Ma no, non è una cazzata, ci divertiamo! Fidati!”), divento decisamente Analytical quando si tratta di controllare le condizioni bancarie (“Guardi, secondo questa clausola, ho diritto a questo…”) e sfocio nell’Amiable quando si tratta dei lavori domestici (“Stirare? Perchè? Ma soprattutto perchè io?”).

 

Come sono quando scrivo?

Vi sembrerà strano, ma divento Amiable-Driver.
Il mio problema è che scrivo revisionando. Lavoro doppio ha detto qualcuno. Concordo.
I post del blog oramai li scrivo con notepad/blocco appunti, perché sono tecnici o colloquiali, non è scrittura creativa.
Ma se devo scrivere racconti ho bisogno della carta. Probabilmente l’ispirazione mi passa dritta dal cervello alla mano, dal callo alla penna (Ve l’ho detto che ho il “callo dello scrittore”? Giuro! Con l’uso della tastiera però si è ridimensionato rispetto alle scuole superiori).
Su carta scrivo, cancello, depenno, scrivo a lato, piazzo asterischi, barro il foglio, riscrivo… insomma, il risultato è un macello, non mi ci ritrovo più e per raccapezzarmi passo al Word. Già lì parto con un’altra revisione. Ogni volta che riparto con lo scrivere (perché nel frattempo elaboro mentalmente le scene) rileggo da capo, e di solito trovo i refusi.
Poi, molto poi, chiudo. Stampo, rileggo, revisiono di nuovo. Quando “suona bene” passa dal beta reader, il quale dice la sua. Refusi o sviste di battitura, ma di solito poche cose.
Col lavoro e tutto il resto, difficile chiudere un racconto breve in un mese…
Cioè, in questo caso, l’organizzazione va a farsi friggere.

Però non ho ancora ammazzato la Musa, e questo è più importante, direi.

 

E ora tocca a voi!

Se siete lettori potete divertirvi ad individuare il vostro stile sociale, o quello del vostro autore preferito.
Se fate parte della categoria “blogger scribacchini aspiranti pubblicazione”, non vi resta che partecipare al meme.
Lasciatemi nei commenti sotto il link al vostro post, che poi raccoglierà ordinatamente.
E magari alla fine del giro riusciremo anche a trarne tutti un ottimo spunto di miglioramento!

 

 


 

I post che partecipano al meme

  1. Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme) di Anima di carta, Maria Teresa Steri

  2. Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme) di Lettore creativo, Silvia Algerino
  3. Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei di Liberamente Giulia, Giulia Mancini

 

La scorsa settimana mi sono ritrovata all’interno di una discussione sulla valutazione come “romanzo storico” della saga di Outlander di Diana Gabaldon (la mia attuale scatola di cioccolatini…e chi è in dieta sa cosa intendo), piuttosto che “romance” o addirittura “fantasy” e di quali fossero i criteri per inquadrarlo in un genere anziché in un altro. Certezze non ne ho, e vorrei chiedere qualche aiuto a voi lettori.

Quando arrivi a pagina 90 del tuo testo, e Federico è diventato prima Filippo e poi Fabio (ma è lo stesso personaggio), e stai rischiando il tunnel carpale a furia di scorrere in su e in giù la rotellina del mouse per saltare i vari capitoli, oltre a consumare la Foresta Amazzonica per stampare le continue revisioni ed avere un quadro istantaneo dell’insieme, beh, ti rendi conto che ci dev’essere per forza un modo migliore di scrivere!
Qualcosa che ti consenta di tenere il lavoro ordinato, perchè la scrittura è sì creativa, ma la storia richiede una struttura pianificata per essere plausibile e per tenere il lettore incollato.

Qualcuno si è organizzato ad utilizzare file di wordprocessor (Microsoft Word o Writer di OpenOffice) per i singoli capitoli e poi vari fogli di calcolo (Microsoft Excel o Calc di OpenOffice) per riepilogare scene, sequenze, luoghi e protagonisti. Ma la confusione è poi la stessa, sparsa per il computer.
Possibile che non ci sia un software adeguato alle esigenze di un povero scribacchino?

Dopo alcune valutazioni, e volendo sperimentare un programma gratuito prima di investirci qualcosa, la mia soluzione attualmente è yWriter, alla nuova versione 6. Soprattutto perchè il suo creatore Simon Haynes è uno sviluppatore informatico che ha ceduto alla Forza della scrittura (mi ricorda qualcuno…)

 

Introduzione a yWriter6

yWriter è un programma di videoscrittura avanzato studiato appositamente per narratori. Simon Haynes infatti ha vinto ben 6 volte il NaNoWriMo (NAtional NOvember WRIting MOnth) con la sua serie di fantascienza Hal Spacejock. Basandosi proprio sull’esigenza specifica della narrazione, il software suddivide il lavoro in capitoli e scene, dove la singola scena è l’unità minima su cui lavorare.

Attorno a questa configurazione di base, via via sono stati aggiunti tutti gli elementi di cui lo scrittore ha necessità: riepiloghi, obiettivi, conflitti, esiti, punti di vista, marcatori di trama/sottotrama, marcatori di stato, note e appunti per ogni scheda, reportistica. Anche se all’apparenza può sembrare scarno e forse esteticamente spartano, nasconde un cuore davvero potente.

Caratteristiche principali:

  • Organizza la tua storia utilizzando un unico progetto, in una cartella dedicata (più storie, più progetti, distinte cartelle)
  • Aggiungi, sposta, elimina capitoli al progetto (anche drag-and-drop)
  • Aggiungi, sposta, elimina scene, personaggi, oggetti e luoghi (anche drag-and-drop)
  • Visualizza il conteggio parole per ogni file del progetto, oltre al totale
  • Salva uno storico ogni giorno, mostranto parole per file e totali
  • Salva un backup automatico a specifici intervalli indicati
  • Vari sistemi di backup anche simultanei (FTP, email, cloud)
  • Consente più scene all’interno dei capitoli
  • Panoramica personaggi, obiettivi, conflitti ed altri risultati per ogni scena
  • Storyboard, un layout visivo del vostro lavoro
  • Numerazione automatica dei capitoli ad ogni modifica
  • Generazione automatica di vari report, compresa la sinossi
  • Esportazione del testo finale in diversi formati standard: HTML, Text, RTF, LaTex, eBook

E molto altro.

yWriter è installabile su sistemi Windows (yWriter5 fino a Win 7, yWriter6 anche su Win 10) e su sistemi Linux e Mac OS X tramite le librerie Mono.
E’ possibile utilizzare il pacchetto anche da chiavetta usb, senza installarlo, particolarmente utile se siete in computer altrui (ma ricordatevi il backup!)
Tutte le istruzioni sono sul sito alla sezione download.

Da quest’anno è stato notevolmente esteso il supporto all’utilizzo, per cui oltre al sito ufficiale di Spacejock Software sono disponibili:

  • una pagina Facebook dedicata: YWriter
  • una guida online in formato wiki: yWriter Wiki
  • un gruppo Google di supporto, dove potete chiedere aiuto e scambiare consigli: yWriter

Nota: questa versione è compatibile totalmente con la precedente yWriter5, per cui non occorre l’importazione dei vecchi file .yw5, si aprono direttamente con Apri Progetto (questo era proprio il mio caso).

 

Installazione

Dopo aver scaricato il pacchetto dal sito, procediamo all’installazione. E’ molto semplice e basta confermare quanto proposto nelle schermate di default.

yWriter6 - Installazione1

yWriter6 - Installazione2

yWriter6 - Installazione3

yWriter6 - Installazione4

 

yWriter6 - Installazione5

 

Al termine, troverete nel desktop l’icona del programma.

yWriter6 - Desktop Icon

Se lo fate partire, yWriter6 riconosce che si tratta del primo avvio e vi suggerisce di partire con un progetto wizard (che vedremo sotto). Inoltre vi chiede di abilitare la ricerca automatica di nuove versioni (raccomandato).

yWriter6 - Installazione6

yWriter6 - Installazione7

 

yWriter6 dispone di parecchie traduzioni in lingua, compreso l’Italiano. Per cambiare la lingua dell’interfaccia occorre selezionare Localise > Choose Language > Italiano (ce ne sono due, ma non ho trovato differenze):

yWriter6 - Installazione8

Sempre a portata di mano, al menù Aiuto ci sono le guide ed il supporto online, compresi i siti che vi ho citato sopra:

yWriter6 - New1

 

Wizard Nuovo progetto

Così come suggerito da yWriter6, partiamo con un progetto wizard dal menù Progetto > Creazione guidata nuovo progetto.

yWriter6 - Wizard1

 

yWriter6 - Wizard2

Ci viene chiesto il titolo del nostro romanzo, il nome dell’autore, la cartella principale dove saranno salvati tutti i file (compresi i backup automatici). Potete crearne una al volo tramite il bottone […] sotto.

yWriter6 - Wizard3

yWriter6 - Wizard4
yWriter6 - Wizard5

yWriter6 - Wizard6

Al termine yWriter6 ci consiglia di inserire la struttura base di capitoli e scene.

yWriter6 - Wizard7

 

Aggiunta capitoli e scene

Per aggiungere nuovi capitoli, accedere al menù Capitolo > Crea Capitoli. Viene chiesto quanti capitoli aggiungere (si possono sempre eliminare o aggiungere in seguito).

yWriter6 - New4

 

yWriter6 - New5

Al termine, possiamo posizionarci sul primo capitolo, selezionandolo dall’elenco a sinistra ed aggiungere su questo le sue scene dal menù Scene > Crea scene multiple. Anche qui ci viene chiesto quante scene aggiungere.

yWriter6 - New7

 

yWriter6 - New8

Facendo doppio click sulla riga della scena nell’elenco centrale, si apre l’editor di testo e potete iniziare a scrivere. Il testo comparirà poi nella sezione Contenuto in basso.

yWriter6 - New9

 

Backup del progetto

Il progetto del nostro libro si trova nella cartella che abbiamo scelto con la creazione guidata. Salvare periodicamente questa, significa già mettere al sicuro tutto il nostro lavoro.

yWriter6 - Folder

Al suo interno troviamo varie sottocartelle: in quella di Autobackups finiscono i backup automatici del programma stesso, da dove è possibile recuperare versioni obsolete. Questi si configurano dal menù Strumenti > Copia di sicurezza > Copia di sicurezza automatica dell’intero progetto.

yWriter6 - Backup1

 

yWriter6 - Backup2

Oltre ai salvataggi automatici, possiamo configurare diverse tipologia di backup in altre posizioni, esterne al computer, tramite:

  • caricamento via FTP
  • invio in email
  • alternative folder (ovvero su cloud tramite DropBox)

Per il caricamento via FTP, basta aggiungere i dati di collegamento per il nuovo Site, dal menù Strumenti > Copia di sicurezza > Configura sito FTP.

yWriter6 - Backup3

Per l’invio del file Zip di progetto in email, vanno inseriti prima i dati del server SMTP della vostra mail al menù Strumenti > Copia di sicurezza > Configure SMTP server e poi l’indirizzo email al menù Strumenti > Copia di sicurezza > Configure Recipient Email:

yWriter6 - Backup4

 

yWriter6 - Backup5

Impostando come Alternative Backup Folder la cartella condivisa di DropBox del vostro computer, ad ogni chiusura di yWriter il backup sarà inviato lì in automatico.

yWriter6 - Backup7

 

Nella prossima puntata…

Fin qui vi ho portato a poter già scrivere tramite yWriter, ma vedremo nella prossima puntata in dettaglio la gestione di Capitoli e Scene (che nel frattempo mi costringerò a studiare per bene). Che ve ne pare intanto? Vi sentite pronti a passare di livello?

 

Segui il corso!

E se vi siete persi gli altri articoli del corso, trovate l’elenco completo qui: Corso gratuito di yWriter6 in italiano

Questo post io non pensavo di scriverlo. Ma poi ieri Mister E. mi dice: “Il blog è personale? Si. Riguarda la scrittura? Si. Ti sei già risposta.” E ieri mattina la ciurma, in particolare l’addetto alla bussola seo, mi spiega: “Assolutamente devi farlo. Un riconoscimento, per quanto piccolo, va celebrato!” Quindi eccomi qua a spiegarvi come sabato scorso ho ricevuto una menzione speciale.
Più o meno è andata così…

 

Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa

Contest I'm not a groupie

Passa questa immagine nella mia bacheca Facebook e leggo testualmente:

“C’erano una volta una libraia e una non-groupie, che andarono a una festa in onore di uno scrittore e del suo nuovo libro…Vuoi vincere un libro Marsilio Editori? Leggi il nostro racconto a quattro mani e aiutaci a trovare il finale adatto! Hai tempo fino a venerdì 19 febbraio.”

Sto infatti seguendo questo bellissimo blog, “I’m not a groupie” (le groupie negli anni sessanta erano fan particolarmente scatenate che accompagnavano i grandi rocker in tournée; ma queste blogger appunto non sono groupie!), un blog per 40enni (coff coff!) libere, intelligenti, colte e spiritose. Grazie a loro ho seguito tutto Sanremo senza accendere la televisione e non mi ero mai divertita tanto!

La non-groupie del contest è Elena Giorgi, la libraia timida è Cristina Di Canio, autrice del blog La scatola lilla e spacciatrice di sogni nella libreria proprio color lilla Il mio libro a Milano. Non le conosco personalmente, ma sono arrivata in questi lidi tramite altri siti e condividi nei vari social.

Il racconto della festa inizia nella scatola lilla di Cristina: Metti una libraia timida e una non-groupie a una festa
Poi prosegue nel blog non-groupie di Elena: Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa 
Quando arrivo a leggere io, ci sono già una decina di finali nei commenti, tutti molto divertenti, viene mantenuta l’ironia dell’incipit, uno addirittura con un risvolto poliziesco.

E chiudo lì.
Non pensavo di partecipare.
Che c’entro io?

 

E poi si scrive da solo

Dovrei tarare il finale in prima persona di Elena.
Bisognerebbe conoscere a fondo le protagoniste.
Azzardare qualcosa di ironico, ma verosimile. Senza saperne nulla. Una sfida!
Ma perché tutti gli altri si sono fiondati sullo scrittore? Chi è esattamente costui?

“…stiamo andando a una cena in onore di un noto scrittore di gialli, che ha già pubblicato una famosa e vendutissima trilogia dedicata al male e che da qualche giorno è tornato sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo.”
“Il vincitore avrà in premio una copia del libro di cui vi abbiamo dato diversi indizi (ve ne diamo un ultimo: la casa editrice è Marsilio).”

Apro il sito della Marsilio Editori ed in homepage campeggia la pubblicità del nuovo libro di Roberto Costantini “La moglie perfetta” di prossima uscita. Clicco per andare nella scheda del romanzo. “Dopo il successo internazionale della Trilogia del Male…” Ok, è il nostro uomo.

Ma è davvero ansioso o timido come lo descrivono? Nella sua biografia leggo “ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss.” Non ce lo vedo proprio. E poi gli altri concorrenti del contest hanno tutti puntato su di lui. Uhm, non va.

Ci vuole un Pàtton.
(Se vuoi sapere chi è, clicca qui sopra su I dolori del giovane Pàtton)

Raccolgo le informazioni delle protagoniste disseminate come briciole di pane nei due testi. A Cristina piacciono gli angoli e le noccioline. Elena è una valchiria indomita nel suo tacco 13 che teme solo quel bellissimo tappeto orientale.
Insomma, in men che non si dica, il mio finale si scrive da solo.
La forma è quella che io definisco “volo pindarico” (l’espressione arriva dal poeta greco Pindaro, si intendono proiezioni in un mondo irreale, creativo, a sé stante). Di solito i voli pindarici li scrivo per alcune amiche di lettura ed hanno un altro soggetto, di cui ovviamente vanno pazze. Solo loro… 😀

Come ogni volo pindarico che si rispetti c’è una fortunata donzella. Chi scegliere?
Ho una predilezione e una simpatia per le persone nascoste nell’angolo, che non sai mai da quanto tempo sono lì. Sono quelle che osservano, colgono le sfumature dove gli altri vedono solo contrasti, serbano sorprese.
Perché modestamente anch’io di angoli me ne intendo. Offrono la visione migliore, ti consentono di tenere tutto sotto controllo. Per non parlare delle conversazioni con la carta da parati, sempre molto accondiscendente a qualsiasi mio sproloquio.

E quindi eccolo qua:

 

Il mio finale

Inizia il racconto nel blog di Elena e poi prosegui.

Finalmente la padrona di casa interviene elegantemente a salvare l’ospite dalla calca, offrendogli un flute di prosecco e la presentazione di un altro giornalista per una fugace intervista.
Impeccabile in vestito grigio e camicia nera, gli occhi calmi ma anche un po’ stanchi, forse ansiosi di tornare a casa, dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta quando gli chiedono del suo nuovo libro, quasi mangiandosi le parole, divorandole.
Dietro di lui, quasi un’ombra alle sue spalle, intravvedo un uomo, più giovane, capelli bruno rossicci, indisciplinati nonostante il gel, avvenente senza indugi, ma soprattutto uno sguardo blu terso che sembra cercare…una via di fuga.
Mi giro verso Cristina e la vedo con la bocca aperta e la nocciolina in mano, sospesa a mezz’aria. Anche lei l’ha notato.
Chi sarà mai? il figlio dello Scrittore? forse il suo editor? o il suo pupillo, un aspirante autore in apprendistato?
Mentre la curiosità ci spinge inconsciamente ad avanzare di centimetro in centimetro verso il fulcro della serata, le orecchie tese a distinguere frasi in lontananza, ecco lo Scrittore presentare lo sconosciuto come “il suo assistente”.
Io e Cristina ci fissiamo complici.
Mi giro e parto all’attacco, dirigendomi verso il centro della conversazione, ora o mai più.
Rimango un attimo interdetta dal fatto che l’Assistente, pure in un accurato completo blu ma senza cravatta, indossi un paio di sneaker sportive. Il color fumo della tomaia potrebbe anche passare inosservato, ma le stringhe e la suola arancione fluo decisamente no. Qualcun altro si è dimenticato le scarpe a casa stasera.
Quasi rispondendo alla mia domanda, alza lo sguardo verso di me, come se mi riconoscesse.
Lo vedo scusarsi con lo Scrittore ed avanzare verso la mia posizione.
Cerco di ricordare dove posso averlo già incontrato ma no, memoria irreperibile.
Sto quasi per incrociarlo quando mi accorgo che la sua vista punta oltre, dietro la mia figura. Mi giro seguendo quell’ipotetica traiettoria.
Sta andando verso Cristina e le sta sorridendo ad arcata dentaria spianata!
Dal canto suo Cristina è color mogano come il secretaire al fianco e sta indietreggiando ancor di più in ritirata nel suo angolino.
“Buonasera, ma lei non è la libraia della scatola lilla?” le chiede un po’ impacciato.
“Sssssi”
“Mi ricordo di lei. Abbiamo partecipato ad un altro evento…quello all’angolo ero io però…c’è sempre troppa confusione…”
Questa poi!
Dietro di noi all’istante succede l’inverosimile. Un paio di fashionissime ballerine Jimmy Choo a punta aguzza decidono di infilzare al bordo quel bellissimo tappeto orientale, determinando una caduta rovinosa e poco signorile della loro padrona. Paonazza, si rialza con l’aiuto degli astanti imbarazzati quanto lei.
Se anche le ballerine diventano pericolose, non c’è proprio alcuna certezza! Tanto meglio rischiare con i tacchi!
La serata termina con Cristina e l’Assistente a chiacchierare amabilmente nel loro paradisiaco angolo, scambiarsi i numeri di telefono, accordarsi per qualche altro evento. E forse anche una presentazione dello stesso Scrittore nella sua libreria.
Pare che questa volta il lavoro sporco sia toccato a lei. Sorrido.
All’uscita la vedo comunque pensierosa.
“Che c’è?”
“Ma sai che, a sentirlo parlare…l’Assistente intendo…non lo so…sembra quasi che il libro l’abbia scritto lui?”
Ci guardiamo sconcertate per un secondo.
“Naaaaaaaaaa…”

 

And the winner is…

Contest winner

Non ho vinto, ma mi è stata attribuita una menzione speciale. Piccole soddisfazioni. Ma è già molto per un volo pindarico!

 

Comunque le malefiche ballerine a punta aguzza esistono davvero, collezione Resort 2015! Tremate tappeti! Ballerine nere Jimmy Choo

Qualche giorno fa Umberto Eco ha lasciato questo mondo di imbecilli (come lui soleva definire in particolare il web).
Leggendo le varie note biografiche che tutti i quotidiani hanno riportato, mi ha stupito scoprire che Il nome della rosa, il suo romanzo più conosciuto e tradotto in tutto il mondo (quindici milioni di copie signori!), in realtà non fosse tra i suoi prediletti, anzi lo odiava proprio. Perchè ovviamente riteneva i libri successivi tecnicamente migliori, ma a volte è bene scrivere più col cuore che col metodo.

Oltre che romanziere, saggista, filosofo, brillante docente universitario, semiologo (studioso dei segni del linguaggio verbale), era anche un ironico editorialista, che sapeva trovare una visione diversa dei fatti della nostra società. Una di queste rubriche era La bustina di Minerva), pubblicata dal 1985 sull’ultima pagina dell’Espresso e poi raccolta in vari libri (Diario minimo, Il Secondo Diario Minimo, La bustina di Minerva e Pape Satàn aleppe di prossima uscita).

In una di queste “bustine” aveva scritto le 40 regole per scrivere bene in italiano, dalla grammatica alla struttura, in una stesura beffarda dove ogni singola regola contraddice se stessa. Ma non erano completamente sue.

 

La lista prima di Eco

Questo elenco girava per email, condivido e ricondiviso tra giornalisti e aspiranti scrittori, e probabilmente all’epoca Google era solo un cucciolo, non certo il segugio straordinario che è ora.
L’originale è addirittura del 1979 ed appartiene al giornalista William Safire del New York Times, che scrisse le sue “Fumblerules of Grammar” (letteralmente regole perse della grammatica, dove fumble è la perdita del pallone nel football americano) nella sua rubrica “On Language”. Alle prime 36 regole, se ne aggiunsero altre 18 nel suo libro “Fumblerules: A Lighthearted Guide to Grammar and Good Usage”.

Umberto Eco rivide quel testo, producendone una versione più comprensibile per la nostra lingua. Sebbene per qualcuno siano scontate, io le ripasso sempre volentieri.

 

Le 40 regole per scrivere bene

Ho trovato in internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.
Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
L’allitterazione è una figura retorica (ndr. accorgimento tecnico del discorso) per cui la ripetizione di una lettera o sillaba in parole successive genera omofonia (suonano simili, seppur diverse). In questo caso, la successione è tra “allit-“, “allet-” e “alloc-“. Nella poesia è ricercata per finalità stilistiche (la classica rima), nel marketing è un ottimo metodo mnemonico (slogan pubblicitari), nella scrittura creativa diventa il male assoluto. Recentemente ho scritto “…dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta…” Purtroppo capita di accorgersene alla decima revisione.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
Qui il congiuntivo è volutamente sbagliato. “Che lo si usI quando necessario”, mentre “si usA” è indicativo presente. Il congiuntivo è quella brutta bestia che anche i nostri esimi politici sbagliano di continuo e che la maestra ci faceva iniziare col “che”: che io fossi, che tu fossi, che egli fosse.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
Una rondine non fa primavera. Non ci sono più le mezze stagioni. Si stava meglio quando si stava peggio. E tutte gli altri modi di dire e locuzioni di uso comune che possono anche passare in un dialogo tra personaggi, ma non sono il massimo della creatività nel resto del testo.

4. Esprimiti siccome ti nutri.
O semplicemente “parla come magni”. Punto oscuro: intendeva dire di evitare l’ostentazione di un lessico ricercato che non ci appartiene?

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
A meno ché non siate in ufficio e la vostra sia corrispondenza tecnica. Personalmente evito di usarli anche negli sms telefonici, adesso che non sono più limitati a 160 caratteri. Non sono più trendy. Oramai se vuoi essere cool e distinguerti dalla massa, scrivi in Italiano corretto! 🙂

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
Le parentesi sono di tre tipi: tonde, quadre e graffe. Le graffe sono ad uso esclusivo delle materie scientifico-tecniche. Le quadre a volte vengono utilizzate in sostituzione delle tonde, a seconda della convenzione stilistica utilizzata. In generale, le parentesi in un testo servono per racchiudere un’informazione che sta su un piano diverso rispetto al discorso principale: una data storica, la spiegazione di un riferimento, una nota dell’autore/redattore (ndr. come ho utilizzato sopra al primo punto). Difficile trovarle in un racconto.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
I punti di sospensione sono sempre e solo 3. Tranne quando siete particolarmente incavolati e sui social vi scappa un rafforzativo del tipo: ………………!!! Ma solo lì potete prendervi questa licenza poetica.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
Le virgolette servono per contraddistinguere un’espressione all’interno di una frase, per la sua natura gergale, tecnica, figurativa o ironica, per racchiudere una citazione o il titolo di un altro testo o per incorniciare un discorso diretto di un dialogo. Qui si riferisce al primo utilizzo, quando si vuole evidenziare il particolare utilizzo di una parola.

9. Non generalizzare mai.
Non avremmo nulla di cui scrivere, altrimenti.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
E poco sopra ho scritto “trendy” e “cool”. Diciamo che dipende dal contesto, anche se vanno evitate.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
Le citazioni sono come le amiche, poche ma buone.

12. I paragoni sono come le frasi fatte.
Ovvero la “minestra riscaldata” del punto 3. La scorsa estate ho letto un romanzo appena uscito dove l’autrice utilizzava continui paragoni a film classici e piuttosto famosi, da Via col vento a Ufficiale e gentiluomo, per descrivere gli atteggiamenti dei personaggi. Per me il riferimento era immediato, per lei anche troppo facile da scrivere, ma passata la mia generazione, cosa rimarrà di quel libro?

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
Se siamo costretti a ripetere un concetto, è perché la nostra comunicazione non è adeguata al pubblico che abbiamo di fronte. (Non sono io che non capisco, sei tu che non ti spieghi!)

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
E dato che il mondo è pieno di stronzi, anche i romanzi lo sono.

15. Sii sempre più o meno specifico.
E se non lo siete, vi toccherà essere ridondanti.

16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
L’iperbole è una figura retorica (come l’allitterazione del punto 1) che consiste nell’esagerazione della realtà, per eccesso o per difetto. Ad esempio: “E’ un secolo che non ti vedo!”; “Il prezzo del petrolio è salito alle stelle.”; “Facciamo quattro passi?”; “Mi hai spezzato il cuore!” Rischiamo però di cadere nelle frasi fatte del punto 3.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
Obbedisco!

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
Credo valga per le metafore quanto detto per i paragoni al punto 12. La metafora è una figura retorica dove viene sostituito un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini. Le parole come “piume sulle scaglie di un serpente”.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.
Capite bene che c’è un’enorme differenza dal scrivere “Vado a mangiare, nonna” a “Vado a mangiare nonna”. Salvate la nonna, per carità! 😀

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
Ammetto che l’uso del punto e virgola non è semplice. L’Accademia della Crusca spiega: il punto e virgola (punto acuto, punto coma) segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale; i due punti (punto addoppiato, doppio, piccolo) avvertono che ciò che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto è stato detto prima.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
Ringrazio Eco per questa citazione (ma non erano proibite? Punto 11) direttamente dal dialetto veneto. Letteralmente significa: peggio la toppa del buco.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
Il cigno canta, il treno deraglia, ma soprattutto è l’asino che raglia (con voce sgraziata). Un’allitterazione mentale che ci frega.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
La domanda retorica è una figura retorica che consiste nel formulare una domanda la cui risposta è ovvia, non è una vera richiesta di informazione, quanto la richiesta di una conferma che è implicita nella domanda stessa.
Nella voce del subconscio ci facciamo continuamente domande retoriche, di cui conosciamo, ma non vogliamo ammettere, le risposte. Non sei d’accordo?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
Siate brevi, ma non troppo (punto 17).

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
Sugli accenti ci sono un po’ (apostrofo, non accento!) da dire. L’Accademia della Crusca ha preparato un comodo vademecum.

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
Quando si mette l’apostrofo è perché si taglia la A di UNA, ma nel maschile esiste UN senza la O. La lingua italiana è un po’ maschilista…

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
Ha ragione!!!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
(No, io non ho niente a che vedere con i barbarismi, giuro!) In inglese, il plurale si ottiene aggiungendo una S finale. Quindi FAN diventa FANS. Ma questa, come altre parole, è oramai utilizzata nella lingua corrente italiana senza aggiungervi la S.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
Baudelaire, Roosevelt e Nietzsche. Se non siete sicuri, cercateli in Google che ve li corregge in automatico.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
Il Cinque Maggio è un’ode scritta da Alessandro Manzoni, appunto il maggior scrittore lombardo del XIX secolo. Le perifrasi sono giri di parole per esprimere meglio un concetto o per evitare di esprimerlo direttamente.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
Captatio benevolentiae significa catturare la benevolenza o accattivarsi la simpatia.

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
(Correttore ortografico automatico. Ssssh, io non ho detto niente.)

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
La preterizione è un’altra figura retorica con cui si finge di omettere quanto in realtà si sta mettendo in risalto. Sono espressioni tipiche del discorso comune: “Non ti dico cosa mi è successo…”; “Per non parlare di quel che ha detto!”

34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
L’andare a capo, ovvero delineare un paragrafo, serve per introdurre un nuovo pensiero, una scena differente, un punto di vista diverso, un dialogo di un altro personaggio. Serve per facilitare la lettura e la comprensione.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
Il plurale majestatis (letteralmente, plurale di maestà) si ha quando chi scrive o parla si riferisce a se stesso usando il plurale. E’ utilizzato da sovrani e papi, anche se in disuso ai nostri tempi. Rimane in ambito universitario per atti ufficiali emanati dal Rettore.

E qui chiedo venia. Capita che in webnauta io utilizzi il plurale, ma non è un plurale majestatis: mi riferisco infatti ai collaboratori che mi danno un aiuto nella conduzione di questo blog-veliero, dal Nostromo in sala macchine, al Primo ufficiale di coperta, dal commissario addetto alla bussola seo al sottufficiale dei social. Un comandante non vale niente senza la sua ciurma.

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
La parola PERCHE’ spiega la causa, il motivo di un evento; la parola PERCIO’ spiega la conseguenza, l’effetto, ciò che è accaduto dopo l’evento.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
L’ora è tarda e questa mi sfugge…

38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
Sostanzialmente, non usate parole che il vostro pubblico non può comprendere. Sembra una ripetizione del punto 4. Ma non dovrebbe esserci ridondanza proprio per il punto 13. Repetita iuvant? (ndr. le cose ripetute aiutano)

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
Non siate ripetitivi (punto 13) e neppure usate frasi di una sola parola (punto 17).
Soprattutto, non confondete prolisso con prolasso… 😀

40. Una frase compiuta deve avere.
Un senso.

 

E la 41esima regola?

Secondo me, la 41esima regola è nascosta nella stessa modalità in cui ha scritto questo elenco. In ogni punto, ha contraddetto esattamente ciò che stava enunciando. Perché solo chi conosce le regole, può infrangerle e creare qualcosa di nuovo, e unico.
O forse è solo la mia anima pirata che mi fa intravedere un’altra via?

 

La scorsa settimana Google ha ricordato l’anniversario di nascita di Dmitri Mendeleev, il chimico russo inventore della famosa Tavola Periodica degli Elementi, con cui tutti più o meno ci siamo scontrati a scuola. La sua idea fu di raggruppare in uno schema tabellare semplice tutti gli elementi presenti in natura in base al loro peso atomico relativo.
Alcune caselle le aveva pure lasciate vuote, certo che ne sarebbero stati scoperti degli altri (ed ha avuto ragione).

Mi è tornato così in mente di aver intravisto, segnalata dalla scrittrice statunitense Diana Gabaldon, questa fantastica “The Periodic Table of Storytelling” come il link migliore che avesse visto quella settimana. Questa tavola infatti contiene tutti gli elementi, essenziali o meno, che possono essere mischiati per comporre una storia.

I riferimenti sono tutti in inglese, con alcuni termini legati ai loro modi di dire o allo slang televisivo americano (la sua origine è il piccolo schermo).
Ne ho cercato una versione in Italiano, ma non l’ho trovata. Ho scritto così al suo autore, chiedendo il consenso di tradurla, e lui gentilissimo mi ha girato direttamente il codice sorgente come partenza. Eccone quindi l’edizione in lingua italiana.

Alcune traduzioni sono letterali, perché già si capisce il contesto; per altre abbiamo preferito fornire una descrizione estesa dettagliata. Tra parentesi abbiamo indicato talvolta la provenienza (film, libro, autore) dell’indicazione.

 

La Tavola Periodica della Narrazione

Tavola Periodica dello Storytelling in italianoCliccate nell’immagine per aprirla estesa
(visualizzazione consigliata su computer desktop)

Il designer James R. Harris ha progettato questa tabella coloratissima raccogliendo insieme tutti i trucchi e le componenti della narrazione, che possono essere facilmente riconosciuti in qualsiasi trama.
Se leggete “Ind” come Archeologo Avventuriero è chiaro che il vostro pensiero va a Indiana Jones. “Cap” per Capitano non può altri che essere il Capitano Kirk di Star Trek.
Le fiabe sono piene di “Ws” o Matrigna Cattiva! L’Impero o “Emp” rievoca Star Wars, ma in realtà quante sono le storie dove il protagonista deve affrontare la tirannia di un sistema ingiusto e oppressivo? (C’è da preoccuparsi che l’area dei Cattivi è più vasta dell’area degli Eroi?)

Ognuno di voi ricorderà un romanzo dove c’era una “Cal” Chiamata all’avventura o un racconto che non descrivesse tutta la drammaticità di un “Hj” Viaggio dell’eroe.
In molte narrazioni poi si distinguono una “Re” Rivelazione o un “Clx” Climax (che qui abbiamo tradotto in Culmine, per i non addetti ai lavori), dove si raggiunge l’apice dell’aspettativa della storia.
Non è detto che tutte abbiano un “End” Finale, esistono anche quelle dette a “finale aperto” dove è lasciato astutamente al lettore il compito di disegnare l’epilogo che preferisce.

Questa tavola dispone in modo ordinato tutti i tropi che sono utilizzati in film, sceneggiati, serie tv, opere teatrali e libri.

 

Ma che cos’è un Tropo?

tropo

/trò·po/
sostantivo maschile

  1. In linguistica, figura semantica o di significato per cui una espressione dal suo contenuto originario viene ‘diretta’ o ‘deviata’ a rivestire un altro contenuto.
  2. Tra i t. (generalmente distinti dalle figure di parola e di pensiero: figura) vengono classificati fenomeni come la metafora, la metonimia, la sineddoche e altri su cui i trattatisti non sono unanimi: ironia, litote, iperbole, antonomasia ecc.

Alcuni di questi tropi indicati in tabella non sono facilmente riscontrabili in un classico corso di scrittura creativa. Il progetto nasce infatti dall’enciclopedia wiki di TV Tropes , dove sono raccolti gli espedienti e le convenzioni più strani della televisione, per poi allargarsi negli anni a tutta la narrazione in generale, fumetti compresi.
Nella tavola Harris ha indicato solo i più utilizzati, dando loro un peso “atomico” calcolato sulla popolarità della relativa pagina all’interno del sito.
Cliccando su ogni cella, sarete reindirizzati automaticamente alla pagina di spiegazione dettagliata del tropo (in inglese, ma lì potete attivare la traduzione in italiano dal browser).

La tavola è di difficile visualizzazione su smartphone e tablet con uno schermo piccolo, non è ovviamente possibile renderla responsive, dunque vi consiglio di utilizzarla dal vostro computer di casa. Altrimenti potete scaricare la tavola in formato pdf, pronta per essere stampata su un foglio A3 da questo link: La Tavola Periodica della Narrazione.pdf

Su DeviantArt potete ordinare una stampa professionale della tavola in inglese. Il ricavato della vendita serve a finanziare proprio il mantenimento dei server di TV Tropes.

 

Blocchi della tavola periodica

Con la diversa colorazione degli elementi, potete distinguere le diverse aree della tavola:

  • Struttura: i blocchi portanti di una storia
  • Ambienti, leggi e trame: motivazioni per cui si sviluppa il racconto
  • Modificatori della narrazione: fasi che cambiano il corso della narrazione
  • Espedienti di trama: come incuriosire il pubblico
  • Eroi
  • Modificatori dei personaggi: interventi nell’evoluzione dei personaggi
  • Archetipi: i cliche più noti dei personaggi
  • Cattivi
  • Metatropi: espedienti utilizzati nell’esposizione della trama
  • Produzione: scelte del produttore/creatore/narratore
  • Fandom e pubblico: accoglienza del pubblico e dalla comunità fan

 

Molecole

Harris ha anche indicato come comporre i singoli elementi per ottenere la molecola di ogni singola storia. Come esempio, ci ha fornito le molecole di alcuni film conosciuti. Ve ne riporto tre di famosi

Star Wars

Dra (Il drago, penultima sfida, con Dart Fener) + Neo (Il prescelto) + Fai (Mi hai deluso) + Emp (L’Impero) + C (Conflitto) + 5ma (Banda di 5 uomini)

Molecola Star Wars

Wall-E

Ae (Esopo, morale) + Mcg (MacGuffin, elemento essenziale, cioè la piantina!) + Ag (Ragazza d’azione, Eve) + Rar (Arco romantico) + Wb (Sfigato, Wall-e) + Rcy (Riciclato nello spazio)

Molecola Wall-E

Ghostbusters

5ma (Banda di 5 uomini) + Mad (Scienziato pazzo, Egon Spengler) + Iac (Male sigillato in un barattolo, dev’essere il 2) + Hil (Derivazioni comiche)

Molecola Ghostbusters

Riuscite a riconoscere gli elementi del vostro film preferito?

 

Calcolate la vostra molecola!

Se state scrivendo qualcosa, provate a calcolare la vostra molecola!
Siete sicuri che non vi manchi un elemento? Anche solo un pizzico?

 

La giornata è cominciata con l’avviso in bacheca della prossima riunione condominiale e l’ordine del giorno promette battaglia?
L’auto si è rifiutata di accordarvi il viaggio in ufficio costringendovi a correre per l’ultimo autobus affollato?
I colleghi risultano particolarmente fastidiosi e richiedono la vostra assistenza anche per allacciargli le scarpe, riversando su di voi la responsabilità di qualsiasi attività sia andata storta?
Finalmente è arrivata una mail dall’agenzia letteraria che ha in valutazione il vostro romanzo, l’aprite trepidanti per poi leggere il solito “Le faremo sapere”?
E l’unica cosa che avete in mente è afferrare il martello di Thor e colpire ripetutamente il computer fino a ridurlo a brandelli? (anche qualche collega nelle vicinanze magari…)

Fermi! Il martello ve lo fornisco io. E non fa danni!

 

The Stress Game

Questo simpatico file viaggia con me, di portatile in portatile, da almeno 15 anni.
Sta nascosto nella mia cartella “Essenziali”, sempre pronto all’occasione. Perché è davvero una risorsa!
Desktop Games (conosciuto anche come Stress Reducer, Stress Relief o solo Stress Game) funziona su tutti gli ambienti Windows, anche i più recenti (sui sistemi operativi Linux, va attivato il Wine emulator).

Non richiede installazione, basta semplicemente cliccare due volte sul file per vedere la schermata di presentazione. Da qui un altro click all’interno di questa o qualsiasi tasto per attivarlo.

La grafica del vostro desktop viene “fotografata” e appare in bella vista un martello. Cliccate e dateci dentro a tutto spiano!
Bene, state ufficialmente prendendo a martellate il vostro computer!

 

Con il tasto destro del mouse o con i tasti F1-F9 potete cambiare lo strumento.
A vostra disposizione avete:

  • Hammer: Martello per mandare in frantumi le finestre
  • Chain-saw: Motosega, fantastica! sentitevi come Jason di Venerdì 13!
  • Machine gun: Mitragliatrice, davvero veloce
  • Flame-thrower: Lanciafiamme
  • Color-thrower: Colore lanciatore, per i più creativi
  • Phaser: il phaser con effetto vaporizzatore in stile Star Trek
  • Stamp: Francobollo, immaginate di metter un bel (CLOSED) sulla mail del capo
  • Termites: termiti, a prima vista poco impattanti, ma lasciate una termite e poi martellatela, effetto splatter assicurato 😉
  • Washing: Lavaggio, per pulire con un getto lo schermo e proseguire nell’accanimento

Mi raccomando l’audio! E’ parte fondamentale della cura!

E quando vi sentite appagati e ricaricati, premete il tasto “ESC” della tastiera e tutto scompare, anche lo stress.

Vediamolo concretamente in azione in questo video, perché è ancora più semplice da capire:

 

 

Potete scaricarlo gratuitamente da qui: Desktop Destroyer Game

Ne esiste anche una versione natalizia (la trovate qui: desktop-games-christmassy) ma sono solo state cambiate alcune immagini e nomi, mentre gli effetti ed il sonoro sono sostanzialmente gli stessi.

Il sito originale dell’autore a cui dobbiamo questa chicca: gemtree.com

 

Non mi piacciono le mele però…

Per i sistemi operativi Apple, ne esiste anche una versione ridotta, a pagamento ($ 1.99) su iTunes: itunes.apple.com

Come riescano a farvi pagare tanto per qualcosa che funziona ridotto, proprio non lo so.
Potere del marketing. 😉

 

Anche qualche video può aiutare

Durante la giornata salta fuori lo spiritosone di turno con la storica frase “Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere”?
Per chi non lo sapesse, è una famosa battuta di “Aigor” (l’attore Marty Feldman) nel film “Frankenstein Junior”, pellicola comica di Mel Brooks, con Gene Wilder nella parte del nipote del dottor Victor von Frankenstein e parodia del romanzo originale (chissà che ne penserebbe Mary Shelley…)

La scena a cui il vostro amico fa riferimento è precisamente questa:

 

Allo spiritosone rispondetegli che sì, in effetti potrebbe essere peggio! LUI potrebbe finire come questa lavatrice:

E non ditemi che un sorriso non ve l’ha strappato! 😀

 

Altri rimedi?

Se avete altri strumenti simpatici per abbattere lo stress in un’istante, segnalatelo sotto nei commenti.
Che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!

 

Oggi siamo “ospiti” del Doctor Oculus, colui che sovrintende ai motori di webnauta (simpaticamente lo chiamo Nostromo).
Al secolo Alessandro Blasi, altri non è che il papà del primo Contascatti, un programmino essenziale all’epoca delle connessioni modem/adsl a consumo, con funzionalità anti-dialer. Ed è così che ci siamo conosciuti.
Orgoglioso del fatto che webnauta sia “Ubuntu made” (nonostante io lavori ufficialmente in ambienti Microsoft), mi ha chiesto di raccontarvi la mia esperienza totalmente opensource nel mettere in piedi proprio questo blog. A testimonianza che utilizzare un ambiente di casa Linux è più semplice di quanto si pensi. Con parecchio materiale di assistenza e supporto disponibile altrettanto gratuitamente in rete.

Continua a leggere su Oculus.it

Avevo in mente questo post ancora prima di avere in mente lo sviluppo del blog…

 

Nel 1999 il giornale Le Monde pubblica una lista di 100 libri del secolo votati con un sondaggio da 17000 francesi che risposero alla domanda “Quali libri sono rimasti nella vostra memoria?” L’elenco di titoli comprende grandi romanzi, poesia, teatro e pure fumetti (Asterix il gallico, molto patriottico per loro).

Uscendo dai confini della Francia, nel 2002 l’associazione De norske Bokklubbene (Club norvegese del libro) stilò la lista dei 100 libri migliori di tutti i tempi, così come venne proposta da 100 scrittori di 54 paesi diversi. Rispetto all’elenco di Le Monde, questo inventario non è limitato al solo ventesimo secolo. I libri sono considerati tutti sullo stesso piano, tranne il Don Chisciotte, che è stato definito come “la più grande opera letteraria mai scritta”.

Redigere una classifica dei libri che hanno segnato i nostri ricordi non è poi così nuova: nel 1952 anche Henry Miller pubblicò il saggio I libri nella mia vita, dove tracciò la storia della sua vita raccontando di libri come di esperienza vitale, pur ammettendo di aver letto indubbiamente “almeno cento volte di più di quanto avrei dovuto leggere per il mio bene”.
Non ho molto in comune con la sua esperienza di lettura, ma di sicuro condivido questo suo pensiero:

“…per quanto riguarda i libri, così come gli amici, gli amanti, le avventure e le scoperte, tutto è mescolato inestricabilmente. Il desiderio di leggere un libro è spesso provocato dai fatti più inaspettati. Tanto per cominciare, tutte le cose che capitano a una persona sono strettamente legate tra loro. E i libri che decide di leggere non fanno eccezione. […] Con tutte le migliaia di titoli che capitano sottomano fin dai primi anni di vita, come mai un individuo si dirige verso certi autori e un altro verso altri? I libri che un uomo legge sono determinati dal tipo di uomo che egli è.”

Ed è proprio agganciandosi ad Henry Miller che Ivano Landi, nel suo articolo Henry Miller e me ha invitato gli altri blogger a partecipare ad un meme sull’autobiobibliografia ancora lo scorso settembre.
A parte questo meme, molti altri blog che trattano di lettura (o scrittura) hanno via via negli anni pubblicato la propria lista di 100 libri che hanno influenzato la propria vita. Anche sui social per un certo periodo (ed a volte ritorna) circolava una lunga lista di titoli ed ognuno la ricondivideva apponendovi il proprio “celo manca”.
Quindi, chi sono io per esimermi dal pubblicare la mia lista? Ora che il blog c’è, non ho più scuse!

 

I miei criteri

Non è stato facile redigere questo elenco. E non pensavo nemmeno che sarei arrivata al fatidico 100.
Però dovendo selezionare i testi che hanno cambiato la mia esistenza, non ho inserito solo quelli ben scritti, annoverati tra i classici, magari anche inseriti nei libri del secolo. Ci sono anche bestseller “banali”, romanzi prettamente commerciali, “di massa”. Perchè in qualche modo mi hanno insegnato qualcosa, nel bene e nel male.

Scrivendo i titoli, mi sono accorta che faccio maggior fatica a ricordare quelli della mia infanzia, forse perchè, proprio come dice Miller, le letture di quel periodo ci sono “calate” dall’alto dagli adulti, ancora non siamo in grado di scegliere la nostra via (o di lasciare che siano i libri a sceglierci, come invece succede più spesso nel mio caso).

La lista non è in ordine alfabetico e nemmeno in ordine d’importanza. Per quel che ricordo, è in un ordine quasi cronologico, con una distinzione per categorie (mi veniva un po’ stupido mettere titoli dello stesso autore sparsi nell’elenco) o per “effetti” che il libro ha avuto nella sottoscritta. Quello con cui ho un rapporto a dir poco feroce è “L’Innominato”, quella storia non mi è andata molto giù.

I tre libri che sono ufficialmente nel podio, che sono un pezzo distinto della mia anima, volente o nolente, non ve li dico. Purtroppo su questo devo lasciare un’aura di mistero, perchè è talmente intima quella scelta in una maniera che nemmeno io riesco a spiegare. Loro hanno davvero scelto me. Croce e delizia.

Molti classici li ho tolti, perchè pur essendo letture che comunque fanno parte del mio bagaglio, imprescindibili direi, non ho con loro un legame così stretto, e non perchè non appartengano alla mia epoca. Forse l’emozione che hanno suscitato non è qualcosa che porto con me.

Fino all’ultimo non sapevo se inserire la serie di Cinquanta sfumature. Il dibattito su questi libri è ancora talmente acceso, nuovamente dopo la messa in onda del film in televisione ieri sera. Però anche quella saga mi ha insegnato qualcosa di importantissimo. Primo: non è vero che non si legge più, non si leggono più libri “noiosi”, i libri divertenti si leggono ancora, eccome. I numeri di vendita e le cifre d’incasso parlano da soli. Secondo: vuoi scrivere un testo divertente e largamente condiviso, per il “popolo”, o vuoi scrivere un trattato di pura magnificenza letteraria idolatrato solo dalla critica? (non ho ancora la risposta) Terzo: l’Audi R8 è una gran macchina, ma questo già me l’aveva ampiamente dimostrato Tony Stark/Robert Downey Jr. 😀

Gli ultimi due titoli erano obbligatori.
La mia cultura musicale è nata con Dangerous.

 

I miei 100 libri

1. L. Frank Baum, Il mago di Oz
2. Cecilia V. Jamison, La piccola Lady Jane
3. Mary M. Dodge, Pattini d’argento
4. Alcott Louisa May, Piccole donne
5. Alcott Louisa May, Piccole donne crescono
6. Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie
7. Daniel Defoe, Robinson Crusoe
8. Astrid Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani
9. Annamaria Ferretti, Obiettivo Ostrakon
10. Antoine De Saint-Exupery, Il Piccolo Principe

11. Agatha Christie, Dieci piccoli indiani (…e poi non rimase nessuno)
12. Agatha Christie, L’assassinio di Roger Ackroyd
13. Agatha Christie, Il segugio della morte
14. Agatha Christie, Avversario segreto (serie Tommy e Tuppence)

15. Richard Hooker, M.A.S.H.

16. Tracy Kidder, Progetto Aquila

17. Umberto Eco, Il nome della rosa

18. Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve

19. Principe Michele di Grecia, Sultana

20. Hermann Hesse, Siddharta
21. Buddha, I quattro pilastri della saggezza

22. Stendhal, Il Rosso e il Nero
23. Stendhal, La Certosa di Parma
24. D.H.Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
25. D.H.Lawrence, Il serpente piumato
26. D.H.Lawrence, La vergine e lo zingaro
27. Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal
28. Italo Svevo, La Coscienza di Zeno
29. Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio
30. Jane Austen, Emma
31. Jane Austen, Caterina / L’abbazia di Northanger
32. Baronessa Orczy, La primula rossa
33. Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta
34. Charlotte Brontë, Jane Eyre (Cime tempestose non mi ha lasciato nulla…)
35. Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo
36. Edith Wharton, L’età dell’innocenza
37. Colette, Claudine

38. Isabel Allende, Eva Luna
39. Isabel Allende, La casa degli spiriti
40. Isabel Allende, Paula
41. Isabel Allende, D’amore e ombra
42. Isabel Allende, Le avventure di Aquila e Giaguaro (La città delle bestie; Il regno del drago d’oro; La foresta dei pigmei)
43. Isabel Allende, Zorro L’inizio della leggenda

44. J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit
45. J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli
46. C.S. Lewis, Le Cronache di Narnia

47. Dan Brown, Il Codice da Vinci
48. Dan Brown, Crypto
49. Dan Brown, Il simbolo perduto
50. Dan Brown, Inferno

51. Paulo Coelho, Undici minuti
52. Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce

53. Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo (detto anche “L’Innominato”)
54. Helen Fielding, Il Diario di Bridget Jones

55. Vicki Myron, Io e Dewey

56. Lorenzo Amurri, Apnea

57. Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio
58. Oriana Fallaci, Un Uomo
59. Oriana Fallaci, Insciallah
60. Oriana Fallaci, Il mio cuore è più stanco della mia voce
61. Oriana Fallaci, Viaggio in America

62. Sophie Kinsella, La ragazza fantasma
63. Sophie Kinsella, Ho il tuo numero
64. Madeleine Wickham, Vacanze in villa (tema del tradimento)
65. Madeleine Wickham, Una ragazza da sposare (tema dell’omosessualità)

Stephenie Meyer, Twilight saga:
66-69. Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking dawn
70. Stephenie Meyer, Midnight sun (Twilight nella voce di Edward, incompiuto)

E.L. James, Cinquanta sfumature saga
71-73. Cinquanta sfumature di grigio, di nero, di rosso
74. E.L. James, Grey (Cinquanta sfumature di grigio nella voce di Christian)

Diana Gabaldon, La straniera / Outlander / La saga di Claire Randall (lettura in corso)
75. Outlander (in Italia La straniera)
76-77. Dragonfly in Amber (in Italia L’Amuleto d’ambra + Il Ritorno)
78-79. Voyager (in Italia Il Cerchio di pietre + La Collina delle fate)
80-81. Drums of Autumn (in Italia Tamburi d’autunno + Passione oltre il tempo)
82-83. The Fiery Cross (in Italia La Croce di fuoco + Vessilli di Guerra)
84-85. A Breath of Snow and Ashes (in Italia Nevi Infuocate + Cannoni per la libertà)
86-87. An Echo in the Bone (in Italia Destini incrociati + Il prezzo della vittoria)
88-89. Written in My Own Heart’s Blood (in Italia Legami di Sangue + Prigioniero di Nessuno)

90. Raymond Carver, Il mestiere di scrivere
91. Charles M. Schulz, Guida di Snoopy alla vita dello scrittore

92. Robert Sutton, Il metodo antistronzi
93. Anthony Robbins, Unlimited Power (Come ottenere il meglio da se e dagli altri)
94. Anthony Robbins, Awaken the giant within (Come migliorare il proprio stato mentale, fisico e finanziario)
95. Dan Millman, La via del guerriero di pace
96. Dan Millman, I viaggi di Socrate
97. Elizabeth Gilbert, Mangia Prega Ama
98. Elizabeth Gilbert, Giuro che non mi sposo

99. Michael Jackson, Moonwalk (autobiografia)
100. Michael Jackson, Dancing the dream (poesie e disegni)

 

Altre autobibliografie

 

Volete giocare al “celo manca” con questa lista? Oppure avete qualcosa da suggerirmi? Molti di questi testi sono “piombati” nella mia vita per suggerimento! A proposito: un saluto alle mie Sassenachs! 😉

Ognuno legge quel che vuole, non sarò certo io a dirvi di non comprarli.
Ma lasciatemi dire perché, economicamente parlando, questo acquisto non vi conviene.

 

Libri distillati: cosa sono

Qualcuno li ha già forse visti in edicola a dicembre, ma la pubblicità è passata anche brevemente in televisione. Me la sono ritrovata tra gli annunci sponsorizzati online. I vari messaggi dello spot recitano:

“Distillati, non riassunti.”
“Abbiamo ridotto le pagine, non il piacere.”
“Distillati, al cuore del romanzo.”
“L’originale distillato in meno della metà delle pagine.”

In sostanza, la casa editrice Centauria (gruppo RCS Libri, oramai acquistata da Mondadori) manderà in edicola ogni mese due titoli di bestseller internazionali in versione “distillata”: il testo del romanzo viene “tagliato”, mantenendo le parole dell’originale voce dell’autore, ma eliminando le parti considerate superflue alla storia. Sottotrame, personaggi secondari, dialoghi non rilevanti, descrizioni considerate eccessive.
“Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson passa da 688 pagine dell’originale alle 240 pagine del distillato.
Ma perché mai l’autore ha sudato per 688 pagine se poteva fare lo stesso con sole 240? Non era meglio per tutti?

 

Il punto è che in letteratura non esiste il concetto di “essenziale”.
Chi legge libri, si lamenta continuamente che il corrispondente film è solo un riepilogo: non si respira l’anima del protagonista, mancano addirittura alcune scene, magari per alcuni le migliori, l’occhio del regista seleziona alcune sfumature.

Ma almeno nella pellicola ci sono l’audio ed il video che sostituiscono le parole: il tono di un discorso, un primo piano per cogliere l’espressione di un viso, una visione a tutto campo all’ambiente circostante per rimpiazzare la lettura di un paragrafo, la colonna sonora per rendere l’esperienza ugualmente emozionale.
Un distillato è ancor meno del film.

 

L’idea non è completamente nuova

La rivista Reader’s Digest, che già si occupava di riassumere articoli scientifici rendendoli di semplice comprensione alla popolazione, con la sua Selezione nel secondo dopo guerra aveva riassunto con cura in linguaggio accessibile quasi ottocento best sellers della letteratura mondiale, per lo più americani. I cosiddetti libri “condensati”.
L’epoca però era notevolmente diversa.
Il livello di scolarità era decisamente basso rispetto alla media odierna. I libri erano poco accessibili, sia finanziariamente per una famiglia, sia per la localizzazione geografica (oggi c’è una libreria per ogni centro commerciale). Le comunicazioni erano limitate a radio e televisione, con molta meno scelta in termini di contenuti. Confrontare i Reader’s Digest di ieri con i Distillati di oggi è sottovalutare la qualità del lettore.

 

Quali titoli sono già usciti

Per farmi un’idea del perché dovrei leggere un distillato anziché la sua versione originale, sono andata a sbirciare i titoli usciti e previsti:

  • Stieg Larrson, UOMINI CHE ODIANO LE DONNE
  • Margaret Mazzantini, VENUTO AL MONDO
  • Wilbur Smith, IL DIO DEL FIUME
  • Paolo Giornano, LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
  • Nicholas Sparks, LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO
  • John Grisham, IL SOCIO

Vi dice niente questo elenco? Vi do un aiutino. Un altro slogan utilizzato dice:

“Bestseller da leggere nel tempo di un film.”

Eh già. Di tutti questi titoli, c’è proprio il film. Anche per “Il dio del fiume”, che è compreso nella pellicola “Il settimo papiro”, altro romanzo di Wilbur Smith.
Ma allora perché dovrei leggermi un distillato, se posso godermi, probabilmente meglio, lo sviluppo della trama e la complessità dei personaggi guardandomi un dvd?!
Se poi ho già avuto la terribile sfortuna di aver visto il film, questo distillato di sicuro non aggiungerà nulla di più alla mia esperienza!
Vogliamo attirare nuove persone alla lettura, togliendogli la curiosità di una storia inedita?!

 

Pessimo investimento

La realtà è che, dopo l’uscita del film, un romanzo diminuisce inesorabilmente nelle vendite.
Gli unici che non lo acquistano sono quella fascia di lettori pigri, per cui è passato il messaggio che “leggere è fatica”.
Quindi sospetto che l’idea sia nata dal “riciclare” titoli noti, abbattere il prezzo a copertina (anche se devono aver richiesto investimento in un nuovo editing per il taglio) e spacciare un concentrato come di facile lettura, veloce, indolore.

Leggere non è faticoso.
Leggere il libro sbagliato è faticoso.
Leggere il libro giusto per voi è dannatamente divertente!

Perché considero i Distillati un pessimo investimento?
Facciamo i conti della serva. Prendiamo il titolo “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson.

  • Edizione completa: della Marsilio, 9,90 euro nuovo (scontistica della libreria a parte)
  • Distillato: 3,90 euro nuovo (ma non rivendibile nel mercato usato, statene certi)
  • Usato: parte da 2,00 euro (fonte www.comprovendolibri.it) + 1,28 euro di spedizione in piego di libri: potete averlo per 3,28 euro, contro i 3,90 euro del distillato. Potete salire di prezzo per una spedizione tracciata o una copia più recente, ma avrete il testo completo, nuovamente rivendibile nel mercato usato.

E se poi leggendo il distillato, vi viene voglia di leggere l’originale? Vi tocca un altro acquisto.
Che la casa editrice mica ha pensato di associare uno sconto per il testo completo. O di fornire un codice per accedere all’ebook online!

 

Perché non creare i libri “evidenziati”?

Io non sono mai per la filosofia del “togliere” qualcosa, semmai per “aggiungere” o “integrare”. E soprattutto lasciare al cliente la scelta finale.
Quindi, perché non conservare il testo integrale, semplicemente evidenziando a parte (magari con un carattere differente) le porzioni che sarebbero state eliminate nel Distillato? Sarà l’utente, man mano che legge e prende confidenza con la prosa dell’autore e la trama del romanzo, a decidere se vale la pena di proseguire con la lettura integrale o se limitare l’agonia e tenere solo lo stretto necessario per arrivare alla fine, in fretta.
Potete anche aumentare il prezzo di copertina, tenendo conto che non può costare più di un Urania, con questa scelta di titoli.

 

Faranno la fine dei Flipback?

Secondo me, a parte la novità, i Distillati seguiranno la stessa sorte dei Flipback, un’altra idea della Mondadori.
Nati nel 2014, si tratta di un particolare formato di stampa: i libri tascabili (12cm per 8cm) che si leggono in verticale, sfogliandoli con una sola mano. Il pollice scorre la pagina dal basso verso l’alto. Comodi per leggere durante l’attesa della metro o del bus e con la stessa mano riporli nel taschino e scappare via. Costo spropositato tra i 9 ed i 12 euro (in parte giustificato dal particolare formato).
Risultato dell’iniziativa?
41 titoli usciti, solo 5 nell’anno 2015.
In libreria Mondadori li ho trovati relegati in un angolino mi pare a pochi euro. Flip flop.

 

Le alternative

Se davvero non ve la sentite di iniziare la lettura di un romanzo, non rinunciate alla lettura di default. Le alternative ci sono e si chiamano racconti brevi.
Oltre alle antologie di racconti di autori famosi (Carver, Poe, Cechov, Wilde per dire, ma non solo), potete buttarvi nei testi brevi di scrittori attuali, studiati per quando si hanno i minuti contati. Letteralmente.

Ecco che è nata “Toilet. Racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno.”
Ne esce una raccolta ogni anno, attualmente sono arrivati al volume 22. Pubblicati dalla 80144 Edizioni.

Se avete con voi uno smartphone, potete collegarvi al sito letturedametropolitana.
Anche qui per ogni testo, è indicato il tempo di lettura (da 1 a 7 minuti) e l’argomento.

Sempre se avete con voi uno smartphone, potete installarvi l’app Kindle (non occorre proprio il supporto Kindle per leggere gli ebook Kindle) e andare a leggere gli ebook gratuiti. Amazon non rende bene la ricerca nella sua piattaforma, ma Hundred Zeros lo fa per voi. In mezzo a questi, trovate spesso dei racconti brevi di autori famosi a 0 euro come anticipazione del libro in vendita (per esempio, “I love shopping a Venezia” di Sophie Kinsella di sole 22 pagine, come regalo per i suoi fan).
Una volta scaricato l’ebook, l’app Kindle consuma meno batteria di Candy Crush Saga, sappiatelo.

 

Concludendo

Come hanno già detto in molti, l’unico distillato degno è quello alcolico.
Whisky, scozzese. Aye!